Autore: Staff

Fluorochinoloni

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Questo è il nome del principio attivo di farmaci ben noti che circolano tranquillamente sul mercato nonostante eventi avversi molto gravi, invalidanti e non poi così rari. Si è dovuto attendere il 2019 prima che fosse raccomandata la massima cautela nella loro prescrizione…  Era il lontano 2013 e purtroppo ad oggi questi veleni continuano a rendermi un soggetto quasi invalido. Amavo andare a correre, lo facevo spesso. Poi per motivi di lavoro avevo finito con il fare sport sempre meno, ma il mio fisico mi permetteva comunque di fare tante attività, fino a quel giorno…

A quel tempo non meditavo, e oggi le cose sono ben diverse, si può dire che non ho più avuto necessità di prendere neanche una caramella balsamica da quando ricarico i miei chakra! Ringrazio Significato. online per darmi modo di raccontare la mia esperienza, in rete un domani magari rischierebbe di venire cancellata, come sta sempre più spesso purtroppo accadendo. Prima di meditare comunque non ho mai usato farmaci, se non in caso di estremo bisogno e il giorno in cui mi recai dal dottore erano diverse settimane che mi trascinavo dietro una terribile sinusite che stava peggiorando, andando ad interessare anche i bronchi. Il mio medico curante è anche omeopata, per cui speravo mi prescrivesse un rimedio come aveva fatto altre volte, invece vedendomi mal messa optò per un antibiotico. Non l’avevo mai assunto prima di quel momento ed ero un po’ scettica, ma ahimè il sesto senso era poco sviluppato, e seppur avesse cercato di avvertirmi, non ce la fece. Dopo aver assunto le prime compresse comparvero dei problemi e chiamai il medico, che mi tranquillizzò in modo assoluto facendo pure una battuta con tono scherzoso dicendomi: “solo se non cammini più smetti di prenderla”. Ho sempre sopportato bene il dolore, forse anche troppo, per cui visto che ne avevo davvero bisogno ho ascoltato le parole di un MEDICO!!! Proseguii altri 2 giorni e poi decisi di interrompere la cura senza consultare più quel “dottore”. La dose di farmaco che presi fu di soli 750mg, c’è gente che ne assume fino a 5 volte di più per più cicli e non gli succede, apparentemente, nulla (tutti in famiglia li avevano usati senza accusare nessun effetto collaterale, per cui al tempo, visto che non c’erano segnalazioni e l’AIFA non aveva lanciato nessun allarme, sono passata oltretutto da esagerata). Mi bastò quella dose molto piccola per mettere k.o. i miei tendini di achille, e tutt’oggi ne sconto gli effetti. Ho passato l’inferno, ho sofferto in modo atroce il dolore, il bruciore aumentava ogni giorno invece che diminuire. Le provavo di tutte, non potevo accettare che finisse così. Contattai alcuni medici ma nessuno ci capiva nulla, nessuno sapeva dirmi cosa dovevo fare, come potevo intervenire, nulla di nulla. Il buio più assoluto. Sapevo solo che non potevo più camminare, non riuscivo a fare 2 passi nel vero senso della parola, che il dolore ai tendini mi impediva di fare ogni cosa. Presi malattia dal lavoro, per 4 mesi stetti a letto. 

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Il rischio era grosso, ovvero la rottura dei tendini. Andavo dal letto al bagno zoppicando e tenendo immobile la caviglia per non sforzare, per anni ho dovuto camminare piano, pianissimo… 

Non posso saltare, anche dopo anni il solo sfilarmi un paio di scarpe o  pantaloni in modo non lentissimo mi riacutizza il dolore, in quanto il tendine viene leggermente teso. Ogni tanto provo a muovermi un po’ di più, talvolta oso di più, visto quanti anni sono trascorsi, ma poi le sconto nei giorni seguenti perché i tendini soffrono. Non starò a scrivere gli svariati effetti collaterali di questi veleni, basta cercare in rete. Allora mi unii a un recente gruppo FB di persone danneggiate da fluorochinoloni e vidi che tutti erano nella mia identica situazione, e nessun medico sapeva come curarci. Quanti ragazzi anche appena ventenni rovinati… va giù male, non va giù!!! C’è inoltre il rischio che questi veleni vengano impiegati anche nell’alimentazione del bestiame, infatti notavo e noto, che se consumo carne non bio, il dolore si riacutizza. Certo non è mai come assumere il puro principio attivo, ma è bene mangiare solo carni sicure. A conti fatti, non sporsi denuncia. Volevo farlo ma, a parte che la salute non me l’avrebbe ridata nessuno, feci un ragionamento: i medici operano persone dalla parte anatomica sana, capita che i pazienti muoiano sotto i ferri e non viene fatta comunque giustizia, figuriamoci nel mio caso! Avrei perso la serenità che invece stavo cercando di ritrovare, se fossi stata dietro agli avvocati. La stragrande maggioranza dei medici di oggi non vale un centesimo, sono completamente ignoranti, superficiali, sbrigativi, interessati al guadagno, non alle persone,  e pericolosamente incoscienti, seguono come galline ammaestrate i protocolli che dall’alto gli dicono di dover applicare. oggi vediamo bene come i bravissimi medici ubbidienti al sistema abbiano applicato certi protocolli, anche su loro stessi.

Per tale motivo per quanto mi riguarda, se non fosse per rari casi, riterrei completamente estinta tale categoria. Spero che la mia esperienza possa servire affinché le persone stiano alla larga da questi pericolosissimi farmaci. È necessario che presto sorga un mondo nuovo.

 

Fata

 

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ANGEL JEANNE: LA PRIMAVERA DELL’ANIMA

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Per apprezzare davvero la primavera devi ricordare soprattutto come stavi d’inverno.
Ricordo così bene il mio d’inverno: gli occhi socchiusi, lo sguardo abbassato, la bocca corrucciata, totalmente incosciente. Ogni giorno sempre uguale, ogni attimo privo di emozione, ogni azione fatta per inerzia, giusto perché si doveva fare.
Ricordo soprattutto le spalle sempre coperte dall’ansia, il folle timore del nuovo, il grande timore e l’invalidante incertezza di fronte ad ogni decisione.
Sei giovane e ti senti vecchio, sei vivo ma ti senti spento.
Ricordo il freddo fuori e soprattutto quello dentro.
In uno di quei tanti giorni vuoti uno spirito guida travestito da amico mi disse:
“Conosci Angel Jeanne?”
“No, perché?”
“Dovresti!”
Scopro l’Accademia Coscienza Dimensionale. Una luce in fondo all’oscurità, uno spiraglio di energia bianca, blu e dorata in una caverna che ogni giorno si faceva sempre più buia e nera. Ma vuoi vedere che forse la vita non è tutto qui? Lo sapevo! Anche se a me andava male l’ho sempre sentito che tutto era troppo meraviglioso per essere così “poca” la nostra realtà.
Riecco però tutte le sensazioni negative esplodere per convincermi che è troppo difficile.
In fondo perdere la vita sdraiato su un divano è così facile, in fondo se accuso Dio di ciò che non funziona di conseguenza non è colpa mia, forse la colpa è del destino che regala il bene a chi non se lo merita.
Una vocina dentro di me mi sussurra “ma se stai tutto il giorno a guardare Netflix perché supponi di meritartelo? Perché sei simpatico?”
Hai ragione, però è così sollevante accusare qualcuno e non sentirmi io il responsabile.
Così torno nella comoda apatia, però quella luce è così bella. Ogni tanto ci penso e mi chiedo chissà cosa si prova dall’altra parte. Beati loro che sono già lì, sono così fortunati.
Oppure, forse, sono “solo” stati determinati? Forse anche loro sono partiti da un divano, solo che a una certa si saranno stufati di star fermi a subire.
Magari posso dare un’altra occhiata a quell’Accademia.
Così rientro, stavolta mi fermo un po’ di più ed ecco che d’un tratto tutto cambia.
Ecco che le cose hanno finalmente senso, ecco che forse ho capito come evadere da questa gabbia perché ho scoperto, soprattutto, che è vero che sono chiuso in una gabbia!
Non è più una solo metafora, sono prigioniero di qualcuno che mi ha arrestato senza dirmelo e che si diverte alle mie spalle illudendomi invece di essere libero. Non voglio essere il suo giocattolo.
Aveva ragione quell’amico, dovevo proprio conoscerla Angel Jeanne.
Quella luce è ancora lontana, ma voglia raggiungerla.
E mi accorgo che mentre ci provo non fa più così freddo.


Vitty

 

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RIFLESSIONE SULLA LIBERTÀ

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Sono felice di poter scrivere questo pezzo, perché mi ha dato la possibilità di riflettere profondamente su questa parola: Libertà.

Sono veramente mai stata libera? Da quando sono nata ad oggi sono sempre stata libera? Dopo la nascita di mia figlia diversi anni fa, per poter fare il battesimo ho “dovuto” partecipare a degli incontri col prete nei quali si sarebbe dovuto parlare di religione.

Solo che di religioso aveva ben poco, non si parlava della grandezza e dell’amore di Dio o di Gesù, ma tutto girava intorno alla “donazione” obbligatoria che si faceva di solito in questi casi. Una cosa che il prete continuava ripetere era: “vostro figlio è nato col peccato originale”. Non smetteva di ripeterlo… Ricordo che ad un certo punto non sono più riuscita a trattenere quello che pensavo, ed ho cominciato ad avere una discussione col parroco del paese affermando che mia figlia NON poteva essere nata con questo peso, NON poteva essere nata col peccato originale! Ma poi il peccato originale che cavolo era? Perché lei doveva già essere nata con un peccato e dovevamo togliere questo peso attraverso il battesimo? Perché questo senso di colpa “infilzato” nella mente di tutti sin dalla nascita? Noi siamo tutti figli di Dio.  Mi hanno dovuto calmare. Sapevo che la mia famiglia ci teneva e ho lasciato che le cose procedessero… Posso dire che mia figlia comunque odia la Chiesa e tutte le convenzioni religiose. Non perché io ne parlassi male, certo non vedeva che io frequentassi la Chiesa, ma l’ho comunque lasciata libera di fare le sue esperienze ed io ero solo presente a rispondere con la mia opinione, qualora mi fosse richiesta da parte sua. Penso che si sia fatta una sua idea frequentando lei per prima la Chiesa e le istituzioni religiose come il catechismo a scuola e la comunione poi, arrivando a conclusioni proprie. Più volte mi ha detto, col passare degli anni, che non credeva nella sincerità di questa istituzione, e che non le piacevano né i preti né le suore. È lei che mi racconta che proprio nella chiesa ci sono i peggiori pedofili che possono esistere sulla terra. La Chiesa ci costringe a pensare che non siamo liberi, non siamo liberi dal peccato, non siamo liberi dall’agire perché soggetti alla punizione di un Dio punitore.    

Parlando sempre di libertà, la scuola non ti permette di essere libera, perché non ti dà un’istruzione a 360°, vera, pura. Ti dà un’istruzione fasulla come tante volte Angel ci ha spiegato, piena di buchi e piene di verità non dette oppure omesse. 

Rimanendo su questo discorso, vorrei partire da questa frase trovata su un vecchio diario a casa di Confucio:  

“Tra le persone veramente istruite non c’è discriminazione.” 

Bene, tema molto attuale! Quindi ho cercato sul dizionario la parola istruzione e ho trovato: “Attraverso l’istruzione l’uomo si rende libero perché è capace di comprendere, di prendere decisioni in autonomia sulle basi delle proprie conoscenze.”

Quindi Libertà di Comprendere, e di non essere parte di un gregge: Libertà di prendere decisioni in autonomia, e non di essere obbligati a fare ciò che non si vuole. Libertà di avere delle conoscenze e quindi studiare, che porta poi a porsi delle domande su ciò che accade nella vita di tutti i giorni, (nella propria e in quella degli altri) e ciò che accade nella società in cui si vive.

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E il lavoro? E nel lavoro siamo liberi? Sì, se fai ciò che ami con passione, dedizione, e amore. Ma quanti di noi possono dire che fanno un lavoro di questo genere? E poi fino a che punto siamo liberi di fare ciò che vogliamo? E quando lo Stato può intromettersi e limitare le nostre libertà? Bene, ci siamo accorti in questo ultimo anno che a quanto pare lo Stato non si pone alcun limite. Può dirci da un giorno all’altro che possiamo anche non lavorare se non siamo in possesso di una carta rilasciata da loro. Quindi anche morire di fame se non facciamo quello che loro ci impongono.

Nella prima settimana di Lockdown totale, nel marzo del 2020, tutto ciò in cui credevo mi è stato tolto, e non ho mai pensato per un solo istante che questa cosa si facesse per il mio bene. Non poteva essere per il mio bene non uscire di casa neanche per fare una passeggiata, non poteva essere per il mio bene non lavorare e non stare con i miei cari. Grazie ad Angel mi sono salvata la vita. Ho iniziato da subito a fare delle ricerche personali per capire ciò che stava accadendo e la TV, con i suoi telegiornali o talk show del terrore, l’ho spenta! Vorrei affermare con certezza che se non avessi fatto parte di ACD tutto sarebbe stato più pesante e difficile. Senza questa possibilità sarei sprofondata nel baratro più totale. Riporto di seguito ciò che lo Stato stesso ha divulgato e insegnato in più forme mentendo a tutti da sempre, perché ciò che è scritto nella costituzione Italiana a quanto pare non viene rispettato:

Art. 13. La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. 

 

La Libertà secondo me è la più grande forma di amore che possa esistere sulla terra, e questa grande capacità di amare comprende il rispetto nella sua forma più totale.

 

Monicsme

 

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Libera nella Sua Immensità

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Avere le mani legate

Una benda nera sugli occhi

La mente chiusa in un lucchetto

E il cuore che raccoglie momenti di libertà.

Cosa sono per una giovane ragazza questi momenti di dolce e spensierata libertà?

La Martina del passato risponderebbe:

Un passo di danza,

L’abbraccio della propria mamma,

Scrivere una poesia sotto il sole,

Immergere le mani nell’acqua e sentirne la profondità…

Sì, sono tutti meravigliosi attimi di vita, ma come mai non è abbastanza?

Come mai manca sempre quel qualcosa?

Ora ascoltando la sfumatura più reale di me stessa rispondo:

Quando l’Universo mi fa sentire una piuma bianca trasportata dal vento,

Quando la mia Anima mi tiene in braccio appena sto per cadere,

Quando un abbraccio di Luce, mi sussurra all’orecchio compagnia e amore,

Quando il mio viso si bagna di lacrime, appena mi sento unita alla cosa più importante: quando mi sento unita a Dio.

Nel passato pensavo davvero di aver sfiorato la libertà, ma la realtà era che le mie mani erano legate da corde macchiate dagli ordini di un governo meschino, i miei occhi erano bendati da filtri fittizi che sporcavano la verità, la mia mente era chiusa da un lucchetto, la cui chiave era stata lanciata nell’aria e dopo anni afferrata dal mio cuore, un cuore guidato dalla sua Anima.

Ora richiamando la vera me, mi sento più libera, più reale, più felice, infinitamente più felice, i polsi fanno meno male, alcuni filtri sono più trasparenti e il lucchetto è più vicino alla sua chiave… Ma non è abbastanza.

Ho ancora molte corde che stringono le mie mani, troppi filtri per guardare al di là dell’artificio e un lucchetto non ancora distrutto, per aprirmi a Dimensioni profumate dalla Luce di Dio.

Ma nonostante ciò, in questo momento sento di essere sul primo gradino di una lunga scala, una scala che conduce alla morbida Libertà.

Perché per me la Libertà è uscire ogni tanto da questo matrix,

È poter riconoscere la mia Anima e sorriderle affettuosamente,

È poter ricevere un giorno l’abbraccio della mia Maestra,

E infine essere libera per me è un profondo respiro di Prana, mentre chiudo gli occhi, il mio corpo scivola tra i codici artefatti e divento un puntino bianco, libero nella purezza di Dio… Libera nell’immensità dell’Universo.

 

Martina

 

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Libertà

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Libertà, l’ho scoperta quando ho smesso di aver paura.

Ho smesso di aver paura di perdere le persone care

e  di perdere il loro amore,

di aver paura di perdere gli amati animali,

di perdere il lavoro, la casa, le cose,

quando ho smesso di aver paura della morte.

Ho scoperto la libertà quando ho riconosciuto l’eternità.

 

Rosafuria

 

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Libertà

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Più mi veniva tolta

E più io la vedevo

E più io la vedevo

E più capivo di non averla avuta neanche una volta

 

Dunque che ne è di ciò che son stato?

Mi credevo un generale, ma ero solo un soldato

Ho anche sospettato

Ma più forte era il fato

 

Ma quello più nulla potea

Quando dell’Anima era il sussulto

Che da lungo tempo insistea

Ma sol’ora le ho dato ascolto

 

Miei cari venite con me che lassù è uno splendore

Ma non furon rose ad aspettarmi

Ma foga e furia a pugnalarmi

Che ciò che mostravo loro facea terrore

 

È dunque questa la mia casa?

Che non mi accoglie ma mi accusa

Quand’anche il sangue mi da rifiuto

È giunta l’ora del saluto

 

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Ma cos’è ciò per cui è così alto il costo?

Quando a star fermo avei già tanto

 

Mentr’ora a perder tutto sei disposto?

È che non mi basta più l’incanto

È che non posso più star fermo

A osservar la vita da uno schermo

Il vecchio lascia il posto al nuovo

Ora non sto più fermo, ora mi muovo

 

Raffae

 

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Libertà. Tutti sappiamo cos’è. Ma chi ci tramanda il senso corretto di questa parola?

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A scuola ci viene insegnato che oggi viviamo in un’epoca evoluta dove il concetto di Libertà è diventato la base su cui si fonda la nostra società. Così cresciamo e viviamo con la consapevolezza di essere già liberi, che non bisogni fare altro per esserlo davvero e soprattutto, ancora più grave, crediamo di esserlo sempre stati.

Non ci interroghiamo sul passato, su come potesse essere diversa la vita prima e quanti sacrifici sono stati fatti dai nostri nonni, bisnonni e gli altri antenati affinché potessimo vivere una vita dignitosa…. Semplicemente oggi pretendiamo di essere liberi e ci arrabbiamo con gli altri se non ci lasciano fare ciò che vogliamo.

Il senso di questa parola è lentamente cambiato nel tempo, nel mentre che noi ci siamo adeguati e cullati inconsapevolmente alla massa.

Nella mia vita ho potuto incontrare tanti coetanei convinti di essere liberi, ma nel mentre che dicevano questo li vedevo schiavi delle stesse mode: guardavano gli stessi programmi televisivi, oppure avevano un determinato modo di vestirsi, parlare… sembravano fatti con lo stampino. Allora quando siamo realmente liberi?

Fino a qualche anno fa anche io credevo, come tutti, cosa fosse la Libertà: non essere schiava delle idee degli altri. Ma come è possibile ascoltare il proprio pensiero quando siamo bombardati da mille altri ogni giorno? Quando pensiamo a noi stessi, a ciò che vorremo realizzare e ciò che ci piace, non ci rendiamo conto che la nostra personalità è influenzata dalle mille altre persone che conosciamo e non conosciamo. La nostra identità viene costruita da quello che gli altri ci trasmettono, da quello che viviamo, e da quello che la società si aspetta da noi..

Riconoscere noi stessi in mezzo a questo mare di influenze sembrerebbe quasi impossibile! Perchè nessuno in questa società ci insegna ad ascoltarci.

La mia svolta è avvenuta grazie ad Accademia di Coscienza Dimensionale: attraverso gli insegnamenti della fondatrice ho compreso il silenzio e la pace interiore, ho potuto capire cosa significa la Libertà.

Per me essa è l’assenza di preoccupazioni, ansie, problemi, è semplicemente sentirmi viva in mezzo alle tante illusioni che cercano di soffocarmi.

Quando mi sento in pace, nulla può toccarmi. Nel silenzio improvvisamente qualcosa dentro di me si accende e mi fa capire cosa sono e cosa voglio ottenere.

Credo che tutti dovremmo prenderci un momento per noi, per allontanarci dalla gabbia costruita dalla società per liberarci in una dimensione di infinita pace. In questo modo potremmo capire tante cose di noi stessi e di ciò che ci circonda.

 

Tiziana

 

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LIBERTÀ

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È una singola e semplice parola, usata tantissimo… ma forse non è così facile, come si pensa, descriverne bene il significato.

Vorrei dire che libertà significa essere liberi di fare tutto ciò che uno vuole, e che l’unica limitazione è quella di usare rispetto per gli altri e senza nuocere volontariamente agli altri, ma alla fine si è detto tutto e niente.

In verità credo che nessuno sia libero, nel vero senso della parola, secondo me. 

Ci si illude di essere liberi, e spesso più uno è schiavo o succube e più finge di essere libero.

In questo periodo chi ha il G.P. si illude di essere libero. Negli anni del fascismo chi non era ebreo si illudeva di essere libero. E di esempi potrei farne tanti altri.

Un vecchio modo di dire diceva circa così: “la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri.” Ma alla fine cosa significa veramente libertà??

Essere libero di parlare senza paura, di esprimersi senza preoccuparsi di chi ti ascolta o se gli altri hanno idee diverse, di muoversi o di andare dove si vuole e quando si vuole, di vestirsi come si vuole, di mangiare come si vuole, di frequentare chi si vuole, di ridere e scherzare, ballare e giocare, di fare le scelte che in quel momento si desiderano anche cambiando idea in futuro, ecc.

Ma in verità ci hanno messo tante catene… legandoti alle persone, al lavoro, alle proprietà, alle mode, alle ideologie, ai soldi e alle varie paure.

Al momento io credo che sia impossibile essere liberi al cento per cento, perché è impossibile poter fare qualsiasi cosa uno desideri per le varie catene e paure che abbiamo. Perciò dirò quello che mi aiuta a non sentirmi schiava, schiacciata dalle catene, o se si preferisce il massimo di libertà che mi posso permettere o sognare in questo periodo, utilizzando vari metodi e sistemi.

Mi aiuta sentirmi libera ogni volta che se ho un desiderio, non importa se piccolo come ad esempio uscire a fare una passeggiata, o grande come ad esempio un viaggio molto lontano, lo posso fare senza impedimenti di nessun genere. Mi aiuta sentirmi libera se desidero parlare di certi argomenti poterlo fare tranquillamente, sentendomi ascoltata e capita, anche da persone che possono avere idee diverse da me. Mi sento libera quando posso frequentare chi mi fa stare bene e non sono costretta a frequentare chi invece mi carica di pesi e pessimismo. Mi sento libera se posso vestirmi senza preoccuparmi troppo di ciò che pensano gli altri. Mi sento libera se posso fare ciò che mi fa star bene senza dovermi giustificare o dover spiegare o nascondere ciò che faccio. Mi sento libera ogni volta che, se ho un desiderio lo posso realizzare, e non devo pensare che il mio desiderio sia irrealizzabile per me, e solo gli altri possono.

Forse per spiegare meglio cosa significa libertà per me, dovrei pensare a tutto ciò che mi hanno tolto negli ultimi due anni, a me come a tantissimi altri, e partire da lì, perché mi hanno e ci hanno tolto tantissime cose che erano una parte del significato di libertà per me!!

 

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 Ci hanno impedito di vederci, di uscire, di andare dove volevamo, addirittura di lavorare, di vederci in viso, di abbracciarci, ci hanno impedito di scegliere cosa fosse meglio per noi anche a livello sanitario, ci hanno impedito di stare vicini ai nostri familiari in difficoltà che fossero in strutture o in ospedali,  ci hanno impedito di poter salutar i nostri morti, ci hanno letteralmente chiusi in casa più e più volte, hanno provato in ogni modo di toglierci tutto ciò che ci faceva stare bene dal divertimento in discoteca, o al bar, o in palestra, o al ristorante, ecc., arrivando ai lockdown, e tanto altro.

Ecco, forse per spiegare cosa significa libertà per me, posso partire con il non voler più nessun tipo delle restrizioni che ci hanno dato, e iniziare a pensare che se ho un desiderio lo posso realizzare magari servirà tempo, ma niente me lo deve impedire, voglio pensare che libertà significhi anche essere liberi di sognare cosa che stanno cercando di toglierci. Non so se ho spiegato bene cosa significa libertà per me, ma so che rifletterci mi ha aiutata a capire che voglio continuare a sognare e voler eliminare o ridurre il più possibile tutte le catene che mi impediscono di realizzare i miei desideri e sogni. Voglio continuare a frequentare chi mi fa star bene e fare le cose che mi fanno star bene, che sia meditare, correre, giocare, fare sport, ballare, ecc…

 

Diamante

 

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Riflessione sulla Libertà

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In questi giorni mi sono fermata spesso a riflettere sul significato della Libertà. Una parola bellissima, che rappresenta un tema molto importante e che sarebbe magnifico fosse anche realtà. Mi sono posta alcune domande ed ho notato che spiegare cos’è per me la libertà non è affatto semplice. Mi sono resa conto che per tanti anni ho creduto di essere libera in tutte le mie scelte, ma pensandoci bene in diverse occasioni sono stata influenzata dalla società in cui ci ritroviamo. 

Un evento negativo, inoltre, mi ha fatto provare sulla mia pelle quanto sia importante essere veramente liberi: il ricovero in ospedale. Se potessi tornare indietro, lo eviterei con tutte le mie forze. Ma purtroppo senza accorgermene e per paura di avere qualcosa che stesse danneggiando un mio occhio sono finita nelle mani di alcuni medici. Ero molto ingenua e pensavo mi avrebbero fatto alcune visite e poi dimessa subito. Invece, hanno deciso di ricoverarmi e questo contro la mia volontà. Ecco in quel momento mi hanno totalmente privata della mia libertà e mi sono sentita in gabbia. Ho rifiutato il ricovero e alcuni trattamenti, ma non sono stata minimamente ascoltata. Mi sono sentita una cavia. Nel momento in cui mi hanno tolto la libertà, mi sono resa conto di quanto per me fosse importante e di quanto fosse ingiusto tutto questo sistema. Quell’evento mi ha segnata moltissimo e mi sono promessa che non sarebbe mai più successo. 

Da quel giorno in me qualcosa ha iniziato a cambiare. Un po’ alla volta ho iniziato ad aprire veramente gli occhi, non mi sento ancora totalmente libera, ma posso dire che ho iniziato la strada verso la libertà. Tutto questo lo sto raggiungendo grazie al Percorso Spirituale in Accademia di Coscienza Dimensionale della grandissima Maestra Angel Jeanne. La prima e per me più importante forma di Libertà l’ho provata grazie alla Meditazione. Ogni momento di pratica è Libertà. Qualcosa di unico che a parole è difficile da spiegare. Mentre pratico mi sento libera, evado da tutto e arrivo a provare sempre sensazioni di pace, benessere e libertà assoluta. I pensieri un po’ alla volta spariscono, le influenze vengono eliminate, sento dentro me ciò che veramente desidero e comprendo sempre più quali sono i miei veri sogni e obiettivi. Dopo anni sto riuscendo a capire quali sono state le mie vere scelte e quali invece sono state influenzate dalla società in cui viviamo. In certe circostanze mi sono ritrovata a prendere decisioni senza pensarci, spinta dalla frenesia del momento e dal dover decidere in tempi molto brevi. Un po’ alla volta ho compreso quanto sia importante prendersi il tempo per riflettere e comprendere ciò che veramente è importante da realizzare. E tutto questo proprio grazie all’aiuto della Maestra Angel Jeanne. I suoi insegnamenti per me sono fondamentali, in particolare negli ultimi due anni mi hanno cambiata moltissimo e mi stanno rendendo la persona che sono realmente. In questo ultimo periodo ho preso alcune scelte di cui mi sento fiera e che mi permettono di dire che mi sto impegnando per fare in modo che sia io a decidere della mia vita.

La libertà è una decisione, qualcosa che va conquistato ogni giorno con impegno costante. Il primo passo è decidere di voler essere liberi. Solo una mente libera è realmente viva e può realizzare ciò che racchiude nel profondo. Il secondo passo è reagire e non piegarsi a nessun volere altrui, non cedere a nessun ricatto, costi quel che costi. Ci vuole forza, determinazione e coraggio, non sempre sarà semplice, ma la soddisfazione che si prova è unica e per me è la Libertà.  

 

Claudia

 

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Le Catene della Libertà

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In passato quando alle persone veniva tolta ogni forma di libertà, gli venivano poste delle catene ai piedi e ai polsi, sottoponendoli a lavori forzati di ore, senza che potessero decidere loro cosa e quando mangiare, o chiudendoli in celle buie fino alla fine dei loro giorni. Non avevano nessun diritto e nessuna libertà, venivano chiamati schiavi, prigionieri, ed era chi comandava che decideva tutto di loro, persino della loro vita.

Oggi nella maggior parte dei paesi nel mondo, se non in casi speciali, non ci vengono più poste catene ai nostri piedi, e non vedendole, pensiamo che siamo totalmente liberi.

Eppure ormai da qualche anno e soprattutto in questi ultimi due anni, ho iniziato a riflettere e osservare, come esse non siano sparite, ma anzi si siano allargate, mutate, restando sempre lì, non hanno più una forma fisica, ma comprimono comunque la nostra libertà, sono invisibili e si legano alla nostra mente, alle nostre abitudini, alla nostra psiche, comprimono l’Anima soffocandola, e nel mentre creano un illusione, distraendoci da quello che stiamo veramente subendo, facendoci credere che “andrà tutto bene”, quando invece piano piano ci chiudono dentro una cella senza muri, o meglio una cella che chiamiamo casa, diventando noi stessi come delle macchine che eseguono gli ordini di chi ci governa.

Desidero mostrare cosa è per me la Libertà attraverso le mie riflessioni, attraverso le catene che ho osservato in questi anni, sperando che qualche Anima da qualche parte possa riflettersi nelle mie parole e possa decidere di prendere una posizione.

Ricordo ancora uno dei primi momenti in cui mi sono chiesta una cosa semplicissima “Siamo veramente liberi di scegliere?”, ero alla fermata dell’autobus e stavo osservando le macchine passare, e le persone camminare sul marciapiede di fronte, i ragazzi che stavano andando a scuola, e  notavo che qualcosa era strano. È vero che le auto erano tutte di forma leggermente diversa e di colori diversi, chi aveva un’auto più sportiva, un’altra più utilitaria, ma fondamentalmente erano tutte uguali, funzionavano tutte più o meno allo stesso modo; la stessa cosa per i vestiti, la gente indossava vestiti molto simili, i ragazzi maschi avevano tutti un certo taglio di capelli, invece le ragazze un altro, il giubbino che indossavano era praticamente simile e spesso  identico, mi sembrava di vedere cloni l’uno dell’altro senza identità. Lì rimasi stupita e mi chiesi, alla fine se volevo comprare un auto, ovunque andavo erano tutte più o meno simili, erano si una vasta gamma di scelte, ma erano un range di prodotti simili, non è che esisteva una macchina tonda, o che non funzionasse a benzina e con un energia pulita che non inquina, ugualmente per i vestiti i negozi erano quelli, le marche erano quelle, mi venivano poste davanti delle scelte ma non erano veramente libere, erano un illusione, come tante strade che portano sempre nello stesso posto, pensi che stai andando da qualche altra parte, ma invece resti sempre lì. Forse se fossimo davvero liberi ognuno creerebbe il proprio vestito, che lo identifica, con una forma e un aspetto che lo rappresenta, ma sappiamo tutti che se ci vestiamo diverso da quello che è la “moda” verremmo visti come strani, e giudicati se non isolati da molte persone, perché siamo diversi dalla massa. 

Questo fu il primo tassello, quando decisi di togliermi le cuffie alle orecchie, di togliere lo sguardo dal cellulare e guardarmi attorno, ho visto un mondo fatto tutto uguale, dove ogni casa è simile, un mondo che era una grande illusione, dove credevi di avere la libertà di scegliere la tua casa, ma in realtà se pensi di costruirla secondo un tuo pensiero, verresti bloccato da mille paletti burocratici e leggi varie, che ti riporteranno ad avere una casa simile a tutte le altre.

 

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Forse questo fa ricordare un pochino la situazione attuale, ci dicono puoi farti questo siero o quest’altro, ma alla fine hai veramente la libertà di scegliere? E se provi a dire no, vieni ricattato fino a che non trovano il modo di farti cedere, perché vieni isolato completamente dalla società, senza un lavoro, senza una vita sociale, come una persona che decide di vestire come si sente, che non può essere ammessa nella maggior parte dei lavori perché non segue un certo dress-code, che viene isolata, perché soprattutto tra i gruppi di ragazzi magari prendono in giro pure te se segui quella persona, forse la libertà di scelta ci è stata tolta da molto più tempo di quando noi crediamo, rendendoci tutti simili, praticamente uguali, sottomessi, nel restare chiusi dentro i confini che chi ci governa a posto alla nostra mente, senza creatività ed identità.

 

La Conoscenza è Libertà!

Penso che in pochi si siano accorti come che le persone nel tempo siano diventati sempre più ignoranti; ma come? Adesso c’è la scuola pubblica!

Eppure la conoscenza non è legata solo a ciò che è scritto nei libri, ma anche ad aspetti quotidiani che ti permettono di rendere la tua vita più semplice, dandoti la libertà di muoverti con sicurezza, di sapere come trovare nutrimento, riparare qualcosa  che non funziona più ecc… Vi faccio un esempio, conosco una persona di una certa età che si è costruito casa da solo, sa riparare per buona parte la sua auto, prendendo pezzi di ricambio, sa sistemare l’impianto elettrico della sua casa, e magari creare una qualche illuminazione in più all’esterno. Quando c’è stato un periodo di siccità nel suo paese, senza l’aiuto di nessuno ha preso una grossa cisterna, l’ha agganciata alla tubatura di casa con tutto il sistema necessario per pompare l’acqua e poi ha acquistato l’acqua per la sua famiglia, creando un recipiente che è una riserva per necessità. Se tu lo metti in un campo aperto sa perfettamente quali piante, funghi, frutti si mangiano e quali no, se gli dai degli animali sa come trattarli, sa coltivare e creare i suoi frutti, sa anche cacciare con le armi, guidare grossi mezzi e tanto altro ancora, eppure questa persona ha solo la licenza di scuola elementare fatta anche da adulto, per apprendere a leggere e scrivere e le sue capacità e la sua conoscenza sono maggiori di tanti giovani laureati dopo anni di studi, che forse saprebbero fare una cosa di tutto quello che sa fare questa persona, solo perché specializzati in quel campo, come un ingegnere edile ecc… ma che non saprebbe nemmeno come coltivare una patata.

Questo per dirvi che ci hanno reso ignoranti, ci hanno tolto la manualità, la curiosità di fare le cose dicendoci che solo chi è specializzato in quel settore dopo anni e anni di studio le può fare, e tu, non puoi sapere più discipline insieme, è impossibile!! 

Eppure vi consiglio di andare a leggere la vita dei primi presenti degli Stati Uniti, e scoprirete che oltre ad essere politi, erano scienziati, hanno inventato cose oggi che utilizziamo comunemente, erano filosofi, letterari, matematici, e tanto altro ancora, avevano profonda conoscenza di discipline che tra di loro penseresti che non centrano proprio nulla, che non hanno correlazione, erano uomini di cultura e sapienza, che attraverso la loro conoscenza potevano guidare e aiutare il loro popolo. E adesso osservate invece il livello di conoscenza, dei presidenti e politici degli ultimi anni, notate qualche differenza?

Se hanno una laurea comprata è da dire grazie… e noi permettiamo che persone così ignoranti decidano della nostra vita, e li seguiamo come pecore, lamentandoci poi se le cose non vanno bene, se le bollette e le tasse aumentano e i nostri stipendi e pensioni diminuiscono, ritrovandoci a fare la fame, ma va bene, perché tanto loro “lo fanno per il nostro bene”.

 

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Come si fa a dire “Si” ad una persona che sa meno di me? Come si fa a non avere dei dubbi se quella scelta economica/politica/sanitaria sia corretta, quando la persona a decidere è un ebete di quella portata?

Eppure l’ignoranza di un popolo che ha smesso di riflettere, di sapere come cavarsela da solo senza la necessità di persone che gli gestiscano la vita, ha portato a questo, lasciandosi totalmente sottomettere.

Forse queste persone ignoranti che ci governano non sono lì per caso, ma perché una persona ignorante è più facile da manipolare, se un burattino ha una Coscienza, può riflettere e decidere che magari quel movimento che quel burattinaio vuole fargli fare non è proprio giusto, e quindi decide di spingere il braccio verso il basso, mentre chi dirige i suoi fili vuole che lo alzi, il burattino crea resistenza, si oppone, e chi sa, forse prima o poi capisce che lo sforzo per opporsi è troppo per lui e a via di provarci e riprovarci, lui che ha una coscienza si osserva attorno, e nota un oggetto acuminato come una lama che decide di usare per tagliare quei fili, che lo connettevano al burattinaio, diventando finalmente veramente libero. E questi fili, non sono semplice allegoria, ma come la grandissima autrice ed insegnante spirituale Angel Jeanne mi ha sempre insegnata, esistono veramente, e ci connettono tutti quanti, e finché non impariamo ad alleggerirci da essi non saremo mai completamente liberi di muoverci, ma dovremmo spingere più forte di chi ci tira in basso.

Vi voglio fare un esempio semplicissimo, mi sono ritrovata ad inizio del 2020 a fare una scelta, da che lato stare, se essere complice, o lottare, non solo resistere, perché resistere alla lunga stanca e quando si è deboli, si diventa vulnerabile e spesso l’attacco e la miglior difesa.

Immagino che tante persone come me si sono trovate a camminare per strada senza museruola ed essere insultati da perfetti estranei, che un mese prima magari non ti avrebbero mai calcolato, saresti passato davanti i loro occhi per poi essere completamente dimenticato, ma oggi loro completamente manipolati a causa della loro profonda ignoranza hanno deciso di usare quel filo per abbassarti e rimetterti al loro livello, per metterti sul loro piano, lasciandoti non un senso di felicità, ma di rabbia mista ad amarezza, magari rovinandoti la giornata. E ugualmente, quanti di voi si sono ritrovate persone che inizialmente la pensavano come te ma si sono arrese decidendo di fare il caro siero magico,, e invece di sostenerti ogni tanto sbucano e ti dicono “Arrenditi, ogni tanto nella vita bisogna arrendersi, lo dico per il tuo bene, sono preoccupata per te, perché se non ti fai i tamponi e non vai a lavoro, come fai a mangiare a pagarti le spese ecc… arrenditi…”, lasciandomi sempre un amaro profondo e un sconcerto incredibile, perchè cercare di portare giù con se chi sta lottando?

Ma noi esseri umani non dovremmo essere così, questa profonda oscurità fa si che tutte le nostre connessioni vengano usate contro di noi per portarci giù, sempre più giù verso strade sbagliate, come i ragazzini con le droghe, le sigarette, e le canne fin da piccoli a spaccargli il cervello, se uno non vuole viene escluso dai gruppi, viene visto come un debole ecc… quando nessuno si chiede che forse il fatto che proprio in un determinato periodo in cui le persone dovrebbero essere più infervorate e piene di Animo per lottare, guarda caso iniziano a circolare droghe, a renderne legali alcune come la Cannabis, fateci caso proprio ora, per renderci rimbambiti, così che non abbiamo la voglia manco di alzare un dito, per quanto abbiamo il cervello e l’Animo spaccato!

In uno dei sui libri Angel Jeanne, scrisse una frase che qui cito:

“Ci teniamo a vicenda, non perché si stia cadendo, ma per spingere l’altro ad andare più in alto, una volta per uno”

La tengo scritta sempre accanto a me per ricordarmi sempre il senso profondo e la saggezza dietro queste parole, perché qui c’è la vera umanità.

Forse è il momento che, se vogliamo imparare ad essere liberi, impariamo prima di tutto a lasciare liberi, che sia un amico, un conoscente, e smettere di avere la pretesa di possederlo, di vedere sempre le cose negative di lui, rinfacciandogliele e di buttarlo giù, di essere continuamente gelosi l’uno dell’altro, invece di sostenerlo nelle sue lotte, nelle sue azioni, di dargli forza, aiutandolo a stare su, e così a sua volta questa persona poterci essere accanto per sostenerci mentre avanziamo, come gli ingranaggi di una macchina sana ed armoniosa, spinta dal desiderio di voler stare bene, di evolversi e crescere.

 

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Ora qualcuno mi potrebbe dire e se un nostro caro fa qualcosa di illegale e di negativo, non posso di certo sostenerlo, ma sicuramente non puoi chiuderlo in casa togliendogli le chiavi, come dei genitori hanno fatto con i loro figli perché non volevano vaccinarsi! Anzi nella mia vita sento spesso di genitori che invece sostengono i figli che assumono determinate sostanze e spesso si drogano pure con loro, invece con questa storia della Farsa attuale si sentono in diritto di fargli ogni tipo di sopruso e ricatto, dicendogli che non ti pago più gli studi, ti tolgo ogni soldo, togliendogli letteralmente le chiavi di casa e lasciandolo bloccato per giorni, sequestrandolo. Per qualcosa che non dovrebbe essere illegale e negativo, ma una semplice libera scelta di vita, se non mi vaccino resto uguale a prima, sono sempre io, perché mi odi così tanto, forse questo dovrebbe far capire che questo odio verso i non seriati non è normale, e che viene magari alimentato da qualcuno o qualcosa.

Ma qui siamo arrivati a questo, dove lo Stato ti toglie i figli se non segui le regole del governo, ma non difende il giovane quando invece è il genitori ad imporre qualcosa che non va bene.

 

Mi sono spesso sentita dire in questi anni la frase che non sopporto “La tua libertà finisce dove inizia la mia”, una frase che a mio parare viene usata solo per chiudere il discorso, quando vuoi creare un muro perché non sai come controbattere, perché la pensi così punto e basta, voglio stare con la mia testa dentro la sabbia, non mi importa di vedere il resto del mondo.

Qualcuno mi potrebbe ribadire che si ok, ma non è che qui tutti possono fare tutto, non è che tu puoi decidere di essere libero di accoltellare o derubare gli altri, invadendo quindi la libertà, la vita e gli spazi degli altri. E qui io mi chiedo, se tu avessi la libertà di difenderti, se avessi pienamente il diritto di difenderti, forse l’altra persona ci penserebbe due e più volte prima di farti del male. Oggi abbiamo perso questa libertà, la legge tutela l’aggressore e non chi viene aggredito, ti ritrovi che se qualcuno viene a derubarti in casa, e se gli dai una botta in testa o lo chiudi in una stanza aspettando la polizia, vieni arrestato e condannato tu e l’altro viene liberato. Non puoi usare nessuna arma per legittima difesa, nemmeno il teaser, se tu avessi un arma chi si avvicina ci penserebbe due volte perché potresti essere pericoloso per lui, e se poi la legge ti difendesse veramente, quando l’aggressore che sa che potrebbe subire delle vere condanne, pesanti e no che finisce una settimana in gabbia e poi nuovamente libero a svolgere la sua “professione”, forse ancor di più ci penserebbe molto prima di farti del male.

Ci ritroviamo che chi paghiamo con i nostri soldi per difenderci in realtà sta dalla parte di chi ci deruba, li conoscono, hanno accordi ecc… Se qualcuno vuole occupare la tua casa, le forze dell’ordine ti dicono che loro non possono farci nulla, e questo in molti lo hanno vissuto. Se vieni derubato e aggredito, le forze dell’ordine vengono dopo minimo due ore, non prendono impronte ne nessuna prova e tutto va nel dimenticatoio. Invece però quando degli onesti cittadini vogliono manifestare il loro dissenso verso delle leggi ingiuste, ecco che arrivano subito, anzi li trovi già in piazza in assetto da guerra, verso questi pericolosissimi manifestanti, che se la godono mentre loro bardanti dalla testa ai piedi picchiano gente con le mani alzate, e sapete il bello e che se tu provi a difenderti da questo gendarme, vieni pure multato penalmente, perché loro sono la legge, la giustizia e tu non puoi difenderti da loro, perché non sono esseri umani con una mente manipolabile che possono eseguire ordini ingiusti, no, loro non possono fare errori, quindi tu cittadino comune devi stare zitto, sottomesso e seguire i loro ordini, e magari continuare a pagargli lo stipendio per farti stare sottomesso.

Non mi ero mai ritrovata in vita mia a vedere scene di questo tipo, dove la polizia tira lacrimogeni in una folla inerme e seduta, con bambini che vomitano per l’effetto di quello schifo, anziani che si accasciano, persone che erano lì in tutta serenità e tranquillità che si ritrovano a tornare a casa con ferite e l’amarezza di essere stati abbandonati da chi ti doveva difenderli.

 

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Questo dovrebbe farci riflettere, perché se le forze dell’ordine ci sono e sbucano in centinaia per fermare una persona che cerca di far valere i propri diritti, come quando una persona senza il nazi-pass vuole entrare a pagare una semplice bolletta, ci fa capire quanto è marcio il nostro mondo e quanto per il governo non siamo nessuno, loro usano la Difesa per Sottomettere il popolo che non accetta le loro regole, e non per Proteggerlo. Ci hanno sequestrato, ridotto e spezzettato sempre di più la nostra libertà di difenderci.

 

Voglio arrivare ad uno degli aspetti della libertà che in questo periodo mi ha sconcertato, la libertà di spostarsi e muoversi liberamente.

Fin da piccola non ho mai capito a cosa servissero i passaporti, avere autorizzazioni per andare da un paese all’altro, per spostarmi, a che servono le dogane ecc… gli adulti mi dicevano che servono per controllare chi esce e chi entra e impedire che persone cattive possano entrare nel mio paese. 

Eppure dopo due secondi dalla TV sentivo che uno straniero aveva stuprato qualcuno, che era un pluricondannato nel suo paese, che c’è la mafia nigeriana che fa arrivare donne per scopi sessuali e altro, che c’è il traffico di droga, che arrivano assassini, che molti delle persone che hanno fatto gli attentati in Francia sono passati per l’Italia, che esiste qui traffico di ogni tipo dalla Cina, Sud America ecc… e mi sono chiesta, forse questi mezzi di controllo non funzionano poi così tanto se tutto questo schifo entra ed esce nel nostro paese con tanta facilità, o forse non servono a controllare loro ma a controllare noi.

Con la nascita del passaporto vaccinale dopo la scusa della pandemia, la cosa è diventata estremamente chiara a molti, il controllo totale delle persone, in ogni loro singolo spostamento e azione, tanto che se non sei in pari con i dettami del Governo non puoi muoverti, e attualmente non puoi prendere il bus per andare nel quartiere vicino o nel paese vicino, dove magari c’è il supermercato, un bene di prima necessità, che qui dove vivi non hai. Non hai diritto a farti curare, di andare a trovare la tua famiglia lontana e se vivi in un’isola senza il tampone (di cui la gente deve smettere di renderlo un abitudine e di farlo per tutto), non puoi uscire dall’isola rimanendo letteralmente sequestrato, imprigionato. 

Perché ci vogliono bloccare così tanto nel movimento e controllare dove andiamo? Forse hanno paura che andiamo a curiosare dove non vorrebbero, come certi parchi dove sotto centinaia di metri sotto terra sono presenti basi militari dove si fabbricano armi e chi sa che altro?

Forse non vogliono che muovendoci, conoscendo culture o modi di essere diversi da noi, possiamo aprire la nostra mente e iniziare a riflettere, e forse chi sa ribellarci?

Ci vogliono sottomessi in ogni lato e dobbiamo fare di tutto per riprenderci la libertà di spostarci e muoverci, sia nel nostro paese che tra i paesi vicini, in totale libertà, o altrimenti dobbiamo esigere che i nostri confini vengano veramente protetti e no che cani e porci possano entrare senza nessun controllo e anzi esaltando la cosa come di grande umanità.

 

La libertà è qualcosa che dovremmo avere dalla nascita, ma che non abbiamo, siamo già timbrati da un’identità decisa dal governo, con un nostro codice, e per non parlare poi della famiglia che pensando che i figli siano di loro appartenenza perché li hanno procreati, li iniziano a programmare fin da bambini decidendo per loro cosa è giusto e sbagliato, cosa possono e non possono fare, senza riflettere che magari quegli stessi insegnamenti che danno loro stessi non sono tanto giusti. E qui voglio arrivare ad un argomento che mi ha colpito molto. Un giorno una persona mi disse che il figlio di tre anni, non si ricorda il mondo senza mascherine, pensa che le persone hanno sempre portato le mascherine, che non si abbracciano gli estranei e si sta lontani da tutti.

 

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Da ciò mi chiedo come sarà questo bambino da adulto, se ha perso tanto affetto, calore e umanità.

Ci cancellano la storia e ci programmano la realtà facendoci credere che è sempre stata quella e in tanto eliminano chi sa la verità.

Vi racconto questa storia, quando ero ragazzina, avevo una famiglia come vicini di casa disastrata, loro avevano un bimbo, che era un tempistello e nessuno dei vicini sopportava, questo bimbo veniva trattato malissimo dalla sua famiglia, picchiato, una volta avevo visto la madre tirargli a terra una merenda urlandogli “tieni cane!”, da altre fonti sapevo che questi genitori sniffavano davanti al figlio piccolo, e la madre non lo degnava mai di un abbraccio. Potete immaginare che il bimbo non sapeva minimamente cosa fosse il rispetto, rispondeva così come i genitori rispondevano a lui, e distruggeva e rompeva ogni cosa, senza mai dire scusa, non sapeva cosa fosse. Io ero di qualche hanno più grande di lui, però non sopportavo che venisse trattato in quel modo, e lo trattavo come un essere umano, gli sorridevo, quando avevo modo gli facevo dei regali come facevo agli altri bimbi, lo abbracciavo, gli facevo il solletico per farlo ridere, e gli dicevo bravo quando lo era, e lo difendevo quando le persone vedevo che esageravano con lui. Questo bambino infatti rispettava ed ascoltava solo me, e per anni dopo mi ha sempre trattato con rispetto. Ahimè sono stata con lui per poco, dovendomi trasferire lontano, quindi oggi è cresciuto facendo il “mestiere” della famiglia, dopo che è stato portato via dai genitori, alla fine quello che gli era stato insegnato gli era rimasto.

Noi non stiamo pensando cosa sta implicando nella nostra mente l’uso della mascherina, quanto potere psicologico, mentale ha su di noi, noi non comunichiamo solo a suoni (che con quel coso non ci si sente nemmeno quando si parla), ma anche a gesti e ad espressioni. Non vedere più i sorrisi della gente, ma dei pupazzi inespressivi da tenere pure lontano, anzi proprio quando ti avvicini e stai in aggregazione “Devi Assolutamente Metterla!!!”, quindi insegnando che stare insieme agli altri è pericolo, togliendo i sorrisi e gli abbracci come i genitori e i vicini di casa li avevano tolti a quel bimbo, togliendoci la capacità di parlare e di poter dire la nostra, perché chiudiamo la bocca, questo gesto ci dovrebbe far riflettere sull’impatto psicologico che hai in noi! Ci stanno separando, rendendo sempre più macchine senza anima, ci stanno togliendo la nostra umanità e nostri figli stanno crescendo con queste regole, lontani anche dagli altri bambini, perché è pericoloso stare insieme e bisogna studiare  a distanza, fare le feste tramite webcam, così che sanno cosa diciamo e facciamo.

Dei bambini che crescono così, potranno mai avere fiducia negli altri, avere un senso di umanità e aiutare chi magari sta soffrendo e sta male, avere empatia per il prossimo, fare del bene? O saranno i primi a tradire, allontanare e abbandonare il prossimo?

Riflettiamoci.

 

Dopo tutto quello che ho detto fin ora, non posso che pensare che tra noi e uno schiavo del passato non c’è poi tanta differenza, hanno preso la nostra libertà e ce l’hanno tolta mettendoci delle catene che sono illusioni, facendoci credere ad una narrativa inesistente ed usando una delle catene più potenti, la Paura!

Perché la paura blocca il corpo e la mente, e solo chi ha un Anima ha la forza di andarvi contro e fare la cosa giusta, solo l’anima che stanno uccidendo, sia chimicamente che mentalmente, solo l’Anima che si trova nel nostro più profondo, fuori da questa rete di manipolazione e di catene, solo ella è veramente libera, e se impariamo a connetterci veramente ad essa lo possiamo essere anche noi.

 

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Ci sarebbe ancora tantissimo da dire su questo argomento, voglio terminare dicendo solo una cosa, credo che la libertà sia come quella statua che i francesi hanno donato agli americani in onore della loro indipendenza, da un popolo che aveva lottato contro la tirannia ad un altro che ha ottenuto la propria libertà.

Quando guardo quella statua cerco di provare quel sentimento profondo che i francesi volevo trasmettere, la vedo imponente e tesa in ogni suo muscolo verso l’alto, il braccio che porta la torcia non sorregge semplicemente ma tende con ogni sua parte a portare quella luce verso l’alto, sempre più in alto, perché la luce possa illuminare tutto ciò che le circonda, come la conoscenza illumina la nostra vita, nonostante sia ferma mi da un senso di avanzamento, come se fosse pronta a camminare, andare ovunque portare quella luce in ogni luogo, perché la libertà è movimento, e allo stesso tempo per quanto quel braccio è così teso verso l’alto il suo sguardo è davanti a se, verso coloro e cosa gli sta attorno, verso tutti, perché essa non appartiene solo ad una persona, al capo degli schiavi che decide per gli altri, ma è di tutti, appartiene a tutti, tutti possono essere liberi. Lei non ha una corona fatta di onde dolci, ma sembrano come degli spuntoni, che vanno a proteggere la sua mente da ogni manipolazione, perché la libertà va difesa, e va conquistata, non stando fermi a guardare, perchè tanto è il vicino che viene discriminato mica io, ma e saperla mantenere e conquistare, come tutti coloro che nei secoli hanno ottenuto la loro libertà combattendo, come Giovanna d’Arco, una Santa una vera Illuminata che nella sua potenza e giovane età ha preso in  mano la sua vita e quella del suo paese e lo ha guidato a prendere la sua libertà, da una guerra che durava 100 anni!!!

Non dimentichiamo il passato e i veri grandi eroi come hanno abbattuto chi li ha schiavizzati.

Riprendiamoci la nostra libertà ogni giorno pezzo per pezzo, combattendo, per ciò che da dentro sentiamo essere giusto.

 

Lucia

 

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Il mio pensiero di Libertà

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Penso che la libertà sia prima di tutto uno stato mentale. Qualcosa che possa essere associato alla sensazione di pace e di benessere che si può provare all’interno della propria mente. Qualcosa che ci fa sentire vivi. Un po’ di tempo fa mi è capitato mentre camminavo sulle mura di Lucca di provare una sensazione di libertà e di pace assoluta. Stavo semplicemente camminando, era una bella giornata con un bel sole che riscaldava in una giornata non troppo fredda ma neanche eccessivamente calda. Ero circondato da molte altre persone, che si godevano la giornata. Dal nulla una sensazione di estremo benessere e felicità mi pervase, mi sentivo così vivo e così bene mentre quel sole mi scaldava la pelle e il vento fresco e pulito autunnale si muoveva verso di me. Mi sentivo felice e vivo. Libero da qualunque pensiero e mi godevo il momento. Penso che la libertà possa quindi essere associata al sentirsi vivo, da questo penso anche che chi non ha vita dentro di sé, non possa provare la vera libertà ma solo dei surrogati che lui penserà siano libertà. Quei momenti possono essere rari e infatti la maggior parte del nostro tempo non siamo liberi, siamo costantemente immersi in quello che facciamo. Penso anche che la libertà non sia solamente mentale ma sia ovviamente anche di natura fisica e ad oggi questo tipo di libertà è messa a dura prova, ad oggi la libertà sta venendo meno e la maggior parte delle persone se ne sta accorgendo. 

Penso anche che essere liberi sia prendere decisioni con la propria testa, cosa che non è per nulla semplice perché siamo influenzati quotidianamente dalle parole, dal giudizio altrui e non solo. A volte si può essere influenzati in positivo e prendere delle decisioni giuste, ma sono molte di più le volte in cui a causa di qualcun altro prendiamo delle decisione sbagliate. Le persone che ti influenzano positivamente sono estremamente rare, io le posso contare sulle dita di una mano. E non le utilizzo neanche tutte. La mia libertà l’ho trovata grazie ad Angel e i suoi insegnamenti, so che i suoi insegnamenti potranno rendermi davvero libero e già ora mi hanno fatto assaporare la libertà che tutti dovremmo desiderare di avere. 

 

-Gianlu

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Anima Libera

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Scivola via il tempo

come immagini riflesse

dentro a un fiume, in uno specchio

di illusioni e debolezze

Dici che non avrai rimpianti

ma poi intanto già ti penti

Degli sbagli che hai commesso,

le emozioni che hai vissuto

e di qualunque  sentimento

Che hai provato e che hai lasciato

che ti mangiasse dentro

 

Quella volta

Ti hanno detto

di prendere quel treno

e sei finito ad osservare

il mondo dietro a un vetro

A guardare il tuo riflesso

dentro il tempo scorre lento

ma fuori va veloce

mentre tira forte il vento

 

Ti hanno detto

che alle volte

è meglio restare a guardare

che se rimani dietro al vetro

niente ti potrà toccare

Non il vento, non il freddo

la tempesta e non la neve 

non quel raggio di sole

che ti scalda quando piove

 

Ma della vita oggi 

Dimmi cosa ne rimane 

Dei riflessi dei ricordi 

Se non trovi più la chiave

E ti accorgi all’improvviso 

Come petali di un fiore 

Che per quanto l’annaffi

Prima o poi si secca e muore

Quello che c’era ieri

Non può durar per sempre

Quello che credevi oggi

Domani lo vedi

 

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Differentemente

Ora vedi un cielo nero

In un orizzonte infinito 

Ma getteresti un libro intero

Per un solo capitolo?

 

La vita 

non è un treno 

Che si ferma alla stazione

Non è nebbia che compare 

Sotto la luce dei lampioni 

Un semaforo arancione

O tenere un aquilone

Non sono le luci del mattino 

Che intrappolano il cuore 

Come ragnatele sottili 

Che brillano al sole 

 

Io

Ti insegnerò a volare

e andare sempre più lontano

Ti lascerò cadere

per atterrare piano

E ti potrai rialzare

prendendo la mia mano

Che ti terrà lontano

da ciò che ti vuole male

 

Sarò la tua fortezza,

sarò come una barriera 

che renda l’Anima più libera

e non per sempre prigioniera

Sarai libero di andare,

avrai ali e non catene

 

Però potrai tornare,

io sarò sempre

Qui

 

Se vorrai potrai restare, 

sarò

Per sempre 

Qui

 

Vanilla

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Scivola via il tempo

come immagini riflesse

dentro a un fiume, in uno specchio

di illusioni e debolezze

 

Il tempo scorre veloce e ci scivola via dalle mani come tutte quelle illusioni che durante la nostra vita rincorriamo senza accorgerci che non sono reali; queste sono solamente illusioni che scorrono veloci come dentro un fiume e sfruttano i nostri punti deboli per farci cadere nell’inganno (in uno specchio di illusioni e debolezze) 

 

Dici che non avrai rimpianti

ma poi intanto già ti penti

Degli sbagli che hai commesso,

le emozioni che hai vissuto

e di qualunque  sentimento

Che hai provato e che hai lasciato

che ti mangiasse dentro

 

Ci ripromettiamo di essere forti (dici che non avrai rimpianti) ma subito dopo siamo già colti dai rimorsi, dai rimpianti e ci lasciamo abbattere dalla negatività, perché quella forza che ci sforziamo di avere e che ricerchiamo nelle cose esterne, è anch’essa illusoria così come illusorio è tutto il resto che viviamo, come le emozioni e i sentimenti manipolati dall’oscuritá che lasciamo entrare dentro di noi. 

 

Quella volta

Ti hanno detto

di prendere quel treno

e sei finito ad osservare

il mondo dietro a un vetro

 

Il treno rappresenta la nostra vita, il viaggio che stiamo facendo ma il cui percorso è già stato deciso da altri, e come un treno ci ritroviamo a dover seguire dei binari invisibili. Infatti ci è stato fatto credere che prendere “quel treno”, la via decisa da loro, gli altri, fosse la cosa migliore. La figura del treno sta anche ad indicare quella fretta, quell’illusione di doverci sbrigare e di dover cogliere tutte le opportunità che ci vengono messe davanti; opportunità a cui ci viene fatto credere di non poter assolutamente rinunciare e che non possiamo assolutamente farci scappare (ad esempio le famose espressioni “il treno passa una volta sola” o “perdere il treno”) ma così facendo ci ritroviamo a vivere la vita che qualcun altro ha deciso per noi, senza avere la possibilità di decidere per noi stessi e ritrovandoci a guardare il mondo da dietro a un vetro senza poter fare nulla (e sei finito ad osservare il mondo dietro a un vetro). 

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A guardare il tuo riflesso

dentro il tempo scorre lento

ma fuori va veloce

mentre tira forte il vento

 

Dentro a questo treno, durante il corso della nostra vita, ci ritroviamo a guardarci dall’esterno (osservando il nostro riflesso  mentre guardiamo fuori dal finestrino); il tempo continua a scorrere veloce e noi, rinchiusi dentro al treno, veniamo colti da quella finta calma, da quell’apatia che ci vuole fare illudere che la realtà sia “tutta lì”, sia tutto ciò che possiamo vedere in quel vagone; ma la realtà non scompare solamente perché noi la ignoriamo e fuori il tempo scorre veloce e il vento continua a tirare forte anche se a noi ci sembra di non sentirlo perché ci troviamo dietro al vetro. 

 

Ti hanno detto

che alle volte

è meglio restare a guardare

che se rimani dietro al vetro

niente ti potrà toccare

Non il vento, non il freddo

la tempesta e non la neve 

non quel raggio di sole

che ti scalda quando piove

 

Ci fanno credere che sia meglio restare a guardare, che sia meglio non agire e non reagire, perché in questo modo saremo al riparo da ciò che “c’è fuori”. Infatti ci viene detto che non agire, che rimanere dentro al vagone, ignorando ciò che c’è fuori, ci terrà al sicuro e che non potrà toccarci nulla. Ma non è così e non riusciremo mai a trovare quel “raggio di sole”, che è ciò che potrebbe scaldarci e renderci Liberi e, in mezzo all’Oscuritá, accendere una Luce in noi. 

 

Ma della vita oggi 

Dimmi cosa ne rimane 

Dei riflessi dei ricordi 

Se non trovi più la chiave 

 

Quindi rimani nel vagone del treno, ma  cosa te ne fai di quelle immagini che continui a vedere riflesse nel vetro, e cosa rimane alla fine di ciò che hai vissuto, di quelle illusioni, se non riesci a trovare la chiave per la Libertà? Sei in una gabbia e la chiave per aprirla è la spiritualità, che ci connette a Dio, alla Forza, e alla nostra Anima, che ci mostra quale sia la vera Realtà. 

 

E ti accorgi all’improvviso 

Come petali di un fiore 

Che per quanto l’annaffi

Prima o poi si secca e muore

 

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Quindi continui a riflettere e improvvisamente inizi a prendere consapevolezza di queste illusioni, rendendoti conto che per quanto tu possa correre dietro ad esse, queste sono destinate a finire perché sono appunto illusorie (come petali di un fiore che per quanto l’annaffi prima o poi si secca e muore) 

 

Quello che c’era ieri

Non può durar per sempre

Quello che credevi oggi

Domani lo vedi

Differentemente 

 

Infatti ciò che viviamo è solamente un’illusione e come tutte le illusioni sono destinate a sparire; quindi inizi a prendere coscienza di ciò e a cambiare il tuo modo di vedere le cose (quello che credevi oggi domani lo vedi differentemente) 

 

Ora vedi un cielo nero

In un orizzonte infinito 

Ma getteresti un libro intero

Per un solo capitolo? 

 

E anche se ora riesci a vedere solamente il cielo nero sopra la tua testa, e non riesci a trovare quel raggio di sole, dovresti pensare che l’orizzonte, il cielo, è infinito ed è molto più ampio di quello che tu riesci a vedere con gli occhi. Quindi quale è il senso di gettare un intero libro solamente per un capitolo? La figura del libro è sia per la speranza di poter voltare pagina, capitolo, in qualunque momento, di poter decidere di cambiare le cose e di prendere in mano la nostra vita; sia si riferisce più ampiamente alla vita dell’Anima. Infatti quello che stiamo vivendo è solamente un capitolo, non dobbiamo permettere di buttare via la Vita della nostra Anima, tutto ciò che ha vissuto, per “un solo capitolo”, vivendo una vita fittizia e illusoria. 

 

La vita 

non è un treno 

Che si ferma alla stazione

Non è nebbia che compare 

Sotto la luce dei lampioni 

Un semaforo arancione

O tenere un aquilone 

 

La vita infatti è molto di più, non si trova all’interno di quel vagone; non è un treno, non possiamo seguire il percorso già stabilito (dei binari), non fa fermate e non si ferma se non siamo noi a farlo prendendo il comando del treno; non è l’illusione che stiamo vivendo e che assomiglia alla nebbia che quando è illuminata artificialmente sembra quasi reale, sembra un muro solido, ma che alla fine si rivela essere  solamente nebbia. Non è un semaforo arancione, ovvero quella frenesia e quella fretta che ogni giorno ci rincorre e ci mette l’ansia di correre. La vita non può essere neanche vissuta nell’incertezza, come un aquilone in volo che segue il vento e rischia di cadere in qualunque momento. 

 

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Non sono le luci del mattino 

Che intrappolano il cuore 

Come ragnatele sottili 

Che brillano al sole 

 

E non sono neanche quelle illusioni positive che ci vengono messe davanti, “il male minore” (che intrappolano il cuore), che sono delle trappole e che come le ragnatele,  quando vengono illuminate dalle luci dell’alba, brillano al sole e ingannano gli insetti, ci fanno credere di essere positive ma non lo sono. 

 

Io

Ti insegnerò a volare

e andare sempre più lontano

 

L’unica via per essere veramente Liberi è la spiritualità e la connessione con la Forza (“Io”, infatti, è Dio). Dio potrà insegnarci a volare, a staccarci dalla vita illusoria e grazie a Lui potremo evolverci e trovare la chiave che cerchiamo (andare sempre più lontano). 

 

Ti lascerò cadere

per atterrare piano

 

Se ci fidiamo di Dio e decidiamo di seguirlo, anche quando ci sembrerà di cadere, anche quando ci sembrerà di non comprendere il Suo disegno, Lui non ci farà mai del male e ci farà “atterrare piano”, senza ferirci in alcun modo. 

 

E ti potrai rialzare

prendendo la mia mano

Che ti terrà lontano

da ciò che ti vuole male 

 

Dio ci aiuterà sempre a rialzarci, tendendoci “la sua mano” in qualunque momento

 

Sarò la tua fortezza,

sarò come una barriera 

che renda l’Anima più libera

e non per sempre prigioniera 

 

E sarà in grado di proteggerci facendoci scudo da ogni male. È solamente grazie alla Forza che troveremo la Forza che si trova dentro di noi e che ci renderà Liberi perché al riparo dall’Oscuritá e allo stesso tempo  non prigionieri della realtà illusoria in cui viviamo. 

 

Sarai libero di andare,

avrai ali e non catene 

 

Infatti Dio non ci obbliga a seguirlo, ci dona “ali” per renderci Liberi, e non “catene” che sono invece ad esempio quelle del Low che ci legano e ci tengono intrappolati. 

 

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Però potrai tornare,

io sarò sempre

Qui

 

Se vorrai potrai restare, 

sarò

Per sempre 

Qui

 

E se vorremo potremo “tornare” da Lui in ogni momento, grazie alla spiritualità, e connetterci a Lui e “restare” per tutto il tempo che vorremo. “Per sempre Qui”: perché Dio è in ogni luogo e in ogni tempo e perché si ricollega al Qui ed Ora, in quello stato che dobbiamo tenere per entrare in connessione con Lui. 

 

Concludo con una citazione di Angel Jeanne che qualche giorno fa ho trovato “casualmente”, aprendo il libro che ha scritto su Dio: 

 

“La Forza, Dio, è dentro di noi, non solo fuori. Dio è dentro, fuori, intorno, ma è essenziale capire che non è una cosa esterna, è dentro, è fuori, è ovunque, ma se stai cercando Dio, prima di tutto esplora il tuo interno.

(..) 

Ciò che ti renderà LIBERO, felice, pieno, non è ciò che c’è fuori…

Il mondo materiale non è quello che stai cercando realmente, già lo possiedi

ma tu non sei qui per questo.”

 

Vanilla

 

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Ecco cosa è per me la libertà

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Libertà è il lottare fino alla fine per un ideale, il tuo ideale, anche quando nessuno crede in te.

Libertà è il sentirsi vivo, anche quando tutto sembra perso, perché arde dentro di te un’ incredibile forza e resilienza che ti rende invincibile.

Libertà è quando da bambina mio nonno mi portava per mano nel giardino di casa in campagna e ci ritrovavamo circondati da centinaia di lucciole che brillavano intorno a noi: sembrava di poter toccare le stelle.

Libertà è correre sul prato, sempre più veloce, senza nessuna paura di cadere e di farti male, buttarsi sull’erba, guardare il cielo e sorridere.

Libertà è l’emozionarsi davanti allo spettacolo della natura, alle sue forme e i ai suoi colori.

Libertà è l’abbraccio di quella persona tanto importante per te, che ti tiene stretto a sé, fino a sentire i due cuori vicini che battono all’unisono.

Libertà sono tutte quelle sensazioni belle che le piccole e semplici cose ti fanno provare. Non servono i soldi e la fama per essere liberi. Essere liberi è amare ed essere amato, senza pretese e senza volere nulla in cambio. Essere liberi è quel sentimento che ti fa sentire pieno, in pace e che ti rende incondizionatamente felice.

 

– anele

 

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Cosa significa per me la Libertà 

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Ogni cultura o religione potrebbe rispondere a modo suo, per ogni individuo ha un significato diverso. Un cristiano potrebbe affermare di essere libero quando fa la volontà del suo Dio, un individuo appena uscito dal carcere potrebbe dire che si sente libero per il fatto di non essere più rinchiuso dal punto di vista fisico, se fosse stato chiesto ad un marito cinese qualche secolo fa, forse avrebbe detto di essere libero proprio perché ha il diritto di decidere sulla vita e della morte di sua moglie, che veniva considerata solo una macchina per partorire dei figli e una senz’anima. Per me la libertà ha tre dimensioni:

 La prima è quella fisica, e diciamo che la maggior parte di noi è fisicamente libera.

– La seconda è la libertà mentale: Siamo mentalmente liberi? Ci sono stati molti momenti chiave della mia vita, che mi hanno fatto capire che pochissimi di noi sono mentalmente liberi. Sei cristiano, sei libero? Sei musulmano, sei libero? Come puoi essere libero, quando educhi i tuoi figli a essere il modello di schiavo perfetto della società e della chiesa che servi? Fai in modo che essi siano gli schiavi delle ideologie politiche, religiose o sociali. Insegni loro a seguire le regole che odi o in cui credi ciecamente, e molto probabilmente non capisci nemmeno! Non gli insegni a pensare… gli insegni solo ad ascoltare, obbedire ed essere sottomessi, a te e a tutto ciò che gli verrà detto, che siano esse istituzioni, persone… Gli dici: “Sei cattivo”, “ti punirò “o “sarai punito da qualcun altro “invece di capire il suo bisogno di Conoscenza. Lo fai perché sei stato condizionato e manipolato, senza rendertene conto, e quindi continui a trasmettere l’epidemia da una generazione all’altra, o peggio… sei convinto che questo bambino ti ringrazierà più tardi. Improbabile!! La maggior parte di noi vive in una schiavitù psicologica.

– La terza è la Conoscenza. La conoscenza ti avvicinerà a te stesso. La conoscenza ti aiuterà a capire che sei di più del corpo fisico, che tu sei Coscienza. “ La conoscenza rende liberi “! Tante volte ho pensato che praticamente nasciamo liberi. Ma ho capito che ci sono strati e strati di condizionamento che ci avvicinano ad essere sempre più manipolabili per finire a diventare dei burattini. I fili della tua marionetta non sono nelle tue mani, ma nelle mani di qualcun altro!! Ricordo che da bambina dopo aver ricevuto uno schiaffo in faccia e sentivo di aver subito un ingiustizia, mia madre mi portava dei dolci, ma le dicevo che non poteva comprare un mio sorriso con il cioccolato. Infatti difendevo la mia libertà, anche se questo significava non accettare il cioccolato. Col tempo ho capito che essere liberi non dipende da niente e nessuno. Nessuno infatti può toglierti la libertà. Ma non può darla neanche a te. C’è solo un piccolo impedimento. La libertà comporta una grande responsabilità! Ed ecco che arriva la paura dell’uomo. La paura di assumersi la responsabilità della propria vita, del proprio modo di essere, di andare contro tutto e tutti se ce ne fosse bisogno, del bene e del male che c’è in ognuno di noi. Recentemente, grazie ad un percorso di Conoscenza, sono arrivato a capire e accettare sempre di più l’idea che abbiamo la responsabilità di accettarci come siamo, di non soffermarci a dei ideali sbagliati, imposti dalla società, di comprendere cosa siamo e cosa potremmo fare per migliorarci.

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Anche le rose hanno le spine, anche il giorno è seguito dalla notte, anche l’inverno è seguito dall’estate… ma in tutto c’è un equilibrio. Solo chi lotta e s’impegna per migliorare se stesso e la sua vita, solo colui che ha sete di Conoscenza, che mette in pratica e non solo a parole, solo lui può essere libero. Qualche tempo fa maledicevo i giorni in cui soffrivo, perché stavo vivendo questa esperienza con un’intensità molto profonda. In seguito mi sono resa conto che l’approccio era molto sbagliato, che tutto questo avrebbe portato soltanto sofferenza, e invece di soffrire decisi di conoscere, di capire il perché di tutto questo. Solo così sarei diventata finalmente Libera!

Oggi guardo ogni esperienza con occhi diversi, con la curiosità di un bambino che vuole scoprire sempre di più, che fa le domande incessantemente, e mi chiedo: “cos’altro ho da imparare da questa persona, da questa situazione, oggi cosa voglio scoprire, perché nulla è impossibile se lo si vuole veramente!”. Le persone non arrivano mai ad esaudire i loro desideri, perché la maggior parte delle volte non sanno realmente cosa vogliono, cosa realmente desiderano e come mettere in pratica per arrivarci. Rimangono ingannate, vengono trasportate da una realtà fittizia, non credono nel libero arbitrio e non credono che potrebbero avere Tutto quello che desiderano, se solo lo volessero! La libertà non sono i numeri del conto bancario, non la si compra in nessun negozio, nemmeno sulla spiaggia di Bali, non si spalma sul pane e non si mangia! La libertà consiste nell’essere sincero con te stesso, scoprire cosa non ti piace, cosa non vuoi e poi quello che vuoi realmente. Qualsiasi cosa desideri è possibile quando ti senti libero, quando ti senti grato di quello che hai già, e quando vuoi di più.

 

 Nykole 

 

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La libertà di un tempo

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Che cos’è la libertà? 

Se non fosse stato per questo periodo, non avrei avuto ancora le idee chiare e probabilmente non avrei scritto questo articolo. Basta vedere le cose dall’esterno per capire subito che qualcosa non va. 

Immaginiamo un alieno che non conosce il nostro pianeta, rimane incuriosito e decide di passare del tempo con noi.

Questo povero malcapitato, non ha la benché minima idea di quello che gli aspetta. Vede noi presi dal panico, e ricattati sistematicamente da coloro che dovrebbero aiutarci per primi… il governo! 

Nota l’essere umano, considerato come un prodotto di mercato e visto solo come un’entità giuridica. Il suolo che calpesta non è di proprietà sua, peggio ancora sono le sue 4 mura; deve sudarsele per restare nel suo riparo. Il tutto va avanti solo con la moneta, sia per mangiare, per spostarsi, e anche per divertirsi…

Gli viene assegnato un debito da sanare per tutto il resto della sua vita. Lavora da mattina a sera, tutti i giorni, per tutte le settimane, mese per mese, anno per anno.

In compenso però, si guadagna un “buono uscita” comunemente chiamato “vacanza”, che dovrebbe durare mediamente 15 giorni l’anno.

Altro rimedio invece, sarebbe quello di avere una sorta di “pensione di sussistenza” a condizione che raggiunga la distruzione fisica e mentale; il governo si fa avanti e ti concede di non farti lavorare. 

Se poi l’uomo trova del tempo da dedicare a se stesso, lo butta davanti ad uno schermo…

Tanto ci pensa tutto lui: gli dice cosa è giusto e cosa è sbagliato, decide la moda da seguire e i prodotti da acquistare, ti fa capire che siamo sotto attacco e in un clima di terrore, e in tutto questo, bisogna stringere la cinghia, lavorando di più e stare alla larga con il proprio simile. 

L’alieno sconvolto, visto che non può fare niente, decide di prendere una boccata d’aria, e vedere almeno quello che è rimasto del mondo esterno…

Non appena mette piede, gli viene fatto ricordare che c’è  la pandemia e l’aria che lui vuole respirare deve essere almeno filtrata da una mascherina, se poi devi entrare in un locale, devi almeno lasciare una firma al governo, dove almeno dichiari che il tuo corpo è di proprietà loro. Poco importa della tua salute, farai un numero incognito di punture, a prescindere delle responsabilità che dovrà prendersi e allo stesso tempo non avrà nessun diritto di sapere cosa c’è all’interno. 

Vorrei andare oltre, ma basta e avanza per capire a che punto siamo arrivati. Ritorno dunque alla domanda di prima:

Che cos’è la libertà? 

L’ESATTO CONTRARIO

Non so se tutto questo sia stato un bene o un male, so solo che comunque ad alcuni sia servito per fermarsi un attimo, Riflettere… e capire che qualcosa non va.

È arrivato il momento di uscire dal tutto, e riscoprire la libertà che un tempo avevamo. 

 

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Il nostro mondo, ora deve ritornare dal suo legittimo proprietario: l’essere umano! In quanto ne ha il pieno diritto e solamente lui può, difendere, curare e far evolvere Gaia.

Deve riprendere fiducia e capire il potenziale che possiede. 

È nella nostra natura, dare senza pretendere qualcosa in cambio, trasformare l’utile al dilettevole in ogni istante della nostra vita; il tempo che dedichiamo deve riguardare la nostra parte creativa e soprattutto la nostra crescita personale.

Dobbiamo ritrovare lo stretto contatto con la natura, in quanto unica parte integrante del nostro essere. 

Adesso non ci rimane che rimboccarci le maniche e credere solo ed esclusivamente in se stessi.

 

Manu87

 

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AVERE UNA FORMA

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È facile far credere all’acqua di essere nel contenitore giusto. Lei si modella e si adatta a qualunque forma il contenitore abbia. Non si pone domande su ciò che è o dovrebbe essere, lei non ha forma propria, vive assumendo la forma che le impongono gli altri. Crede di essere versatile, libera di cambiare, di assumere tante forme diverse, ma in realtà il suo cambiamento dipende solo ed esclusivamente dal volere degli altri.

Ognuno di noi crede di essere libero di agire secondo il proprio Essere, ma in realtà, proprio come l’esempio dell’acqua, siamo vincolati e sottomessi alle regole e ai modi di essere che la società ci impone. È difficile capire chi si è davvero, perché siamo continuamente bombardati da “forme” che ci impongono di seguire e, così facendo, perdiamo di vista la nostra “forma”. 

Libertà è capire chi si è davvero, ma, purtroppo o per fortuna, questo è solo il primo passo per iniziare il proprio viaggio verso la consapevolezza. Avere il coraggio di fare un viaggio interiore alla scoperta della nostra Essenza è certamente importante, ma non basta per definirsi liberi. La libertà vera e propria, infatti si ottiene quando si ha il coraggio di far fuoriuscire ciò che più è nascosto al nostro interno, ossia quando si riesce a far esprimere il nostro Essere più profondo e lo si libera dalle altre forme che non gli appartengono davvero e che rischiano di soffocarlo. Ascolta la tua Anima e seguila, sii ciò che sei davvero.

 

SdP

 

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Dalla passività alla Libertà

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 Mi sono chiesto molte volte cosa fosse la Libertà, ma in realtà non avevo mai riflettuto abbastanza, o forse semplicemente non ero ancora pronto per comprendere.

Quando ero piccolo vedevo la Libertà come se fosse irraggiungibile, soffrivo quando andavo a scuola e quando dovevo fare i compiti, aspettavo con impazienza e grande gioia l’arrivo delle vacanze estive e per un po’ di tempo ero libero, di giocare e correre nei campi, dalla mattina alla sera.

Poi con il passare degli anni e iniziando ad inserirmi nel mondo del lavoro il senso di Libertà è svanito quasi del tutto, e dai ricordi colorati di quando ero bambino sono passato a ricordi sempre più grigi, di giorni tutti uguali; stavo diventando un robot, un automa, un inconsapevole prigioniero.

Ma le cose da lì a poco sarebbero cambiate e gli eventi mi portarono a intraprendere il percorso di Risveglio e con esso il cambiamento, era tornato anche quel senso di sofferenza che spinge a cercare e sperimentare, allora agii con coraggio e cambiai vita, dal lavoro al modo di essere. Però questo cambiamento che mi faceva sentire libero in realtà creava disagio a chi mi stava vicino, come quando ero piccino, la mia libertà creava disagio a mia madre. Può la Libertà essere giusta per me ma non per altri? No, non era vera Libertà.

La pratica ed il tempo mi aiutarono a comprendere cosa fosse per me la Libertà, infatti con mia meraviglia quando meditavo o ero insieme ad altri Spirituali mi sentivo davvero bene, in pace con me stesso ed in armonia con ciò che mi circondava.

Ecco, avevo trovato la Libertà. Lei è stata sempre lì, dentro di me, nel silenzio del mio Essere.

Non è sempre facile, nella vita mondana, essere in quello stato, poiché sappiamo bene chi spinge nella nostra mente caos e separazione, ma sappiamo altrettanto bene che questi sono pura illusione.

Quando rileggerò queste righe fra qualche anno, forse sorriderò per quel che ho scritto, ma sarò contento della nostra Evoluzione.

 

Rod

 

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LA LIBERTÀ OGGI

 

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Con questo articolo vorrei condividere quello che penso sulla libertà, con alcune riflessioni personali, analizzando gli aspetti della libertà allo scopo di riflettere su due domande molto importanti: cos’è la libertà? La libertà è a rischio? 

Per alleggerire il tema ho inserito una mappa mentale dei punti trattati, allo scopo di aumentare l’interesse verso la lettura (punto fondamentale in ogni processo di apprendimento) e per riassumere tutto in un’immagine che possa essere ricordata più facilmente. Ho aggiunto anche un “termometro di rischio” per ciascuna voce.

COS’È LA LIBERTÀ.

Volendola analizzare sotto più punti di vista, la suddividerei come libertà di vivere, crescere, avere un’identità, decidere per la propria salute, ricevere informazione e istruzione, amare, socializzare, spostarsi, avere una privacy e esprimere la propria opinione. Questo è quello che penso di cosa sia la libertà, quindi è una catalogazione personale.

 

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  1. Libertà di vivere.

Ovvero la libertà di poter condurre una vita felice, in un ambiente pacifico, con un lavoro che ci lasci il tempo di vivere la nostra vita e le nostre passioni, dove si possa lavorare per vivere e non il contrario. La libertà di vivere in un ambiente dove i bambini e le bambine possano crescere al riparo dai conflitti e dalle violenze, dove le persone possano camminare la sera senza aver timore di subire aggressioni. La libertà di essere felici, divertirsi in modo sano, di vivere la propria spiritualità in serenità, senza costrizioni e lavaggi del cervello già dall’infanzia.

Questa libertà è messa a repentaglio da: guerre, sfruttamento lavorativo, lavoro minorile, debiti, violenza, pedofilia, “cure” obbligatorie, oscurantismo religioso, drogati, ladri, stupratori, regimi dittatoriali.

  2. Libertà di crescere.

Cioè la libertà di poter vivere l’infanzia, la preadolescenza, l’adolescenza, ecc. quindi ciascuna fase della propria vita senza traumi che ci spezzino, ci blocchino e ci rovinino la salute. Traumi che possono essere dovuti a eventi gravi come pedofili, violenze, bullismo, disturbi alimentari, alcolismo, droghe, regimi dittatoriali e meno violenti come le aspettative altrui. Quindi la libertà di vivere ciascuna fase della propria vita senza bruciare le tappe, senza fretta di crescere e senza che qualcuno interferisca nella nostra crescita fisica ed emotiva. La libertà di scegliere il nostro futuro e quindi i nostri studi, i nostri hobby, sport e carriera.

  3. Libertà di avere un’identità.

La libertà quindi di non doversi omologare agli altri e a quello che la società vuole per noi, ovvero la libertà di essere se stessi che non è l’etichetta di chi o cosa ci piace e del lavoro che facciamo, è invece la libertà di scoprire la propria vera identità, di conoscere il nostro corpo e i nostri sei sensi e imparare ad utilizzarli. I pericoli di questa libertà sono l’omofobia, l’eterofobia, il razzismo, bullismo, violenza, regimi dittatoriali.

  4. Libertà di decidere per la nostra salute.

Perciò la libertà di potersi nutrire in modo sano, mangiando alimenti salutari, bevendo acqua non contaminata, respirando aria pulita. Ma anche la libertà di decidere per i trattamenti sanitari che hanno effetti sulla nostra salute. Libertà che è messa a rischio da cibi OGM, pesticidi, inquinamento (del suolo, sottosuolo e delle acque, dell’aria, acustico, luminoso, elettromagnetico, …), mascherine, bevande alcoliche, droghe, cibi spazzatura, vaccini obbligatori, medicinali pesanti, psicofarmaci, TSO, regimi dittatoriali.

  5. Libertà di ricevere informazione e istruzione.

Quindi vivere in una società trasparente, dove viene offerta istruzione a tutti, dove a scuola si imparano la vera storia, la vera scienza e le cose veramente utili che servano alla crescita personale. Condizione ideale se non ci fossero studi obbligatori, censura, disinformazione voluta, regimi dittatoriali che manipolano i mass media.

 

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  6. Libertà di amare.

La intendo come libertà di amare, amarsi e provare piacere. Quindi la libertà di essere felici, di scegliere il proprio partner, di poter accudire i propri piccoli (anziché smettere di vederli già dopo un anno e passarci solo qualche ora nel weekend, mentre che i bambini vengono cresciuti dalla scuola e dalla chiesa, da tutti meno che dalla famiglia); la libertà di amare se stessi, accettando i nostri difetti fisici (anziché ricorrere alla chirurgia plastica), scoprendo una via evolutiva che permetta di lasciar andare il disprezzo che proviamo verso di noi, imparando così ad amarci e rispettarci; inserirei qui anche la libertà di provare piacere, che viene negata in alcuni contesti religiosi dove si applicano mutilazioni agli organi genitali maschili e femminili. Quindi libertà che viene messa a repentaglio da: matrimoni combinati, intolleranza religiosa, bullismo, aspettative altrui, ecc. Ah, e regimi dittatoriali.

  7. Libertà di socializzare.

Quindi avere la possibilità di conoscere nuove persone e fare nuove amicizie, conoscere il pensiero degli altri e aprire la propria mente grazie al confronto. Messa a rischio da: blocchi agli spostamenti, distanziamento sociale, divieto di passarsi gli oggetti e condividere la merenda, didattica a distanza, relazioni solo virtuali, regimi dittatoriali. 

  8. Libertà di spostarsi.

E andare dove ci pare. Messa a rischio da: blocchi alla circolazione, limitazioni dai colori variopinti, coprifuoco, guerre, rotte per viaggi e commerci prestabilite, zone inaccessibili del pianeta, app di tracciamento, geolocalizzazione, limitazioni agli spostamenti giustificate per ragioni ecologiche, credito sociale in stile cinese, lockdown energetici e climatici, regimi dittatoriali, ecc. 

  9. Libertà di avere una privacy.

La libertà di tutelare la nostra riservatezza, di parlare senza essere ascoltati e registrati, di camminare senza essere ripresi dalle telecamere, di tutelare i nostri dati personali. Libertà che viene limitata da: geolocalizzazione, app di tracciamento, microfoni, telecamere che sono dappertutto ma quando servono sono sempre spente, gente che fa video, social network, tecnologia tutta, tessere e transazioni digitali, dati salvati in rete, raccolta di dati personali dove anche per fare la tessera del supermercato devi specificare quanti denti cariati avevi a 12 anni, parenti che raccontano tutto, persone che generano urticaria quando ti chiedono “cos’hai da nascondere?”. E soprattutto Regimi Dittatoriali.

  10. Libertà di esprimere la propria opinione.

Quindi la libertà di poter dire cosa pensiamo liberamente, di esprimere il nostro parere e il nostro pensiero senza essere insultati e derisi ancor prima di aprire bocca, nel pieno rispetto della persona umana. Messa a rischio da etichette sociali (complottisti, no mask, no vax, terrone, polentone, ecc.), censura, mass media, pensiero unico, regimi dittatoriali.

 

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In sintesi, secondo me la libertà è decidere della propria vita, del presente e delle proprie scelte future. Libertà di fare esperienza, di decidere cosa è meglio per noi, libertà di sbagliare e apprendere dai nostri errori. Secondo me è l’opportunità di scrivere la nostra storia e viverla non solo nel cassetto dei nostri sogni, ma renderla reale, pur con le imperfezioni dei nostri sbagli, che possono farci maturare e imparare a crescere. Penso che la libertà sia un bene prezioso che non sappiamo di avere e non sappiamo quanto sia importante, finché non ci viene negato. La libertà è connessa alla responsabilità, essere liberi significa fare delle scelte che possono condurre a successi, errori e imprevisti, che avranno delle ripercussioni sulla nostra vita; tutto ciò ci responsabilizza verso la nostra vita, verso le nostre relazioni e verso le vite che decidiamo di far nascere. 

 

LA LIBERTÀ È A RISCHIO?

Il periodo 2020-2022 ci ha dimostrato che la nostra libertà è molto più a rischio di quanto potessimo pensare, tanto che tutte le voci sopra citate, sono state messe in discussione, limitate o abolite del tutto, per alcuni periodi o per tutti questi mesi. Alcune libertà non le avevamo più nemmeno prima, ma questo periodo ci ha fatto riflettere molto di più su quello che avevamo e quello che abbiamo perso, facendoci chiedere: ma prima eravamo davvero liberi su tutto? 

La libertà è secondo me oggetto di ricatto e di giudizio, mi viene in mente la classica frase che si dice dopo un litigio “sei libero di fare quello che vuoi”, dove la parola libertà viene usata per stimolare sensi di colpa; penso a come sia oggetto di invidia, verso le persone che hanno più tempo libero, definiti automaticamente fannulloni seppure abbiano un buon guadagno meritato. Secondo me la libertà è qualcosa che non siamo abituati ad avere, veniamo cresciuti a scuola dove ci viene detto cosa fare, cosa studiare, qual è il nostro calendario di lezioni, studio e attività fisica, a che ora prendere l’autobus (e quindi a che ora alzarci), a che ora mangiare e fare merenda. Tutto è sempre deciso da qualcun altro, che sia un insegnante o un datore di lavoro, siamo abituati che gli altri decidano del nostro tempo, e questo ci rassicura perché in questo modo ci toglie il pensiero e la scomodità – quindi la responsabilità – di decidere per noi stessi e per la nostra vita. Ci hanno sempre detto che siamo liberi. Lo siamo davvero? Lo siamo mai stati?

 

Davide D.

 

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Liberi davvero

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Che cos’è la libertà? Siamo liberi? Quando cerco di rispondere a queste domande, mi rendo conto che in realtà siamo tutto tranne che liberi. È come se tutti vivessimo aggrovigliati in un’enorme ragnatela che ci impedisce qualsiasi movimento. Ci fanno credere che siamo liberi, parola che tutti osannano quotidianamente, ci dicono che possiamo soprattutto scegliere quello che vogliamo fare, credere, dire e pensare ogni volta che vogliamo, ma è davvero così? Per me la libertà è poter scegliere e decidere davvero per la mia vita, ma questo di solito non è possibile. Dai genitori che non si accorgono che ormai siamo cresciuti, continuando a decidere per noi anche a 50 anni, influenzando la nostra vita sia volontariamente, che inconsciamente, nonostante ormai abbiamo anche creato una nostra famiglia. Poi arrivano i nostri parenti troppo invadenti, che scambiano il consiglio con l’imposizione. Passando poi per gli amici e la vita sociale in generale, che ci portano a svolgere determinate azioni, anche se dannose, soltanto per essere accettati dal gruppo. Arrivano quindi le dipendenze, di qualsiasi tipo, che scelgono per noi quanto tempo e soldi dobbiamo usare per accontentarle continuamente, creandoci anche gravi danni. Non siamo liberi nemmeno dai nostri stessi pensieri e convinzioni, che a volte ci incatenano, limitano e bloccano più di tutte le altre persone. Per non parlare dei professori scolastici frustrati, che, non essendo riusciti neanche loro a fare quello che volevano davvero, ora con arroganza lo proiettano ai loro studenti senza possibilità di scelta. Ma poi si aggiunge anche il datore di lavoro, che, dato che lavoriamo per lui, crede di avere il diritto di possedere anche tutta la nostra vita, sfruttandoci molte più ore del dovuto senza una giusta retribuzione, non essendo così liberi neanche di avere 5 minuti di tempo per evolvere le nostre passioni o quello che vogliamo fare davvero. Per sopravvivere infatti ci ritroviamo quasi sempre a svolgere un lavoro che non ci piace, per mandare avanti gli ingranaggi rotti di una società ormai male organizzata, governata da individui con stipendi spropositati che decidono ogni giorno dove devono andare i nostri soldi guadagnati con la fatica. Dov’è la scelta in tutto questo? Dov’è la libertà? Chi ci governa non vuole che ci accorgiamo di avere le ragnatele che ci intrappolano, facendoci credere di essere liberi. Io voglio diventare libera, voglio poter scegliere davvero quello che voglio essere, e da quando ho iniziato a provarci sono nate dentro di me sempre più nuove domande, che negli anni mi hanno portata ad avvicinare a volermi chiedere chi sono davvero e perché esisto in questo mondo. Mentre cercavo queste risposte mi sono imbattuta nella meditazione, pratica che prima si limitava ad essere per me un rilassamento fisico e mentale, poi essa stessa mi ha aiutato sempre più a capire chi e cosa influenza le mie scelte e quindi la mia vita. La meditazione, oltre a tanto altro, è anche il mezzo per distruggere le ragnatele che abbiamo intorno per poter iniziare a scegliere davvero noi cosa pensare e quando, o cosa vogliamo fare realmente. La meditazione è il modo per poter essere liberi davvero. 

 

Tali

 

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Cos’è, per me, la Libertà

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Una bambina gioca in un parco. Un uccello sorvola i cieli. Un marinaio salpa con la sua barca, per affrontare il silenzio del mare. Questi esempi molto probabilmente potrebbero venire presi, nell’immaginario collettivo, come esempi di libertà. Ed è vero, sicuramente il sentimento che si prova guardandoli o pensando ad essi vi si avvicina molto. Ma che cos’è, per davvero, la libertà? Se ci venisse chiesto, sapremmo rispondere con sicurezza? Sicuramente, pensandoci, ci accorgeremmo che non è facile. Probabilmente non c’è una risposta definitiva, e non ci sarà mai, perché ci sarà sempre un grado maggiore di libertà da sperimentare. Ed è proprio questo il punto. Spesso si pensa che basti vivere senza manette ai polsi o catene ai piedi, poter mangiare e camminare sotto al cielo e senza la costrizione di quattro mura e una cella per definirsi liberi, ma la verità, la verità che sento e che provo, è che questo non è che un minimo assaggio della Libertà nella sua forma più alta ed Evoluta. Perché Libertà, innanzitutto, è Libertà di agire e scegliere. Sì, libertà è sicuramente poter scegliere senza obblighi, ma bisogna anche sapere scegliere di essere liberi. Non tutti ne sono in grado, a quanto pare. Scegliere di essere liberi è una qualità che va coltivata ogni giorno. Una vera arte, da apprendere con pazienza e costanza. Tutti pensiamo di sapere come si fa ad essere liberi ma alla fin fine la stragrande maggioranza di noi non lo è. Ci sarà sempre qualcosa che ci lega e ci trascina in basso, in una routine che non diventa altro che lo specchio delle proprie mediocrità. Che sia il lavoro, che siano vari vizi, che siano le proprie convinzioni, che siano le proprie ossessioni, ogni cosa è buona per non far alzare lo sguardo verso una nuova strada. Voler essere liberi, scegliere di diventarlo, è un atto di coraggio ma soprattutto di responsabilità verso se stessi. Possiamo e abbiamo il diritto e dovere di cambiare, e proprio il cambiamento, costante e continuo, ma senza ossessioni, è secondo me il frutto più emblematico di una vita che ha sposato la libertà. Non c’è nulla di male ad avere gusti personali, convinzioni, ma se questi elementi chiudono la mente in una gabbia, beh allora la frittata è fatta. Bisogna avere sempre, ogni giorno, il coraggio di cambiare. A quel punto si scoprirà un nuovo livello di Libertà. Prendiamo la Natura. La Natura del Mondo nel quale siamo immersi. Essa muta in continuazione, ed è padrona di se stessa, perché sa regolarsi e gestirsi (anche se purtroppo non può difendersi dalla violenza di chi al posto del cuore ha un nero senza fine). Tutte cose che noi, così presi dal mito del “successo che rende liberi” non conosciamo affatto e non pratichiamo. Dovremmo tornare a prendere più esempio dalla Natura. Pensiamo di conoscerla ma non conosciamo un bel niente del nostro Mondo, tanto è vero che non possiamo visitarlo nemmeno tutto, perché qualcuno ha deciso che così deve essere. Non siamo nemmeno liberi di godere delle verità del Pianeta in tutte le sue sfaccettature, davvero possiamo reputarci esseri umani liberi? Abbiamo questa sicurezza e arroganza? Molto più probabilmente ci è stato impartito un surrogato di libertà, che ci renda dormienti, svogliati e non desiderosi di conoscere. Libertà è conoscenza e sapienza, perché chi Sa non sarà mai schiavo di nessuno, e più sa, più ricerca e scopre, più sarà libero e inafferrabile. Sarà un pericolo, una scheggia, un pericoloso fuorilegge. Un Guerriero. Diventerà Eterno, più diventerà Sapiente. L’ignoranza, invece, rende schiavi di chi ne sa più di noi e non ha la Bontà di insegnarci. Essere veramente liberi, secondo me, è sapere sempre dove si sta andando e dove si vuole andare. L’Uomo Libero non crollerà mai di fronte alle difficoltà, perché sa vedere oltre i fatti accidentali, e sa che questi non sono che un ostacolo da abbattere e superare per arrivare alla sua agognata destinazione. L’Uomo Libero, però, sa anche che alla fine di quella strada vi sarà un altro cammino da compiere, se lo vorrà, perché non si stancherà mai di voler essere ancora più Libero, e vorrà avanzare ancora, e ancora, fino all’infinito.

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 L’Uomo Libero è un uomo che sa comprendere il valore di vivere nell’Universo, e sa perfettamente che quando tutto sembrerà perduto, allora guarderà in alto, e contemporaneamente dentro di sé, per capire quale sia la via d’uscita che lo porterà al trionfo. Non cadrà mai, non cederà mai, chi è libero, perché sa benissimo di vivere dentro ad un sistema infinito che è l’emblema stesso della Libertà. E sa che lì dentro vi sono tutte le risposte di cui ha bisogno. A me piace chiamarlo Dio, ma non importa il nome, importa il sentimento che esso porta dentro. L’Uomo Libero, in definitiva, è un vero Guerriero ed uno Spirituale, tralasciando il significato che potremmo dare a questa parola così importante, condizionati dalle varie dottrine sociali. È uno Spirituale nel senso che ha una vera e propria passione nel ricercare ciò che è fuori dalla sua conoscenza. Ciò che non si riesce a vedere, toccare, afferrare, è il terreno in cui l’Uomo Libero cavalca pieno di gioia. Vuole sempre fare esperienza, perché lo fortificherà, e lo porterà a sbagliare, ma essendo Libero sa bene che può rimediare, e saprà come farlo. È Libero perché conosce l’immenso potere di cambiare e modellare la propria vita, perché sa che in realtà essa è un’illusione della quale prendere il comando. Inoltre, sa che quando ogni cosa finisce al tempo stesso ricomincia, se lo desidererà. Perché lui avrà scelto così. Di questi Uomini Liberi, come li ho appena descritti, ce ne sono pochissimi al mondo. Potrebbero contarsi sulle dita di una mano, e neanche le completerebbero. Io non sono uno di essi, neanche lontanamente. Desidero però molto forte potermici avvicinare, un giorno, ma una Libertà così alta non è dovuta. Va scelta, appunto, e poi conquistata con impegno. Tutto questo, e tanto altro ancora che non riesco a dire e che ancora non so, è, per me, Libertà. 

 

RiccardoB

 

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Dov’è finita la libertà? – Riflessioni di un’entità…

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Poveri esseri umani! Vivono credendo di essere liberi, quando invece sono solo liberi di pensarlo! Sono schiavi di un Governo che controlla e decide ogni attimo della loro vita, un Governo tanto oscuro che la maggior parte della  popolazione non immagina nemmeno chi si nasconda dietro le quinte dei politici che vedono in TV.

Poveri esseri umani! A loro insaputa vengono marchiati alla nascita, pompati di sieri e farmaci dannosissimi per la loro salute, e continuano a credere che sia per il loro bene!

Poveri esseri umani! Fin da piccoli sono obbligati a trascorrere tantissime ore seduti sui banchi di scuola ad imparare materie e argomenti ben definiti dal Governo, mica la verità! Perché nessuno insegna loro la vera storia del pianeta Terra? Perché non possono sapere nulla riguardo al teletrasporto e ai viaggi nel tempo? Perché viene nascosta loro la verità riguardo all’Universo e alla grande varietà di vita aliena al suo interno? Perché non viene spiegato loro quanto sia realmente importante il DNA e quante informazioni preziosissime esso contenga? Forse perché un popolo ignorante è più facile da controllare?!

Poveri esseri umani! Schiavi della TV, del Web e dei videogiochi! Schiavi di una tecnologia giurassica e dannosissima che il Governo utilizza per manipolare le loro menti. Perché non possono utilizzare la stessa tecnologia di ultimissima generazione utilizzata da chi li governa? È sicuramente meno dannosa e anni luce più avanzata rispetto ai PC e agli smartphones che utilizzano attualmente!

Poveri essere umani! Costretti a respirare un’aria putrida, ricca di sostanze nocive e metalli pesanti, immesse nell’aria dall’inquinamento e dalle scie chimiche. E ancora hanno il coraggio di credere che le malattie, anche le più gravi, siano normali?! Come fanno ad accettare tutto questo senza ribellarsi?

Poveri esseri umani! Abituati ad ingozzarsi di cibo spazzatura e ad assumere sostanze dannosissime come fumo, alcool e droghe fin in giovane età, pubblicizzate dal Governo. Come fanno a non capire che se il Governo avesse veramente a cuore la loro salute, non finanzierebbe di certo il consumo di queste sostanze?!

Poveri esseri umani! Costantemente ammalati, con il sistema immunitario azzerato dagli stessi medicinali che utilizzano per curare le loro malattie. Perché nessuno insegna loro la vera Medicina? Quella che la Natura ci dona ogni giorno, utilizzata sin da tempi antichissimi e per nulla nociva alla salute!

Poveri esseri umani! Costretti a lavorare 8-12 ore al giorno per guadagnarsi lo stretto necessario a vivere una vita dignitosa e privati sempre più del loro tempo da dedicare alle loro passioni o da trascorrere con i loro affetti. Non sono forse schiavi del denaro? È assurdo! Li hanno resi schiavi di pezzi di carta!

Poveri esseri umani! Seguaci di false religioni che chiudono sempre di più le loro menti allontanandoli dalla verità. Dov’è finita la vera spiritualità? Quella che insegnava l’evoluzione del Sesto Senso? Che ne è stato degli insegnamenti delle grandi Divinità del passato, come Gesù, Buddha, Krishna, e tantissimi altri? Come hanno fatto le persone a dimenticare chi sia veramente Dio? Se solo volessero, potrebbero imparare a sviluppare le loro facoltà psichiche a livelli altissimi, ma probabilmente non sanno nemmeno di possederle!

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Poveri esseri umani! Dov’è finita la vostra Libertà? Perché nessuno ha il coraggio di ribellarsi a tutto questo?  Siete milioni, molti di più rispetto a chi vi controlla! Svegliatevi! Unitevi e combattete! Riprendetevi la vostra libertà!

Ma per fortuna vedo che, nascosti tra gli esseri umani, ci sono anche alcune Anime molto positive e potenti! Sono poche, ma stanno combattendo con tutte le loro forze contro l’oscurità che si cela dietro al Governo mondiale! Stanno lottando per risvegliare le Coscienze delle persone da tutta questa menzogna e restituire loro la Libertà! Loro sì che conoscono la verità! Le ammiro tantissimo e le vorrei aiutare… credo sia arrivato per me il momento di scendere sulla Terra e di nascere! Voglio lottare assieme a loro per diffondere la verità e liberare la razza umana da tutta questa oscurità che fa credere loro di essere liberi, ma che lentamente li ha già resi schiavi.

Sara

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COS’È PER ME LA LIBERTÀ

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Credo che la Libertà sia un argomento molto difficile di cui parlare, perché a primo impatto sarebbe facile dare una risposta, ma mi rendo conto che sarebbe un’idea superficiale, riguardo un argomento su cui invece c’è molto da riflettere. Per come sono cresciuta, in questa società, in teoria sono una persona “libera” (o almeno fino ad un paio di anni fa), perché sono maggiorenne, perché ho un lavoro, perché sono indipendente e così via. Riflettendoci credo che noi Umani ora non abbiamo idea di cosa sia anche solo lontanamente la Libertà, perché siamo schiavi, nati schiavi, con la convinzione di essere liberi, ed è forse la cosa peggiore perché non abbiamo idea delle catene che ci tengono legati, anzi, amiamo le nostre catene, invidiamo chi ha le catene più belle o lucide delle nostre, vogliamo più catene e andiamo contro chi vuole toglierle. Per me è difficile parlare di Libertà, perché anch’io non sono Libera, ed è difficile provare a riflettere su una cosa che non si conosce bene. Vedo gli esseri umani come se fossero chiusi in un palazzo senza finestre e senza porta di ingresso. Il palazzo è pieno di decorazioni, c’è la sala giochi, la palestra, il lavoro e così via, e tutti sono liberi di andare dove vogliono, ma nessuno si accorge di essere chiuso, e quindi pensano di essere liberi perché possono muoversi nel palazzo, nessuno li trattiene. Quindi crescono con le regole che gli vengono insegnate, crescono con gli ideali dettati dal padrone di casa, ma nessuno si chiede cosa ci sia oltre quelle mura. Dalla mia piccola visuale la Libertà la vedo come la capacità di poter Vivere, seguendo la Voce della propria Coscienza, senza avere il minimo dubbio. Credo che essere Liberi sia avere il cuore costantemente leggero, senza pesi, sensi di colpa, preoccupazioni, e fare ogni passo come se si stesse volando. Credo che essere Liberi sia rendersi conto che abbiamo passato la vita come schiavi, e decidere di spaccare le catene e i muri, per uscire da ciò che ci teneva incatenato e iniziare a vivere come è meglio per noi. Non so cos’è la Libertà, perché ancora sono lontana dal raggiungerla, ma grazie ad una Persona Libera, ho imparato che è sicuramente qualcosa per cui vale la pena lottare, e vale la pena “sacrificare” le proprie catene per raggiungerla.

Nebula

 

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La Libertà è una scelta 

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Che cos’è la Libertà? Questa domanda mi ronza nella testa mentre la distesa di mare blu, calmo e invitante, si staglia davanti a me. Socchiudo gli occhi un attimo, un taccuino ancora bianco davanti, e una, mille domande da porsi. Se non avessi consapevolezza del Matrix, delle menzogne, se non sapessi di vivere nell’Era dell’inganno direi che la Libertà è anche questo: godersi semplicemente il mare in una calda giornata di febbraio, il fresco tepore dei piedi nudi nella sabbia, la brezza che scompiglia i capelli già spettinati e infinite possibilità che si prospettano davanti. Ma questa calma è solo apparente ed è nettamente contrapposta con il caos reale e attuale. 

E allora mi richiedo: cos’è davvero la Libertà? Molti risponderebbero: la Libertà principale risiede nella Libertà di pensiero. Se i più sapessero che neanche quella ci appartiene davvero. Per questa volta, però, concordo, ma nel senso più letterale del termine. Libertà di avere pensieri propri, non indotti, non influenzati, non manipolati. “Parole” che scaturiscono direttamente dalla Coscienza. Parole di cui ti puoi fidare, che puoi seguire senza il timore di commettere errori, senza la paura di fare del male a te stessa o agli altri perché derivano dalla parte più evoluta e vera di te. 

Dove finisce il mio pensiero e dove inizia il tuo? Me lo domando ogni giorno quando, attraverso le tante tecniche, cerco di far tacere la mente per raggiungere la parte più profonda di me. È così bello trovarsi in quello stato, una dimensione a sé stante, chiusa al mondo ma aperta alla mia esplorazione. Vorrei conservare quello stato, quella vibrazione per sempre… quanto sarebbero diverse le mie giornate, e quanto io sarei diversa. 

Da quando ho trovato l’Accademia di Coscienza Dimensionale la Libertà non è più solo un sogno lontano, ma è un qualcosa che è realmente possibile raggiungere grazie agli insegnamenti di Angel, che ci guida con sapiente maestria verso la ricerca della verità, donandoci tutta la sua immensa conoscenza, che è il primo e fondamentale passo per cominciare a liberarci dalle catene che ci opprimono da tutta la vita.

Per me la Libertà, quindi, è anche una scelta, la scelta di impegnarsi ogni giorno per sovrastare il rumore interno ed esterno attraverso le tecniche Psichiche che ci condurranno verso la vera comprensione di noi stessi, degli altri e della realtà che ci circonda.  

La perseveranza è la qualità basilare e irrinunciabile, perché nonostante gli ostacoli, nonostante i blocchi noi sappiamo di poter raggiungere questa agognata libertà e dobbiamo decidere ogni giorno di volerlo. Perché la libertà risiede nella mente e si alimenta abbattendo i nostri limiti. 

Quando capiremo coscientemente che noi non abbiamo limiti e spegneremo ogni rumore estraneo di fondo, sarà lì che riusciremo a spingerci verso ogni cosa noi realmente desideriamo e quella sarà la nostra Libertà. 

 

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La conoscenza rende liberi

“Perché?”

Con occhi sgranati aspettavo una risposta. Mi mettevo in punta di piedi, mentre cercavo di diventare più alta possibile per guardare nei tuoi occhi azzurri.

“Perché, nonno?”

Con fiducia di bambina aspettavo impaziente, volevo sapere ogni cosa, chiedevo il perché di tutto e tu, pazientemente, mi rispondevi. Mai uno sbuffo, mai un lamento. 

Ti definivo la mia enciclopedia vivente, mentre meticolosamente mi spiegavi perché gli uccelli volano in stormi. Guardavamo nella stessa direzione, il cielo, che all’epoca mi sembrava infinito e vero. 

Dopo un giro in motorino ci sedevamo sul prato più verde, uno accanto all’altro, a leggere. La nostra passione in comune. 

“Quanti libri hai letto questo mese?” Tre, ti rispondevo orgogliosa. Mi sorridevi fiero e mi dicevi “Continua così, perché la conoscenza rende liberi”. 

Quella tua frase ora mi risuona nella testa e mai come oggi la sento così vera. 

Le letture sono cambiate, ma la fame di sapere resta la stessa. Una curiosità dilagante, che con un balzo mi fuoriesce dal petto e divora qualsiasi cosa io abbia intorno.

Le domande sono cambiate e le risposte ora sono quelle giuste, quelle che salvano la vita. 

Vorrei farti conoscere tutto, vorrei essere io la tua enciclopedia adesso. Ma non c’è più tempo. 

Però io porterò sempre con me il tuo insegnamento più grande.

 

Isa

 

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Libertà

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La libertà è rendersi conto di essere padroni di tutto, ma allo stesso tempo di non possedere nulla. È osservare la vastità dell’orizzonte e sentirsi parte di qualcosa. La libertà è un bagno nudi nell’oceano. È avere il vento tra i capelli e i piedi in riva al mare. La libertà è la poiana che sorveglia la montagna, scruta ogni cosa dall’alto e si fa contemplare. La libertà è scoperta, esplorazione. La libertà è conoscenza. La libertà è un viaggio in macchina con i finestrini abbassati. La libertà è creativa: ci sono uomini liberi in prigione e persone in gabbia fuori. Non è forse la presenza di un ideale a fare di noi esseri liberi? La libertà è felicità. La libertà è emozione. È mancanza di paura. È non essere condizionato da alcun pensiero o sentimento. La libertà è una quercia secolare che accompagna lo scorrere del tempo, non si fa sconvolgere dal passare delle stagioni né dalle persone che nella storia l’hanno ammirata. Questo è il tipo di libertà a cui aspiro: la libertà dell’essere imperturbabile.

 

Klass

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Una riflessione sulla Libertà

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Cosa significa essere liberi?

Io me lo sono sempre chiesto e c’è stato un periodo della mia vita in cui ho provato a spiegarlo a me stesso. Pensavo che la libertà fosse la possibilità di agire secondo le proprie convinzioni. In fondo suppongo sia una definizione in cui bene o male tutti possono ritrovarsi, ma chi può davvero dire di conoscere le proprie convinzioni, il proprio pensiero? Credevo che tutti avessimo una scelta, sempre. Eppure probabilmente non mi sono mai sentito davvero libero… C’erano sempre le aspettative dei miei genitori, dei miei familiari e amici, dei miei professori, dell’intera società che vuole che impariamo a pensare e ad agire in un certo modo. Anche osservando gli altri la situazione non mi sembrava tanto diversa. In adolescenza mi è capitato tante volte di vedere miei coetanei inneggiare alla libertà e invocarla per i più svariati motivi, ma nella realtà dei fatti erano loro per primi a essere schiavi di alcol e droghe. Tutti si definivano liberi ma io vedevo solo catene. Solo successivamente ho potuto capire che tutte queste influenze esterne nel tempo vanno a creare una specie di strato superficiale che spinge più in profondità il nostro vero Io. Quindi come si può pensare di essere liberi se non si conosce davvero se stessi? 

Riflettendoci ora, mi rendo conto che non mi risulta per nulla facile trovare una definizione di libertà. Mi vengono però in mente certi episodi del mio passato che forse mi hanno avvicinato a una comprensione del concetto. Dei ricordi così intensi riemersi proprio adesso che non posso ignorare mentre rifletto su questo argomento. Quando ero piccolo e andavo al mare con la mia famiglia, ci recavamo sempre nella stessa spiaggia che aveva dei frangiflutti a scogliera su cui mi piaceva tanto andare. La fila di scogli partiva da riva e si inoltrava per circa una ventina di metri in mare; mi piaceva tantissimo percorrerla tutta, sedermi sull’ultimo scoglio e rimanere semplicemente lì, immobile, a fissare il mare. Più tempo restavo lì, più riuscivo a sentirmi finalmente in pace. Il tempo sembrava fermarsi, il mio respiro rallentava e diventava un tutt’uno con quello delle onde che si infrangevano ripetutamente sugli scogli. Se chiudo gli occhi riesco ancora oggi a ricordare perfettamente la leggera brezza sulle spalle e tra i capelli, il fragore e gli schizzi delle onde infrante che arrivavano fino a me, il verso dei gabbiani in lontananza, lo sguardo che si perdeva oltre l’orizzonte… ero così felice! In quei momenti non mi sentivo più parte di quella società tanto opprimente che sin dalla più tenera età ti mette fretta e ansia per qualunque cosa. Mi sentivo davvero più leggero, al di fuori di tutto, era una sensazione di totale gioia e spensieratezza di fronte all’immensità dell’oceano, che mi ricordava quanto fosse grande il mondo e quanto mi sarebbe piaciuto esplorarlo. E così fantasticavo su mille avventure in nave che da quel preciso punto mi portavano a visitare i luoghi più meravigliosi di questo pianeta. Per me in quel momento non c’era nulla di più reale di quelle fantasie, niente che mi facesse sentire così vivo. Se da bambino, forse ancora troppo piccolo per comprendere un tema così complesso come la libertà, ma abbastanza grande da interpretare una sensazione così potente, mi fosse stato chiesto cosa significasse essere libero, senza dubbio avrei descritto proprio la sensazione che provavo in quei pomeriggi estivi. Per me quella era la vera libertà e non mi importava se fosse sbagliato, nemmeno mi ponevo il quesito. 

Ma la verità è che ora mi è impossibile parlare di libertà senza citare il mio percorso spirituale nell’Accademia di Coscienza Dimensionale fondata dalla Maestra Angel Jeanne, a cui va tutta la mia gratitudine.

 

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È lei che mi ha reso libero. Tutta questa riflessione deriva da ciò che ho imparato da Angel, non sarebbe stata possibile altrimenti. Io ho sempre cercato, in ogni film visto, ogni libro letto, ogni canzone ascoltata, ogni attimo vissuto, uno stimolo, qualcosa che mi facesse riflettere e che mi permettesse di capire la vera essenza del mondo. Sapevo con certezza assoluta che c’era qualcosa di più, una rivelazione o rivoluzione sopita, ma non ero in grado di coglierla. George Orwell una volta disse che nell’era dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. Per me non esiste nulla di più vero e rivoluzionario delle parole e degli insegnamenti di Angel. Ora non ho dubbi che sono la meditazione e la pratica psichica a rendere liberi, perché ti permettono di conoscere davvero te stesso, i tuoi ideali, le tue convinzioni andando oltre qualunque influenza o manipolazione esterna, e agire finalmente di conseguenza. Di liberarti di quelle catene che tengono rinchiusi in un basso livello di coscienza e di compiere scelte che siano realmente tue. Permettono di comprendere la realtà che ci circonda per ciò che è veramente, di plasmarla e di viverci secondo le regole universali della spiritualità. Attraverso la pratica psichica ho ritrovato uno scopo e dei sogni che intendo realizzare, e solo grazie ad essa posso farlo. Questa per me è la vera libertà. Alla luce di tutto questo, ora riconosco che forse in fondo ero più vicino alla verità da bambino, su quella spiaggia, piuttosto che da grande, fino a qualche anno fa. 

 

Massimo

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Il Potere della Libertà

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Libertà è il termine, il concetto che mi ha sempre accompagnato sin da piccolo, quanto più agognavo e rispondeva alla ricerca Spirituale. Lo scopo di questa esistenza per ogni Essere e che supera ed amplifica tanti altri termini: dal termine Verità e ricerca della stessa che però racchiude anche un sottile dogmatismo e rigidità, alla stessa parola Illuminazione che pare sottintendere, in me, una sorta di arrivo ad una fine, ad una conclusione ma anche in questo caso può generare quasi un senso di limitatezza e di “chiusura”, come una sorta di Nirvana conclusivo.

Perciò la parola Libertà, nel senso più puro ed assoluto, esprime al meglio l’Infinito, la Creazione e l’Espansione, l’esplorazione e la scoperta di continue sfaccettature della Vita, dell’Avventura, dell’Amore. La Libertà la associo da sempre con il Volo, con una pienezza ed un sentire connessione con tutta la Realtà ed Energia, una totale indipendenza da necessità di qualsiasi genere, la non limitatezza, quindi Illimitatezza. La stessa evoluzione di Dio che non ha confini né limite alcuno e non ci sono parole per definire e rinchiudere appunto la Libertà, ed è oltre il termine Potere che assume un velo di potenziale “pericoloso”, un possibile danneggiare l’altrui esistenza.

È un Potere Ineffabile… È la Libertà.

 

Roby

 

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Cos’è la Libertà?

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Quando mi è stata fatta questa domanda pensavo di sapere perfettamente cosa fosse, pensavo di avere le parole giuste, e in realtà ho trovato difficoltà a dare una risposta. Forse perché credo che siamo troppo abituati ad utilizzare questo termine equivocando il suo significato. Ho sempre creduto di avere la Libertà in mano. Tutti mi dicevano che potevo dire ciò che pensavo, che sarei stata libera di seguire un determinato percorso, che avrei potuto abbracciare i miei nonni quando ne avrei sentito il bisogno, essere libera di poter vivere chi amo, e tante altre azioni che sembrano banali ma… perché in realtà quando mettiamo in pratica le nostre libertà ci sentiamo così limitati? 

Perché quando esponiamo il nostro pensiero, il nostro punto di vista veniamo aggrediti, e mai ascoltati e capiti? Si dice che si tratti di responsabilità, quando si parla si deve essere consapevoli di avere la possibilità di ricevere delle critiche, magari insulti, finendo per calpestare la nostra dignità. Beh, ai tempi d’oggi questa viene chiamata Libertà di espressione. Ma realmente l’insulto, la soppressione si possono considerare Libertà? E colui che parla e viene calpestato è considerato Libero? 

Viviamo in una società che adula una finta Libertà. 

Ogni volta che qualcuno grida contro di noi, che ci zittisce, che ci perseguita, che ci umilia gridando “in nome della Libertà” non è mai per conto di essa, bensì contro.

Quando impareremo ad ascoltare l’altro ed esporre il nostro diverso punto di vista stringendoci la mano; quando potremo decidere ogni fronte della nostra vita senza nessuno che ci vada contro; quando avremo egual libero accesso a strutture sanitarie, pubbliche e magari a informazioni politiche, scientifiche e tecnologiche; quando ci considereranno e considereremo uguali e diversi allo stesso tempo. Uguali per avere gli stessi diritti e doveri e diversi per esperienze di vita, culture, religioni, ispirazioni politiche e scelte di vita. 

Solo allora potremo dire di sapere cos’è la Libertà.

 

Sabrina A.

 

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Cosa è la Libertà

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Innanzitutto va a braccetto con il rispetto. Non c’è libertà senza il rispetto di sé e degli altri. Libertà è essere forti e non cadere nelle trappole delle mie maschere. Libertà è assumermi la responsabilità delle mie azioni, ogni cosa che faccio ha inevitabilmente delle conseguenze. Libertà è agire con la mia testa, senza dare il potere a nessuno di sostituirmi in una decisione. Libertà è affrontare le conseguenze delle mie azioni senza dare ad altri la colpa di ciò che succede. Libertà è non delegare quando mi farebbe comodo, per pigrizia, per paura, per incompetenza. È affrontare le difficoltà e superarle. Libertà è non cedere al ricatto per indolenza, perché mi promette un beneficio, in cambio di una rinuncia a una parte di me stessa. È anche scendere a compromessi quando accettando posso ottenere un beneficio maggiore, nel senso di crescita personale o lotta conto il male. Libertà non è benessere, comodità, sicurezza. Libertà al contrario è essere forti anche quando ti tolgono tutto. La libertà non è fuori, non è condizionata dal volere altrui, che sia un genitore, un capo, un politico. Libertà è rimanere integri nonostante le botte sui denti. È trovare dentro la forza per affrontare la vita e le difficoltà. È andare avanti a testa bassa quando tutto ci è contro.

Libertà è natura, sole, mare, boschi… è coltivarsi il cibo e non dipendere da nessuno. È essere autosufficienti, imparare, studiare, creare, costruire. È la consapevolezza di essere grande, di essere in grado di affrontare la vita da solo.

Credo che molti neri schiavi d’America, a cui era stato tolto tutto, fossero molto più liberi di tante persone, che pur potendo decidere, pur avendo tutto, mettono la loro vita nelle mani di altri, perché è comodo.

Libertà è non dover chiedere il permesso per essere liberi.

La libertà è dentro, e io so di non essere libera. Sono ancora schiava delle mie maschere, sono schiava delle cose che ho, del denaro, del lavoro, della sicurezza. Sono schiava della paura di soffrire, della malattia e anche della morte. Sono schiava di certe dipendenze, del bisogno di appoggiarmi ad altri nei momenti di debolezza.

È il volo dell’aquila, il ruggito del leone, la corsa del lupo… è essere un tutt’uno con l’Universo e con Dio.

 

Isabella Castagno

 

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Crema spalmabile alle nocciole: 3 modi per realizzarla

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Quante volte ti è capitato di voler tornare ai vecchi tempi e poter mangiare la nutella?

Indubbiamente ti sarà capitato di volerla riprovare almeno un’ultima volta solo per ricordarne il sapore, ma il risultato è stata una nausea pazzesca e un terribile disgusto.

La nutella, specialmente quella Ferrero, come però anche le altre, sono un cibo molto dannoso per il nostro organismo. Addirittura io ricordo che quando iniziai la meditazione di Angel Jeanne, se mangiavo la nutella mi faceva malissimo il cuore. Se non la mangiavo i dolori sparivano, un mistero. 

Inoltre la nutella contiene olio di palma, che se portato ad alte temperature può essere molto dannoso per il nostro organismo. 

La nutella che compriamo in genere è davvero pessima poiché la chiamano “Crema alle nocciole”, ma ovviamente di nocciole c’è ben poco, o addirittura niente.

Una classica crema di nocciole dovrebbe contenere più cacao e nocciole e meno olio e zuccheri. Ovviamente questo non succede con quelle già comprate, ecco perché la realizzeremo noi. 

Per noi praticanti è importante donare al nostro organismo i nutrienti giusti, senza rinunciare al gusto. Ecco perché oggi non ti mostrerò una, ma bensì 3 ricette per preparare 3 creme alla nocciola per i tuoi momenti di pausa, colazione merenda, per qualsiasi momento della giornata. Queste ricette sono molto semplici da realizzare.

Innanzitutto ti servirà un mixer, è molto importante altrimenti non potremmo prepararla senza.

Prima di vedere la ricetta è importante che io ti dica che non è necessario utilizzare cioccolato al latte e fondente. 

Puoi benissimo utilizzare qualsiasi tipo di cioccolato tu preferisci, fondente al 70% o al 90% qualsiasi tipo di cioccolato sei abituato a consumare. 

Io di solito la faccio con metà al latte e metà fondente 50%. 

Vediamo ora la ricetta. 

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Innanzitutto scaldiamo per bene il latte così ci aiuterà a sciogliere bene il cioccolato successivamente. 

Poi dobbiamo tostare per bene le nocciole, ma se non ti va di tostarle va bene lo stesso. 

Adesso poniamo lo zucchero nel mixer. 

ATTENZIONE:

qui dipende da voi. Se preferite una nutella dolce ma non troppo potete mettere 40g, potete anche aumentare i grammi. 

Se ad esempio fate una crema con 

Fondente 70%e fondente 50% vi consiglio di mettere almeno 40 – 50 g di zucchero, per evitare che sia troppo aggressiva. Tutto dipende dai propri gusti personali. 

Lo zucchero nel mixer deve diventare quasi come zucchero a velo. 

A questo punto possiamo mettere le nostre nocciole insieme allo zucchero e creare una farina. 

Nel mixer il composto si scalderà, quindi le nocciole potrebbero iniziare ad esternare il loro olio. Se succede, smettete di mixare poiché ci serve una farina, non una pasta di nocciole. Ma non preoccupatevi se avete dimenticato di non mixarlo troppo, se inizierà a risultare come una pasta, verrà lo stesso! 

Adesso è arrivato il momento di inserire il latte caldo e il cioccolato a pezzetti poco alla volta e mixare fino ad ottenere una crema vellutata.

Eseguiamo ripetutamente il passaggio di latte e cioccolato fino ad esaurimento degli ingredienti.

A questo punto, cuociamo a bagnomaria per qualche minuto fin quando il composto risulterà liscio e lucido. (6-10 minuti) mescolare per non bruciare.

Togliamo dal bagnomaria e lasciamo intiepidire.

Conservare poi in barattoli di vetro (o un bicchiere) puoi lasciarla fuori dal frigo in inverno e in estate, ma se fa troppo caldo ti consiglio di tenerla in frigo ben chiusa. 

 

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Adesso diamo un’occhiata alle altre due ricette. 

La seconda e la terza ricetta sono per chi ha poco tempo e non vuole rinunciare al gusto della nutella. Questa ricetta non contiene lattosio quindi non andiamo ad utilizzare né il latte né le stecche di cioccolato. 

Quello che ci servirà a parte il magico mixer sarà:

Le dosi di zucchero dipendono dai gusti personali, e inoltre io uso quello vanigliato perché ha un buon aroma di vaniglia. 

Puoi utilizzare più o meno cacao in base a quanto “Cacaosa” vuoi la tua crema. 

Olio di semi q.b. (solo se necessario) 

Innanzitutto adiamo a mettere nocciole e zucchero a velo nel mixer, tritiamo fino ad ottenere una polvere. 

Cerchiamo di non far surriscaldare il mixer, quindi andiamo a fare delle pause altrimenti il mixer darà di matto (a meno che non abbiate un mixer super potente!!) 

A questo punto vedremo che man mano che mixiamo il composto risulterà sempre più cremoso poiché le nocciole andranno a rilasciare il proprio olio.

 

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Alcuni mixer sono così potenti che non c’è bisogno di aggiungere olio, ma se avete un mixer meno potente ed è difficile rendere la crema liscia, allora aggiungete un cucchiaino d’olio ma non troppo, altrimenti risulterà disgustosa. (d’altronde le nocciole già di per sé emanano il proprio olio) 

A questo punto possiamo decidere se farla rimanere bianca, e quindi avere una crema leggera solo di nocciole, oppure aggiungere il cacao amaro in polvere per una crema al cacao tipo nutella.

Questa crema non necessita di essere messa in frigo neanche in estate! È molto semplice da preparare ed è anche molto versatile per la preparazione di altri dolcetti come i baci perugina che vedremo la prossima volta. 

Inoltre con lo stesso metodo potete preparare benissimo altre creme alla frutta secca come ad esempio burro di mandorle o burro di arachidi. 

Fammi sapere se ti sono piaciute queste ricette

Un bacio.

 

Vivi 

 

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Che cos’è la Libertà?

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Per me libertà è prima di tutto silenziare le mille voci che ci spingono in mille direzioni diverse e spesso lontane da ciò che realmente desideriamo, per poter entrare nel proprio petto e connetterci a quella lucina che ci fa prender coscienza di ciò che realmente siamo e della nostra vera strada da intraprendere.

Per me la libertà è direttamente ricollegabile al poter essere se stessi nella forma più autentica che ci sia: non sto parlando di ideali, ma di sentimento.

La creatività, il proprio modo di esprimersi e di raccontare, non rubato da altri; i propri sogni, le proprie idee, senza manipolazioni da parte di terzi.

Libertà è per me connessione con se stessi, ma per conoscere se stessi bisogna rivolgere l’attenzione alla propria coscienza.

Altrimenti si vive di ideali che non ci appartengono veramente.

La libertà si riconduce però anche alle altre persone, perché lasciar liberi gli altri di seguire i percorsi dei loro istinti ci permette di conoscere cosa significhi davvero amare qualcuno, senza soffocarlo con le nostre aspettative sul come dovrebbe gestire la sua vita secondo noi.

Questo sentimento è immenso e ci fa capire il senso di regalare la libertà alle persone che amiamo, ma anche a coloro che non conosciamo o con cui non condividiamo gli stessi pensieri.

Libertà è per me trovare quel sentimento che strabocca di energia e vitalità, perché siamo connessi al nostro reale percorso, ai nostri veri obiettivi e siamo motivati da questa spinta interiore nel proseguire senza mai fermarci.

Libertà è prima di tutto liberarsi dalle proprie catene mentali, dalle manipolazioni, dai rallentamenti che hanno il solo scopo di non farci realizzare come Anime.

Solo allora si potrà portare vera Libertà anche all’esterno, nelle vite altrui, attraverso il nostro Esempio.

La libertà è prima di tutto uno stato interiore, dunque indipendentemente da ciò che accade là fuori, si può decidere di essere liberi perché pur facendo parte di questo Matrix, possiamo decidere quando uscirne e rilassarci in ciò che si è veramente.

Poter uscire ed entrare quando si vuole nel Matrix, in questo enorme e grandioso videogioco è, per me, Libertà.  

 

Cosmic Feather

 

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Leggende e Racconti tra l’Appennino Toscano ed il Montalbano – Le Fate del Bosco degli Schizzi (Terza parte)

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Ecco l’ultimo racconto dedicato alle leggende delle zone in cui sono nato, spero che sia di vostro 
gradimento. 
 
Il Bosco degli schizzi e la Roccia delle scarpette 
 
I monti della Calvana, a ridosso dell’Appennino sono un luogo che ha una particolare conformazione, ricca
di grotte naturali, rocce e prati aperti. Su questi monti ci sono molti racconti e dicerie, dalla grotta che si
dice fosse di un Drago alle basi aliene.
Mio nonno è nato in una famiglia di pastori, e mi ha raccontato che c’era un bosco particolare che
frequentava da piccolo, quando con suo padre si occupava del gregge. Questo bosco caratterizzato da un
terreno roccioso, era il ritrovo per tutti i pastori della zona nelle giornate estive, quando faceva caldo e si
aveva bisogno di un po’ di fresco, ma diventava un luogo magico dopo le giornate di pioggia.
Dopo la pioggia il bosco si riempiva di rivoli e cascatelle di acqua, che scorrendo si infrangeva sulle rocce
creando giochi d’acqua, da qui il nome di Bosco degli schizzi. Era proprio in quei momenti che i pastori
potevano vedere le fate che si recavano lì a giocare con l’acqua, senza aver paura che i pastori le vedessero,
anzi erano felici di condividere insieme quel luogo e convivevano senza problemi.
Molti anni prima della nascita di mio nonno, si racconta che alcune streghe di passaggio si infastidirono
della presenza delle Fate in quel bosco, al punto da volerselo prendere tutto per loro. La strega più forte si
presentò nel bosco, mentre le fate stavano giocando, dicendo che le fate si sarebbero dovute allontanare
entro qualche giorno, altrimenti le streghe sarebbero passate alle cattive maniere. La fata più anziana
rispose che se le streghe fossero state in grado di dimostrare che quel luogo fosse loro, lei e tutte le fate si
sarebbero allontanate senza battere ciglio. La strega disse che per dimostrarlo non ci sarebbero voluti dei
giorni, ma un attimo e fece per andarsene. Dopo che la strega si allontanò, la fata più anziana rese una
roccia delle vicinanze morbida con i suoi poteri, ci camminò sopra lasciando tantissime delle sue impronte e
la fece tornare dura. Mandò a chiamare la strega che era lontana, ma ancora in vista, che una volta arrivata
chiese il perché l’avessero cercata. Le fate mostrarono alla strega le impronte lasciate sulla roccia, prova
evidente che quel bosco fosse territorio delle fate. Le streghe non si presentarono più e da quel giorno
rimangono ancora delle piccole impronte di circa un centimetro, a prova del passaggio delle fate.
Lorenzo7
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Leggende e Racconti tra l’Appennino Toscano ed il Montalbano – Una  Ninfa e Le Paure (Seconda parte)

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Il racconto delle leggende del territorio in cui sono nato continua in questa seconda parte, dove per un 
attimo ci fermeremo tra le colline a ridosso della pianura. 
 
Ambra ed Ombrone, storia di un amore non corrisposto 
 
Questo racconto è ambientato nelle zone di Poggio a Caiano, paese che si trova nella provincia di Prato. 
Si racconta che qualche secolo fa la zona fosse ricoperta da fitti boschi abitati da ninfe, e una di esse, Ambra 
è la protagonista di questo racconto. 
La giovane Ninfa era solita bagnarsi nelle acque del fiume Ombrone insieme alle altre Ninfe, e come spesso 
faceva, lì si reca un giorno per fare il bagno. Ombrone era da tempo innamorato di lei, amava osservarla e 
col passare del tempo cresceva sempre di più il desiderio di farla sua, quel giorno lei si era recata presso le 
sue acque per fare il bagno, e sentendola parlare con le altre ninfe scopre che lei si era innamorata di un 
pastore di nome Lauro. Sentendo queste parole, si ingelosisce al punto di decidere di farla sua cercando di 
portarla via con le sue acque. Chiamando il nome di lei, Ambra si accorge che Ombrone vuole farla sua e lei 
non corrispondendo quella passione inizia a scappare tra i boschi lungo le sponde del fiume. Da qui inizia 
un inseguimento che vede Ambra asserragliata da Ombrone che le sta alle calcagna, il quale ha anche 
chiesto aiuto al fratello Arno per aumentare ancora di più la portata delle acque, al fine di raggiungere la 
povera ninfa. Ambra si vede alle strette ed invoca l’aiuto della Dea Artemide, che prontamente la trasforma 
in una roccia per sfuggire alle grinfie di Ombrone che la perde di vista. Dopo l’intervento della Dea, 
Ombrone perde ogni forza e si rassegna al fatto che non potrà mai più conquistare la giovane ninfa. 
In quel luogo dove Ambra fu trasformata in una roccia, adesso sorge una collina su cui Lorenzo il Magnifico
fece ergere una delle famose ville Medicee, dandole il nome di Ambra,la giovane ninfa salvata da una Dea.

Le “Paure”

Nella zona in cui abitavo, un paese molto vicino al luogo del racconto precedente, le nonne raccontano da molto tempo ai bambini di stare attenti alle “Paure” e di fare i bravi. Le “Paure” sono degli esseri che da tempo si racconta facciano spregi a chi si comporta male, o semplicemente a chiunque per il solo gusto di divertirsi. Possono farti trovare la casa messa a soqquadro, come se fosse passata di lì una tempesta, possono farti trovare oggetti rotti o far scomparire qualcosa a cui tieni molto, tutto questo senza farsi sentire e senza farsi vedere, perché si divertono a far esasperare la gente.
Tra queste ci sono delle “Paure” ancora più cattive, quelle che si divertono a far scomparire le persone, in particolare i bambini.  Queste sono capaci di prendere le sembianze di persone, animali o di un qualsiasi oggetto dei desideri del malcapitato, per attirarlo in un luogo nascosto e farlo sparire nel nulla.
C’è la storia di un bambino scomparso, dove dei conoscenti che lo vedevano spesso e lo incrociavano per una strada di campagna, hanno visto il ragazzino correre verso una radura mentre chiamava il nome del suo cagnolino defunto e dopo averlo seguito non lo hanno più trovato. Ci sono altri racconti di persone che hanno visto la moglie defunta, o delle monete d’oro, ma la fine che li accomuna è che tutti sono poi spariti.
Legata a queste storie e a queste entità esiste una pratica molto particolare, usata per togliere il malocchio e le energie negative, ma allo stesso tempo per allontanare queste creature. Ogni anno si raccoglieva l’erba della paura (Siderite) per il giorno di San Giovanni, giorno in cui si dice avesse più forza, per farla seccare al sole ed utilizzarla per fare dei decotti utilizzati poi per dei lavaggi, nei quali si invoca l’aiuto di Gesù e San Pietro.
Mi ricordo ancora di come, da bambino, dopo aver visto una strana ombra nera presentarsi in casa lo raccontai a mia nonna, che prontamente mi fece uno di questi lavaggi con l’erba della paura. Se durante il lavaggio l’acqua diventa torbida, lasciando sul fondo dei sedimenti significa che ci si è tolti di dosso il malocchio o energie negative legate a presenze come le “Paure”. Nel mio caso successe proprio così, la prima volta l’acqua diventò torbida e sul fondo della bacinella c’erano dei depositi. Infatti, nei giorni successivi, mi sentii molto meglio e a distanza di qualche giorno ne feci un altro: l’acqua rimase limpida e non vedevo più quell’ombra.

Lorenzo7

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Leggende e Racconti tra l’Appennino Toscano ed il Montalbano – Due piccole curiosità su due grandi rocce

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La zona dove sono nato, la piana che da Pistoia, includendo Prato, arriva fino a Firenze è circondata e racchiusa da due rilievi montuosi, il primo più imponente l’Appennino ed il secondo, più collinare, il Montalbano. Tra i boschi incontaminati, i ruscelli e le rocce di queste zone sono nati diversi racconti e leggende che contribuiscono a renderli ancora più misteriosi e ricchi di fascino, si tratta di luoghi che da sempre offrono i loro frutti all’uomo, e che da esso sono spesso frequentati ed abitati da secoli.

Il primo territorio dove ci addentreremo è il Montalbano, un rilievo montuoso-collinare che, partendo da Pistoia fino ad arrivare a Firenze chiude ad ovest la piana che comprende le città prima nominate.

 

Il Masso del Diavolo a Pietramarina

Pietramarina è il nome di un antico insediamento Etrusco che si trova sul Montalbano, vicino al monte Pinone. Appena fuori questo sito archeologico di circa un ettaro, si trova un boschetto di lecci, alberi che si dice fossero cari agli Etruschi, sia perché luogo di trapasso delle anime, sia perché luogo capace di attirare le energie divine, di trasmettere profezie e di essere il luogo dove le api amavano posarsi.
Il Masso è una grande roccia di forma rotonda, ai cui lati sono stati scavati degli scalini per raggiungerne la sommità. Le cose che lo rendono particolare sono due: la prima sono le numerose incisioni etrusche di cui è tappezzato, la seconda un foro molto profondo presente sulla sommità, che sembra andare verso l’interno della roccia e anche molto più in profondità.
Si dice che questa roccia sia il resto di un teschio di un gigante e che sia stato usato poi dagli Etruschi come altare su cui celebrare i loro rituali e le loro pratiche, ma anche come luogo di incontro con gli spiriti dei defunti.
Il nome deriva però da diversi avvistamenti di spiriti maligni che volevano infestare il luogo a partire dalla scomparsa degli Etruschi, e sono apparsi più volte facendo sentire le loro urla, ma senza riuscire a prendere possesso del luogo. Si racconta che un giorno un demone molto forte si arrese nel tentativo di appropriarsi del masso e che per lasciare un segno del suo passaggio riuscì a lasciare un segno dei suoi zoccoli sulla scalinata che porta in cima alla roccia prima di arrendersi e scappare, segno che è visibile ancora oggi sugli scalini. Dopo quell’apparizione nessun demone e nessuno spirito maligno si sono più avvicinati al luogo per paura, lasciando che la pace e la tranquillità di quel luogo sacro siano rimaste intatte fino ai giorni nostri.

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Il Masso delle Fate

Il Masso delle Fate è una roccia, un grande monumento naturale che costeggia il fiume Arno, vicino Montelupo Fiorentino. Come si evince dal nome, questa roccia circondata da boschi è famosa per gli avvistamenti di fate che continuano a susseguirsi nel corso degli anni, ma non è tutto qui.
Un tempo questa roccia impediva alle acque del fiume di scorrere, rendendo di fatto la pianura di Firenze, Prato e Pistoia una vastissima zona paludosa che impediva agli Etruschi, che abitavano la zona, di raggiungere altri territori e di avere più terreni su cui insediarsi.
La prima leggenda che riguarda questo territorio racconta che Ercole si fermò in Toscana, presso gli Etruschi dopo il compimento della decima fatica. Si dice che gli Etruschi chiesero ad Ercole di creare una breccia in questa roccia, per far defluire le acque e rendere abitabili e percorribili quelle aree a loro inaccessibili. Ercole acconsentì e con la sua forza riuscì a creare un varco e l’acqua defluì grazie ai suoi grandi poteri. Ercole fu acclamato dagli Etruschi che ne fecero il loro re. Il gesto di Ercole è stato così Miracoloso, che nei secoli successivi altri hanno provato ad emularlo non riuscendoci. Durante il Medioevo numerosi scalpellini, hanno tentato di scalfire la roccia, ma ogni tentativo finiva con i loro attrezzi distrutti e spezzati. Nel secolo scorso i Nazisti, che vicino a questo masso avevano costruito una polveriera tutt’oggi integra, hanno provato a bombardarlo per farlo cadere, ma nonostante vari tentativi non sono riusciti a fare cadere neanche un sassolino.

La seconda leggenda su questo luogo, simile alla prima, è legata alla figura di Noè.  Si narra che dopo il diluvio universale Noè approdò con la sua arca tra il Lazio e la Toscana, e qui si stabilì fondando un suo regno. Lasciò ai suoi figli il compito di popolare la regione nel corso dei secoli, finché uno di essi arrivò nella zona dell’attuale Firenze e vi fondò un insediamento. Si dice che chiese aiuto ad un uomo di nome Ercole Libio per abbattere la roccia e creare un nuovo fiume. Ercole, con grande fatica e sforzo riuscì ad abbattere la roccia e a creare un passaggio per l’acqua. Il figlio di Noè dedicò a Ercole il fiume chiamandolo Arno, parola che in antico aramaico significa “leone vittorioso”, sarà un caso?

 

Lorenzo7

 

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La febbre

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In una normale domenica, una famiglia tornava dalla messa della mattina, o almeno, quella giornata sembrava normale finché uno dei membri della famiglia non vide un uomo legato ad un albero. Allarmato, l’uomo chiese alla moglie di portare via i bambini affinché non dovettero assistere alla scena e di correre velocemente in paese per chiamare qualcuno che potesse aiutarlo. 

Con cautela il padre si avvicinò all’uomo notando che giaceva seduto con gli occhi chiusi, il padre si avvicinò facendosi il segno della croce, si guardò in giro e iniziò a slegare l’uomo. L’uomo si svegliò di soprassalto e iniziò ad imprecare con il padre che stava cercando di slegarlo chiedendogli cosa stesse facendo. 

Quando il padre della famiglia chiese che cosa ci facesse legato ad un albero rispose che era usanza nel comune vicino al loro da dove egli proveniva farsi passare la febbre in quel modo: ci si legava ad un albero e si passava la febbre all’albero a cui si era legati finché la corteccia dell’albero non fosse secca. 

Una volta che la corteccia si seccava il malato era guarito. Il padre di famiglia chiese ad un suo amico che aveva parenti che risiedevano in quel comune, il quale confermò l’usanza di legarsi agli alberi per passare a loro le proprie malattie. 

 

Klaren

 

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Presenze inquietanti

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C’era una volta un paesino tranquillo, le acque del fiume scorrevano donando quiete a chiunque si fermasse ad ascoltarle, il verde dei prati era ovunque e la vista dei monti era stupenda da ovunque si guardasse. 

Era un paesino in cui nessuno avrebbe mai pensato potesse succedere qualcosa di strano, tutti gli abitanti si conoscevano tutti e nulla passava mai inosservato, in una malga nei pressi di questo paese proprio ai piedi del monte i malgari iniziarono a sentire dei suoni provenire dalla cascina, erano suoni di oggetti che cadevano, campane che suonavano, porte che sbattevano, tutto ciò senza che ci fosse vento, eventi climatici o qualcuno che spostava tutti questi oggetti. 

Un giorno, un bambino che stava giocando nei pressi della pozza della cascina informò i mandriani del fatto che una misteriosa ombra si aggirava fra le mucche. Nessuno gli credette dando la colpa alla fervida immaginazione dei bambini. Una sera, una donna che si aggirava vicino al pozzo informò di aver visto un’altra ombra che camminava dietro alla cascina, disse che l’ombra aveva le corna. 

A quel punto il villaggio iniziò a preoccuparsi finché uno dei mandriani informò tutti di aver visto la stessa ombra con le corna. I mandriani si spaventarono tantissimo al punto che non vollero più tornare in quella malga. I mandriani si misero d’accordo di rivolgersi ad un sacerdote, il quale li rincuorò dicendogli che probabilmente era soltanto lo spirito di un mandriano morto in quella malga qualche anno prima e che forse stava cercando aiuto: qualcuno che pregasse per lui. I malgari celebrarono una messa e quell’ombra non fu mai più vista. 

 

Klaren

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La cascina delle dieci donne

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In un piccolo comune situato ai piedi di un monte due ragazzi: Tone e Battista decidono di andare a caccia di rane nella palude.

Dopo ore di stancante ricerca, Tone propone di andare a casa di una parente, la casa era momentaneamente disabitata poiché i parenti erano in vacanza e decide di preparare la polenta per entrambi mentre Battista continuava la caccia di rane. Dopo pochi minuti, Tone iniziò a sentire della musica provenire dalla stanza accanto, era composta da ogni tipo di strumento: tamburi, flauti, canto vocale, era strano perché era assolutamente sicuro che nessuno fosse in casa e aveva salutato i suoi parenti che partivano giusto tre giorni prima.

Andò a controllare e vide dieci ragazze bionde che danzavano allegramente e lo invitavano a ballare con loro, entusiasta Tone si dà alle danze per poi, pochi secondi dopo, notare che da sotto le gonne di queste ragazze vi erano gambe di capra e spuntava pure una coda.

A quel punto le ragazze si trasformarono in demoni mostruosi e dalla paura Tone perse i sensi per poi essere ritrovato da Battista che fu sorpreso di vedere che anche a lui crebbero gambe di capra e la coda.

 

Klaren

 

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ANGUANA

 

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Una delle figure mitologiche della tradizione locale veneta che mi hanno da sempre affascinata è l’Anguana.

Le Anguane non sono conosciute solamente in Veneto ma sono ben note anche in Friuli e in parte della Lombardia, Emilia e Trentino, spesso però vengono chiamate anche con altri nomi come agane, subiane, ogane, gane, vivane, pagane, zubiane, acquane, longane.

Alcuni luoghi del Veneto riportano anche il nome “Anguana” proprio nella toponomastica: c’è ad esempio “L’Anguan-tal”, la valle dell’Anguana nel veronese, o alcune grotte nel vicentino che vengono chiamate “buso dell’anguana” (buco dell’Anguana).

L’origine delle Anguane è avvolta nel mistero e le teorie sulla loro nascita sono diverse. Alcuni sostengono che derivino dai Galli e si racconta che in periodo romano, durante gli scontri tra i due popoli, alcune donne celtiche si siano rifugiate nelle grotte vicino ai laghi e ai torrenti (note anche come “angane”) per non farsi catturare e che pian piano, negli anni, si siano legate alla natura diventando creature mitiche.

Altri le fanno risalire sempre a quel periodo, dandogli però delle connotazioni negative e sostenendo che inizialmente fossero creature malvagie perché attraevano e poi facevano smarrire i cacciatori, portandoli alla morte (in questo caso fanno risalire il nome ad “anguis”, ovvero serpente).

Altri ancora ritengono che in origine fossero semplici donne che andavano ai ruscelli o agli stagni a lavare i panni e che, una volta morte, i loro spiriti siano tornati proprio in quei luoghi divenendo protettrici della natura.

Alcune tradizioni raccontano che fossero donne dei boschi, dedite a un culto pagano, ma i più le considerano invece figure non umane appartenenti al mondo degli spiriti.

Le Anguane sono esseri femminili legati all’acqua, vivono vicino a fonti, stagni, laghi e ruscelli e sono protettrici delle acque, ma pare possano talvolta vivere tra gli umani. Appaiono come giovani donne, spesso molto attraenti e in grado di sedurre gli uomini; altre volte però si palesano invece come esseri per metà ragazze e per metà rettile o pesce e sono in grado di lanciare forti grida se si accorgono di essere spiate così da stordire il malcapitato (in Veneto infatti esiste l’espressione “Sigàr come n’anguana”, ovvero “gridare come un’anguana” che molto probabilmente non è casuale).

In molte leggende legate alle Anguane esse sono rappresentate con uno o più tratti non umani che nascondono con del muschio o con della corteccia: piedi di gallina, di anatra, gambe squamate, una schiena “scavata”, oppure gambe rugose e coperte di muschio o hanno la schiena coperta di corteccia di albero.

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Nella maggior parte delle leggende del nord-est di Italia sono descritte come donne dai “piedi di capra”, ad ogni modo la leggenda narra che il tratto distintivo di queste ninfe sia il collo del piede altissimo, proprio come quello delle capre.

Sono creature della natura sfuggenti, affascinanti e ammaliatrici, con capelli lunghissimi, abitano buche e anfratti rocciosi dei monti, ma non si allontanano mai troppo dall’acqua, loro elemento naturale. Non sono descritte né come buone nè cattive, ma si dice che se la prendano con chi danneggi, inquini o deturpi la Natura.

 

Ricercando materiale sulle Anguane, ho scoperto una cosa straordinaria: la  Saga dei Fanes che raccoglie ricche e complesse leggende della tradizione ladina delle Dolomiti ed è riconducibile ad epoche davvero antiche.

Da questa saga e dalle leggende legate a queste misteriose fanciulle soprannaturali, si possono evincere alcune caratteristiche di questi esseri:

  • possono dispensare il dono della fertilità;
  • se maltrattate o tradite, possono essere vendicative e lanciare una maledizione:
  • sanno predire il futuro e conoscono il passato (ma curiosamente non il presente!);
  • danno buoni consigli;
  • fanno venire sogni premonitori;
  • non hanno religione;
  • sanno volare;  
  • possono far sgorgare un torrente;
  • conoscono i tempi giusti per tutte le operazioni agricole;
  • custodiscono tesori;
  • possono disorientare gli uomini facendogli perdere il senso del tempo;
  • cantano in modo meraviglioso;
  • escono dall’acqua in forma umana.

Sono fondamentalmente creature benevole nei confronti degli uomini e cercano di aiutarli in ogni modo. Si racconta infatti che le Anguane abbiano insegnato alle popolazioni locali svariate attività artigianali, come ad esempio la filatura della lana, la caseificazione, ma anche la produzione del sale, dello zucchero, del vetro o di altre arti nelle quali la popolazione era carente. Queste leggende si concludono poi, generalmente, con gli uomini che non si dimostrano per nulla riconoscenti e proprio per questo l’Anguana se ne va, offesa, senza insegnare loro l’attività in questione.

Quando ho conosciuto queste figure locali le ho subito associate alle Apsaras della tradizione indiana (ma presenti anche nei miti della Thailandia, Laos e Cambogia).

 

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L’etimologia del nome è interessante perchè formato da “ap”, acqua, e “sar”, muoversi, scorrere, quindi “coloro che si muovono fra le acque”: esse infatti sono esseri associati all’acqua ma normalmente vivono sugli alberi, sono fanciulle bellissime, spiriti della fertilità, portano fortuna, possono volare, cantano e danzano divinamente.

Forse allora le Anguane non sono presenti solo a livello locale, ma potrebbero rappresentare una specie diffusa in tutto il mondo e, semplicemente, chiamata in modo diverso a seconda del paese in cui è nota.

 

Dharani Tara

 

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Leggende di Agropoli

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“La regina Verde”

Siamo nel meraviglioso Cilento, ad Agropoli e più precisamente a Punta Tresino, un piccolo promontorio a due passi da Castellabate da cui è possibile godere di un panorama mozzafiato, sostando tra il verde lussureggiante e il blu cobalto del suo mare terso.

La leggenda è ambientata nel 882, nel periodo delle scorribande saracene avvenute nel Mediterraneo. Durante uno sbarco, proprio una flotta saracena approdò ad Agropoli prendendo possesso del territorio che fino a quel momento era sotto la dominazione dei bizantini. 

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Giunsero a riva tanti uomini guidati dal temerario Capitano e solo una fanciulla li precedeva, ovvero la figlia del Capitano, di nome Ermegalda, che aveva una caratteristica particolarissima: indossava abiti sempre molto scuri e questo faceva sì che la sua pelle olivastra venisse messa talmente in risalto, che alla luce il suo bel viso riluceva di un colore verde smeraldo, da qui il soprannome di ”Regina Verde”. Sia il padre che la figlia, infatti furono incoronati re e regina di Agropoli e governarono per molto tempo. La bellezza della giovane fu però la sua condanna: riceveva continue proposte di matrimonio da uomini illustri che non amava, fino a doverli respingere continuamente uno dopo l’altro e ciò le procurava molta tristezza. Un giorno però Ermegalda si concesse una passeggiata sul promontorio tra Punta Tresino e Trentova e quasi per caso notò l’avvenenza di un giovane pescatore che issava le reti; per rango non osò avvicinarsi ma si limitò a guardarlo da lontano: per entrambi fu amore a prima vista. E così la regina giorno dopo giorno trovò un motivo per rivedere il giovane pescatore senza che il re suo padre ne venisse a conoscenza.
Era un amore molto tenero, tanto che quando Ermegalda vedeva il giovane arrossiva e quel rossore piano piano tramutò completamente, come per magia, il colore della sua pelle fino a renderla rosata. I due innamorati si vedevano ogni giorno: il loro nascondiglio era il capanno del giovane pescatore dove si incontravano al mattino presto, quando l’amato rientrava dalla pesca e la raggiungeva nella baia. Un giorno però, Ermegalda attese l’arrivo del giovane per molto tempo e non ebbe notizie di lui per altri giorni: fu una violenta tempesta a ucciderlo in mare, e il dolore nell’apprendere questa notizia la dilaniò. La principessa, spinta dalla disperazione, volle porre fine alla sua giovane esistenza tentando il suicidio dalla torre del suo palazzo, ma gli Dei furono commossi dalla sua storia e specialmente Nettuno, che la tramutò in una ninfa di mare per lenire il suo dramma.

Si dice che ancora oggi, secondo le testimonianze dei vecchi pescatori, una creatura leggendaria nuoti misteriosamente tra le grotte di Punta Tresino spingendosi lungo Agropoli. In alcune notti si ode un grido straziante provenire dalla grotta, un grido simile ad un pianto come quello di una fanciulla.

Per gli abitanti locali, il punto in cui è nata la leggenda della Regina Verde è da associare ad uno scoglio che per forma e dimensione ricorda il corpo di una figura femminile, simile ad una ninfa.

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“Lo scoglio di San Francesco”

Si narra, che San Francesco d’Assisi, nel suo viaggio di predicazione completato nel 1222, fece tappa nel Cilento, ad Agropoli. Questo accaduto, è dimostrato dagli annali dei Frati Minori del 1222 dove si legge: “Nel recinto del principato di Frate Francesco Citra costruì un convento ad Agropoli, dopo la presenza dei miscredenti, da un’alta roccia predicata al pesce che si precipitava a riva”.

Un altro studioso francescano, il Gatta, scrive: “In Agropoli il padre Francesco D’Assisi vi fondò un monastero e operovvi grandi meraviglie cui spezialmente allora quando, mal gradito da quei paesani, alieni di sentire la parola di Dio, egli pertanto si condusse al mare su di uno scoglio ed ivi predicando accorse una gran moltitudine di pesci quasi ascoltarlo volessere; profetizzò quindi che quello scoglio che servito aveva da pulpito, benchè col tempo sarebbe mancato alla sua grandezza, con tutto ciò le acque non l’avrebbero mai superato”.

Nelle vicinanze della Baia di Trentova, una delle spiagge più conosciute del Cilento, è possibile trovare la spiaggia di San Francesco e dinanzi lo scoglio a lui intitolato. 

Come anticipato, la leggenda narra che il santo, durante il suo pellegrinaggio, davanti ad un popolo di pescatori agropolesi che non aveva voluto accogliere la sua umile parola, fu scacciato dalla cittadina. Fu a quel punto che raggiunse lo scoglio e predicò ai pesci e agli uccelli, su quell’isola di fede, estraniato da tutti. In quel luogo, sul quale si erge una croce che sovrasta il mare come segno di riconoscimento, tuttavia, ancora oggi qualcosa accade di misterioso, qualcosa che lo stesso santo aveva profetizzato: anche durante le mareggiate e tempeste più violente l’acqua non supera mai lo scoglio, come ”accettando di accarezzarlo soltanto, in un moto di eterna preghiera”. 

Pochi anni dopo la venuta del santo, nel 1230, dopo aver assistito al miracolo dello scoglio che non viene mai sommerso, gli agropolesi costruirono un convento omonimo che oggi è adibito ad abitazione private, quasi a voler riparare all’antica indifferenza. 

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Nelle adiacenze del convento gli agropolesi, inoltre, eressero anche una chiesa che successivamente è stata restaurata.

                                                                                  Ex convento di San Francesco

La leggenda dei gabbiani

 Nel XVIII secolo ad Agropoli ci fu una grave pestilenza, per cui vennero uccisi numerosi capi di bestiame considerati portatori del morbo. L’unico cibo che non venne infettato furono i pesci, quindi pescare era di enorme importanza in quel periodo. Tuttavia infuriava da giorni una tempesta, che impediva la pesca, e la popolazione stava morendo di fame. Nonostante il pericolo, spinti dalla necessità, i pescatori più giovani salparono con tre imbarcazioni, mantenendosi a una distanza tale da poter comunicare tra di loro. Quando furono lontani dalla riva gettarono le reti, ma un’enorme onda travolse le barche e tutti morirono. 

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San Pietro e San Paolo, i due patroni di Agropoli, commossi dalla crudeltà degli eventi e dalle grida disperate delle donne in attesa dei mariti, decisero di dare una seconda occasione di vita agli abitanti di Agropoli. Secondo la leggenda, trasformarono i marinai morti in mare in gabbiani, uccelli fieri e indomiti, che nemmeno la tempesta poteva scalfire.

Ancora oggi, i gabbiani ad Agropoli sono visti con rispetto, non solo in onore di questa leggenda: infatti i nobili volatili segnalano ai marinai che si spingono al largo le tempeste in arrivo. I pescatori della cittadina non gli fanno mai mancare del cibo, come a ringraziarli della loro premura ,mentre si dice che chi li uccide o li scaccia attira su di sé le ire del Signore.


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Il fantasma della Baia di Trentova

Il 31 Agosto 2007 un gruppo di persone si trovavano sulla spiaggia della Baia, trattenendosi fin dopo il tramonto.  Stando alle loro testimonianze, ad un certo punto una brezza gelida e penetrante, che raggelava pelle ed ossa, si sarebbe levata improvvisamente dal mare e avrebbe circondato loro un silenzio surreale. Guardando verso il mare, avrebbero visto una piccola figura vestita di bianco avanzare verso di loro. Man mano che la sagoma si avvicinava, si rendevano conto che si trattava di una bambina con indosso un vestito chiaro ed i capelli scarmigliati. Tuttavia, quando giunse alla spiaggia, la bambina vestita di bianco scomparve davanti ai loro increduli occhi. Spaventati dall’accaduto e raccolte in fretta le loro cose si apprestarono ad andar via dallo stabilimento balneare.

All’entrata del lido si trovava un piccolo bar. Davanti agli occhi sempre più spaventati dei visitatori comparve un’impronta nel cemento armato: si trattava dell’orma lasciata dal piede di un bambino di non più di cinque anni. L’orma era ancora bagnata. Nonostante i tentativi, i proprietari del bar non riuscirono a cancellare la traccia dell’impronta per molto, moltissimo tempo. 

Non si tratta, tuttavia, dell’unico avvistamento di natura misteriosa che si è verificato nella Baia di Trentova. Molti dicono d’aver visto la bambina misteriosa e vestita di bianco venire dal mare: coppie d’innamorati rimasti in spiaggia a guardare le stelle, gruppi di amici desiderosi d’un bagno di mezzanotte e persino un gruppo di motociclisti. Ma la testimonianza più recente e più particolare che riguarda la Baia di Trentova è quella che risale al 2014. Un gruppo di ragazzi si riunì sulla spiaggia della Baia il 14 Agosto, per festeggiare la vigilia di Ferragosto. Ad un certo punto, come hanno testimoniato diversi di loro, di nuovo sentirono una brezza levarsi dal mare. Voltandosi verso le onde, dapprima videro l’acqua incresparsi in un punto e poi apparire, sopra questo, una luce quasi accecante. In molti fuggirono, terrorizzati; quelli che di loro si attardarono per qualche istante, incantati dalla sagoma che si stagliava dritta sul mare, riferiscono d’aver visto qualcosa, ma forse non una bambina. Si trattava di qualcosa di dimensioni molto più imponenti e che, invece di camminare, pareva strisciare o forse fluttuare sull’acqua.

Forse, più che di fantasmi, in questo caso si è parlato di mostri: ancora non si sa esattamente da quali e quante creature sia infestata la Baia di Trentova.

                                                                                     Baia di Trentova

Phoebe

 

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La Montagna Spaccata

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Nella graziosa Gaeta, cittadina della Riviera Pontina, è famosa la Montagna Spaccata, meta affascinante e molto suggestiva. Questo luogo caratteristico è definito magico da tanti abitanti e turisti e racchiude in sè molteplici e antiche leggende.

Il nome della Montagna deriva dalle tre profonde fenditure che tagliano perpendicolarmente la roccia e che, secondo la tradizione popolare, si crearono a causa del terremoto avvenuto dopo la morte di Gesù. La fenditura al centro è la principale ed è attraversata da una lunga scalinata che conduce all’interno della montagna fino ad arrivare alla Grotta del Turco, un bellissimo e suggestivo punto panoramico a picco sul mare. Scendendo i gradini si può notare sulla parete destra della roccia la “Mano del Turco”, una fenditura nella roccia a forma di mano accompagnata da una scritta in latino.

Secondo la leggenda più famosa e conosciuta l’impronta della mano, in cui sono distintamente visibili le cinque dita, appartiene ad un marinaio turco. La vicenda narra che il marinaio, non credendo alla storia secondo la quale la montagna si fosse spaccata con la morte di Gesù, ha appoggiato la sua mano sulla roccia che, diventata miracolosamente morbida al suo tocco, ha portato alla creazione dell’indelebile impronta sulla parete. La scritta latina scolpita di fianco è strettamente connessa a questo racconto e infatti recita la seguente frase: “Un incredulo si rifiutò di credere a ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita“.

 

 Un altro racconto legato alla montagna spaccata è quello relativo a Filippo Romolo Neri. Si narra che il Santo avesse vissuto, pregato e dormito all’interno della Montagna Spaccata e ancora oggi è visibile un giaciglio in pietra conosciuto con il nome di “letto di San Filippo Neri”. Tale testimonianza ha condotto negli anni la visita in questi luoghi di molteplici sovrani, vescovi e pontefici e ancora oggi moltissimi fedeli si recano qui.

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Infine, l’ultima leggenda, meno conosciuta, ma affascinante, romantica e tragica allo stesso tempo riguarda la storia d’amore tra Etele e Giordano. Si narra che vivessero all’interno della Montagna Spaccata delle donne affascinanti e ammaliatrici, conosciute con il nome di Anguane, che si rendevano visibili nelle notti di luna piena e soggiogavano gli uomini con i loro balli e canti. Una di queste donne, Etele, fu notata dal giovane Giordano che se ne innamorò a prima vista, ricambiato. I saggi del paese si opposero fortemente all’unione e raccontarono all’innamorato il sortilegio che gravava sulla fanciulla fatata: alla morte della madre, la Maga del Bosco, lei sarebbe scomparsa. Giordano proseguì imperterrito nel suo intento di sposare la giovane e presto convolarono a nozze, decidendo di essere uniti contro tutti perché il loro Amore sarebbe stato più forte della maledizione. Ma una mattina d’estate avvenne l’infausto evento, la Maga morì ed Etele capì che stava per compiersi il suo tragico destino. Un grande frastuono scosse il cielo e fece tremare la terra e la Montagna si spaccò, attirando al suo interno Etele, che scomparve tra le rocce. 

L’Amore però trovò un modo per averla vinta: si trasformò in acqua per diventare eterno e manifestarsi a tutti coloro che visitano questo magico luogo che è la Montagna spaccata. 

 

Isa

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La terra dei Serpenti

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Nel territorio del Sud Pontino sono moltissime le leggende che si sono tramandate nel corso degli anni. Una delle più interessanti e curiose che prende vita dal territorio di Itri, abbracciando tutti i paesi limitrofi, è quella relativa alla figura del serpente e alla sua stretta connessione con queste zone. La leggenda prende avvio dallo stemma di Itri in cui è raffigurato un serpente con la lingua trifide in smalto rosso e la testa di un cane che mostra i denti canini.

Partendo da questo stemma, il simbolo di Itri è diventato il Serpente e la tradizione popolare dice che nelle vene degli abitanti scorra il sangue di questo rettile; in zona, infatti, è famosa la fase: “Seng’ d’ sierp” che in dialetto itrano sta a significare letteralmente “sangue di serpe”.

Ma quali sono le leggende che hanno dato origine a questo legame tra i serpenti e il territorio del Sud Pontino?

 

Seng’ d’ sierp

Sono sempre stata molto curiosa di capire come mai a Itri si trovassero un po’ ovunque disegni e rilievi raffiguranti i serpenti, dalla pavimentazione del Santuario della Madonna della Civita ai rilievi nel centro storico, il Serpente è un simbolo predominante in paese e questo lo si capisce sin dalla prima visita. 

Per sfamare questa mia curiosità sono andata da mio nonno, grande appassionato di libri di storia, che mi ha raccontato questa prima vicenda

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La prima leggenda da cui si evince la stretta connessione con i rettili nasce dalla credenza secondo cui anticamente Itri avrebbe subito una grande invasione di serpenti. Secondo il racconto, gli abitanti, molto coraggiosi e per nulla impauriti, si unirono con impeto per domare e uccidere tutte le belve. In seguito, festeggiarono la vittoria cibandosi dei corpi morti. Proprio da questo banchetto deriverebbe il detto “itrano sangue di serpe” in quanto gli abitanti avevano mangiato i serpenti e ingerito il loro sangue, quindi, da quel momento in tutti gli abitanti del borgo, presenti e futuri, scorreva il sangue dei serpenti.

 

L’Idra di Lerna

La seconda ipotesi prende origine dalla leggenda secondo la quale il nome di Itri deriverebbe dall’Idra di Lerna, una figura mitologica dalla mente diabolica, raffigurata come un enorme serpente marino dotato di molteplici teste che, se tagliate, ricrescono. Secondo il mito questo mostro velenoso e pericolosissimo, che poteva uccidere con il solo respiro, sangue o il semplice contatto delle sue orme, viveva nelle paludi del territorio ed è stato ucciso con delle frecce infuocate da Ercole nella sua “seconda fatica”. 

Il culto di Ercole è particolarmente diffuso in questa zona e il collegamento è rafforzato dai recenti scavi, iniziati nel 2010 e proseguiti fino al 2018, condotti poco lontano dal centro abitato di Itri nelle vicinanze dell’antica Chiesa di San Cristoforo (Santo che da molti si ritiene associato ad Ercole). Le ricerche hanno riportato alla luce diversi elementi architettonici e scultorei che hanno fatto presagire la presenza di un santuario dedicato, secondo l’ipotesi ad oggi più probabile, proprio alla divinità Ercole.

 

La leggendaria Amyclae

Sulla base di un’altra credenza, il paese è stato fondato dagli abitanti di Amyclae, fuggiti dalla loro città costiera verso l’entroterra a causa di una invasione di serpenti. La storia della città di Amyclae è contornata da un alone di mistero: di questa mitica città, di cui molti autori latini hanno scritto in età romana descrivendola già all’epoca come antichissima, possiamo ipotizzare ad oggi che si trovava nell’attuale sud del Lazio, in quanto negli scritti romani è stata collocata in un ipotetico triangolo tra le città pontine di Sperlonga, Fondi e Terracina. 

 

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Curiosa è, inoltre, l’associazione di questa città sia al silenzio (“et tacitis Regnavit Amyclae”, Plinio, Naturalis Historia) che ai serpenti (“Amyclae a serpentibus deletae“, ibid.). 

La misteriosa scomparsa di questa città sarebbe avvenuta, secondo alcuni racconti, circa tremila anni fa, a causa dalle dottrine pitagoriche seguite dai suoi abitanti, i quali dovevano rispettare il silenzio e, pertanto, non sarebbero stati in grado di lanciare l’allarme relativo all’imminente pericolo derivante dai serpenti che stavano devastando le loro terre e che ben presto portarono alla distruzione della città stessa. Altra caratteristica molto affascinante relativa ad Amyclae è la sua somiglianza, sia per nome che per storia, con una città spartana avente appunto lo stesso nome e la stessa leggenda. Anche l’Amyclae greca, infatti, era stata distrutta, nel silenzio dei suoi abitanti, proprio a causa di un’invasione di serpenti. Questa leggenda davvero molto simile e comune a due città così distanti tra loro non fa che accrescerne il mistero e la curiosità.

 

La Torre del Coccodrillo

Altra traccia del legame con i rettili va ricercata nel Castello di Itri, posto sulla parte più elevata della collina di Sant’Angelo, e, nello specifico, nel terzo torrione noto come “Torre del Coccodrillo”: una torre cilindrica collegata al Castello da un possente camminamento di ronda merlato. Secondo la leggenda questa torre conteneva una fossa molto profonda in cui dimorava un coccodrillo al quale venivano gettati in pasto i prigionieri. Questa torre ha fatto sorgere molte storie e, secondo la più diffusa in paese, nel castello sono presenti numerosi fantasmi e la tradizione popolare tramanda che nelle notti temporalesche si possono ascoltare i sommessi lamenti di queste anime in pena, vedere dei mantelli che svolazzano e udire note musicali provenienti dagli antri del Castello. Sono moltissime inoltre le persone che affermano che le luci interne del castello si accendono da sole, così come gli impianti di riscaldamento che, sebbene spenti da mesi, nel periodo estivo vengono puntualmente trovati accesi.

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Esculapio e Medusa

Ancora un’altra sottile traccia del legame con i serpenti deriva dalla chiesa di San Michele Arcangelo, situata nel borgo storico a pochi passi dal castello medioevale. L’edificio, realizzato in stile arabo-normanno, è il luogo sacro più antico del paese ed è stato eretto su un antichissimo tempio dedicato ad Esculapio, dio della medicina. Secondo il mito Esculapio avrebbe ricevuto dalla dea Atena il dono di cambiare il suo sangue con quello di Medusa, la Gorgone dalla testa di serpenti. Grazie a tale scambio, il sangue che sgorgava dal suo fianco destro aveva un incredibile potere curativo ed era in grado di guarire qualsiasi malattia.

 

Uva Serpe

Altra caratteristica molto curiosa e singolare è la presenza sul territorio itrano di uno dei più antichi vitigni del Lazio denominato “uva serpe” e da cui veniva prodotto il vino Cecubo, molto famoso e apprezzato in età Romana. L’origine dell’uva serpe non è ancora totalmente chiara: di questo antichissimo vitigno si sa solo che era già conosciuto nel I secolo d.C., in quanto è stato menzionato dall’autore latino Columella che ne parla con il nome Dracontion (serpente in greco). Questa menzione si collega anche alla leggenda precedentemente esposta relativa ad Amyclae, infatti, Columella, pur scrivendo in latino, per indicare questa vite ha utilizzato un termine greco, lingua originaria degli abitanti di Amyclae. Questo mito sembrerebbe quindi collegarsi al precedente, in quanto pare proprio che furono questi abitanti a piantare sui colli di Itri la vite dell’uva serpe, dopo aver fondato la città.

 

Il Serpente Millenario

In un’altra località pontina, precisamente a Gaeta in zona Sant’Agostino, la tradizione popolare tramanda di generazione in generazione la leggende del gigantesco serpente, conosciuto con il nome di “Serpente millenario”, che infestava la spiaggia. Attualmente è ancora presente e visibile in quel territorio una grotta che si chiama “Grotta del Serpente” e si narra che il mostruoso rettile abitasse lì e devastasse i luoghi circostanti per sfamarsi, terrorizzando tutta la popolazione. Un giorno un gaetano più coraggioso, che si ricorda con il nome di Giovanni Macchetiello, decise di affrontare il serpente; si munì di uno specchio che gli permettesse di guardare i movimenti dell’animale da un punto strategico e attirò il serpente con del cibo. Appena vide, tramite lo specchio, due grandi occhi gialli che si accostavano alla caciotta posta a pochi metri dall’entrata della Grotta, cominciò a sparare all’impazzata e poi subito a correre veloce, timoroso di non aver centrato l’obiettivo. Arrivato in paese morì poi per lo spavento, dopo aver raccontato balbettando la vicenda ad un altro abitante che ascoltava incredulo e stupito e che riportò poi il racconto a tutti gli abitanti. 

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Il Serpente con la corona

Sempre in un altro paese del Sud Pontino, a Fondi, i nonni erano soliti raccontare ai nipotini che in primavera si svegliava un “Serpente Re” che viveva tra i resti della Chiesa di San Raffaele e pertanto era severamente vietato a tutti i bambini avvicinarsi in quel luogo. Inoltre, molti abitanti dicono che anche oggi, ogni volta che si passa vicino alla chiesa, si può scorgere sempre un ramarro.

Le leggende legate ai serpenti sono molto diffuse in queste zone, così come i numerosi avvistamenti che molte persone ancora oggi raccontano con timore. Il più recente risale al 2017, quando un turista romano che visitava le colline degli Aurunci ha avuto un incontro ravvicinato con un rettile lungo oltre 2,5 metri e spesso circa 10 cm di colore nocciola, cosparso di striature gialle dalla testa alla coda che, a suo dire, strisciava impavido e calmo.

Ho cercato di racchiudere in questo breve scritto tutte le informazioni raccolte sulla presenza dei serpenti in queste zone. Non so se ci sia un fondamento di verità oppure se queste storie si fermano alla leggenda, quello che è certo è che il frequente ricorrere di questa figura, sia nei racconti che nelle immagini sparse per il paese a ridosso di muri e case, infittisce il mistero e mi fa venire voglia di indagare per scoprirne di più.

Spero di essere riuscita ad incuriosire un pochino anche voi!

 

Isa

 

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U monacheddu

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Da piccola sia io che i miei fratelli siamo stati cresciuti con la leggenda del “Monacheddu” trattasi di un piccolo gnomo vestito da frate e con cappello rosso.  Avevamo il terrore, perché dicevano fosse molto dispettoso. Poteva dare degli spintoni oppure pizzichi o addirittura la notte si poteva poggiare sul petto provocandoti un senso di soffocamento. Potete immaginare quando capitava di andare in paralisi notturna il terrore di avere uno gnomo sul petto… per non vederlo strizzavamo forte gli occhi, e appena ci sentivamo  liberi correvamo di corsa nel letto dei nostri genitori piangendo. La leggenda narra che qualora una persona riuscisse a sfilargli il cappello si disponeva di tanta fortuna, un pentolone pieno di monete d’oro, ma se mancavi il bersaglio si diventava suoi schiavi a vita, per pegno voleva che ogni sera gli si preparavano delle frittelle, da noi chiamate curureddhi, dove lui ne andava ghiotto. Molte persone anziane ancora oggi affermano di averlo visto in casa. Spesso si faceva vedere solo da un solo componente della famiglia. Questa è una delle  leggenda che amo di più, sono sempre stata attratta dai folletti.

 

Mary Allotta

 

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LA LEGGENDARIA CITTÀ DI RAMA

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Nella piemontese Valle di Susa si narra dell’esistenza, in tempi remotissimi, di una città megalitica di nome Rama, sorta alle pendici del monte Roc Maon (nome celtico, ora Rocciamelone), ed estesasi poi sino a giungere alle porte dell’attuale città di Torino. Di certo era una città molto grande e maestosa, ma d’altra parte gli abitanti stessi vengono descritti come dei giganti, dalla pelle scura, veri maestri di scienza e arti magiche, depositari di una cultura e di una preparazione scientifica e spirituale decisamente superiori ed evolute. Essa era nota sia nel mondo greco che romano, tanto da essere citata in vari oggetti. Per anni alcuni ricercatori, spinti dalla curiosità e dalla passione, cercarono di dimostrare che proprio in Val di Susa questa antichissima ed evoluta, nonché “magica” civiltà, abbia avuto origine. Uno degli indizi che hanno spinto queste ricerche è stata l’indicazione trovata in una vecchia carta toponomastica del ‘700 che indicava una precisa area in Val di Susa col nome di “Rama”, oltre al fatto che in valle ci sono ancora diversi toponimi che richiamano questo nome. Grazie alla collaborazione dei contadini del posto e soprattutto di famiglie di tradizione celtica, questi ricercatori hanno rinvenuto importanti aree di culto, strutture megalitiche, grosse pietre rituali incise, caverne e zone di riparo e molti reperti di attività preistorica in varie zone della Valle, risalenti a migliaia di anni fa. C’è da precisare che nulla di ciò che è stato rinvenuto nei boschi e nei prati della Valle può essere ricondotto direttamente all’antica civiltà di Rama, che risalirebbe a tempi remotissimi, difficili da identificare; rappresenterebbero però l’anello di congiunzione con essa e la dimostrazione della sua cultura, tramandata nei tempi. Uno di questi siti è stato rinvenuto negli anni ’80 nella zona chiamata “Ramats” a Chiomonte, proprio dove poi è stato allestito il cantiere per la costruzione della linea TAV. Il prezioso e antichissimo complesso archeologico chiamato “La Maddalena” è ora occupato dalle forze militari che hanno distrutto le preziose testimonianze storiche. Tutto il complesso archeologico è stato sostanzialmente cancellato e sostituito da un enorme cantiere che si è appropriato anche del nome “della Maddalena”… La scoperta più importante avvenne nel 2007, anno in cui fu ritrovata una porzione di mura formata da blocchi di pietra giganteschi, del peso di circa 4-5 tonnellate, sovrapposti a secco, tagliati in modo evidente dalla mano dell’uomo, perfettamente incastrati in modo che tra un masso e l’altro non potesse passare neanche un foglio di carta. Un altro ritrovamento interessante, da parte di contadini del posto, è stato un sarcofago in pietra, lungo più di tre metri, contenente i resti di un essere umano di identiche proporzioni (un gigante!). Esistono le testimonianze di questo ritrovamento, ma sembra che un parroco della zona lo abbia in qualche modo occultato, facendone sparire ogni traccia. Non distante dalle mura, nel minuscolo paese di Caprie, si trova una strada denominata curiosamente “via Città di Rama” e proprio nei pressi di questa via sono state ritrovate tracce di grandi colonne in pietra risalenti ad epoca preistorica. Questi reperti non sono purtroppo accessibili in quanto si trovano, guarda caso, nel giardino di un istituto di suore missionarie (dall’architettura e geometria molto particolari…). Pare che tutti gli indizi che potrebbero richiamare l’esistenza della Città di Rama siano stati dichiarati “di nessun interesse” da parte dagli enti ufficiali e quindi ignorati… se non addirittura occultati e distrutti. Pertanto la Città di Rama in Val di Susa rimane soltanto nella leggenda. Questa leggenda si desume da un antichissimo cofanetto in pietra contenente una sessantina di lamine di un metallo simile all’oro, incise in greco arcaico; una sorta di enciclopedia contenente leggende, cronache di eventi storici di quell’epoca, trattati dell’antico druidismo e narrazioni riferite al mito di Fetonte. Il contenuto di questo libro d’oro ricorda la cultura ancora presente e tramandata dalle Famiglie Celtiche e dalle comunità druidiche del Piemonte.

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Comunque sia, sta di fatto che l’esistenza della Città di Rama sia strettamente legata al mito di Fetonte. Il mito classico riferisce che Fetonte, figlio di Apollo, un giorno decise di guidare di nascosto il Carro del Sole, seppure ancora inesperto, ma perse il controllo del mezzo avvicinandosi troppo alla terra, incendiandola. Zeus, per punirlo, lo fulminò, facendolo precipitare al suolo. Secondo invece la tradizione druidica del posto, Fetonte non cadde al suolo, ma discese dal cielo col suo carro celeste, costruito interamente in oro massiccio. Egli si unì alla popolazione locale, formata da uomini molto alti, dalle fattezze a tratti mostruose, descritti a volte come piccoli sauri e serpenti antropomorfi, ricoperti di piume e dal sangue caldo. Qui avrebbe incontrato una confraternita di uomini che praticava il culto del fuoco e che operava in lavori di metallurgia, trasformandola in una scuola iniziatica: la Scuola del Fuoco. Formò così i primi Druidi, gli Ard-Rì, che avrebbero in seguito civilizzato tutto il continente europeo. Fetonte ampliò poi la sua Scuola iniziatica dando vita all’Ordine monastico-guerriero dello Za-basta che si impegnò alla civilizzazione del pianeta. Sempre secondo la tradizione, Fetonte avrebbe portato un albero in dono agli uomini: l’Yggdrasil, l’Albero della Vita in grado di donare benessere e conoscenza a chi lo seminava e coltivava, richiamando il concetto dell’esperienza introspettiva e creativa della meditazione, considerata la base fondamentale della Scuola iniziatica di Fetonte. Da quel primo nucleo di abitanti si formò la Città di Rama che, espandendosi per tutta la Valle, divenne in seguito una Città florida di commerci e ricca di cultura, una vera e propria città-fortezza. Rama sarebbe stata la vera e unica città esistente allora su tutto il continente europeo: la sede pacifica e intellettuale di un popolo misterioso che diceva di aver avuto origine dalla conoscenza giunta dalle stelle. Prima di congedarsi dagli uomini Fetonte fece costruire una grande ruota d’oro di circa due metri di diametro, forata al centro, in cui era racchiusa tutta la conoscenza trasmessa agli umani. Essa simboleggiava la via del Vuoto e racchiudeva ciò che viene definito “Shan”, secondo un antico linguaggio dei popoli autoctoni europei. Lo Shan era il nome dato alla Natura, intesa non solo sul piano della materia e dei cicli stagionali, ma considerando anche la natura immateriale dell’esistenza, riconducibile al significato di “vuoto”. Una divisione invisibile dove avrebbe sede la vera realtà delle cose, al di là dell’illusione percepita dai sensi e dalla mente, e che per i popoli naturali rivelerebbe una conoscenza fonte di armonia e benessere. Tutto questo Fetonte avrebbe insegnato agli uomini ai tempi della leggendaria Città di Rama. Fetonte fece altri due importanti doni all’umanità: la Musica del Vuoto, capace di agire sull’inconscio e liberare l’individuo dalla prigionia soggettiva della mente, e la Kemò-vad, una forma di meditazione in grado di risanare il corpo e la mente, portando a intuizioni mistiche. I doni di Fetonte all’umanità dovevano contribuire a creare un mondo in cui non esistessero più sofferenze, né guerre, né violenza; un mondo dove potesse esistere pace e fratellanza, libera espressione e vera gioia di vivere per ogni essere vivente. Da alcune interpretazioni Fetonte non sarebbe da intendersi come una figura singola, ma come un evento giunto dallo spazio che avrebbe donato un’immensa conoscenza agli uomini del tempo. Tra l’altro il mito di Fetonte è da sempre legato alla leggenda del Graal, pertanto questo mito locale porta a credere che esso sia stato custodito e protetto da un essere mutaforma semidivino, incaricato dal Dio Fetonte, all’interno di un altro monte, situato all’ingresso della Valle di Susa: il famigerato Musinè. Questo monte da sempre ha attirato l’attenzione dei curiosi per via della sua forma simile a una piramide e dalle pareti stranamente brulle; inoltre molti sostengono che esso rappresenti un centro di particolare energia, attribuita alla presenza aliena. Riguardo agli abitanti di Rama c’è anche un’altra teoria leggendaria, ossia che a cadere dal cielo sulla Valle di Susa non sia stato un Dio, ma un oggetto semidivino che, si dice, possedesse la proprietà di evocare gli dei.

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Secondo questa leggenda l’oggetto misterioso rimase lì intatto per molto tempo, sinchè da un luogo molto lontano nell’Oceano Atlantico, in cui avvenne un cataclisma che sconvolse l’intero continente, i sopravvissuti si spinsero alla ricerca di una nuova terra e, attratti dal richiamo di quell’oggetto, giunsero fino all’attuale Valle di Susa (..e dintorni, incluse aree ora francesi) e qui si insediarono fondando una città senza confronti. Si dice che essi avessero trovato in questa Valle un raro materiale che utilizzavano per i loro scopi segreti, scavando delle vere e proprie miniere. Ancora oggi i valligiani raccontano di leggende in cui i misteriosi strumenti di lavoro siano ancora sepolti nelle loro cave, con essi estraevano il minerale avvalendosi della sola luce emanata da un raggio dalle proprietà ignote. Grazie a questi strumenti avrebbero anche spaccato e alzato gli enormi massi di pietra con i quali costruirono la città e le sue imponenti mura. La fine di questa rigogliosa ed evoluta civiltà è attribuita ad un probabile cataclisma che avrebbe completamente distrutto ogni traccia di essa (sommerso o inghiottito nel terreno), proprio come avvenne per l’antica Atlantide; infatti Rama viene anche definita l’Atlantide Europea. Secondo un’altra versione, non tutti i suoi abitanti scomparvero nella catastrofe, ma una parte di essi sopravvisse, costruendo una città segreta nelle viscere del monte Roc Maon.

 

LauraF

 

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A leggenda ro’ Munaciell – La leggenda del Monaciello

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Qui, in Campania, precisamente in provincia di Napoli e Salerno, spesso si parla della figura del Monaciello, piccolo Monaco, uno spiritello che entra nelle case delle persone per fare dispetti o per portare loro fortuna e denaro.

Una mia amica di Sala Consilina mi ha raccontato che una famiglia molto agiata del suo paese ospita in casa propria questo essere leggendario, oltre che fare altri sortilegi e magie. Questo spiritello, secondo la mia amica, regala loro soldi, in cambio di cibo, e vive all’interno di un armadio della casa.

Si narra, che un tempo molto lontano, precisamente nella metà del 1445, a Napoli, due giovani si amassero d’un amore non accettato dalla famiglia di lei. Lei era Caterina Frézza, ragazza aristocratica, lui Stefano Mariconda un giovane garzone. Secondo la leggenda, il giovane, di notte, percorreva un sentiero pericolante sui tetti di Napoli per vedere la sua amata. Una notte, scoperto dai Frezza fu gettato giù dai tetti ed ucciso, mentre la ragazza fu portata in un convento dove partorì un bambino, frutto dell’amore clandestino. Il bambino nacque deforme, e secondo la leggenda lei iniziò a vestirlo con un saio, da qui il nome di munaciello (che significa appunto piccolo Monaco). Lui si aggirava per le vie di Napoli, ed il popolo iniziò a vessarlo dando a lui la colpa di ogni disgrazia e sventura. Dopo la morte della mamma, la situazione peggiorò tanto che probabilmente fu assassinato dalla famiglia Frezza. Da allora si narra che giri per la città e per le case, entrando, per fare dispetti o per donare soldi e fortuna.

Questo essere ha dei poteri magici e secondo i napoletani può portare grande fortuna alla famiglia in cui si manifesta. Tanto che a Napoli quando qualcuno fa soldi improvvisamente si suole dire che ‘ten o munaciell n’ cas’ (ha il munaciello a casa).

Questo spiritello però ha radici anche di altro genere. Qualcun altro infatti racconta che i munacielli fossero i nani che lavoravano nei pozzi sotterranei di Napoli. Non venivano pagati, così, grazie alla loro statura ed alla conoscenza di cunicoli sotterranei, entravano nelle case dei signori e rubavano gioielli ed oro, che poi portavano alle case delle loro amanti, lasciandole loro in dono.

O ancora si narra che questo sia piuttosto uno spiritello demoniaco che si traveste da piccolo monaco deforme per entrare nelle case della gente per portare loro soldi. In questo caso i soldi sarebbero un’offerta del munaciello per portare i malcapitati su una via oscura.

E voi, cosa ne pensate a questo proposito? Conoscevate già la figura ro’ munaciell? Io non ho avuto la fortuna, o forse, per meglio dire, la sfortuna di incontrarlo. Vi ammonisco perciò di fare attenzione, perché se anche vi regalasse soldi o numeri fortunati da giocare a lotto, proteggetevi bene, perché nessuno regala niente per nulla!

 

Kriya

 

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Pantafica – Lo Spettro

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Vivendo in Abruzzo da molti anni ho sentito svariate leggende, tra cui la più spaventosa è quella di Pantafica, o il Fantasma o Pandàfeche, che fa parte della tradizione fin dall’Ottocento, raccontata  anche nella zona delle Marche,(qui viene descritta come spirito che appare sotto forma di una donna anziana di piccola statura, anche lei contraddistinguendosi per i disturbi del sonno) e tramandata da generazione in generazione. Il soprannaturale ha fatto sempre parte delle tradizioni popolari abruzzesi.
Le ombre si spargono nelle vie delle città e nelle case di notte si sentono dei rumori sospetti.
Si tratta di una  figura femminile, spettrale, dall’aspetto demoniaco, vestita di bianco, con occhi di sangue, viso lungo e appuntito che adora disturbare il sonno delle persone mandandole in paralisi notturna.
Di solito si  posiziona  sopra il petto di essi  bloccando la loro bocca con le mani.
Quest’ultima si aggira indisturbata nell’buio e ha l’abitudine di divertirsi a fare una  treccia particolare alle criniere dei cavalli.
Secondo le credenze per evitare l’incontro con la Pantàfica bisogna lasciare un fiasco di vino vicino al letto, perché la strega ama berlo oppure, si dice, bisogna lasciare una scopa con molte setole o un sacchetto di legumi, perché vedendo  molti piccoli oggetti non può fare a meno di mettersi a contarli.
Invece, guai se si lascia un coltello infilato nel legno, potrebbe arrabbiarsi molto e assillare il malcapitato fino al mattino.
Nykole
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Il fantasma del castello di Fosdinovo

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La storia di mistero più famosa tramandata nel territorio della Lunigiana, in alta Toscana, è quello della sfortunata storia d’amore della marchesina Bianca Maria Aloisia Malaspina, figlia di Giacomo Malaspina che viveva nel castello di Fosdinovo. Nelle castello lavorava come stalliere un bel giovane dai modi gentili che la marchesina aveva spesso occasione di incontrare nelle scuderie o nel cortile. Il giovane non era insensibile alle grazie della fanciulla ed ogni giorno le regalava mazzi di fiori. I due giovani presto si innamorarono e si giurarono amore eterno. I loro incontri erano clandestini perché erano ben consapevoli che la nobile famiglia non avrebbe mai acconsentito alla loro unione che avrebbe infamato l’intera Per questa ragione decisero di fuggire insieme non appena avesse compiuto sedici anni. Il giorno del compleanno arrivò e per questa occasione venne organizzata al castello una grande festa e tutti accorsero per vedere la marchesina famosa per la sua bellezza. Il figlio del Duca della Pianura Padana rimase molto colpito dalla ragazza e chiese al padre la sua mano. Si dice che i giovani innamorati furono traditi da un servitore e quando il padre li scoprì andò su tutte le furie minacciando la figlia di rinchiuderla nelle segrete del castello. Ma la marchesina non voleva rinunciare all’amore per lo stalliere, rifiutò il nobile pretendente e fu mandata in convento mentre il giovane fu allontanato dal paese. Neanche così la fanciulla si piegò ai desideri del padre, rifiutando persino di prendere i voti. Al ché il marchese, esasperato da questo atteggiamento ribelle della giovane, la fece murare viva in una cella del castello, che aveva come unico contatto con l’esterno una botola sul soffitto da cui gli venivano calati giornalmente i viveri. Resistette per qualche anno in questa cella priva di porta e finestre, si dice con al sola compagnia di un cane ed un cinghiale, simboli della fedeltà al suo amato e del suo spirito ribelle, ma ben presto morì. Ancora oggi si racconta che nelle notti di luna piena, il suo spirito, vaga per il castello con una veste bianca ed i capelli lunghissimi sciolti sulle spalle. A confermare la veridicità della storia, sembra che negli ultimi scavi effettuati per ristrutturare i sotterranei del castello, in un locale segreto siano state ritrovate delle ossa, appartenenti molto probabilmente, ad una fanciulla e a due animali. La leggenda del fantasma della marchesina attira ogni anno l’attenzione di molte persone, in quanto periodicamente televisioni e studiosi di fenomeni paranormali, sono attratti nel castello per la ricerca di qualche scoop.

 

Ila

 

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Storie e leggende di un paese cancellato

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Nel cuore dell’appennino, nelle Marche, sorgeva un piccolo paese sulla cima di un colle, oggi sono in pochi a ricordarsi della sua esistenza e soprattutto della sua storia, e con questo articolo vorrei riportarli alla luce. Questo paesino è stato completamente raso al suolo dai bombardamenti durante la ritirata tedesca sul finire della seconda guerra mondiale e oggi non c’è rimasto più nulla, anche le case nelle campagne e persino la nuova chiesa e la nuova scuola che hanno costruito sono state abbandonate. Vi racconto alcune storie di questo luogo che ho sentito su questo luogo e che sono riuscito a salvare, prima che scompaiano con gli ultimi che le conoscono.

 

IL FOSSO DEL DIAVOLO E LA SCHIENA DEL DRAGO

Alle pendici di questo colle c’è un fosso noto con il nome “el fòs del diavle” letteralmente “il fosso del diavolo” (c’è un altro articolo su Significato Online che racconta di un posto con lo stesso nome e una storia simile, ma si tratta di due luoghi differenti, situati in due regioni diverse, seppure abbiano una storia curiosamente simile). Conoscono questo luogo forse una decina di persone perché è molto nascosto. Si racconta che tanto tempo fa (purtroppo nessuno di chi conosce la storia sa quantificare quanto sia lontano nel tempo) un diavolo fosse di passaggio da quelle parti e si fosse fermato a riposare su una roccia, dove ha lasciato una grossa impronta nera. Le persone del posto preoccupate gli hanno dato la caccia e hanno provato a incatenarlo ma lui riusciva a rompere qualsiasi catena, anche la più resistente, rompeva il ferro come niente fosse. Finché un giorno, dicono sia sceso dal cielo un angelo che ha legato le mani di questo diavolo con un filo di lana. Bastò un singolo e leggerissimo filo di lana per imprigionarlo e lui non si liberò più. Poi la leggenda racconta che questo angelo portò via con sé questo diavolo.

Oggi la leggenda è ancora molto viva nelle persone che ci vivono, io non ho mai visto la macchia nera perché è in punto molto nascosto e mio nonno mi ha detto che passandoci sopra con i carri e i trattori si è scolorita e non si vede più, ma lui se la ricorda molto bene e per lui è una storia molto importante e che racconta spesso.

Sopra questo fosso, ci sono alcune rocce molto particolari, tra cui ce n’è una che sembra il dorso di un drago, ha anche una doppia cresta che percorre tutta la “schiena”. È un posto per me molto speciale, il mio luogo segreto, mi piace tantissimo stare lì, fin da quando era piccolo quel luogo mi ha sempre affascinato. Non saprei dire perché, forse per la sua struttura che è molto curiosa, o forse perché mi sono affezionato a quel luogo così silenzioso e tranquillo, con la roccia che è sempre tiepida ed esposta al sole.

 

LA GROTTA DELLA BELLA E I RIFUGI DEGLI EBREI

La storia di questo luogo si è conclusa con il maledetto bombardamento che ha cancellato tutto. Ma sono riuscito a salvare molte storie. In questo colle c’erano diversi rifugi, uno di essi lo usavano per proteggersi dalle bombe, un altro invece ci tenevano nascosto un ebreo. Mi ha detto mio nonno che gli portavano il cibo e lo tenevano nascosto lì, per evitare che lo portassero via.

In quel periodo i tedeschi entravano nelle case delle persone ed erano molto violenti, l’unico modo per tenerli buoni era offrirgli un buon pasto e del vino, altrimenti poi tornavano in tanti e fucilavano le persone. Il quel periodo, mentre tutti erano fuori casa, alla mia bisnonna si ruppero le acque e lei spaventata che potessero entrare i tedeschi o che ci fossero dei bombardamenti, andò a rifugiarsi da sola in un altro rifugio di questo paese, chiamato “Grotta della Bella”, dove partorì mio nonno in completa solitudine.

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IL TEMPIO

Sopra la Grotta della Bella (distrutta molti anni fa per fare un sentiero che non serve a nessuno, perché appunto non ci passa nessuno), si trovava un tempio. Anche qui, nessuno sa che tempio fosse, di quale periodo era, si sa solo che in passato c’era un tempio. Lo ha scoperto per caso un ex sindaco di un paese vicino, che voleva comprare quel terreno e fare ricerche. Ma purtroppo proprio dove un tempo sorgeva questo tempio e quindi dove potevano esserci dei possibili reperti da riportare alla luce, hanno recintato tutta la zona e ci hanno costruito sopra un’enorme antenna ripetitore. Da piccolo andavo molto spesso lì a passeggiare ma non mi avvicinavo mai all’antenna perché ne ero terrorizzato.

 

LA DONNA COI DENTI LUNGHI.

Sempre nella stessa zona, si raccontava di questa bizzarra creatura. In pratica dicono che girasse una donna coi denti lunghi, da quello che ho capito dal racconto doveva essere più grande di una donna umana normale. Mia nonna non conosce il termine “vampiro” ma dalla descrizione sembrerebbe essere quello, anche se non ha mai detto che bevesse sangue. Mia nonna me la raccontava sempre da piccolo per spaventarmi e non farmi uscire da casa sua. Ora lei non crede che esista davvero, infatti mi ha sempre detto che mi raccontava questa storia solo per convincermi a stare in casa, però era una storia che in passato si raccontava ai bambini, che la sentiva dai suoi familiari, quindi un minimo di credenza popolare c’era.

 

Forse a causa di storie come questa, del nome poco rassicurante del fosso, del nome che il paesino aveva o della sua posizione geografica un po’ impervia… non lo so… per un insieme di motivi questo posto è sempre rimasto molto anonimo, invece è un posto veramente meraviglioso, un’oasi di pace e tranquillità, a me piace tantissimo andare a passeggiarci o stare del tempo lì, anche solo per una mezz’ora, è un peccato che non ci vada nessuno.

Grazie per aver letto questo articolo, spero che questa storia sia stata di tuo gradimento. L’Italia è sicuramente piena di luoghi con storie come queste, bisogna solo cercarli e salvarli, per non perdere il passato del nostro paese.

 

Davide D.

 

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La leggenda della Grigna

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Nell’area del lecchese che sovrasta il ramo orientale del lago di Como si staglia un gruppo montuoso chiamato Gruppo delle Grigne. Di queste cime, le principali sono la Grigna Settentrionale (chiamata anche Grignone) e la Grigna Meridionale (chiamata Gringetta). Queste due montagne, da sempre meta di scalatori e alpinisti da ogni parte di Italia e d’Europa, sono permeate da una leggenda popolare che perde le sue origini nelle radici stesse del luogo dove si trovano. Le versioni sono molte e sono tramandate prevalentemente per via orale, tanto che la pagina di Wikipedia dedicata alle due montagne riporta solo alcune righe distorcendo completamente il significato della leggenda (ma sappiamo che online, soprattutto sui siti mainstream, possiamo trovare la disinformazione più pura). Con questo breve scritto cercherò invece di trasmettervi la mia versione della leggenda, raccolta tramite racconti della gente del posto, di gente che ha frequentato questi posti per molto tempo e dalle mie esperienze personali, in quanto frequentatore di questi luoghi naturali magici e meravigliosi che meritano di essere ricordati.

La leggenda narra che anticamente, una guerriera molto potente soggiornava nella zona che sta vicino a Lecco, sull’omonimo ramo del lago di Como. Questa guerriera, indurita e forgiata dalle numerose battaglie che l’hanno vista trionfare, con il tempo ha indurito anche il suo cuore fino a smettere di provare qualsiasi sentimento di amore. Si dice che questa guerriera fosse bellissima, dai capelli dorati e dagli occhi splendenti, e che facesse restare senza parole chiunque lai vedesse.

Un giorno, mentre la guerriera ritornava dall’ennesima battaglia con il suo gruppo di soldati (alcune versioni narrano che stesse attraversando la città di Lecco), un giovane cavaliere la vide e si innamorò perdutamente di lei. Non potendo più resistere ai suoi sentimenti, il giovane cavaliere decise di raggiungere la guerriera per professare il suo amore. Salito in sella al suo cavallo, prese a percorrere la strada che si inerpicava verso il castello della bella guerriera, incurante delle numerose guardie che lo presidiavano e della temuta fama della guerriera. Il cavaliere aveva deciso che se ella non avesse ricambiato i suoi sentimenti, la sua vita non avrebbe più avuto senso e quindi avrebbe accettato di morire.

La bella guerriera, vedendo il giovane cavaliere avvicinarsi al castello, chiamò una sua guardia e gli ordinò di scagliare una freccia contro il cavaliere per ucciderlo. La guardia obbedì all’ordine e colpi in fronte il povero cavaliere, uccidendolo sul colpo.

A quel punto Dio (in alcune versioni viene detto “Un Dio” alludendo più ad una Divinità che a Dio) preso a compassione (anche qui alcune versioni raccontano di “un Dio Misericordioso”) trasformò la bella e potente guerriera nella Grigna, e la sua guardia nella Grignetta.

Da quel giorno, chiunque avesse voluto vedere la Grigna, avrebbe dovuto giungere sulla cima della Grignetta, affrontando i numerosi pericoli di questa montagna.

E’ ancora tradizione, per gli alpinisti del posto che si cimentano nelle numerose ascese a questa montagna, di farsi il segno della croce per scongiurare qualsiasi pericolo e proteggersi dall’ira della Guerriera (io consiglio di farvi una bella Protezione Psichica, funziona sicuramente meglio).

Nonostante questo, infatti, ogni anno muoiono diverse persone su questa meravigliosa montagna, segno che la guerriera non ha ancora saziato la sua ira. 

Alcune curiosità: il nome “Grigna” si dice che arrivi dal gaelico “sabbia”, mentre nel dialetto locale vuol dire “ridere digrignando i denti”. La Grigna e la Gringetta sono due montagne molto frequentate da alpinisti ed arrampicatori, infatti su queste cime sono nati alcuni tra gli alpinisti italiani più forti (in Italia e nel mondo) e qui è stato fondato il gruppo “Ragni della Grignetta”, uno storico gruppo alpinisti che riunisce i più forti scalatori e ha organizzato (e organizza) alcune spedizioni alpinistiche che hanno fatto la storia dell’arrampicata classica e moderna. Negli ultimi anni inoltre sono state scoperte numerosissime caverne nella montagna, tutt’oggi in fase di esplorazione. Nel 1886 e nel 1892 un giovane sacerdote giunse in vetta alle due montagne, e nel 1922 quel sacerdote venne eletto papa con il nome di Pio XI.

Qua sotto lascio il testo della canzone, che potete ascoltare su YouTube cercando: LA LEGGENDA DELLA GRIGNA – Coro Alpino Lecchese

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Alla guerriera bella e senza amore, un cavaliere andò ad offrire il cuore,

cantava: “Avere te voglio, o morire!”; lei dalla torre lo vedea salire.

Disse alla sentinella che stava sotto il ponte:

“Tira una freccia in fronte a quello che vien su”.

“Tira una freccia in fronte a quello che vien su”.

 

Il cavaliere cadde fulminato, ma Iddio punì l’orribile peccato,

e la guerriera diventò la Grigna, una montagna ripida e ferrigna.

Anche la sentinella che stava sotto il ponte

fu trasformata in monte, e la Grignetta fu.

fu trasformata in monte, e la Grignetta fu. 

Noi pur t’amiamo d’un amor fedele, montagna che sei bella e sei crudele,

e salendo ascoltiamo la campana d’una chiesetta che a pregare chiama.

Noi ti vogliamo, bella che diventi monte,

facciamo la croce in fronte, non ci farai morir.

facciamo la croce in fronte, non ci farai morir.

Diffratto

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I MISTERI DI PALAZZO NUONNO

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“È detto anche palazzo dei fantasmi, per i fatti e fenomeni strani che si narrano”.

Questa è la targhetta che il comune di Agnone, in Molise, ha posto davanti al palazzo Nuonno, un edificio che nasconde moltissimi segreti.

Questo palazzo fu costruito nel 1200 e per secoli fu abitato dalla stessa famiglia, ma nel 1700 gli abitanti del palazzo furono costretti a scappare, a causa delle entità che lo infestavano. Decisero quindi di vendere il palazzo alla famiglia Nuonno (da cui ora lo stesso palazzo prende il nome) lasciandoli però all’oscuro delle presenze che lo infestavano. La stessa famiglia Nuonno dopo poco tempo fu costretta ad abbandonare il palazzo.

Le leggende che caratterizzano questo luogo sono tante. Si dice che proprio all’interno del palazzo avvenissero riti satanici e orge e che durante uno di questi riti il pavimento crollò, uccidendo tutti i presenti che ora sono le entità che infestano l’edificio. Ma non è tutto! Il palazzo è collegato a dei conventi di suore e frati e sono state scoperte delle stanze murate in cui sono stati ritrovati tantissimi scheletri di neonati. C’è chi dice che questi neonati fossero il frutto di relazioni clandestine delle suore, e chi sostiene invece che fossero usati per compiere i rituali, cosa che non sorprenderebbe visto che succede ancora oggi, solo che nessuno sembra notare il grandissimo giro di pedofilia mondiale e il numero di bambini rapiti proprio per fare questo genere di cose, o magari non lo si vuole notare, visto che a farlo sono persone ai piani alti!

 

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Ci sono tantissime testimonianze riguardo le entità presenti a palazzo Nuonno, tra urla sentite durante la notte e ombre viste passare là intorno o all’interno del palazzo, che riescono a convincere anche le persone più scettiche del fatto che forse forse, qualcosa c’è!

Sebbene possa sembrare come una cosa rara da trovare, sono tantissimi gli edifici simili a palazzo Nuonno, in tutta Italia! Ma non bisogna andare lontano per trovare un edificio infestato da entità, potrebbe essere nel quartiere accanto, o il palazzo dietro l’angolo! O perché no, potresti vivere in una casa infestata, solo che non te ne sei mai accorto perché le tue entità non fanno rumore, ma ci sono!

La storia del palazzo Nuonno mi aveva incuriosita da subito, ma è solo una delle tante leggende che si trovano in Molise, anche se per molti è la regione stessa a rappresentare una leggenda!

 

Nebula

 

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L’Orcolat

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L’Orcolat (in italiano “orcaccio”, uno spregiativo di “orco”) è una figura ricorrente nei racconti del territorio friulano, un mostruoso essere che la tradizione popolare indica come la causa dei frequenti terremoti che colpiscono periodicamente il Friuli Venezia Giulia. Si narra che sin dall’antichità questo orco vivesse rinchiuso nelle montagne della Carnia e che, viste le sue considerevoli dimensioni, fosse capace di far tremare la terra e provocare scosse di terremoto ad ogni suo movimento, visto che la grotta dove viveva era un po’ troppo stretta per lui.

Secondo una antica leggenda, l’Orcolat era un essere mitologico di enormi dimensioni e dal carattere difficile che viveva pascolando maiali ed altri animali in una grotta profonda ai piedi di un monte poco distante da Bordano, paese friulano conosciuto come “il luogo delle farfalle” per la notevole presenza nella tarda primavera di diverse specie, e per la famosa “casa delle farfalle”, unica nel suo genere. L’orco, grazie alla sua presenza, era un disincentivo per i ladri che decidevano di saccheggiare la montagna e il paese vicino.

Un giorno, mentre raccoglieva dei funghi ne trovò alcuni velenosi e li mangiò. Così, stremato per il terribile mal di pancia, cadde in un sonno profondo. Senza l’orco, dei malviventi scesero dalle montagne e distrussero ogni cosa, incendiando i monti e la città di Bordano. Ad un certo punto, l’orco venne svegliato perché disturbato da quel frastuono e cacciò via i briganti.

Come segno di riconoscimento, gli abitanti di Bordano salirono sulla montagna portando doni per l’Orcolat ma lo trovarono addormentato, circondato da migliaia di farfalle. Così, gli abitanti ebbero un’idea: dipinsero tante farfalle sui muri delle loro case, così l’orco, per non distruggerle, avrebbe camminato sui monti in punta di piedi senza più provocare scosse.

 

ilary

 

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La leggenda della Bora

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La bora è il vento più violento e turbolento d’Italia e dell’intero bacino del Mediterraneo. Viste le sue particolari e complesse caratteristiche, è anche uno dei venti più studiati al mondo. Frequentemente soffia con estrema violenza, tra l’autunno, l’inverno e l’inizio della primavera, lungo il Golfo di Trieste, la costa dell’Istria e la Dalmazia, fino al confine con il nord dell’Albania, con furiose raffiche che possono superare i 130 km/h.  Diversi sono i racconti e le leggende che narrano della nascita di questo freddo vento, ma la più famosa racconta di di Eolo, re dei venti, che amava viaggiare per il mondo assieme ai suoi adorati figli: tra questi, la sua preferita era la giovane e capricciosa Bora.

Un giorno, giunsero sul Carso, un verde altipiano che scendeva ripido verso il mare. Bora, la più bella e amata figlia di Eolo, restò incantata dalla bellezza del paesaggio: si allontanò dalla turbolenta brigata dei fratelli per correre nel cielo a scombussolare le nuvole a pecorelle e a giocare fra i rami degli alberi, che si agitavano allegri al suo passaggio. Dopo ore di giochi e stanca di correre di qua e di là,  Bora entrò in una grotta dove, sulla via di ritorno dall’impresa del Vello d’Oro, stava riposando il prode argonauta Tergesteo. Tergesteo era così forte, così bello e così diverso da tutte le creature che Bora aveva visto e conosciuto fino a quel momento, che di colpo se ne innamorò. Amore che Tergesteo ricambiò con uguale passione: i due vissero felici in quella grotta sette splendidi giorni felici.

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Quando Eolo si accorse della fuga di Bora, si mise tempestosamente a cercarla, fino a quando un cirro-nembo brontolone, infastidito da quel gran putiferio che lo stava sbatacchiando su e giù per il cielo, gli svelò il rifugio dei due amanti. Eolo giunse alla grotta e, come vide Bora abbracciata a Tergesteo, la sua rabbia crebbe e diventò un ciclone che si avventò contro l’umano, sollevandolo e scagliandolo contro le pareti della grotta, più e più volte, finchè l’eroe restò immobile al suolo, senza pù vita. Poi, calmato ma non rabbonito, Eolo lasciò la figlia al suo destino. Bora, straziata dal dolore, incominciò ad urlare e a piangere tanto forte che ogni sua lacrima si trasformava in pietra. Nel tentativo di consolarla da tanta disperazione, Madre Natura dal sangue di Tergesteo fece nascere il Sommaco, l’albero dalle splendide foglie che da allora inonda di rosso l’autunno del Carso. Ma Bora piangeva ancora e ancora e le pietre erano ormai talmente tante da ricoprire tutto l’altipiano. Allora Madre Natura, angosciata da tutti quei sassi che andavano a rovinare e sommergere i suoi verdi prati in fiore, concesse a Bora di rimanere per sempre vicina al corpo di Tergesto. Ma Bora non smetteva i suoi lamenti, tanto che persino gli dèi si preoccuparono; per sanare la situazione, Eolo concesse a Bora di rivivere ogni anno quei sette giorni d’amore fra le braccia di Tergesteo e Nettuno ordinò alle Onde di ricoprire con conchiglie, stelle marine e verdi alghe il corpo dell’eroe affinché diventasse un alto colle, il più bello di quest’angolo di mondo. Finalmente Bora si placò ma lasciò per sempre l’eco dei suoi lamenti nel fruscio delle fronde. Dopo molti, molti secoli gli uomini giunti su queste terre si insediarono sul colle di Tergesteo e vi costruirono un Castelliere con le lacrime di Bora diventate pietre. Il Castelliere con il tempo diventò borgo – villaggio – città . Una città che, in ricordo di questo leggendario amore, venne chiamata Tergeste, l’antico nome dell’attuale Trieste. Ancora oggi Bora regna sovrana sulla città , soffiandovi impetuosa: viene definita “chiara” se è tra le braccia del suo amore (quindi se il cielo è sereno), oppure “scura” se ancora è nell’attesa di incontrarlo (cielo coperto, con pioggia o neve).

 

ilary

 

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L’autostoppista fantasma

 

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Quando ero piccola e tra compagni si parlava di entità, si raccontava sempre la storia si Gina Cardamone, morta nel 1947 all’età di 17 anni per una grave malattia. Si diceva che molte persone di notte vedevano questa giovane ragazza fuori dal cimitero a chiedere passaggi.

Un giorno un giovane ragazzo vedendola sotto la pioggia si fermò per darle un passaggio, vedendola starnutire le diede il suo giubbotto. La ragazza si presentò con il nome Gina e gli disse che era una studente, e si fece accompagnare a casa dei suoi genitori. Gina disse al giovane se poteva ritornare il giorno dopo così le avrebbe reso il giubbotto che con garbo le aveva prestato.

l giorno seguente il ragazzo come d’accordo si presentò a casa di Gina, ma anziché trovare lei, trovò i suoi genitori, e alla sua richiesta dov’era la loro figlia la loro risposta fu che la figlia era morta da molti anni. Il ragazzo stupito chiese di poter vedere la foto della loro figlia morta, e con stupore apprese che era proprio lei, Gina. Il giorno stesso volle andare al cimitero alla ricerca della ragazza, quando la trovò oltre la tomba a sua sorpresa attaccato al cancello, trovò anche il suo giubbotto.

 

Mary Alotta

 

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Il ponte misterioso

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La mia città Catanzaro è avvolta da tantissimi misteri, uno di questi è legato al ponte di siano, nominato anche il ponte maledetto. Molte persone si sono tolte la vita lanciandosi nel vuoto, e dicono che le loro anime sono rimaste sotto il viadotto. Nel 1932 trovarono anche il corpo di un giovane ragazzo di nome Giuseppe Veraldi. Quel ponte in quel periodo veniva attraversato a piedi, collegava il quartiere Siano da Catanzaro. Un giorno una giovane ragazza di 17 anni e sua nonna lo stavano percorrendo, la ragazza curiosa volle affacciarsi dal parapetto per guarda l’altezza, ma ebbe un malore e cadde in uno stato di trans, la nonna con l’aiuto di un passante la portò a casa e la misero al letto. Al suo risveglio con una voce strana dal tono maschile inizio ad invocare la madre. Quando la madre si avvicinò lei non la riconobbe, dicendo che sua madre si chiamava Caterina e che aveva bisogno di parlare e che solo a lei avrebbe raccontato cosa stesse succedendo, chiedendo di andarla a cercare indicando anche la via dell’abitazione. La ragazza iniziò ad avere atteggiamenti strani, inizio a giocare a carte fumare e bere, cose che non aveva mai fatto… nel frattempo nel quartiere si era sparsa la voce e in molti andarono a vedere questo evento così strano. La ragazza invitò a quattro persone presenti a giocare a briscola,  chiedendogli di versarle del vino con del papavero e del sale, dopodiché iniziò ad urlare contro i presenti accusandoli di volerla avvelenare e portarla sotto il ponte. I familiari cercarono di tranquillizzarla e metterla al letto, e passò una notte insonne. Il giorno dopo scappò di casa e si recò dalla signora che lei diceva fosse sua madre, quando si incontrarono la signora gli chiese cosa stesse accadendo e la ragazza sempre con voce da uomo la chiamò mamma, dicendole che era Giuseppe Veraldi suo figlio, raccontandole  che non si era suicidato dal ponte, non le avrebbe mai causato tanto dolore,  ma che fu ucciso e portato sotto il viadotto per questioni sentimentali, aggiungendo anche i nomi degli assassini. Per dare ancora più prove l’entità condusse la giovane ragazza posseduta sotto il ponte, la fece spogliare da abiti e scarpe e glieli fece mettere nella stessa posizione dove all’epoca furono trovati dai Carabinieri. Da questo episodio si fece luce al caso, e dall’autopsia emerse che il povero ragazzo non morì per caduta, ma per percosse. Purtroppo questo non bastò per riaprire il caso e condannare i colpevoli. Giuseppe lasciò il corpo della ragazza dopo 36 ore, ma lei non ricordava nulla di quello che le era accaduto. Ancora oggi se ne parla… e quasi tutti hanno timore di passare la notte da quel ponte.

 

Mary Alotta

 

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Villa Clara

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Questa leggenda è relativamente recente, appartenente infatti al secolo scorso, e ha per protagonista una villa bolognese, nella zona tra Bologna e Trebbo di Reno.

Il nome reale della villa è Villa Malvasia, nome del padrone di essa, nel 1600, che la usava come residenza estiva, ma per tutti è conosciuta come Villa Clara. Sono due le leggende circolanti intorno a tale nome, seppur la sua reale identità sia piuttosto incerta. Clara viene infatti definita genericamente come la figliastra dell’allora padrone di casa, e le leggende su di lei sono due.

La prima vuole che il padre trovò Clara amoreggiare di nascosto con un sottoposto, la qual cosa lo indispettì oltremodo, tanto da prendere l’atroce decisione di murare viva la figlia.

La seconda leggenda, invece, vuole Clara come dotata di forti capacità di chiaroveggenza, e il padre, terrorizzato dal soprannaturale, alla stessa maniera la murò viva.

In ogni caso, la leggenda narra che il fantasma di Clara, ancora senza pace e pieno di tormento per quell’infausto destino, vaghi straziandosi per i corridoi della villa. Molti giovani bolognesi hanno usato l’ingresso nella villa come una sorta di rito di passaggio, e come sfida impulsiva alla paura. Molti si sono semplicemente affacciati all’ingresso, per poi fuggire. Altri hanno intravisto strane figure, o sentito voci, e sensazioni non certo piacevoli. Altri ancora hanno visto direttamente il fantasma di Clara a figura intera che girovagava nel giardino, oltre a sentire note di pianoforte da dentro le mura, e vedere le finestre illuminarsi, nonostante l’assenza di elettricità, finanche a veri e propri episodi di poltergeist.

Quel che è certo, è che il solo aspetto, circondata com’è dall’erba alta, anticipata da un grosso cancello fatto di spunzoni arrugginiti, e in generale l’aria fatiscente e orrorifica, contribuisce alla sua nomea di villa stregata. Da sottolineare poi che negli anni passati, la zona davanti alla villa era diventato un punto fisso di prostituzione, e che all’interno della villa sono state accertati vari ritrovi nei quali si svolgevano messe nere. Non si può poi ignorare come, nonostante siano state fatte varie campagne di restauro, nessuna sia mai potuta giungere al termine. Ogni volta, infatti, strane e anomale disfunzioni magnetiche causavano problemi irrisolvibili alle apparecchiature e ai macchinari adibiti al restauro, così come guasti alle torce elettriche. Due operai poi, durante questi lavori, perirono in un incidente, mentre nel 1999 un bambino cadde in una botola segreta, morendo. E non pare nemmeno un caso, correlato al dettaglio sui guasti alle apparecchiature, che spesso, passando vicino alla villa con la radio accesa, quest’ultima vada in interferenza. Insomma, le dicerie e i racconti su questa villa sono vari, ma basta anche solo darle un semplice sguardo, per comprendere che essa, dietro le sua mura, nasconde segreti che meriterebbero di essere maggiormente indagati. 

Riccardob

 

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TORINO MAGICA – Mito o verità?

 

 

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 “Torino Magica “ è uno dei tanti modi con cui è usanza chiamare il capoluogo piemontese poiché Torino è considerata la città più esoterica d’Italia. La leggenda narra che a Torino ci sia un incontrarsi e scontrarsi di forze positive e negative. Si dice faccia parte di due triangoli di magia: il triangolo di magia bianca assieme a Praga e Lione e di magia nera con Londra e San Francisco. Sicuramente ad aumentare il mito della Torino Magica vi è l’ipotesi che l’origine della città sia risalente all’Antico Egitto e che il nome del capoluogo provenga da culto del dio Api ( Dio egizio a forma di Toro). 

La Torino Bianca si dice abbia il suo cuore in piazza Castello tra le statue dei Dioscuri (figure mitologiche ) che spiccano per la loro grandezza e si dice proteggano i visitatori. Altri luoghi importanti della Torino Bianca sono : la Gran Madre ( di cui si dice le due statue lì poste indichino il luogo in cui è sepolto il Santo Graal) e la fontana angelica che si dice rappresenti la conoscenza che viene regalata agli uomini.

 

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La Torino Nera invece trova il suo cuore in piazza Statuto, che nelle credenze si contrappone a piazza Castello. Qui possiamo trovare il monumento del Frejus con in cima Lucifero che guida le forze oscure con il volto rivolto verso le forze di Luce. Caratteristici della Torino Nera sono il portone del diavolo, a cui sono legate numerose storie di omicidi e rituali; gli Occhi Del Diavolo che sono un ulteriore simbolo di magia nera attribuita ad una loggia massonica e il Rondò della Forca dove  troviamo il patibolo in cui venivano uccisi i condannati a morte.

Un luogo in cui si concentrano sia forze positive che negative è il Museo Egizio, che deve questa sua dualità ai cimeli antichi e intrisi di energia sia positiva che negativa racchiusi al suo interno. 

 

Klass

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LA GROTTA DELLA SIBILLA E IL LAGO DI PILATO

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Il posto che più mi affascina e coinvolge in questo preciso periodo è il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, nelle Marche. Sui suoi monti, che arrivano fino ai 2000 metri, e le sue valli si rincorrono leggende da molto prima del Medioevo. 

Partiamo col dire che, in generale, è sempre stato considerato luogo/neta di pratiche magiche. Il primo dei suoi monti di cui vorrei riportare è il Monte Sibilla, dove si trova la Grotta della Sibilla. 

Questa figura la si legge, attraverso le sue leggende, in maniera molto diversa e a tratti ambigua: da una parte c’è l’immagine di una sacerdotessa con incredibili doti divinatorie (le Sibille erano infatti spesso chiamate per aiutare nella lettura e interpretazione del futuro); dall’altra invece c‘è una potente strega ammaliatrice che col suo seguito di anchelle danzava balli sfrenati con i contadini delle valli (cadenzando le stagionalità e le pause tra i periodi del lungo lavoro). 

Oppure ancora attirava audaci uomini e cavalieri nel suo “Antro” dove, una volta superate alcune prove, avanzando nella grotta, potevano godere di ogni piacere e ricchezza… Ma senza lasciarsene sopraffare: la Sibilla e le sue ancelle infatti dopo un anno di permanenza dei “lorsignori” si trasformavano in serpenti… e i gentili ospiti non avrebbero più fatto ritorno a casa. La Grotta della Sibilla ha avuto nei secoli un gran fascino: si diceva fosse una delle entrate per il “mondo di sotto” – sostenendo così la teoria della Terra Cava… o che comunque non tutto finisce dove lo vediamo. Molti artisti, poeti e scrittori vi si sono recati e sono stati ispirati da ciò che hanno visto/vissuto in quel posto. 

Le loro storie riportano comunque sempre della Sibilla come strega che ammalia e imprigiona. All’interno della grotta, inoltre, è stata rinvenuta una pietra molto grande e particolare (ora custodita nel Museo della Sibilla) dove sono state incise strane scritte in una lingua sconosciuta, che ancora oggi nessuno è riuscito a decifrare. 

Un altro monte molto interessante è il Monte Vettore, poco più basso del Monte della Sibilla. Nella sua valle c’è un lago molto particolare: il Lago di Pilato o lago con gli occhiali. Nella stagione invernale ha la forma di due lenti rotonde ben distinte che si uniscono in un unico lago durante la stagione estiva, allo scioglimento del ghiacciaio sul Monte. 

La leggenda vuole che, quando l‘imperatore Tacito condannò a morte il consigliere Pilato, questo chiese come sua ultima volontà che il suo corpo venisse attaccato ad un carro trainato da buoi liberi di vagare: loro avrebbero determinato il suo luogo di sepoltura. Così fu fatto. I buoi arrivarono fino in cima al monte. 

 

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Lì il corpo di Pilato cadde e finí nel Lago, dove si crede che ancora giaccia. Dal Medioevo circolano racconti di streghe e maghi che si radunavano in questo luogo per fare riti malvagi utilizzando le sue acque… addirittura per un periodo venne proprio proibito raggiungerlo. Inoltre, anche per questo lago, come per la Grotta della Sibilla, esiste ed è forte la leggenda che sia in realtà un passaggio verso la “Terra di Sotto”. 

Ma c’è ancora una particolarità su questo lago che, personalmente, mi affascina più di tutto: è l’unico posto sulla Terra dove, grazie alla sua particolare conformazione, è sopravvissuto uno dei più antichi animali al mondo: un piccolo esserino preistorico, un crostaceo rosso, lungo la metà di un mignolo, che nuota sulla schiena, che può continuare a vivere in questa fonte d’acqua unica grazie allo stagionale ricambio d’acqua di origine glaciale. Al giorno d’oggi si può raggiungere tramite visite guidate e non ci si può avvicinare al lago per più di una decina di metri. Ma una volta c’era chi sconsigliava di andarci raccontando e tramandando storie di streghe, maghi e riti infernali.  

Come per tutti i miti e le leggende sicuramente, da qualche parte, un piccolo fondo di verità ci sarà. Ma al tempo stesso mi piace pensare che siano due metodi differenti e lontani nel tempo aventi però in comune lo stesso scopo: proteggere la Vita… insieme ai suoi Segreti. 

 

Giuliai91

 

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S’uttiu de Ololviga 

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Tempo fa, in una località, detta “Ololviga”, del mio piccolo paese, nel cuore della Sardegna, si diceva che esistesse una fonte curativa.

Si trattava di una fontanella in cui la gente che aveva dei malesseri fisici si sdraiava su una pietra in cui scorreva dell’acqua che alleviava dolori e curava malattie compiendo il miracolo. 

La leggenda narra di un signore di nome Barore, all’epoca ragazzino, che aveva dei problemi agli occhi, aveva la cosidetta “tzimaga” (la cispa) e poiché il dottore non sapeva più che fare per curarlo, una sua zia lo portò in questa fonte. In men che non si dica, la cispa che gli occultava la vista era sparita e lui poteva nuovamente vedere come prima. 

Questa fonte veniva chiamata “s’uttiu de ololviga” che significa la goccia di Ololviga.

Si dice che purtroppo sia stata distrutta da un dottore che stava perdendo tutti i suoi pazienti a causa di questa fonte che curava tutti al posto suo.

Sabrina9
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Sas panas

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Nel cuore della Sardegna si racconta che molte volte si vedevano delle donne sedute ai piedi di un fiume lavare i panni dei loro bambini.

Un giorno un giovane pastore passò davanti ad un fiume nel tragitto verso la sua campagna, vide una donna lavare dei panni e si rivolse a lei chiedendole cosa stesse facendo a quell’ora, visto che era già tarda sera. Lei si girò verso di lui e rispose: “Ada a faghere sa mantessi fine mutzere tua”, che tradotto sarebbe: “Farà la stessa fine tua moglie”. E con ciò scomparve. Il povero pastore rimase stordito da questa risposta, soprattutto perché la moglie aspettava un bambino. Poco tempo dopo, la moglie del pastore morì durante il parto. 

Si diceva che non si dovevano disturbare queste entità, perché altrimenti avrebbero scaturito la loro ira con la conseguenza di portare la sventura nella famiglia di chi le ha recato disturbo. 

Queste donne erano anime di donne morte durante il parto, chiamate “Panas”, che non hanno mai superato questo dolore e sono rimaste intrappolate in una sorta di maledizione portandole a dover lavare i panni dei loro bambini morti per sempre.

 

Sabrina9

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Il folletto di sotto il ponte – ” U fuddittu di sutta ‘o ponti”

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Buongiorno, oggi vorrei raccontarvi una leggenda della città di Riposto, in Sicilia nella provincia di Catania. La leggenda è quella “Du fuddittu di sutta ‘u ponti” (Il Folletto di sotto al ponte).

Mi sono interessato a questa leggenda, solamente dopo aver assistito al racconto di mia madre che ha avuto un’esperienza diretta con questo essere quando era bambina. Infatti ricordo spesso, quando ero bambino, alcuni familiari che le chiedevano di narrare nuovamente questa storia. Lei accettava sempre, sebbene inquietante, si apprestava al racconto. Inizio con il racconto dettagliato della sua storia per poi giungere a ciò che narra la leggenda.

Un giorno mi trovavo a giocare lungo la riva del Torrente dietro casa, poco oltre il ponte, con dei miei amici. A volte ci bagnavamo i piedi togliendoci le scarpe per evitare di tornare bagnati a casa e farci rimproverare dalle nostre madri.

Improvvisamente comparve alla riva del torrente, un folletto con vestiti variopinti che teneva tra le mani un ombrellino molto colorato, questo danzava e pian piano si avvicinava a me. In quel momento mi spaventai molto di quell’essere, perché non ne avevo mai visto uno e soprattutto avevo il dubbio che potesse farmi del male. Decisi di voler scappare ed urlare, ma ero praticamente bloccata, i miei arti non si muovevano e la mia voce non si sentiva, come fossi pietrificata… io tentavo di urlare “aiuto” e cercavo di scappare, ma niente! Gli altri bambini intorno a me, continuavano a giocare come se non fosse successo niente, l’unica che potevo vederlo ero io. Il Folletto mentre danzava mi parlava dicendomi: “Prendimi il berretto dalla testa, io piangerò, ma tu portalo a casa e mettilo sotto una padella ed avrai tanti soldi”. La mia famiglia non era per niente ricca, anzi… un po’ di denaro non avrebbe fatto male, ma la paura era talmente tanta che riuscì stranamente a sbloccarmi e correre verso casa, piangendo e gridando aiuto. Immediatamente uno dei miei familiari accorse verso di me, così da poterlo portare sul luogo e mostrargli questo folletto. Quando arrivammo lui era ancora lì ad aspettarmi ma nessuno riusciva a vederlo tranne me! Infine tornammo a casa.

I giorni successivi non andai a giocare vicino al torrente e così fu per molte settimane successive. Diversi mesi dopo, vidi degli operai che stavano facendo dei lavori vicino al torrente, probabilmente delle bonifiche. Mi avvicinai con gli altri compagni, si vide in fondo ad una buca tantissima polvere dorata ed uno degli operai affermò “Qui, qualcuno aveva trovato la fortuna, ma l’ha persa”. In quel preciso momento collegai questa situazione all’esperienza con il folletto ed andai via ponendomi tante domande, ma di fatto non ebbi mai risposte!

La leggenda ripostese narra di un folletto col berretto rosso che viveva sotto il ponte dove scorreva il Torrente Scariceddu. Si ritrovò in questo luogo, in seguito ad una piena del Torrente, trascinandolo appunto fino a sotto il ponte. In principio questo folletto si sentiva solo, ma poi, vedendo che gli abitanti lo accudivano, portandole del cibo, vestitini, coperte e gli facevano tanta compagnia, pian piano si è sentito confortato affezionandosi sia al luogo che alle persone del posto. Col passare del tempo, “u fuddittu” pensò che fosse giusto ringraziare gli abitanti di quel quartiere e dimostrare a loro il suo affetto, così ogni tanto sbucava fuori da sotto il ponte e cominciava a fare con loro un gioco. Il gioco consisteva nel riuscire ad acchiappargli il berretto dalla testa. Chi vi riusciva, diventava ricco perché il berretto si riempiva magicamente di monete d’oro.

 

Foxipy

 

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LEGGENDE DELLA SARDEGNA: SANT’EFISIO

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Altra leggenda della mia Sardegna è la storia di Sant’Efisio. Nato nel 250 D.C. nell’attuale Gerusalemme sotto l’impero di Diocleziano, dalla madre pagana Alexandra e dal padre cristiano, fu educato al paganesimo e, conosciuto l’imperatore, fu da lui arruolato nell’esercito imperiale per perseguitare i cristiani che egli voleva sterminare. Iniziata la sua marcia si trasferì in Italia. Durante una spedizione Efisio fu fermato da Gesù che lo redarguì per lo sterminio che stava portando avanti e improvvisamente nel cielo apparve una immensa croce cristallina e infuocata, che immediatamente dopo il guerriero si trovò impressa nella mano destra e scoppiò in lacrime davanti a questo miracolo. Non parlò con nessuno di quanto accadde, ma quando, dopo un ordine di Diocleziano che lo mandava in Sardegna sentì di nuovo la voce di Gesù, decise di abbandonare la sua missione di distruzione convertendosi nella nuova religione. Così scrisse una lettera sia alla mamma che all’imperatore dichiarando la sua fede cristiana e chiedendo a Diocleziano di lasciare in pace i devoti cristiani. Per tutta risposta l’imperatore ordinò al prefetto di Cagliari di arrestarlo e di riconvertirlo al paganesimo, e nel caso non fossero riusciti nel loro intento diede l’ordine di ucciderlo.

Così i soldati lo torturarono in tutti i modi, prima dandogli fuoco, ma il fuoco si spense, poi cercarono di eliminarlo con le spade ma le lame si spezzavano come toccavano il suo corpo.

A questo punto la notizia del soldato cominciò a spargersi ovunque raccontando che Gesù lo guariva da tutte le ferite inferte perché lui stava dalla parte del popolo. A questo punto il popolo si rivoltò chiedendo la liberazione di Efis, come lo chiamavano, dalla prigione che si trova ancora oggi nei sotterranei del quartiere di Stampace, dove sopra è stata costruita la chiesa al Santo dedicata.

Avendo paura dei disordini del popolo che insorgeva, il prefetto fece portare Efisio da Cagliari a Nora, spiaggia bellissima nel comune di Pula dove sorgeva una chiesetta, che poi fu dedicata a lui. Nel momento in cui sapeva che stava per morire decapitato il soldato rivolse lo sguardo verso la città giurando di proteggerla in eterno da ogni male.

I festeggiamenti in suo onore vengono fatti il 15 gennaio, giorno fissato dalla chiesa per la sua memoria, e il 1maggio, quando la statua viene portata in processione da Cagliari fino alla chiesetta sulla spiaggia di Nora, dove era stato ucciso, voto fatto quando nel 1656 il Santo venne invocato per salvare la città dalla peste. Si narra che egli dopo la richiesta di salvezza per la città, apparì davanti a un’autorità chiedendo che venisse festeggiato e celebrato ogni anno da quel momento in poi. Da allora ogni anno viene fatta questa processione e al rientro viene sciolto il voto fatto. Un altro voto fu fatto nel 1793 quando fu invocato per salvare Cagliari dal bombardamento delle navi da guerra dei francesi.

Le reliquie del santo furono conservate a Pisa fino al 12 maggio 2011 quando finalmente vennero riconsegnate alla città di Cagliari.

Ogni 1 maggio viene fatta una grandissima festa nel capoluogo proprio per sciogliere il voto perpetuo legato alla peste. È una delle feste più importanti della regione dove i fedeli, giunti da tutta la Sardegna sfilano vestiti col costume tipico sardo del loro comune. È la più antica e lunga processione, circa 65 km percorsi in 4 giorni. I preparativi iniziano alcuni giorni prima quando il 25 aprile avviene l’investitura ufficiale del Terzo guardiano. Il 29 si procede con la vestizione della statua del Santo e l’aggiunta di gioielli in oro offerti come voto e il giorno dopo la statua viene inserita all’interno del cocchio dorato. La mattina della processione vengono addobbati i buoi che dovranno trasportare il cocchio fino a Nora. Quindi il terzo guardiano e l’Ater Nos, ossia rappresentante del sindaco (una volta rappresentate del viceré) si recano alla chiesetta di Stampace dove viene celebrata la messa.

Ai carri addobbati, chiamati traccas seguono circa 5500 persone vestite in abito sardo tradizionale, diverso in ogni comune, bellissimi e ricchi di gioielli e tessuti ricercati. Per tutta la processione cantano le litanie in dialetto chiamate goccius. A rappresentare l’esercito sardo vi sono i cavalieri del Campidano e i miliziani, poi sfilano i membri della guardiania: in prima fila l’Ater Nos e il terzo guardiano. Di seguito i membri della confraternita preceduti da un fratello che regge un crocifisso del 1700. La prima tappa è il Villaggio Pescatori di Giorgino dove i vestiti eleganti vengono sostituiti da quelli più comodi e vengono tolti anche i gioielli. La statua viene trasferita in un cocchio di campagna e messo su un camion militare. Questo è stato reso necessario a causa della costruzione del porto canale che ha interrotto la vecchia strada per Pula.

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Arriva a Capoterra ed essendo patrono anche di quel paese viene accolto con gioia dai fedeli. Poi viene accompagnato a Su Loi e celebrata la messa. Infine arriva a Sarroch dove trascorre la notte nella chiesa di Santa Vittoria. Altra tappa è Villa San Pietro, introdotta nel 1943, anche qui viene celebrata un’altra messa. Poi troviamo la tappa di Pula dove viene celebrata una messa e finalmente il cocchio arriva a Nora verso le 21. Il terzo giorno viene celebrato per tutta la giornata fino a tarda serata quando lascia Nora arrivando a Pula dove sosta per la notte. Il giorno dopo comincerà il viaggio di ritorno verso Cagliari nella chiesa di Stampace ripercorrendo a ritroso tutte le tappe del viaggio fatte fino a quel momento. A Giorgino riprende gli abiti da cerimonia e viene di nuovo trasferito nel cocchio di città. Anche in quest’occasione ci saranno tantissimi fedeli ad accogliere il Santo che rientrerà nella chiesa di Stampace verso le 23:30, comunque entro le 24 orario entro il quale deve essere certificato lo scioglimento del voto che viene fatto dal Presidente dell’Arciconfraternita. Concludono la cerimonia i tradizionali canti in onore del Santo.

 

Francesca Demontis

 

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LEGGENDE DELLA SARDEGNA: S’ACCABADORA

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La Sardegna. Terra antica e ricca di mistero. Sono decine infatti le leggende che trovano luogo nella mia terra, e che, a onor del vero, nemmeno io conoscevo completamente. La prima che mi viene in mente di raccontare è la leggenda di S’Accabadora (letteralmente “Colei che finisce” dal verbo accabbare, finire, terminare), figura femminile che aiutava i malati terminali a morire. Erano i parenti o addirittura gli stessi moribondi a chiamarla in modo che potesse porre fine alla loro sofferenza. Questa pratica non poteva essere retribuita perché dare la morte andava contro le regole della Chiesa. Nella tradizione S’Accabadora era vestita di nero, col volto coperto e usava diverse tecniche per porre fine alla vita dei sofferenti. Poteva ucciderli soffocandoli con un cuscino, colpendoli sulla fronte o dietro la nuca con un colpo secco utilizzando un bastone d’ulivo chiamato su matzolu, oppure strangolandoli mettendo il collo della vittima tra le sue gambe, anche se pare che lo strumento più utilizzato fosse una specie di martello di legno.

Alcuni autori credono invece che semplicemente ci fossero delle donne che accompagnavano i malati alla morte stando loro vicine fino alla fine e dando conforto alle famiglie e per questo erano stimate in tutto il paese, ma in realtà non uccidevano, come invece pare succedesse in Grecia; mentre nel nuorese, secondo altre fonti, sembra che questo compito fosse svolto da donne vedove e senza mezzi che vivevano accettando le elemosine dagli abitanti del luogo.

Infine posso dire che questa forma di eutanasia non fosse l’unica, qui nella mia terra, infatti si pensa che in alcuni luoghi gli anziani, raggiunti i 75 anni venissero portati presso un dirupo e lanciati di sotto. Non si capisce bene la motivazione di questa pratica, forse era un modo di evitare che vivessero a lungo, vista la nota longevità dei sardi.

In realtà non esiste nessuna prova dell’esistenza dell’Accabadora, ma io sono del parere che le leggende contengano spesso un fondo di verità, quindi chissà magari è esistita davvero. Comunque si tende a pensare che questa leggenda facesse parte della tradizionale abitudine sarda di raccontare storie fantasiose, che avveniva davanti al fuoco del camino, allo scopo di metter paura a chi ascoltava. Nell’epoca odierna chi crede in questa leggenda giustifica l’eutanasia del tempo con le difficoltà che le famiglie incontravano nello spostare i malati negli ospedali per poter ricevere le cure necessarie.

 

Francesca Demontis

 

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I BENANDANTI

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Questo è un racconto tra verità, storia e leggenda, un racconto lontano di uomini e donne che quattro volte all’anno uscivano dai loro corpi per combattere l’oscurità. Un racconto sussurrato a bassa voce che vibra d’orgoglio e di vergogna. In Friuli si racconta che quando un bambino nasce avvolto dal sacco amniotico è predestinato a diventare un essere speciale, un benandante. Alla nascita la madre conserva la placenta essiccandola e successivamente la mette in un sacchetto che il bambino porterà al collo per tutta la vita. Alcuni di questi guerrieri nascono predestinati, altri vengono addestrati da maghi e stregoni per combattere l’oscurità. Colmi di segreti, di loro si sa molto e allo stesso tempo si sa poco. Si sa che venivano addestrati, da chi e come rimane un mistero. Fin dall’inizio dei tempi queste donne e questi uomini durante la notte delle quattro tempora si ritrovavano in un’altra dimensione a combattere fianco a fianco. Se qualcuno avesse scosso il loro corpo durante queste notti esso sarebbe apparso come morto, il respiro regolare era l’unico segno di vita. Essi giungevano da luoghi diversi per combattere, alcuni si conoscevano da tempo, altri si incontravano per la prima volta, una sola cosa li accumunava tutti: il sapere esattamente perché si trovavano lì. Il luogo del raduno era diverso ogni volta ma nel campo dove si svolgeva essi riconoscevano i loro capi e si preparano a combattere. Armati di bastoni di finocchio, combattendo a fianco a fianco attaccavano le streghe e gli stregoni che rovinavano i raccolti e diffondevano l’oscurità sul pianeta. Si racconta che le battaglie fossero memorabili, il cielo e la terra si riempivano di lampi e tuoni echeggiando per i colpi inferti e subiti. Al sorgere del sole i benandanti ritornavano nei loro corpi: se la vittoria era loro per la stagione successiva i raccolti sarebbero stati abbondanti e la terra risanata, se avessero perso ci sarebbe stata una carestia e la gente sarebbe morta di fame. Vincere era dunque importante, fondamentale per la propria famiglia e la propria gente. Durante il periodo di attesa tra una battaglia e l’altra si occupavano di guarire le persone con erbe e magia dai dolori e gli attacchi con cui le streghe e stregoni cercavano inutilmente di prendere potere. Di loro si raccontano tante cose, che fossero in grado di vedere la caccia selvaggia e gli spiriti dei defunti, che se avessero perso il loro amuleto sarebbero diventate persone normali… dicevano di combattere per la gente e in nome di Dio e Gesù ma questo alla Chiesa non importò. Quando ne venne a conoscenza il mondo dei benandanti gli crollò addosso. Dopo secoli e secoli passati ad aiutare la gente, quando nei loro villaggi, nelle loro case arrivò l’inquisizione vicini di casa, amici, persone che a loro dovevano la vita sparirono, altri li denunciarono “in nome di Dio”. Alcuni benandanti riuscirono a fuggire nei boschi, come avevano fatto secoli prima le donne celtiche all’arrivo dei romani, donne che vivevano ancora nelle leggende di quei stessi villaggi sotto il nome di agane. Molti furono presi, alcuni riuscirono a scappare. Furono minacciati e torturati ma non dissero mai quello che la chiesa voleva sapere. Cosa succedeva ai raduni? Come si coordinavano? Da dove prendevano i loro poteri? Parlarono sì, parlarono di cose che tutti già sapevano ma per le altre domande non c’era risposta. La gente sapeva quello che stava succedendo ma non diceva nulla, non provava a salvare coloro che fino a pochi giorni prima li avevano curati anzi, era la gente stessa a fare i loro nomi. I benandanti lasciarono tutto, scomparvero nel fitto delle foreste e di loro si perse ogni traccia. La sera davanti al fuoco, sotto il scintillio delle stelle e il vento che scompiglia le chiome degli alberi del bosco si racconta ancora la loro storia. Al termine di ognuna di esse un messaggio passa sussurrato dagli anziani ai bambini. Loro ci sono, sono ancora là, nascosti come le agane tra gli alberi e le grotte. E durante la notte delle quattro tempore scendono ancora a combattere per quella gente ingrata che li ha rifiutati. Combattono perché è giusto, combattono per il nostro futuro.

 

whitewolf

 

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La Garfagnana e i suoi animali fantastici

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Il libro della celebre autrice J.K Rowling “Animali fantastici: dove trovarli” (da cui è stato tratto l’omonimo film), è diventato universalmente famoso così come il personaggio principale, il ‘magizoologo’ Newt Scamander, che custodiva ogni genere di animale fantastico all’interno di un’altra dimensione a cui poteva accedere attraverso la magica valigia che portava sempre con sé. Il saggio, che nella fantasia della scrittrice risulterebbe essere stato scritto dallo stesso Scamander, narra delle proprie ricerche su una moltitudine di animali magici, come lo Snaso, il Velenottero e l’Asticello per nominarne qualcuno. Nel nostro territorio, l’alta Toscana, non esiste un ricercatore di questo genere, e neanche un libro per studiare queste strane creature, in compenso esiste però una forte tradizione orale di leggende, racconti e favole, che senza dubbio ci fa dire che anche noi non ci facciamo mancare la nostra “collezione” di animali fantastici. Direi di cominciare dai Gatti Streghi. Una delle ultime volte che furono avvistati fu grazie ad un uomo di Palagnana che tornando a casa lungo la strada che scende da San Pellegrinetto vide in prossimità del paese dei gatti neri appollaiati su un noce. L’uomo allora capì subito che erano proprio i gatti streghi e d’improvviso il coltello che aveva in tasca lo piantò sul tronco del noce. Subito i gatti si trasformarono in persone, persone che l’uomo conosceva bene. Gli strani uomini sul noce si cominciarono a dimenarsi e ad agitarsi e raccomandarono al passante di non rivelare la loro identità, se non avesse fatto ciò gli avrebbero dato il malocchio a vita. Passiamo poi sul versante del Monte Procinto (anzi, proprio sulla sua cima) di notte si sente uno svolazzare di grossi uccelli neri, sono gli Sputasecchi. Questi strani volatili hanno l’abitudine di posarsi sui rami degli alberi e di sostare lì fino alle ultime ore della notte. Questi esseri, così come i gatti streghi, assumono forma umana e si presentano come donne altissime vestite di nero, senza capelli e con le braccia lunghe. A colui che passa sotto questi rami dove loro si sono posati, può capitare di sentirsi rivelare verità agghiaccianti o segreti terribili. Per evitare questi incontri, bisogna prestare attenzione a elementi che possono rilevare la loro presenza: un ramo che si spezza, un sasso che rotola o anche una stella che sfreccia nel cielo. Sempre ed a proposito di donne esiste la Donna Bodda (metà donna e metà rospo) vive per lo più nelle acque stagnanti, nonchè dentro le grotte, a patto che li ci siano delle pozze d’acqua. Per non incappare nel pericolo di incontrarla, maggior attenzione deve essere fatta soprattutto sul far della sera o dopo un’abbondante pioggia. Infatti dal pantano e dalle acque ferme e fetide si può udire un gorgoglio strano, da li, come code di serpente, lunghe dita strisceranno fino ad avvinghiarsi alle gambe del malcapitato. Comunque sia, fra gli animali più feroci e orripilanti esiste invece il Serpebue. Il serpebue abita negli anfratti naturali della Tambura, la spaventosa creatura esce di notte per mangiare, la sua preda preferita: la pecora, che può prima catturare e poi trascinare in men che non si dica nella sua tana. Il suo aspetto è simile a quello di un grosso serpente, è perfino dotato di squame che riflettono la luce come tanti specchi ed è proprio per questo è difficile da vedere, il suo avvistamento si rivela come un forte lampo che lo sguardo non può sostenere. Tanto brutto e mostruoso è il suddetto animale, quanto magnifico e bello è il Cerbiatto Bianco delle Apuane. Bianco come la neve, tanto da confondersi con il colore chiaro delle rocce. Molti uomini gli hanno dato la caccia ed un brutto giorno riuscirono anche a ferirlo, il cerbiatto bianco comunque sia riuscì a fuggire. Fu avvistato da questi cacciatori sulla via del loro ritorno a casa mentre si curava la ferita ad una sorgente d’acqua. Per molto tempo si è creduto che quella sorgente d’acqua potesse guarire tutte le malattie.

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Altra storia quella di un capretto che vive dalle parti di Chiozza in località “Piana Tagliata”. Il capretto nero , quando batte gli zoccoli per terra fa scintille e se passa di fronte ad una croce l’animale scompare. La creatura che invece è stata più avvistata nella valle è il Serpente Alato. Nei tempi andati si diceva che uno di loro abitasse alle chiuse del fiume Ania, mentre a Sillicagnana, ormai due secoli fa, il mostro attaccò uno dei membri della famiglia Ferrari. Nella chiesa del paese c’è un quadro dove è raccontata questa scena. La sua presenza fu rilevata anche fra le rocce dei Diaccioni che scendono il Monte Giovo. Infine voglio concludere questa lista di animali fantastici con la Chioccia dai pulcini d’oro. La si può notare fra le scoscese pareti del Balzo Nero. Nelle notti di luna piena fra gli sterpi e i rovi è possibile sentire un chiocciare lento lento accompagnato da un pigolio. E’ la chioccia che porta a spasso i suoi pulcini tutti luccicanti d’oro zecchino. Nessuno sa da dove provenga, rimane il fatto che è fortunato colui che riesce a vedere i pulcini prima che la chioccia lo scorga, perchè in quell’istante ci si ritroverebbe di fronte un bel mucchio di monete d’oro… Queste di cui ho narrato sono storie tramandate dai tempi antichi e fanno parte di un mondo magico tutto nostro e chissà, forse un giorno questi misteriosi animali si potrebbero incontrare anche noi.

 

Ila

 

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VELINO E NERA, LA FORZA DELL’AMORE

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Questa leggenda narra delle origini della cascata delle Marmore, una delle cascate più alte d’Europa, origini mitologiche dovute all’intervento stesso degli Dei.

C’era una volta una bellissima e leggiadra ninfa del fiume Nera che si chiamava Nar, ed era la figlia del dio Appennino. Nar si innamorò di un giovane pastore di nome Velino. Durante un banchetto però la dea Giunone venne a conoscenza di questo amore profano e decise che la ninfa meritava una punizione. La portò così in cima al Monte Vettore dove la ninfa fu trasformata nel fiume Nera. Disperata, cominciò a piangere lacrime di dolore e a scorrere coma un fiume di lacrime verso valle sino a raggiungere il punto esatto dove aveva incontrato Velino per la prima volta, la rupe delle Marmore. Il suo amato, intanto, non sapendo dove fosse finita Nar chiedeva sue notizie. Interrogando una sibilla questa gli svelò della punizione inflitta dagli Dei alla sua Amata e così, sconvolto dal dolore Velino raggiunse la rupe e vista la sua amata Nar nella valle e credendo che stesse annegando decise di gettarsi. Giove, che assisteva a tutta la vicenda, per evitargli la morte, durante il volo lo trasformò in acqua, in modo tale da ricongiungersi con Nera per l’eternità. Quel salto (la Cascata delle Marmore) è il simbolo del loro amore senza fine.

 

Nausicaa

 

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LA LEGGENDA DEL DRAGO DI TERNI

 

 

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La leggenda  racconta che tanto tempo fa, fuori dalle mura della città di Terni, viveva un mostro orribile, un drago alato per la precisione, dall’alito fetido e pestilenziale. Tutta la popolazione era terrorizzata dalla sua presenza e la zona non era più un posto sicuro in cui vivere perché il drago uccideva tutte le persone che uscivano dalle mura cittadine per procurarsi da mangiare o anche per mettersi in viaggio. La popolazione allora si chiuse in casa, ma non potevano andare avanti così per molto tempo. Era un velo flagello a cui bisognava porre rimedio al più presto. Così, il consiglio degli anziani della città si riunì per risolvere a qualunque costo la situazione. Vennero convocati al palazzo del comune alcuni tra i più valorosi e ardimentosi cittadini, ma uno dopo l’altro si rifiutarono di cimentarsi nella difficile impresa.Gli anziani non sapevano più cosa fare ed erano disperati quando un bel mattino, si presentò dinanzi a loro un giovane Ternano della nobile famiglia dei Cittadini!! Era vestito con un’armatura lucidissima, fiero e baldanzoso e pareva già pronto a misurarsi col drago. Chiese loro il permesso di andare ad affrontare il mostro che terrorizzava la città ed è inutile dire che dopo lo stupore iniziale, ancora increduli ma felicissimi diedero la loro benedizione al valoroso e coraggioso giovane.

Il drago era acquattato ai margini di un boschetto. Sembrava essere assopito e sarebbe stata una cosa facile balzargli addosso e trafiggerlo. Ma ecco che, nel preciso momento in cui il giovane stava per scagliare la lancia, il drago si eresse in tutta la sua mole e avanzò fulmineo verso il temerario. Il giovane lo evitò per miracolo. Gli attimi che seguirono furono spaventosi. Ben due volte il giovane trafisse la bestia, ma le ferite sembravano prodotte da uno spillo e non danneggiavano per nulla il drago. Accadde invece che, a un certo punto, il sole si rifletté nell’armatura del giovane e i lampi di luce che ne scaturirono abbagliarono il mostro. Fu questione di un secondo. Il giovane saettò la lancia con tutta la sua forza e, finalmente, trafitto da parte a parte, il drago stramazzò e rimase immobile per sempre. Qualche cittadino di Terni, che aveva osato assistere da lontano alla scena, corse subito in città a dare la strepitosa notizia. In breve tutta la popolazione, con alla testa gli Anziani, si radunò sul luogo della lotta per constatare coi propri occhi la fine del mostro. Inutile dire che il giovane venne festeggiato solennemente e che per parecchi giorni la città visse tutta in un tripudio di festa. La storia del drago e del cavaliere è rappresentata ancora oggi nello stemma della città di Terni.

 

Nausicaa

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Il Fosso del Diavolo

 

 

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Questa leggenda, risalente all’incirca a 500 anni fa, ha teatro nella cittadina di Sasso Marconi, nella provincia bolognese. La cittadina ai quei tempi era più che altro una distesa di campi che costituivano il territorio dei feudatari medievali, all’interno dei quali lavoravano i servi della gleba. A decorare i campi vi era qualche umile capanna dai tetti di paglia dove dimoravano questi ultimi e gli altri abitanti. Nelle vicinanze di queste, si ergeva poi un castello che diveniva spesso rifugio per i paesani, specialmente nei giorni di scorribande di feudatari e predoni. Insomma, un territorio non certo rilassato e piacevole, dove la paura e la tensione serpeggiava ogni giorno. E dire che, qualche tempo prima, lo stesso territorio montuoso di Sasso era stato teatro di violente lotte civili che avevano coperto di sangue quei campi, e nel periodo in cui ha teatro questa leggenda, stava piano piano tornando un poco di serenità nella vita della popolazione. Non per molto però, poiché cominciarono infatti a giungere in paese strane ed inquietanti voci… un essere immenso, dall’aspetto a dir poco terribile e orrendo, subito battezzato come demone, era stato avvistato aggirarsi nei villaggi vicini, approfittando dell’oscurità della notte per rapire anime dannate e seminare tormento e terrore. Gli abitanti di Sasso non reagirono bene a questa storia, data la cultura dell’epoca, e non poterono che rispondere facendo un lesto segno della croce. Le settimane proseguirono il loro corso, fin quando una sera, all’improvviso, comparvero in cielo delle grosse nuvole scurissime, accompagnate e sospinte da un vento gelido che le fece ammassare l’un l’altra, ammantando di nero il Sole che si accingeva a tramontare, e il cielo intero. Fulmini e boati scuotevano la terra, mentre i poveri abitanti terrorizzati si rintanavano nelle proprie case, serrando le porte e pregando. I racconti giunti alle loro orecchie settimane prima non furono affatto dimenticati, e ora prendevano sempre più corpo nelle loro menti, soprattutto perché qualcuno vide un enorme demone che  si aggirava in quello stesso momento attorno al castello del paese, intento invano a trovare un pertugio da cui penetrare nelle mura. Allora l’essere infernale si arrampicò su una rupe lì vicina, allora chiamata Sasso di Glossina, pronto a spiccare il balzo che l’avrebbe condotto all’interno del castello. Ma proprio quando questo stava per catapultarsi, gli abitanti videro dal cielo comparire la figura della Madonna, che con un braccio colpì il demone, il quale cadde a terra con fragore. Gli abitanti, piano e con circospezione, si avvicinarono al luogo della caduta, e con meraviglia trovarono un’enorme impronta della creatura, e una spaccatura nel terreno nella quale scorreva acqua torbida e fangosa. Da allora, in ricordo di quell’incredibile notte, quella fenditura nel terreno prese il nome di Fosso del Diavolo. 

 

Riccardob

 

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Gli Spalti di Toro (Gli Spalti del Dio Thor)

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Gli Spalti di Toro sono un gruppo montuoso situato tra le Dolomiti venete e friulane, nei pressi di Domegge di Cadore (BL). Il loro nome deriva dai Longobardi che dedicarono questi monti al Dio Thor, Dio dei Fulmini, per le loro forme che ricordano molto delle saette scagliate dal cielo.

Una leggenda narra che il Dio Thor, insieme ai suoi uomini, fosse alla ricerca della terra del sole e giunto fra le dolomiti rimase ammaliato dalla loro bellezza. Scelse così come sua dimora il complesso di campanili, torri e guglie presenti nella vallata di Domegge, trasformandola in breve tempo in una maestosa muraglia rocciosa: i maestosi Spalti di Toro.

Il Dio Thor, non ancora soddisfatto, ordinò la costruzione di una torre che fosse più alta di tutte quelle circostanti ma suo padre Odino, offeso dalla sua superbia, lanciò un incantesimo sul lago Cadin. Quando Thor si avvicinò al lago per abbeverarsi, si accorse che la sua immagine riflessa restava come viva, impigliata sul fondo. In quel momento la terra cominciò a tremare e le torri del castello crollarono facendo seppellire Thor sotto le rocce e condannandolo a rimanere sotto la montagna fino a quando uno dei suoi discendenti non si fosse specchiato nelle acque del lago Cadin. Qualche secolo più tardi, un pastore di nome Vedorcia, si avvicinò al lago e vide nel riflesso dell’acqua i maestosi spalti rocciosi e la grande torre del castello di Thor. In quel momento perse la sua immagine, e con essa la vita, facendo sciogliere l’incantesimo. Gli spiriti delle montagne trasportarono il suo corpo su una cima, che oggi si chiama Castello di Vedorcia. Accanto ad essa vi si trova un’altra vetta, chiamata Campanile Toro.

 

Chiara Calien

 

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Bus De La Lum (Buco della Luce)

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Il Bus de la Lum, il cui significato in dialetto locale è “Buco della Luce”, è un inghiotto carsico che si situa a Caneva (Pordenone), presso l’Altopiano del Cansiglio, area prealpina che ricopre i territori di Treviso, Pordenone e Belluno. Questo luogo, caratterizzato per la sua apertura a strapiombo, è purtroppo tristemente noto per essere stato utilizzato durante la seconda guerra dai partigiani come una fossa dove vennero gettati vivi, con i polsi legati con dei fili di ferro, i soldati della Repubblica Sociale Italiana, militari tedeschi e molti civili inermi. Famoso racconto popolare, narra che ai soldati veniva promessa la libertà se fossero riusciti a saltare da un’estremità all’altra dell’inghiotto.

Questo inghiotto, è profondo circa 180 metri (ve ne sono anche di più profondi, come quello della Genziana, profondo circa 600 metri). Sul fondo si apre una caverna laterale, attualmente però coperta da detriti. Si è inoltre appurato, che alla profondità di circa 80 metri ci sarebbe un secondo inghiotto chiamato “Il pozzo dei bellunesi” che si presume sia in comunicazione con le sorgenti dell’altopiano. Sarebbe dunque veritiera la diceria popolare che ricorda come il sangue dei soldati gettati nell’inghiotto scorresse lungo le sorgenti del Gorgazzo.

Vi è una leggenda più antica della seconda guerra mondiale, riguardante le streghe. Gli antichi abitanti hanno sempre temuto questo posto perché era abitato dalle Anguane, creature della mitologia alpina legate all’acqua, ritenute streghe. Esse erano malvagie e ferocissime, avevano lunghi chiodi arrugginiti al posto dei capelli e delle zanne affilate. Queste donne uscivano dalla profondità del bosco per raccogliere le legna, bacche e funghi per poi scendere lungo il lago di Santa Croce. Se lungo il loro peregrinare incontravano dei bambini soli li prendevano e li portavano nel loro antro per ucciderli e cibarsene. Quando erano tutte riunite in questo antro, accendevano un fuoco che saliva da queste profondità che produceva alle sommità delle fiammelle che nei secoli hanno indotto i pastori che le vedevano a chiamare la voragine con questo nome (buco della luce).

Anticamente l’inghiotto veniva considerato come un accesso alle profondità della terra, attraverso cui uscivano energie sotterranee, dunque un luogo di evocazione per far sfuggire spiriti maligni ed invocare la protezione delle divinità benefiche e protettrici.

 

Chiara Calien

 

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Il drago di Atessa

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I racconti mitologici vengono sempre automaticamente collegati al genere fantasioso, eppure migliaia di storie vengono tramandate per secoli portandosi dietro un alone di mistero che affascina e incuriosisce, lasciando le persone nel dubbio di trovarsi di fronte a finzione oppure realtà. Uno di questi casi è la leggenda del Drago di Atessa, che mi è stata insegnata alle scuole elementari da un’anziana maestra di matematica che amava anche tramandare ai giovanissimi tante leggende e curiosità sulla nostra regione. Questa storia è giunta fino ai nostri giorni dal lontano Alto Medioevo, V secolo d.C., ed è collocata nel borgo Abruzzese Atessa, che all’epoca era formato da due villaggi distinti chiamati Ate e Tixia. Le due cittadine si trovavano rispettivamente ai lati di una valle, in cui all’interno scorrevano due fiumi (gli attuali Osente e Sangro) che formavano una zona molto paludosa e intricata, habitat perfetto per il primo protagonista di questa storia: il drago. Nella palude del Rio Falco ergeva la sua tana: una grotta, formata all’interno da un lungo cunicolo che attraversava tutto l’Abruzzo. Si dice che il drago fosse di colore verde con il ventre giallo e la grande bocca di un rosso molto vivo. Esso costituiva pericolo soltanto per chi si avvicinava alla palude, e questo non permetteva alle persone dei due villaggi di incontrarsi. Mangiava principalmente bestiame che capitava nella zona o animali selvatici, ma quando questi scarseggiarono, iniziò a nutrirsi di esseri umani malcapitati. Allora qui entrò in scena il secondo protagonista della storia: Leucio d’Alessandria d’Egitto, divenuto Vescovo e poi successivamente Santo, venerato sia dalla religione cattolica che ortodossa. Viene ricordato come guaritore e protettore dai demoni, e fu chiamato in aiuto dai due villaggi per essere salvati dal drago, dato che S.Leucio ne aveva già scacciato uno dalla sua città. Una volta arrivato, andò subito nella palude e nutrì il drago di carne per tre giorni di fila, finché una volta che fu sazio, lo incatenò e dopo 7 giorni lo uccise su un’altura sopra il Rio Falco. Dopo averlo sconfitto i due villaggi festeggiarono felici di potersi riunire, formando così un’unica città: Atixia, oggi chiamata Atessa. I cittadini per onorare S.Leucio, oltre che istituirlo patrono del paese, costruirono un duomo a lui dedicato proprio sul luogo dove viveva il drago. Il particolare più affascinante di questa leggenda è che S.Leucio, a sua volta, donò alla popolazione una costola del drago per ricordare per sempre questo evento. I cittadini di Atessa, a distanza di secoli, custodiscono ancora, con vanto, l’enorme costola nella Chiesa, in una teca di vetro chiusa a chiave e transennata, visitabile dal pubblico! Diversi studiosi provano ad attribuire l’osso a possibili animali, come ad esempio ad uno degli elefanti che furono portati da Annibale per le battaglie di Scipione, o Pirro mentre attraversava l’Italia per la battaglia di Benevento, ma la costola di un elefante è troppo piccola rispetto a quella nella teca, che raggiunge i 2 metri di lunghezza con raggio di 1,43 metri! Altri studiosi cercano di dare spiegazione dell’antico fossile, pensando sia proveniente da un cetaceo: il “Misticeto”, dato che, sempre sotto ipotesi, in antichità in quelle zone possono esserci stati oceani. Ma queste sono soltanto supposizioni, non si riesce ancora a dimostrare da cosa esso provenga realmente, lasciando così tutto nel mistero e a noi la scelta di credere se sia vero oppure no.

 

Tali

 

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Funtanazza e Su Bullone

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Quello che racconto riguarda una zona specifica della Sardegna (Verso il nord a 15 km da Alghero).
Io abito a Roma, ma spesso puntualmente ogni anno, vado nella seconda casa del mio compagno in Sardegna. Senza che me lo raccontasse venni alla scoperta del “fantasma di funtanazza”, un pastore deceduto in seguito ad una frana.

Prima di raccontare i miei episodi vissuti in prima persona c’è da sapere che la zona, dove vado in vacanza si trova esattamente al centro di 4 poderi pastorali. Quasi 30 anni fa i pastori del posto decisero di svendere una parte specifica del territorio, o meglio il posto in cui morì seppellito dalla frana Funtanazza.
Poco a poco si venne a sapere che quella zona era disturbata da due “fantasmi” e attualmente gli hanno dato il nome di “funtanazza” e “su bullone”.
Gli vennero dati questi nomi per il luogo esatto di provenienza “fantasma del ruscello” e “fantasma della roccia”.
La situazione per i pastori non era gestibile, per via di strani rumori, strani incidenti e animali che impazzivano.

Quando la famiglia del mio compagno prese il pezzo di terreno, e costruirono casa, si accorsero che qualcosa non andava. I primi segnali li avvertì suo fratello minore. In stanza avvertiva strane voci, dopodiché la cosa si era estesa in tutta la famiglia. Tra incubi, luci strane in casa, e animali (cani e gatti) che impazzivano nel bel mezzo della notte; per poi sentire un nostro caro amico operaio (molto scettico ed incredulo), che decise di non mettere più piede in casa se non in compagnia di qualcuno, in seguito ad un’esperienza vissuta in quella casa.

Nel periodo che venni in Sardegna. Senza venire a conoscenza di questa strana entità, passai la prima notte senza chiudere occhio. La parte sotto del mio letto era illuminata, e io mi sentii quasi sospesa in aria.
Il mio compagno e la sua famiglia il giorno seguente raccontarono bene nel dettaglio di chi e cosa fosse, poco a poco le cose si sono fatte ancora più inquietanti. In particolare l’ultima estate che vi ho trascorso.

Calcolando che la sua campagna sta nel bel mezzo del verde, e il primo lampione dista almeno a 10 km di distanza, sentimmo un rimbombo di una campana per più di un’ora, che non è la classica campanella che portano con sé le pecore, e non siamo riusciti a trovare la provenienza del rumore, visto che la chiesa più vicina dista a più di 15 km.

 

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Sempre la stessa notte, sentivi delle voci strazianti in lontananza avvicinarsi fino a casa.
Nello stesso periodo tornando tardi a casa, vidi una cosa di cui non mi ero mai accorta prima… In cima alla montagna c’era una piccola casetta in pietra con una piccola finestrella illuminata. Non feci mai caso a questo piccolo dettaglio. Tant’è che decisi il giorno successivo di indagare e andare di persona. Ebbene la mattina successiva, quella casetta non esisteva più. Non so se esistono anche case fantasmi, ma mi ha scioccata questa apparizione.
Anno dopo anno siamo riusciti a definire poco per volta questa “persona”. Riconosciamo il suo aspetto, la sua presenza, e ultimamente ci ha indicato anche la sua vecchia casetta che ora come ora dovrebbe trovarsi sotto terra, vicino al grande focolare della campagna stessa del mio compagno. Non si sa ancora se agisce così per via del territorio o se cerca aiuto o è alla ricerca di una cosa in particolare. Spero comunque di risolvere questi piccoli dubbi la prossima volta che ci passo.

 

Madda

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Sanziene, celebrazione dell’amore e della fertilità.

 

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Vi racconto la leggenda di una delle feste pagane  più grandi e spettacolari del mio paese, la Romania, che da ragazza amavo festeggiare ogni anno proprio per il suo fascino e che tutt’ora viene celebrata, che coincide  con un altra festa ortodossa, la nascita di Giovanni Battista, il 24 di giugno, il giorno più lungo dell’anno.

Esistono diverse leggende e superstizioni riguardo Sanziene in base alla regione in cui viene celebrata.

Una di queste parla della sorella del Sole che andò a raccogliere in un campo di grano dei fiori gialli, sanziene (gallium verum) intrecciandoli per creare una ghirlanda. 

Quando tornò, getto la ghirlanda sul tetto della casa ,dicendo:

“se quest’ultima cadrà ,allora morirò, al contrario, avrò una lunga vita”!

La ghirlanda cadde è la ragazza morì.

Diverse leggende narrano che lei si trasformò nella Luna così che il Sole non  poteva vederla.

Da allora, le persone gettano sui tetti delle case delle ghirlande, non per celebrare la morte, ma per l’amore e la vita, credendo che queste hanno delle proprietà magiche.

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La festa delle Sanziene, si dice abbia origine da  un culto romano per la dea Diana, nome di Sanziana, poiché la festa locale è nota soprattutto in Transilvania, proveniente da “Sancta Diana”, mentre in Muntenia e Oltenia nel sud del paese  si celebra Dragaica, dal culto  slavo. 

Secondo alcuni specialisti, la festa ha le sue origini in un antico culto geto-dacico del Sole, le Sanziane essendo spesso rappresentate dai Traci ballando in un girotondo.

Invece, nella tradizione cristiana ortodossa il 24 giugno è il compleanno di  San Giovanni Battista, messo al mondo in età molto avanzata da Elisabetta, evento che porta  alla preparazione al miracolo della nascita del Salvatore da una vergine donna.

La festa delle Sanziene viene considerata il momento migliore, in piena estate, per la raccolta delle piante medicinali, ma anche per gli incantesimi.

Così, nella notte di Sanziene, le donne vanno a raccogliere fiori ed erbe, che verranno usate contro malattie e altri mali.

Un altra leggenda narra che le Sanziene sono delle ragazze molto belle, che vivono nei boschi o in pianura, che si  lasciano coinvolgere dalle danze e donano poteri magici alle piante. 

Queste buone fate, se debitamente celebrate, faranno abbondare i raccolti, donando  bambini sani alle donne sposate, moltiplicano gli uccelli e tutti gli animali e guarendo i malati.

D’altra parte, se le persone non le celebrano adeguatamente, si arrabbiano e diventano come le fate malvagie popolarmente conosciute come Lele o Pentecoste.

Le Lele sono descritte come delle fanciulle  dotate di grande potere di seduzione e poteri magici. 

 

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Si pensa che vivano nell’aria, nelle foreste o nelle caverne, sulle rive dei fiumi, o agli incroci stradali, e appaiono soprattutto di notte al chiaro di luna, facendo il girotondo, in luoghi appartati, ballando nude, con i capelli sciolti e delle cavigliere con dei ciondoli, in alcune varianti.

Il luogo dove hanno ballato rimane bruciato come dal fuoco e l’erba non cresce più!

Si crede che nella Notte di Sanziene, le Lele si riuniscono e danzano nella foresta, e chi le vede diventa muto o impazzisce.

Nella notte di Sanziene si accendono grandi fuochi in cui si gettano  delle sostanze dai forti aromi, i ragazzi scuotono le torce, si grida e si canta.

Gli abitanti del villaggio Maieru mantengono l’antica usanza da diverse centinaia di anni che, alla vigilia della festa  accendono i fuochi attraversandoli  per  purificarsi.

Le pratiche legate alla ghirlanda, l’accensione della  fiaccola detta “torcia Sanziene”, fa sì che i folkloristi considerano  questa festa come una del Sole.

La festa delle Sanziene si manifesta anche  attraverso una moltitudine di rituali, volti a garantire la fertilità dei campi e delle donne.

Mentre le donne sposate possono seguire i rituali per avere dei figli, le ragazze hanno altre abitudini, quelle di scoprire quale sarà il  loro prescelto nella notte di Sanziene.

Alla base di questi riti ci sono i piccoli fiori gialli, detti sanziene, che crescono nei prati e vengono raccolti dalle ragazze,  accompagnate dai canti dei ragazzi, per poi intrecciarli a forma di cerchio per le ragazze e di croce per i maschi.

Queste ghirlande vengono poste in casa, sui cancelli, sulle finestre, sui capannoni, sugli alveari e anche sui campi, nella convinzione che proteggeranno la casa , porteranno fortuna, salute e abbondanza .

 

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Le fanciulle gettano queste corone su un tetto, quelle che restano non cadendo, preannunciano a breve un matrimonio, o sul bestiame: se viene toccato un giovane esemplare la fanciulla sposerà un giovane, e se la sua corona rimane impigliata in un esemplare più vecchio, allora il prescelto sarà di età più avanzata.

Per vedere il loro destino, le ragazze dormono nella notte di Sanziene con un mazzetto di questi fiori sotto il cuscino.

Inoltre, se li indossano tra i capelli o in mezzo al seno, le ragazze ed anche le donne sposate saranno più attraenti e amorevoli.

 

Non bisogna fare il bagno il giorno del 24 giugno.

 

Un’altra usanza è la processione di Dragaica – la più bella e la più brava delle ragazze del villaggio che cammina con le  altre giovani donne vestite di bianco. 

Agli incroci, le ragazze si fermano e fanno un girotondo cantando in coro.

È anche abitudine che le ragazze siano bagnate con del acqua  dai ragazzi, che dall’alba  passeggiano per il villaggio con dei  fiori di sanziene.

C’è anche una superstizione popolare specifica per questa festa, secondo la quale nel giorno di Sanziene le persone non dovrebbero fare il bagno, perché laveranno via le forze magiche che in questo giorno le circondano.

D’altra parte, sempre in quel giorno, c’è un rituale di lavarsi con la rugiada.

La rugiada dovrebbe essere raccolta all’alba dalle piante, in luoghi non calpestati, su un panno bianco, quindi travasata dal panno  in un nuovo vaso.

Le anziane che si occupano di questo,  portano la rugiada al villaggio, senza parlare per strada ed evitando di incontrare nessuno.

Con questa rugiada si laveranno le ragazze che vogliono sposarsi presto, ma anche le donne sposate che vogliono essere amate dai loro mariti e avere dei figli belli e sani.

Una superstizione che si riferisce all’amore, dice che gli innamorati che si bagnano insieme nel fiume o nel mare, di Sanziene si ameranno per tutta la vita.

Nella zona della Transilvania si dice anche che, nel giorno di Sanziene, si possono cercare antichi tesori, seppelliti nel terreno, perché, la notte prima, si accenderebbe un fuoco.

 

 

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Le Sanziene, sono quelle che d’estate portano frutto alla terra, fortuna, salute e bei figli alle donne sposate, sollievo e guarigione agli ammalati e sofferenti, protezione.

Pertanto, bisogna prestare attenzione a ciò che si sogna nella notte tra il 23 e il 24.

Si dice che i sogni di quella notte siano frammenti del futuro e della realtà.

 

 

Nykole

 

 

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La Sirena

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Un racconto molto noto e conosciuto nel mio paese, è sicuramente la leggenda intitolata “la Sirena”.

Il luogo è situato nella costa vicino ad Ancona, nelle Marche!!

La storia narra che sulla spiaggia, era solita osservare il tramonto una fanciulla di nome Miti, la ragazza più bella del paese, figlia di un povero pescatore.

Miti cantava e guardava il mare in attesa di qualcuno.

Dovete sapere che tempo prima fece un sogno molto strano in cui vide venire dal largo del mare una piccola barca guidata da un bellissimo giovane, che con un bel sorriso gli disse:

“Vieni via con me, mia dolce sposa”.

Questo sogno colpì molto la ragazza, infatti sulla spiaggia attendeva che il sogno si tramutasse in realtà.

Nell’attesa del suo arrivo, la fanciulla cantava con voce melodiosa una strana canzone che nessuno comprendeva.

I giovani del posto, catturati dalla sua bellezza, si rivolgevano a lei con dolci parole, chiedendole di diventare loro sposa.

Ma lei decisa, rispondeva sempre alla stessa maniera:

“Tua sposa? perché dovrei sposarti se il giovane che io attendo è molto migliore di te?”

Umiliati non si fecero più vedere, stando alla larga poiché tutti ricevettero la medesima risposta!

Passava il tempo, ma Miti non si stancava di cantare e attendere il suo futuro sposo, cantava e attendeva senza sosta.

Finalmente una sera, una barca apparve all’orizzonte…

Con molta gioia riconobbe la barchetta che aveva sognato tempo prima, difatti mano a mano che si avvicinava alla costa, si notava un bellissimo giovane marinaio dai capelli neri.

Quando si avvicinò, la ragazza gli corse incontro abbracciandolo dicendo:

“Benvenuto mio sposo. Se sapessi da quanto tempo ti attendo!”

Il giovane rispose:

“Ti sbagli fanciulla, non sono venuto per te, ma per Azzurrina che sarà mia moglie, eccola la vedi?”

Miti infatti vide la ragazza poco lontano che avanzava verso il giovane.

I due si salutarono teneramente e salirono nella barca del giovane marinaio.

 

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Distrutta dal dolore scoppiò in un pianto ed entro nell’acqua seguendo la barca nuotando fino a perderla di vista.

Mentre nuotava continuò a cantare la canzone della sua lunga attesa, che ora diventò il triste richiamo del suo amore perduto, continuando a seguirla fino a tarda notte.

Nel paese, da quel giorno non si seppe più niente di Miti, ma qualcuno assicurò di aver visto a largo una fanciulla dai capelli verdi, con il corpo rivestito di squame e aver udito tra le onde del mare una canzone melodiosa.

Miti si era trasformata in una sirena.

 

Alessiaa

 

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La Madonna delle Milizie

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Un giorno in visita nella città di Scicli in Sicilia rimasi colpita da una statua bellissima mai vista presente nella chiesa Madre, essa rappresenta una Vergine Guerriera, con un manto celeste e vestito rosso, su un cavolo bianco come ad issare alla guerra, lunghi capelli neri ricci, la spada sopra la sua mano e sotto gli zoccoli del cavallo i corpi di Saraceni sanguinanti. E lì, nello stupore più assoluto di trovare questa figura in una chiesa, cercando di comprendere chi rappresentasse, la mia guida sciclitina mi stupisce con una leggenda, che viene ogni anno festeggiata e riprodotta in una grande festa l’ultimo sabato del mese di Maggio.

L

La Sicilia è stata terra di tantissime conquiste e guerra, contesa per millenni tra tantissimi popoli, Punici, Greci, Romani, Saraceni, Normanni e tanti altri… ed è proprio quando il dominio dei Saraceni era giunto ormai al limite con la presa di Noto da parte dei Normanni che questo evento miracoloso avvenne durante una battaglia che pareva essere persa fin dall’inizio.

I Saraceni veri predoni non erano molto apprezzati dal popolo siculo, predoni di cultura araba spesso saccheggiavano le città che conquistavano, non avendo pietà né di donne nè di bambini.

Ma all’arriva dei Normanni la contesa per la conquista del territorio Siciliano divenne negli anni sempre più accesa tanto da instigare l’Emiro Belcàne ad un grande attacco.

Era Marzo del 1091 e nel porto di Donnalucata (borgata sciclitana) l’orizzonte divenne nero, un esercito come mai visto di velieri Saraceni  oscurò la vista di ogni sciclitano, che nonostante nel terrore più totale accorse alle armi.

All’approdo delle navi nemiche iniziò una guerra sanguinaria ed impari, dove un esiguo numero di siciliani fronteggiare un esercito mai visto. Nonostante l’arrivo dei Normanni capeggiati da Ruggero d’Altavilla, la battaglia sembrava perduta e così i Saraceni sentivano il sapore di una ghiotta conquista, di una città strategica sia in mare che in terra, una città che sarebbe stata l’inizio della loro ripresa di potere sul suolo Siculo.

Ma ecco proprio quando tutto sembra perduto, quando la speranza è ormai quasi ferma, l’unica cosa che restava al popolo ormai sofferente sciclitanto è stata quella di chinarsi nel chiedere un aiuto Divino, perchè solo un miracolo poteva salvarli dalla sconfitta totale.

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Ma è proprio lì in quei momenti di maggiore sconforto che Dio mostra la sua maggiore presenza, e così da una intensa luce dorata compare una bellissima donna su un destriero, con in mano una spada, indomabile, guerriera potente “Bella amazzone invitta, alma eroina” così come viene ricordata, che inizia a fare strage del nemico, il quale si sente inerme, e scappa terrorizzato dalla sua presenza, mentre l’esercito amico viene animato da un nuovo e potente spirito, riuscendo grazie all’intervento divino un piccolo esercito a sconfiggere e mandare in fuga un’intera armata.

Alla fine della battaglia Ella scomparve nel nulla così come era apparsa. 

Dopo un millennio resta una leggenda, un monito di orgoglio e di festa per tutta la città di Scicli.

 

Lincea A.

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Il Folletto Salentino

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Anni fa ho avuto il piacere di visitare il Salento. È una terra davvero ricca di tradizioni, miti e racconti popolari, molti dei quali purtroppo stanno pian piano venendo dimenticati poiché non è più tradizione tramandarli oralmente, ma fortunatamente alcune testimonianze degli anziani sono state trascritte e sono arrivate fino a noi! Una leggenda che mi ha particolarmente colpita è quella del folletto salentino.

Era un folletto dispettoso, che aveva un nome diverso a seconda della zona: a Lecce veniva chiamato Laurieddhu o Lauru; a nord del Salento era conosciuto come Uru, e a sud era conosciuto come Monacieddhru, Municieddhru o Scazzamureddhru. 

Nonostante i diversi nomi, si trattava dello stesso folletto, perché i racconti sugli avvistamenti erano gli stessi, sia per quanto riguarda il suo aspetto fisico che soprattutto per il suo carattere molto dispettoso! Fisicamente era simile ad un bambino molto piccolo, con delle grandi orecchie a punta e un particolare berretto rosso, anch’esso a punta. Gli avvistamenti furono molti, tanto che la chiesa si accorse di non poter cancellare questa credenza, dunque decise di trasformare la storia, raccontando che in realtà “Lu Laurieddhu” era lo spirito di un bambino morto senza battesimo. Tuttavia le origini di questo folletto sono molto antiche!

Per quanto riguarda i suoi comportamenti, variava in base a chi aveva davanti: alle donne di solito tirava i capelli, agli uomini dava molti pizzicotti o faceva il solletico, e in generale faceva diversi scherzetti. Spesso nascondeva gli oggetti, che faceva riapparire magicamente dopo molto tempo, o faceva molti rumori nelle case ad esempio rovesciando pentole e piatti, per disturbare e svegliare gli abitanti. Si raccontava infatti di una donna che era costantemente tormentata dal folletto, che le faceva molti dispetti in casa, soprattutto nascondendole gli oggetti. La donna era così esasperata da decidere di trasferirsi, ignara del fatto che lo “Scazzamureddhru” non sia legato alla casa, ma anzi possa seguire ovunque la persona che decide di tormentare.

Non era considerato malvagio, ma era particolarmente temuto da chi possedeva una fattoria. Infatti riusciva a far smettere alle galline di produrre uova, o faceva deperire i cavalli. Si racconta anche che riuscisse a intrecciare e aggrovigliare le criniere dei cavalli, con delle treccioline molto sottili, che per essere sciolte richiedono molto tempo.

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La parte centrale della leggenda era costituita dal suo berretto, e dalla possibilità di rubarlo! Non di rado infatti disturbava il sonno delle persone, schiacciandole col suo peso sull’addome per gli uomini e sul petto per le donne, e togliendo loro il fiato. Ed è in quel momento che si poteva approfittarne per afferrare il suo berretto, a cui tiene molto, tanto che sarebbe stato disposto a tutto per riaverlo, e quindi era possibile esprimere un desiderio! Essendo un folletto dispettoso, il desiderio andava espresso seguendo un preciso schema, ovvero affermando l’esatto contrario: ad esempio, se si chiedeva denaro si ricevevano solo pietre o oggetti di poco valore. Quindi bisognava chiedere degli oggetti di poco valore, e solo così si ottenevano oro ed altri tesori! Questi tesori venivano chiamati “acchiature”, cioè letteralmente “tesori nascosti sotto terra”; infatti erano ben nascosti in alcuni luoghi, e bisognava andare a cercarli nel luogo indicato da lui. Era molto importante non restituire subito il cappello, perché a causa della sua natura, era solito non mantenere le promesse, e anzi scappare via ridendo e sbeffeggiando!

 

Ancora oggi ci sono numerose testimonianze, e molti anziani possono giurare di averlo visto! Per quanto vi si possa credere o meno, è importante non dimenticare queste testimonianze e continuare a tramandarle di generazione in generazione, affinché le origini della tradizione e la cultura di queste terre possa sempre essere nella memoria dei suoi abitanti.

 

Karen

 

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La leggenda di Borgo Careno

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Ai piedi del monte Lefre, nei pressi del paese di Strigno, nella Valsugana Orientale in Trentino, si vedono ancora i resti di una grande frana, che ha trasformato il piano della valle in zona collinare.  

I massi di questa frana, tuttora visibili, sono in parte molto grandi ed alcuni raggiungono la lunghezza di 10-15 metri. La zona della frana, che ora risulta piuttosto collinare, è conosciuta con il termine dialettale “le Masgere” che significa appunto “maceria” o “luogo pieno di sassi”. Ora sui terreni tra questi grandi massi sorgono numerosi vigneti e coltivazioni di vario genere. 

Attorno a questo luogo vi è la credenza comune che sotto le macerie di questa enorme frana sia rimasto sepolto un antico villaggio, chiamato Borgo Careno. Riguardo a questo paese scomparso si racconta una leggenda molto curiosa. 

Una giorno nel paese di Careno giunse un povero mendicante che andava di casa in casa per chiedere la carità. Girò per tutto il paese, bussando di porta in porta, ma nessuno fu tanto generoso da donargli alcunché. Così il mendicante proseguì il suo cammino lungo le pendici del monte Lefre, sopra il paese, e lì trovò una casa dove abitava una donna vedova con i suoi bambini. Il mendicante le chiese se avesse qualcosa da mangiare da dargli. La povera donna desolata rispose che gli avrebbe offerto volentieri del cibo, ma non aveva nulla, anzi aveva messo addirittura due pietre sul fuoco, facendo credere ai suoi bambini che fossero due pani da cuocere. Il povero uomo allora si sedette e disse alla donna di togliere le pietre dal fuoco. Lei obbedì e, con grande sorpresa, quando si voltò, al loro posto, trovò due pani che cuocevano. Il mendicante allora le chiese pure del vino, ma la vedova rispose che le botti erano vuote. L’uomo insistette perché lei andasse ad attingerne comunque. La donna obbedì di nuovo e con grande meraviglia trovò una botte piena di vino, quindi ne riempì una brocca e la portò al mendicante. L’uomo la ringraziò, ma prima di andarsene la avvertì che quella notte avrebbe sentito un fortissimo rumore e le ordinò di non muoversi di casa altrimenti le sarebbe accaduto qualcosa di brutto. La donna lo salutò ed andò a dormire con i bambini. Durante la notte fu svegliata da un frastuono terrificante, inizialmente decise di ascoltare il consiglio del mendicante e di rimanere a letto, ma poi incuriosita aprì la finestra per osservare cosa stesse accadendo. Vide enormi massi rotolare giù dal monte sul paesino sottostante, e una scheggia la colpì dritta in un occhio rendendola cieca. Il mattino seguente, il mendicante tornò a farle visita e quando scoprì che era rimasta cieca a causa della frana, la rimproverò per non aver prestato attenzione al suo avvertimento. Quindi le pose una mano sull’occhio ferito e lo guarì. Gli abitanti di Careno, che avevano negato la carità al povero uomo, ormai giacevano sepolti sotto le macerie. Solamente la casa della vedova era rimasta integra. 

 

Sara

 

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Il miracolo del sordo-muto

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Era l’anno 1640 e sulle montagne che sovrastano Ospedaletto, un piccolo paesino della Valsugana Orientale in Trentino, un povero ragazzo sordomuto dalla nascita andava a pascolare le sue pecorelle. Si racconta che questo giovanotto fosse molto intelligente, e, nonostante la sua disabilità, riuscisse a farsi comprendere benissimo dalla popolazione utilizzando ma mimica e gesticolando. Il giovane era anche molto devoto a Dio e sperava fortemente che un giorno sarebbe guarito da questa malattia. Un giorno d’estate si trovava al solito luogo del pascolo con il suo gregge, quando all’improvviso vide una luce molto forte venire verso di lui. Le pecore scapparono impaurite; ma lui non ebbe paura e guardò. Nel mezzo di questa nube luminosa vide una giovane signora, vestita di bianco, la quale teneva in mano una rocca da filare. La donna gli fece segno di avvicinarsi.

Il ragazzo si levò il cappello e si avvicinò con molto rispetto. La signora sorrise benevolmente al pastorello, gli appoggiò una mano sul capo e lo guarì. Il ragazzo finalmente riusciva a sentire e a parlare, era un miracolo!

Il ragazzo ringraziò la signora, abbandonò le pecore e corse subito in paese a raccontare l’accaduto, con la propria voce! Tutti gli abitanti del paese accorsero stupiti ed increduli per sentire il racconto del giovane, che urlava pieno di gioia! 

Nonostante non si sapesse bene chi fosse quella signora dalle capacità straordinarie, il giovane, legato alla tradizione cattolica, pensò che si trattasse della madonna, per questo venne costruita una chiesetta nel luogo dell’accaduto a lei dedicata. La voce di questo miracolo di sparse e moltissime persone da tutta la valle iniziarono a far visita al ragazzo per sentire il racconto e visitare il luogo dell’accaduto. Oggi troviamo ancora la chiesetta costruita in memoria di questa guarigione miracolosa.

 

Sara

 

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La leggenda del “Capitelo dei versori”

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Nelle campagne di Ospedaletto, un piccolo paesino della Valsugana Orientale in Trentino, si trova un antico tabernacolo con un piccolo altare commemorativo. Si dice che tale tabernacolo fu eretto come forma di ringraziamento, in seguito ad un accadimento soprannaturale molto particolare.  

Era tempo di aratura e due umili contadini dovevano arare i lori campi, ma quel giorno era festa. All’epoca la gente era solita considerare la domenica come un giorno di festa, un giorno sacro da dedicare a Dio e riposare dal lavoro. Uno dei due contadini, molto devoto a Dio, decise di dedicare quella giornata alla spiritualità e al riposo e non andò ad arare i campi. L’altro, al contrario, riteneva che la spiritualità fosse una perdita di tempo e si recò nel proprio campo per lavorare. Attaccò quindi i buoi all’aratro, ma nonostante tutti gli sforzi che lui facesse per far andar avanti le due bestie, esse non davano cenno di muoversi. La gente che racconta questa storia sostiene che ci fosse un demone a tenere fermi i piedi dei buoi. 

Il giorno seguente, il contadino che aveva rispettato il giorno di festa dedicandolo a Dio e alla propria spiritualità, si recò al suo campo per ararlo, ma con grande sorpresa, lo trovò di già arato. La gente racconta che due angeli, per premiare la fede e la devozione del contadino, avessero fatto il lavoro al posto suo.

Per ricordare questo fatto straordinario all’epoca fu costruito un piccolo tabernacolo accanto al campo, conosciuto come “Capitèlo dei Versori” ossia “il tabernacolo degli aratri”, nel quale si può vedere ancora un’effige raffigurante l’accaduto. 

 

Sara

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La croce che fermò la peste

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La storia che sto per raccontare, accadde in un piccolissimo paesino di montagna chiamato Olle. Olle si trova in Trentino, nella zona della bassa Valsugana, ai piedi di una catena montuosa di cui fa parte anche il monte Ortigara, che è stato luogo di numerose battaglie durante la Prima Guerra Mondiale. Questo gruppo di montagne viene denominato anche “piccole dolomiti” e funge da confine tra Veneto e Trentino. 

Il piccolo paese è situato ai piedi delle montagne, in una zona collinare, delimitato dai torrenti Fumola e Moggio, che ne segnano i confini. Il paesaggio è veramente molto bello! 

Attorno al 1600 l’Italia fu colpita da un’epidemia di peste che costò la vita a moltissime persone. All’epoca Olle era un paesino completamente rurale, costituito da poche casette ed abitato da un centinaio di persone. Quando gli abitanti avevano bisogno di far compere si recavano nel paese vicino di Borgo Valsugana, molto più grande e rifornito. Un giorno un abitante di Olle si recò a Borgo Valsugana per svolgere delle commissioni, ma non appena varcate le soglie del paese, fu costretto a tornare subito indietro, perché la gente che abitava nelle case di confine lo fermò: la peste aveva colpito anche Borgo Valsugana! Molte persone erano morte e molte altre stavano morendo all’interno delle case. L’uomo spaventato lasciò immediatamente il paese e fece ritorno a casa. All’ingresso di Olle era stato costruito un ponte che attraversava il torrente Moggio e lì accanto era stata posizionata una croce di legno, che la gente del paese aveva costruito per chiedere protezione contro le frequenti alluvioni. Quando l’uomo attraversò il ponte, vedendo la croce, chiese protezione a Dio e si affidò a Lui. Presto la notizia si diffuse in tutto il villaggio, tutti si allarmarono e chiesero aiuto al buon Dio. 

Quando l’epidemia di peste arrivò ad Olle, nella zona della croce di legno la malattia si arrestò. La parte della croce rivolta verso il paese di Borgo Valsugana divenne nera, mentre la metà rivolta verso Olle rimase bianca. Il paesino fu salvo! Quel luogo è tutt’ora conosciuto come Località alla Croce e oggi è ancora visibile una croce di legno accanto ad un piccolo tabernacolo, che venne costruito per commemorare la vicenda. 

Fino ad una ventina di anni fa, la gente era solita recarsi in processione presso questo tabernacolo, ricordando l’avvenimento straordinario. Ora questa vicenda è passata in secondo piano, pochissime persone la ricordano, solo gli anziani del paese. 

 

Dolores

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Gli Sbilfs – Fvg

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La prima volta che ho sentito la parola “Sbilfs” è stato 15 anni fa, quando nella mia regione hanno aperto un nuovo locale con questo nome. Ci passavo davanti ogni giorno e ogni volta che vedevo l’insegna mi facevo la stessa identica domanda: “ma che razza di nome gli hanno dato??? È una parola stranissima, troppe consonanti attaccate, non ha senso.”


So che nella lingua friulana molte parole sembrano davvero ostrogoto, ma questa mi era proprio nuova. Al che, sono andata a chiedere lumi ai miei genitori per capire cosa significasse quella parola, ma loro mi hanno detto che non è un termine specifico che indica un oggetto, ma è il nome di un popolo. Un popolo magico che abita nella nostra regione. Gli Sbilfs, appunto.

Gli Sbilfs vengono definiti gnomi da alcune persone, folletti dei boschi da altre, da alcuni sono chiamati troll ο fauni, ma tutti concordano sul fatto che sono creature magiche che popolano l’area alpina nel Nord del Friuli. Il Friuli, infatti, è una regione carica di miti e leggende che vengono tramandati di generazione in generazione, e gli abitanti della montagna erano soliti incolpare gli Sbilfs di tutte quelle situazioni alle quali non riuscivano a dare una spiegazione logica.

 

Questi leggendari folletti si nascondono mimetizzandosi e compaiono improvvisamente nel folto dei boschi, ma in taluni casi anche vicino all’uomo, in stalle e fienili; nessuno sembra riuscire a prenderli, al massimo si possono avvistare ma senza avvicinarsi troppo. Generalmente infatti gli Sbilfs sono invisibili, ma possono manifestarsi ad alcune persone e rimanere invisibili ad altre;

 

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sono quindi molto difficili da incontrare e da vedere, cosa che sembra essere più facile ai bambini e ai buoni di cuore. 

 

Sono di piccole dimensioni, intelligenti, inafferrabili, eternamente fanciulli, amanti dei giochi, della danza e della musica. Il carattere dello Sbilf è fortemente mutevole, burlone ma non di natura cattiva, anzi ama scherzare e fare piccoli dispetti. La leggenda dice che sono simpatici e impulsivi, agiscono d’istinto e molte volte aiutano le persone che sono in difficolta nei boschi, e i contadini erano soliti ringraziarli lasciando qualche frutto non colto sugli alberi.

 

La leggenda li ha anche classificati, dando un nome ad ognuno di loro. Ecco allora il “Cjalciùt”, che si siede sul petto di chi dorme e ne disturba il sonno; il “Bergul”, che si diverte a far inciampare la gente; il “Pavâr”, che abita negli orti e conosce tutti i segreti delle coltivazioni, dei ritmi lunari, delle stagioni ed aiuta volentieri chi ama la natura; il “Bagan” è lo sbilf della stalla, ama gli animali, ma è un po’ lunatico; lo “Zuan”, è girovago, sempre alla ricerca di un bel posto dove schiacciare un pisolino, con l’hobby della raccolta di tutto quello che trova; il “Mazzarot”, ha la risata sardonica, che si mimetizza perfettamente nelle ceppaie dei faggi ma, a volte, si rende visibile con i suoi sgargianti vestiti rossi. Amano molto il colore rosso, infatti, e sono anche ghiottissimi di Zûf (una preparazione tipica friulana di latte e farina di mais che si usava un tempo per servire la colazione).

 

Gli Sbilfs, protagonisti di racconti fantastici, sono la rappresentazione del rispetto che avevano i nostri antenati nei confronti della Natura. Un profondo rispetto che suggeriva di non tagliare mai un albero senza motivo, dare valore ad ogni singolo albero e per non sprecare i doni di madre natura.

 

Ilary

 

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Ricetta Polpettine di Verdure


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Tutti conosciamo l’importanza del mangiare sano e consumare più verdure. A volte tendiamo a consumare le verdure in modo noioso e triste, perciò oggi ho deciso di condividere qui con voi questa ricetta sperimentata qualche giorno fa, che sicuramente non renderà triste chi ama poco la verdura. 

Premetto che non ho visto nessuna ricetta e che quindi sono andata a occhio. Cercherò di dare maggiori informazioni possibili sulle dosi. 

(LEGGERE TUTTO PRIMA DI PREPARARE LA RICETTA) 

 

Innanzitutto vorrei dare dei consigli, ma ancor prima dei consigli vorrei fare una premessa per il sale.

Allora, per quanto ci possano piacere i cibi saporiti, dobbiamo comunque tenere d’occhio la quantità di sale che mettiamo. Questa ricetta era nata con l’idea di fare un piatto completamente privo di sale,ma sapevo che non l’avrei gradito perché le abitudini sbagliate (quale aggiungere il sale ovunque) vanno regolate poco a poco fino ad eliminarle, cosa che andrebbe fatta anche con lo zucchero proprio per sentire il vero sapore del cibo. Quindi, sapevo che non sarei riuscita a gradirlo immediatamente, se fosse stato completamente privo di sale, ma ho comunque limitato le dosi. Poiché nell’impasto metteremo il formaggio, il sale potremmo ometterlo completamente. Io l’ho messo sia nelle carote e piselli, sia nell’acqua per bollire le patate. Ma la prossima volta non metterò il sale nell’acqua per bollire e man mano limiterò l’uso del sale ovunque. 

Quindi se voi siete abituati a mangiare molto salato, limitate le dosi; se siete già abituati a poco sale allora meglio così!

 

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Ritornando ai consigli:

La base di questa ricetta è la patata; io ne ho utilizzate due di 2 tipologie differenti. 

Una più dura e che in cottura diventa molto appiccicosa l’altra era invece molto farinosa. Entrambe a pasta bianca. Ad ogni modo per questa ricetta va benissimo utilizzare una patata a pasta bianca e una a pasta gialla. Ma se avete solo quelle a pasta bianca in casa va bene lo stesso, l’impasto sarà molto cremoso per cui aggiungeremo più pangrattato per compattare l’impasto. Quindi, queste sono le due tipologie di patata che ho usato. 

Voglio spiegarvi tutto per bene perché la realizzazione e il risultato finale della ricetta dipende ovviamente da ogni passo che si fa in cucina.

Un’altra premessa anche sul pangrattato: io ho utilizzato le fette biscottate, va bene qualsiasi fetta biscottata che avete in casa o anche il Pangrattato già comprato. A me quello già pronto non piace, quindi ho usato le fette. 

Io ne ho usate circa 5 o 6 grattugiate nell’impasto e 1 o 2 per panare le polpettine. 

Il Pangrattato da aggiungere all’impasto ovviamente dipenderà da quanto sarà molliccio l’impasto, perché appunto la patata che utilizzeremo potrebbe rendere l’impasto più mollo oppure più duro, quindi regolatevi ad occhio e quando riuscite a formare delle palline che non si appiccicano in mano (ma che non devono nemmeno essere dure come un mattone), allora è pronto l’impasto per poter fare le polpettine. 

 

Quindi tornando alle patate, utilizzate 2 patate di media misura. 

Le andremo a bollire, ma non intere. 

Per velocizzare il tempo la tagliamo a cubetti e la mettiamo a cuocere in acqua bollente e salata.

Questo è il primo passo da fare in modo che finite tutte le altre preparazioni avremo le patate già cotte e anche freddate. 

Adesso andremo a preparare invece piselli e carotine. 

Io ho fatto a occhio, ma più o meno ho utilizzato l’equivalente di 1 bicchiere e mezzo o 2 bicchieri di piselli congelati (se avete quelli nel barattolo va bene lo stesso o meglio ancora se li avete freschi) tagliamo poi le carotine a cubetti, filo d’olio, pochissimo sale e lasciamo andare a fuoco medio con il coperchio. Non aggiungeremo acqua all’inizio, poiché il vapore dei Piselli congelati si scioglierà creando un po’ di vapore che si trasformerà poi in acqua. Quando poi vedete che il composto comincia ad asciugarsi andrete ad utilizzare l’acqua delle patate che sta bollendo, così non la butteremo. 

Nel frattempo cuociamo gli spinacini, meglio se avete quelli freschi. Io ne ho usati davvero pochissimi perché dovevo consumarli, ma se ad esempio avete bietola, broccoli, mais, fagiolini, qualsiasi tipo di verdura buttatela dentro come se non ci fosse un domani. Più verdura c’è meglio è!

Tornando agli spinaci, non li bolliamo perché cuociono in fretta e se li bolliamo perdono le proprietà, per cui prendiamo una padella, filo d’olio e mettiamo gli spinacini precedentemente lavati; coperchio e cuociono al vapore. 

Ci metteranno pochissimo a cuocere e noterete che nella padella si formerà dell’acqua color verde. Non buttatela e aggiungetela ai piselli così da non sprecare nulla. 

Ritornando ai piselli, se questi si sono cotti e le carote sono ancora dure (non dovrebbe succedere) non vi preoccupate perché saranno ottime lo stesso, d’altronde le carote si dovrebbero consumare crude!

 

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Quando tutto sarà cotto fate raffreddare e partiamo con gli ingredienti per l’assemblaggio delle nostre polpettine!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ora che avete visto le immagini potete comprendere che non vi basterà che mischiare tutto insieme e procedere con la cottura, però prima qualche accorgimento.

Quando create le polpettine schiacciatele un po’ tipo come se voleste fare una sorta di mini hamburger, schiacciatele ma non troppo, giusto per favorire la doratura. 

Una volta che le polpettine sono pronte per essere infornate, ungete con un filino d’olio sia la base che sulla superficie delle polpettine così da ottenere quella crosta simile a quando facciamo la frittura, ma non sarà fritta! 

Se non avete il forno ventilato (che cuoce prima e crea quell’effetto crosta dorata più in fretta del forno statico) aumentate il grado, va bene 180 gradi e vi regolate ad occhio; girate le polpettine una ad una per farle dorare bene. 

Mentre le girate potreste notare che le polpettine sono estremamente morbide e sembra che quasi si vogliano spappolare. 

Non vi preoccupate è normale. 

Quando saranno ben dorate le togliamo dal forno trasferendole in un tegame freddo e le lasciamo riposare fino a quando non saranno tiepide o fredde. Noterete che si saranno compattate per bene e ora non vi resta che mangiarle. Bon Appétit!

 

Anonimo

 

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La leggenda del Martisor

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Con l’arrivo della primavera si gode di una delle più belle tradizioni rumene, vecchia di oltre 8000 anni, con un carico simbolico molto speciale.
Martisor è celebrato con entusiasmo dai rumeni di tutto il mondo (Repubblica  Moldavia, parte meridionale e settentrionale dell’Ucraina), ma anche dai vicini bulgari.
Ci sono diverse leggende su Martisor. La più diffusa e conosciuta è la lotta tra il Male e il Bene.
La leggenda narra che il Sole si sia incarnato in un bell’uomo e sceso sulla terra durante una festa del villaggio. Durante la festa un drago lo rapì dalla folla e lo rinchiuse in una prigione.  All’improvviso tutta l’atmosfera diventò grigia, gli uccelli smisero di cantare, le sorgenti d’acqua si prosciugarono e i bambini smisero di ridere e di giocare, dappertutto era solo tristezza.
Ma ecco che un giovane forte e coraggioso trovò il coraggio di affrontare il drago.  Camminando per tre  lunghe stagioni, l’estate, l’autunno e l’inverno, finalmente il giovane arrivò al castello del drago dove ebbe luogo una feroce battaglia. Dopo diversi giorni di combattimento, il giovane, ferito e indebolito, riuscì a sconfiggere il drago e liberare il Sole. La natura iniziò a splendere  come prima, i sorrisi ad illuminare i volti delle persone, ma il giovane coraggioso non fecce in tempo a vedere la primavera. Il suo sangue caldo scioglieva la neve e i bucaneve iniziarono a spuntare  come segno dell’arrivo della primavera.
Quando l’ultima goccia di sangue si riversò sulla neve immacolata, il giovane morì felice per essere riuscito a riportare il Sole nel mondo.Da quel momento in poi, i giovani intrecciano due fili con dei ciondoli: uno bianco ed un altro rosso, chiamate “martisor”, che regalano alle persone care, mamme, fidanzate, amiche.
Il rosso rappresenta l’amore per la bellezza, la vittoria, l’amore, che ricorda il sangue del giovane coraggioso che salvò il Sole.
Il colore bianco simboleggia la salute e la purezza, riflesse nella tenerezza del bucaneve, il fiore che porta la primavera.
Altrettanto suggestivo è il significato letterario di martisor, una sorta di “piccolo marzo” che viene portato sul petto, o legato alla mano come una sorta di braccialetto, nella speranza di un nuovo inizio, di un anno più ricco.Ogni 1 Marzo i genitori usano legare alla mano dei figli questi fili, per portare loro fortuna e salute durante tutto l’anno. Tutto ciò avviene prima dell’alba. Nei giorni nostri di solito viene regalato principalmente ai bambini, alle ragazze giovani e donne per proteggere la loro purezza e sensibilità. Le ragazze lavano i capelli tutto l’anno con l’acqua della neve rimasta fino al 1 Marzo per essere belle e amorevoli. Dopo aver indossato per 12 giorni Martisor, viene rimosso e legato ad un albero da frutto per portare un buon raccolto durante l’anno.
Si dice anche che se il tempo è bello, allora si avrà una primavera soleggiata.
Nykole
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La leggenda del fiume Olt

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Considerato un fratello di Mures, Olt nasce da Hasmasul Mare, entrando nella leggenda come “fiume dalle acque tumultuose e selvagge”, come descritto dai tempi antichi.

Nella leggenda popolare, la sua storia è piena di fascino, raccontando il fatto che il suo nome è stato preso in prestito dal figlio di un ricchissimo re dei Carpazi Orientali, che aveva un fratello gemello, Mures, che si distingueva per la sua natura dispettosa.

Mures era calmo, tranquillo e dolce, mentre Olt era scontroso, arrogante e pieno di risentimento.
Olt e Mures uniscono i loro corsi d’acqua solo nel grembo del Danubio, dopo che il Mures confluisce per la prima volta nel Tibisco, nel territorio ungherese, mentre l’Olt, con le sue acque tumultuose, si getta direttamente nel Danubio, nei pressi di Turnu Magurele.
La legenda narra così:

C’era una volta, quando nascevano le storie,  una castello con due torri in cima alla montagna.
Il re e sua moglie che vivevano qui da molto tempo, avevano due figli gemelli che sembravano due gocce d’acqua. Sebbene fossero simili nell’aspetto, i due ragazzi avevano una natura così diversa che per qualsiasi sciocchezza, litigavano e litigavano, facendo tremare la terra.
Quando i ragazzi diventarono grandi, il re lasciò la città insieme al suo esercito andando in guerra, da dove non tornò più.
La moglie inviò  dei cavalieri in ogni dove, in cerca di suo marito, ma i messaggeri non lo trovarono da nessuna parte. Il re morì lontano, in una battaglia feroce.
Ma la regina non era a conoscenza e si chiedeva continuamente: “Cosa farò con i miei ragazzi visto che non fanno altro che litigare”? Mentre si stava preoccupando pensò: “Si stanno picchiando, litigando tutto il giorno, e anche se ho fatto costruire una torre per ognuno di loro, non riescono ancora ad andare d’accordo, a capirsi! Mures vive nella torre nord, e Olt vive nella torre sud.  Sono grandi adesso, pronti per sposarsi, peccato che non si possano mai riconciliare”.

Un giorno Mures, più calmo e un po’ più saggio, disse a Olt:
-Fratello Olt, nostra madre piange per la morte di nostro padre, facciamo qualcosa! Chiedo a te, fratello Mures, mettiamo da parte le divergenze tra di noi e andiamo alla ricerca di nostro padre. Chissà in quali boschi giace ferito o in quali prigioni incatenato ,e noi ce ne stiamo qui a litigare!”

Così, i due andarono dalla madre, comunicando la loro decisione.  Sentendo quello che stavano dicendo, la  madre versò lacrime di dolore, ma nello stesso tempo anche di felicità. Di felicità perché i suoi figli erano degni, coraggiosi, e di dolore perché andavano nel vasto mondo e lei aveva paura di perderli. Così disse loro con la voce calma e dolce:
“Così sia, figli miei! Andate alla ricerca del vostro padre, ma ricordatevi : qualunque cosa incontrerete nel  vostro cammino dovete essere uniti, e in ogni parte camminate insieme, perché se doveste riuscire, solo uniti potrete farlo.”
I due fratelli partirono, ma appena usciti dal castello, iniziarono a litigare su quale direzione prendere, la diversità si faceva notare di nuovo!
-“Andiamo a nord!” disse Mures.
-“Assolutamente no!”gridò Olt.
Litigarono a lungo e alla fine deciderò:
-“Sono cresciuto nella torre nord e vado in quella direzione” disse Mures.
-“Visto che sono cresciuto nella torre sud, è lì che andrò” rispose Olt .
Si separarono, e il tranquillo Mures partì verso nord, invece il veloce Olt si precipitò verso il sud.

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Dopo un po’ Mures fu colpito dalla nostalgia del fratello:
-“Stiamo sempre a litigare”, pensò Mures, “ma ci vogliamo molto bene, siamo fratelli. Mia madre ci ha pregati di non separarci. Torno a cercare mio fratello!”
Attraversando una valle, Mures tornò a sud, ma non trovò il suo fratello Olt.  Si perse andando  a ovest, nelle  pianure così belle che dimenticò il fratello gemello.

Nel castello  la madre ricevette notizie dai suoi messaggeri:
-“Maestà, già da quando misero piede fuori dal cancello, Olt e Mures litigarono, separandosi, così infrangendo il suo comando.”
Sconvolta, la madre corse per far tornare indietro i figli, ma non riuscì a raggiungerli, perché scappavano in punti diversi.
Cominciò a piangere violentemente pregando  che i suoi figli si salvassero:
-“Dio, ti prego, guida i passi dei miei figli. Ho già perso il marito! Signore, fai in modo  che i miei figli non periscano mai!”
La madre  pregava con le lacrime agli occhi.
Dio ascoltò la preghiera e decise di trasformare i due principi in fiumi immortali. I fiumi sono rimasti fino ad oggi, mantenendo i loro nomi: MURESUL e OLTUL.
Mures scorre dolcemente verso la pianura, con la speranza che, dopo tanti giri ritrovi il fratello gemello.
E la gente canta così:

Mures, Mures, acqua liscia e tranquilla,
Fammi attraversare in un paese straniero
E sii parte del mio riposo.

Mentre il veloce e tumultuoso Olt, si schianta contro le rocce sanguinando alla Torre Rossa.  E la gente ha inventato la canzone giusta:

Oltule, maledetto fiume,
sei diventato profondo e ampio

che arrivi grande,
e mescolato al sangue.

 

Nykole

 

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A J SUN LE MASCHE

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Quando ero bambina dormivo in una stanza con una finestra che guardava dritto dritto verso il bosco. Di giorno mi piaceva andare lì a giocare, ma la notte era paurosa, perché proprio in quel bosco vivevano LE MASCHE che portavano via i bambini. Me lo raccontava mia nonna, io non le ho mai viste ma posso giurare che loro esistono. Lo so perché  quando noi bambini volevamo andare a giocare nel bosco, i vecchi ci mettevano in guardia e ci dicevano: “non andateci di notte, che a j sun le MASCHE! Ci sono le MASCHE”.
A quei tempi s’andava in giro a piedi o al massimo in bicicletta, e attraversare il  boschetto di notte era molto pericoloso. C’era infatti il rischio di incontrare LE MASCHE. La loro storia ha origine nella notte dei tempi.

Si narra che fossero donne vecchie e deformi, spesso con la gobba, che sapevano fare magie e sortilegi. Erano delle specie di streghe. Per i ragazzi era molto pericoloso aggirarsi di notte nei boschi perché loro, LE MASCHE, avevano la capacità di trasformarsi in avvenenti giovinette e irretire i malcapitati, per poi far loro dei sortilegi. Chi aveva la sventura di incontrare LE MASCHE tornava a casa con le vesti strappate, pieno di graffi e di lividi.
Un baldo giovane sprezzante del pericolo, un giorno, fece una scommessa con gli amici, dicendo loro che LE MASCHE non esistono, sono solo leggenda, e per dimostrarlo avrebbe attraversato il bosco da solo di notte.
Cosi fece…
Gli amici terrorizzati si nascosero in casa, e cominciarono a pregare.
Il mattino seguente del ragazzo non c’era traccia, nessuno lo vide. Per diversi giorni di lui non si seppe più nulla. Quando ricomparve in paese aveva lo sguardo allucinato ed era in evidente stato confusionale. Ci vollero diversi giorni prima che tornasse in sé e non volle mai raccontare cosa successe quella notte nel bosco, né volle mai più parlare di quella faccenda.
LE MASCHE, si sa, erano molto attratte dai neonati, e se ne avevano l’occasione li rapivano e di essi si perdeva ogni traccia. Le donne facevano molta attenzione a non dimenticare stesi i panni fuori di notte, specie se si trattava dei vestiti dei bimbi, poiché LE MASCHE facevano loro dei sortilegi, che poi causavano malanni e deformità a chi li indossava.
Tuttavia, esistevano anche DELLE MASCHE buone, che conoscevano le erbe e ne facevano intrugli capaci di guarire le persone.
Queste leggendarie creature sono tipiche dei territori piemontesi, i racconti più antichi risalgono al 1500 d.c. o giù di lì. In tempi antichi questi territori erano abitati da popoli celti, e pare che proprio dalla loro tradizione discendano LE MASCHE.

 

Isabella C.

 

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Il Dahu

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Potreste sentire a riguardo numerose testimonianze, tutte diverse tra loro, ma l’unica vera, reale e degna di nota, è quella che leggerete nelle seguenti righe.

Il dahu è un animale leggendario che vive sulle pendici delle montagne. Io vi racconterò la storia di quelli che vivono nelle valli Valdesi delle Alpi Piemontesi. Essi sono animali molto timidi, per questo si nascondono, ed è difficilissimo vederli. Tuttavia, io conosco personalmente un vecchio montanaro che aveva uno zio che raccontava che suo nonno, che era un uomo dall’animo puro, durante la traversata di un passo alpino, in una giornata grigia e nebbiosa, vide in lontananza il mitico animale. Infatti la purezza dell’anima è una caratteristica indispensabile per poter vedere il bellissimo esemplare. Seduto in Piola, davanti ad un bicchiere di grappa, parlava di questo animale, un po’ capra e un po’ camoscio. E più erano i bicchieri di grappa, più il vecchio ricordava particolari e dettagli. Il suo manto è di un colore che cambia a seconda delle stagioni per meglio mimetizzarsi e nascondersi alla vista dei curiosi. Il vecchio montanaro mi raccontava che il dahu si riconosce da un particolare che è unico della sua specie. Esso infatti ha quattro zampe, ma due sono più lunghe e due sono più corte. Questo perché i dahu corrono sui pendii delle montagne e così non rischiano di cadere. Ma in questo modo essi avrebbero avuto problemi ad accoppiarsi. Così la natura, che è saggia, ha risolto il problema, facendo nascere gli esemplari maschi con le zampe destre più lunghe, e le femmine con le zampe sinistre più lunghe, sicché essi poterono riprodursi, sui pendii dei monti. Ma purtroppo essi sono animali molto curiosi e quando sentono rumori o movimenti dietro di loro, si girano e… non riuscendo a mantenere l’ equilibrio con quelle zampe differenti, rotolano giù, e purtroppo spesso non sopravvivono. Questo ne ha quasi causato l’estinzione, ma qualche esemplare ancora esiste e se hai la pazienza di appostarti in osservazione, in una notte di luna piena tra il 29 e il 30 febbraio, anche Tu puoi vedere il Mitico Animale.

In Suo Onore e memoria, in un paese di montagna chiamato Pomaretto è stata costruita una funicolare, piuttosto vertiginosa, alla quale gli intrepidi possono agganciarsi e precipitare a valle sorvolando i vigneti, in una discesa da brivido. Questa funicolare è per l’appunto denominata IL VOLO DEL DAHU.
Nella stessa zona, denominata anche TERRE DEL DAHU si può acquistare un ottimo formaggio locale, il FORMAGGIO DEL DAHU prodotto con il latte dell’omonimo animale.
Dimenticavo di dire che pur essendo un mammifero, il Dahu depone le uova, che con un po’ di fortuna, si possono acquistare dai malgari locali.
Esistono prove dell’esistenza del leggendario DAHU in antiche incisioni e pitture rupestri. Esiste anche un museo a lui dedicato.

 

Isabella C.

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La leggenda dei minatori di Praly

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Voglio raccontarvi questa leggenda che, secondo me, ha un fondo di verità.

C’è un paese in Val Germanasca, che si chiama Praly. È un paese di montagna e per arrivarci oggi c’è una strada asfaltata che si percorre in auto con molte curve e tornanti. Salendo lungo questa strada, ci si imbatte nelle miniere di talco. Alcune sono ancora produttive, altre sono state trasformate in attrazioni turistiche. Esiste un sentiero, che sale nel bosco e che collega le miniere al paese. Questo sentiero, il secolo scorso, era percorso dai minatori, che al mattino si recavano al lavoro e la sera tornavano a casa dalle loro famiglie. I bimbi della scuola elementare di Praly, hanno voluto onorare il ricordo di questo uomini forti e laboriosi, installando lungo il sentiero dei cartelli che raccontano una storia, risalente ai tempi della guerra mondiale. Ora, io non so se ricordo bene tutti i dettagli, ma sicuramente la sostanza è quella che sto per raccontare.

I minatori erano gente povera, che lavorava duramente per mantenere la famiglia. La vita di montagna non era facile, non c’era denaro e si viveva del poco che la terra aspra e difficile da coltivare produceva, in particolar modo patate. I più fortunati avevano del bestiame, e molti come già detto lavoravano nelle miniere di talco. Si lavorava parecchie ore in miniera, e quando si usciva era già notte, buio, e gli uomini accendevano le loro lanterne e in fila indiana facevano ritorno alle loro abitazioni, attraversando il sentiero nel bosco. Si era in tempo di guerra, e capitava che aerei inglesi e tedeschi sorvolassero la zona. Si sa che molti e distruttivi furono i bombardamenti su Torino, non molto lontano dalla Val Germanasca.

Quella notte, mentre i minatori come tutte le sere, facevano ritorno dalle loro mogli e figli, si udirono i rombi degli aerei in lontananza. Essi si avvicinavano: la paura delle bombe era grande, e infatti qualcosa fu lanciato dagli aerei, e cadde nel bosco. I minatori impauriti, non ebbero subito in coraggio di guardare di cosa si trattasse, ma siccome non vi furono esplosioni presero coraggio e si avvicinarono. Con loro grande sorpresa, trovarono delle casse, e dopo un po’ di di dubbi e sospetti si decisero ad aprirle. Immaginate la grande sorpresa quando si accorsero che esse erano colme di monete d’oro! Da quel giorno molte famiglie di minatori si trasferirono, a Perosa Argentina e a Villar Perosa, dove costruirono case e anche condomini. La gente non sapeva come avessero fatto e dove avessero trovato il denaro per fare questo.

Ora, voi che leggete, vi chiederete perché dagli aerei qualcuno abbia gettato casse piene di monete d’oro! Si pensa che fossero aerei inglesi, che avevano preso accordi con i partigiani e gli alleati locali, i quali essendo in difficoltà avevano chiesto aiuto via radio. L’accordo era che gli alleati avrebbero acceso dei fuochi per segnalare la la loro posizione. Quello che successe però non era stato previsto. I piloti dall’alto avevano visto le luci, e le avevano attribuite alle segnalazioni degli alleati. Invece si trattava della colonna di minatori, che con le loro lanterne facevano ritorno dopo una giornata di duro lavoro.

C’è chi pensa che sia vero, c’è chi pensa che sia leggenda, fatto sta che veramente ci furono famiglie che si arricchirono dall’oggi al domani e nessuno mai ne seppe il motivo.

 

Isabella C.

 

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Leggenda del fantasma del castello di Duino (Trieste – Fvg)

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Anni fa, insieme ad un’amica, sono andata a fare una bellissima passeggiata in zona Trieste: un sentiero immerso nella natura che parte da una spiaggia, sale sulla scogliera a ridosso del mare e dopo 2 km (passando anche per bunker segreti della seconda guerra mondiale) conduce all’attuale castello di Duino e alle rovine del vecchio castello, anch’essi situati su degli speroni a picco sul mare.


Arrivate a destinazione, la mia amica mi ha raccontato che c’è una triste leggenda che riguarda il vecchio castello, il quale viene anche chiamato “la Rocca della Dama Bianca”.

La Dama Bianca era una nobildonna dolce e gentile, fedele ed innamorata del suo consorte il quale, tutto all’opposto, era una persona malvagia, gelosa, tendente all’ira e al vizio del bere. Essendo molto geloso, il cavaliere era ossessionato dall’idea e dalla paura che un altro nobile potesse provare a conquistare la sua bellissima moglie. Paura però infondata: lei aveva occhi solamente per lui, nonostante molti corteggiatori si fossero fatti avanti mentre il marito era lontano in qualche battaglia. Egli infatti doveva spesso assentarsi dal castello per andare in guerra, mentre la sua sposa lo aspettava pazientemente.

Ad ogni ritorno, però, all’orecchio del cavaliere arrivavano varie voci (infondate) sul fatto che sua moglie si fosse concessa a uno o più corteggiatori. Ad ogni suo ritorno, quindi, il cavaliere diventava sempre più violento e iracondo con la sua dama. Ma ella restava sempre fedele e innamorata di lui, nonostante i costanti insulti. Neanche quando lei partorì il loro primogenito lui si convinse del fatto che la moglie gli era fedele e che lo amava davvero.

 

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Una notte, di ritorno da una delle sue battaglie e dopo qualche otre di vino di troppo, il marito della Dama Bianca iniziò un forte litigio che sfociò in dramma, ovvero buttò la dama giù di forza dal dirupo del castello.

Esterrefatta, negli ultimi pochi secondi di vita e mentre precipitava, la dama guardò il cielo ed emise un grido di disperazione e di aiuto. L’aiuto arrivò: secondo la leggenda, qualche attimo prima di toccare il mare, le divinità del cielo si impietosirono per la sorte della dama e la tramutarono in pietra.

Una pietra alquanto strana, che si può ancora tutt’oggi ammirare presso il castello, a filo del mare: una pietra bianchissima, che sembra davvero una donna rannicchiata avvolta in morbide vesti. C’è chi dice di averla vista tramutare di notte in una bellissima donna vestita di bianco, e ritornare pietra all’alba.

Oltre a ciò, varie dicerie raccontano della luce di un candelabro che vaga per il castello allo scoccare della mezzanotte, quando non c’è nessuno. Che sia lei che si aggira in cerca del figlio?

 

ilary

 

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L’empatia nella professione di psicologo

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Pratico meditazione quotidianamente da fine 2018 con le tecniche che ho appreso grazie alla scuola fondata da Angel Jeanne.

Il percorso spirituale non è facile, perché occorre essere costanti e non scoraggiarsi mai, o meglio capita di scoraggiarsi, ma occorre rialzarsi sempre e più forti di prima. Si possono incontrare grossi ostacoli ed io ne ho incontrati di molto forti, ma in risposta a tutto ciò, anche quando ero sopraffatta dalla paura, non ho mai abbandonato la pratica.

Anche quando sono rimasta sola, ho riposto la mia fiducia in Dio, nella Luce, nell’Universo, nella Prana. So che Dio è giusto o meglio egli è la Giustizia, e che se lo cerchi, egli è sempre presente ed è per tutti.

Le tecniche mi permettono di comunicare con Lui e ricevere da Lui, si tratta di intuizioni che avverti come Verità e che se non pratichi, non possono essere spiegate e comprese fino in fondo.

Nel mio lavoro l’empatia è veramente basilare. Sono sempre stata una persona molto empatica, ma questa mia empatia mi era spesso di ostacolo, perché si traduceva a volte in un emotività esagerata, che mi faceva soffrire molto quando avevo a che fare con il dolore altrui, mi si ritorceva contro ed era, in un certo senso, pericolosa per la mia incolumità anche perché mi rendeva troppo ingenua, permettendo così a qualcuno di approfittarsi delle mie emozioni.

Con la pratica assidua ho però cominciato a notare, con gran sorpresa, che l’empatia e l’emotività non sono la stessa cosa e che si può avvertire la sofferenza, capire le persone ed aiutarle senza farsi sopraffare da sentimenti troppo dolorosi che impedirebbero a lungo termine di poter svolgere questa professione senza forti ripercussioni a livello energetico e quindi psicologico e fisico. Con mia grande sorpresa, ho notato che se anche la mia emotività diveniva meno preponderante, più controllabile e distaccata, la mia empatia non ne risentiva, anzi! Essa si potenziava. Capivo più velocemente e senza interferenze i miei pazienti, con molta più chiarezza e lucidità mentale e molta più capacità di offrire loro conforto al momento giusto.

Mi sembrava una contraddizione quanto stavo sperimentando, ma poi ho letto un articolo scritto dall’insegnante spirituale Angel Jeanne, dove lei diceva proprio quanto io stessa in prima persona avevo avuto modo di sperimentare.

Vorrei che tutti impegnassero parte del loro tempo nella meditazione dell’Accademia di Coscienza Dimensionale, perché so e riconosco che essa è lo strumento necessario a ritrovare chi siamo, e cioè un’ Entità spirituale, amorevole e molto evoluta che ama l’Universo e le sue leggi di Amore, Verità, Giustizia e Compassione e quindi Dio stesso del quale è parte essa stessa.

 

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Dio, la Luce, la Prana sono la nostra Essenza e per questo quando ne siamo lontani soffriamo.

Amo il mio lavoro, ma so che i miei pazienti, se praticassero, potrebbero col passare del tempo, fare a meno di me. So che ciò purtroppo non potrà avvenire per tutti ed in breve tempo e per questo continuo ad esserci, ma più saggia e forte di prima grazie alla meditazione dell’Accademia di Coscienza Dimensionale.

 

Lakshimi Devi

 

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DISOBBEDIENZA CIVILE

USCITE DALLE VOSTRE CASE.

SIATE INFORMATI E RISPONDETE A TONO IN CASO DI NECESSITA’. 

LA CONOSCENZA VI DIFENDE.

SAPPIATE RISPONDERE ALLE DOMANDE CHE VI FARANNO LE FORZE DELL’ORDINE.

FATEVI VEDERE INFORMATI E QUALSIASI TIPO DI VERBALE LO FARANNO SPARIRE NEL NULLA E ALL’ISTANTE.

 

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Perché lei non è a casa?

 

Non esiste una legge che viene infranta nel passeggiare fuori casa.

 

Se vi raccontano la storiellina dei DPCM voi sappiate e dite che:

 

I DPCM non sono legge e quindi non hanno forza di legge. I DPCM sono degli atti amministrativi.

 

Questi stessi DPCM sono stati giudicati

ILLEGITTIMI, ILLEGALI, ANTICOSTITUZIONALI

 

DAL

 

  • TRIBUNALE CIVILE DI ROMA
  • TAR DEL LAZIO
  • GIUDICE DI PACE DI FROSINONE
  • TRIBUNALE PENALE DI REGGIO EMILIA

 

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I DPCM:

Violano la CEDU che è la Carta Europea dei Diritti dell’uomo e la DUDU che è la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, entrambe Leggi primarie vigenti sul suolo italiano.

Questo significa che un atto amministrativo non può limitare la libertà di movimento sancita dalla Costituzione.

Addirittura, chi dice il falso sull’autocertificazione non può essere incriminato o rischiare alcuna sanzione.

Nessun cittadino può essere costretto a sottoscrivere un’autocertificazione poiché questo è incompatibile con lo stato di diritto del nostro Paese, dunque le autocertificazioni sono tutte illegittime.

I DL (decreti legislativi) DI DRAGHI?

Si basano tutti sui DPCM, sono un continuo dei DPCM di Conte, quindi anch’essi sono 

ILLEGITTIMI, ILLEGALI, ANTICOSTITUZIONALI

 

Quindi qualsiasi multa vi faranno non dovrà essere pagata! 

 

Vi ricordano di mettere la mascherina?

Ricordate loro che scientificamente la mascherina non ha alcuna valenza e provoca solamente danni alla salute.

Inoltre, che vi è l’art. 5 della legge 152/75, art. 414 del codice penale e l’art. 85 del codice penale che VIETANO DI TRAVISARE IL VISO IN LUOGO PUBBLICO e chi non rispetta questo divieto incorre ad una pena da un anno a due anni di reclusione e da 1000 a 2000 euro di verbale.

Se loro insistono:

lei mi sta obbligando a commettere un reato!

Le ricordo che l’articolo 611 del codice penale, aggravato dall’articolo 339, riguarda la VIOLENZA O MINACCIA PER COSTRINGERE A COMMETTERE REATO e chi obbliga a commettere un reato è punito con 5 anni di reclusione e nel suo caso, dato che lei è una forza dell’ordine (quindi è armato!) la pena può arrivare a 15 anni di reclusione.

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Secondo l’articolo 28 della Costituzione i FUNZIONARI PUBBLICI SONO DIRETTAMENTE RESPONSABILI PENALMENTE DI ATTI IN VIOLAZIONE DI DIRITTI.

Quindi gli ufficiali pagano PERSONALMENTE se dovessero commettere REATI O ABUSI DI POTERE! Non sarà l’arma o il corpo ad andarci di mezzo ma saranno loro a pagarne personalmente. 

Quindi se dovessero insistere chiedete loro le generalità: NOME COGNOME E NUMERO CARTA DI IDENTITA’ perché potete denunciarli a livello personale. 

CURIOSITA’ SUI VIGILI URBANI:

Essi non hanno giurato sulla Costituzione e quindi bisogna ricordare bene loro tutti gli articoli e che loro stanno infrangendo la legge.

SE VI DICONO CHE NON POTETE RIPRENDERLI CON IL CELLULARE:

il cellulare è di proprietà privata e ci fate quel che volete. Se tu filmi un abuso di potere loro sanno che stanno commettendo un abuso.

FILMARE TUTTO INQUADRANDO BENE IL VISO DEGLI UFFICIALI senza condividere in rete vi preserverà a livello legale.

 

SE DOVESSERO PASSARE ALLE MANI:

URLATEGLI IN FACCIA: “COS’è UN SEQUESTRO DI PERSONA?”

SE DOVESSERO ALLUNGARE LE MANI PER PRENDERVI QUALCOSA ES. CELLULARE, CARTA DI IDENTITA’…:

URLATEGLI IN FACCIA: “QUESTA è RAPINA A MANO ARMATA!”

 

Così sarete voi a metter paura a loro perché LORO SANNO DI ESSERE IN TORTO.

 

SIAMO NATI LIBERI!!!!

 

Anonimo

 

Tratto da: https://www.facebook.com/100025118462785/posts/885401202307154/?sfnsn=scwspw

 

 

 

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Lettera all’infermiere controcorrente (e non solo…)

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Caro infermiere che va controcorrente. Per la società moderna, nel 2020, non meriti più di svolgere la tua professione. Tu sei quello sbagliato. Quindi devi essere allontanato, isolato e in alcuni casi licenziato dal lavoro. Sei ritenuto un peso, solo perché hai pensieri diversi da quelli comuni e rifletti con la tua mente.  Non hai più libertà di parola e libertà di rifiutare dei trattamenti sanitari a cui non vuoi sottostare perché ne comprendi la pericolosità. Per i tuoi superiori (ma anche per i tuoi stessi colleghi) non sei più un infermiere o una persona umana che faceva il suo lavoro con dedizione, ma sei il problema e perciò vieni trattato come un appestato. In fondo, sei sempre stato una cavia per i tuoi datori di lavoro. 

Non possono più esistere sensi di colpa nel sentirti diverso da loro, come ti succedeva tempo fa. Sta uscendo fuori allo scoperto tutto il marciume della sanità in cui lavori. Proprio in questo periodo e senza alcun pudore. Hai buone ragioni per vedere il tuo lavoro con meno entusiasmo rispetto a quando lo avevi intrapreso. Ricorderai che già all’università o quando studiavi alla scuola infermieri, notavi  metodi di insegnamento molto rigidi e spesso ingiusti: addestramenti simil-militari per gli studenti. Studenti che poi sviluppavano stress e tensioni psicofisiche non da poco. I ragazzi del corso di laurea di medicina, oggi, vengono usati come tappabuchi, obbligati a fare tamponi e vaccini a loro stessi e agli altri per potersi laureare. Alcuni colleghi ti vengono anche contro quando vai dicendo che l’OMS (il capo che per loro ha sempre ragione) ne sta combinando delle grosse e che invece di stare dalla parte delle persone è dalla parte di governi e lobby farmaceutiche che per nulla hanno l’obiettivo del benessere dei popoli. 

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Te e i tuoi tanti colleghi (perché non siete pochi come vorrebbero farvi credere), che seguite la stessa linea di pensiero, scrivete e raccontate le vostre esperienze, perché più sarete di numero e più farete la forza. Non siete i soli a pensarla così. Reagite, non sottostate a leggi illegali. Non abbiate paura! Denunciate i crimini che vengono fatti contro voi stessi e contro l’umanità. Le cose non cambiano da sole. Il  “segreto professionale” che segui  comporta che non puoi raccontare e né far vedere nulla di ciò che succede nel tuo ambiente di lavoro, pubblico o privato che sia. La verità però ha bisogno di uscire fuori dagli ospedali e tu puoi raccontarla in forma anonima, generale (o più diretta se ti aggrada). Stranamente dall’anno scorso le foto in divisa vengono pubblicate e condivise anche se il regolamento lo proibisce. Se questo vi viene permesso, perché non vi viene permesso di parlare? Ora è il momento di parlare e di raccontare la verità dei fatti. Non solo farvi vedere mascherati solo per incrementare le paure nelle persone!  Qui su Significato.Online lo puoi fare. Scrivi all’indirizzo email [email protected] e spedisci il tuo racconto affinché venga pubblicato e condiviso. Cosa aspetti? Potrai aiutare altri a prendere consapevolezza e a farli riflettere. Dopo tutto, come dovrebbe essere un vero “eroe”? Di tanti eroi si è parlato per lungo tempo, ma siete stati elogiati da governi corrotti e aziende che pensano solo ai loro profitti.

Per fortuna di persone che vi apprezzavano veramente per il lavoro che svolgevate ce ne sono state tante, soprattutto agli inizi. Fino a quando i mass media continuavano ad esagerare e la gente ha iniziato a stancarsi di voi. Le gratitudini fatte dai mass-media non erano vere; erano finalizzate ad altro. Eravate strumentalizzati, utilizzati come corpo militare, come cavie da sperimentare, inconsciamente (qualcuno consciamente) untori dei crimini avvenuti, e seminatori di panico. Non eroi, ma vittime. Avete avuto sì coraggio ad affrontare il faticoso lavoro in trincea, con le persone malate di covid, e tra voi operatori sicuramente si è messo tutto in gioco pur di superare la guerra e sperare in un tempo migliore. Ma poveri illusi, dopo tutto quello che avete passato, dallo Stato non siete ancora stati valorizzati, ma solo sfruttati. Forse ti sarai reso conto che quegli apprezzamenti erano degli show che dovevano andare avanti per mettere in pratica la nuova dittatura sanitaria. Inizialmente sembrava potessero darti un minimo di supporto emotivo, anche se il tuo desiderio era quello di salvare la vita di quelle persone e nient’altro, ma altri tuoi colleghi sono stati un po’ più ingenui: si sono esaltati e si sono pubblicizzati come i migliori della terra proprio per screditare chi non la pensava come loro. 

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Tu che lavori in isolamenti covid o ci hai lavorato, hai potuto notare varie cose, come le terapie efficaci contro il covid, che esistono e le conoscono ma le oscurano per far continuare a soffrire le persone negli ospedali e farvi sperare in un vaccino che non risolverà la situazione. Enormi quantità di terapie si somministravano a marzo, e non erano quelle giuste; e chi veniva intubato per mesi aveva meno probabilità di sopravvivere. Non a caso hanno intubato la maggior parte delle persone che finiva nelle terapie intensive. Si poteva notare invece che chi non veniva intubato e faceva uso di altri tipi di farmaci (quelli non consigliati dai virologi tuttologi) sopravvivevano. Su ogni paziente che avete avuto negli ospedali sono state fatte cure sperimentali, ciò significa che su ognuno di loro avete fatto delle cure diverse per vedere come rispondevano e c’era chi era più fortunato, e chi meno.

Del virus non hai mai negato l’esistenza, anche perché lo hai visto, ma riconosci che il vero virus è ciò che gira attorno a questa storia che cerca di nascondere la verità. Oramai, lo sai… ci sono così tante prove a tuo favore (e ne porti anche tu stesso/a) che chi non ti crede, ti critica e ti viene contro è solo un ignorante (nel senso che ignora) e un complice. Insomma, il vero negazionista è chi ti nega di dire la verità. 

– Perché i famigliari non potevano vedere i loro cari negli ospedali? Se il motivo era quello di evitare il rischio di contagio, potevano bardarsi anche loro e salutare il loro caro un’ultima volta, se costui non riusciva a sopravvivere. 

– Perché mai le autopsie sui corpi dei defunti erano vietate? 

– Perché sono state fatte tantissime cremazioni? 

– Volevano per caso eliminare ogni prova, ogni studio, ogni possibile scoperta di terapia efficace? 

– Avevano paura di qualche rivolta da parte dei cittadini? È per quello che sono stati rinchiusi in casa? Per poterli rendere ignari di tutto? 

-Perché i funerali erano proibiti? Volevano toglierci tutti i sentimenti? 

La gente se lo ricorda o ha già dimenticato tutto come succede nei traumi? Le famiglie che purtroppo hanno avuto lutti, verranno mai risarcite dei danni subiti? E di quelle tante famiglie che sanno o non sanno che il loro caro è deceduto ma non di covid come è stato invece raccontato per fare numero, verranno mai ricordate e risarcite? E di te, infermiere “eroe”, chi pagherà i danni psicologici e fisici per tutto quello che hai vissuto, perché a vedere morire la gente c’eri solo tu. I tuoi pazienti morivano soli e abbandonati dai loro affetti. Cosa facevi tu in quei momenti? Chi pagherà i danni che con il tempo ti sono venuti o ti verranno per colpa del modo di lavorare?

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Se ci pensi hai avuto o stai avendo turni massacranti, spesso senza dispositivi di protezione giusti e in quantità, quindi sei stato tantissime ore con una mascherina che non ti faceva respirare, tutte quelle ore in cui hai respirato la tua anidride carbonica (lo scarto delle tue cellule), senza neanche poter recarti al bagno al bisogno, o avere una pausa in più per staccare da quell’ambiente. Hai lavorato come un animale. Cosa succederà a te che hai sopportato tali condizioni per mesi e mesi? Chi si ricorderà di te, chi risarcirà lo sfruttamento che hanno avuto con te (perché non è solo l’aver fatto il proprio lavoro, ma sei stato comodo ad altri fino a quando serviva). Hai perso le tue ferie dell’anno e hai perso la vicinanza dei tuoi famigliari anche per le festività per paura di essere di contagio per loro. Lo sai che tutto questo col tempo si ripercuote sulla tua salute? A voi infermieri, assuefatti da queste condizioni e dai tamponi, è ovvio che siete d’accordo coi vaccini! Probabilmente non ne potrete più e penserete che sia la strada giusta da percorrere per uscire da questa situazione stremante e disumana. Ci sono sanitari che subiscono tamponi più o meno ogni settimana, da mesi: è una follia, una vera tortura. Una follia è anche il coraggio che loro hanno nel farlo agli altri, ai bambini e agli anziani, senza alcun criterio né legalità. Infermieri e medici che continuano a subire e a farne agli altri, solo per paura di perdere il lavoro, mettendo in secondo piano la loro salute e quella degli altri. Sono stati caricati “come degli eroi” non a caso, perciò è difficile vedere qualcuno di loro che si ribella a tutto questo. 

Venite pure vaccinati per primi, come delle cavie in sperimentazione o i militari in guerra. Anche qui grandi show, come se chi si vaccina salva il mondo, perché dice di farlo per un’opera d’amore verso il prossimo. Ma è probabilmente gente che non sa neanche cosa voglia dire quella parola. Il clamore mediatico vi ha montato la testa, vi siete esaltati per diventare lo spettacolo della nuova dittatura sanitaria. Se sei aperto di mente e più sensibile, noterai molte coincidenze con la dittatura nazista e non solo per la presenza de “i medici di Hitler” ma anche nelle scuole e in tantissimi altri ambiti. Non ti stai facendo film mentali come vogliono che tu creda. La storia pochi o molti la ricordano e si può notare il “risveglio”delle loro menti, che ora si stanno accorgendo di questi importanti segnali e non può più essere fermato! 

I mass media cercano continuamente di mettere gli uni contro gli altri, di dividerci,  distanziarci, metterci continuamente paure delle altre persone e delle “malattie” influenzali-stagionali. 

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Tutto per creare scuse su scuse, sempre più assurde, per creare nuovi lockdown illegali, privarci le libertà, la privacy, i diritti e tanto altro ancora, per renderci tutti vaccinati, schiavi e dormienti. E continuare a farci stare tutti in casa agli arresti domiciliari come se avessimo fatto del male a qualcuno. Siamo rcercati come fossimo dei criminali e “se positivi” portati nei ghetti di isolamento. C’è ancora chi si vergogna ad uscire e vuol fare vergognare gli altri che lo fanno. Oggi non ci si vergogna più di fare del male al prossimo: chi lo fa è ben visto ed è intoccabile dalle forze dell’ordine. Oggi si dà del vergognoso a chi esce di casa a passeggiare al parco per prendere una boccata d’aria o fare una camminata senza mascherina per strada. Siamo stati manipolati per accettare tutto questo. Ma la verità viene a galla e non può essere più nascosta, neanche per chi cercava di fermarla. Siamo stati male informati su ogni questione, appositamente per metterci dubbi e non farci capire la verità, allontanandoci anche dalla voglia di cercarla. La tv ci fa vedere in continuazione solo una facciata della medaglia: quella falsa. E chi cerca di fare vedere l’altra facciata della medaglia, ovvero cerca di fare ragionare gli altri sul perché le mascherine non servano ma hanno scopi oscuri e fanno male alla salute, che la tecnologia non è volta a evolverci ma a sottometterci ad ogni loro volere e a farci ammalare, che i tamponi sono inaffidabili, dolorosi in ogni senso e fatti secondo nessun senso logico, né scientifico, legale e via discorrendo. Chi dice e pensa queste cose viene automaticamente scartato, oscurato, non lo si può sentire né in tv, né sui social dei giornali corrotti. Solo perché dice la sua idea e vorrebbe che anche gli altri la comprendessero per svegliarsi e per salvarli da scelte sbagliate che impone la manipolazione mentale e porterebbe loro a farsi del male. Chissà perché gli infermieri e le persone che la pensano come te sono prese per pazze, di mira, insultate con cattiveria da cani rabbiosi, ovvero da quella gente chiusa di mente e corrotta, che non interessa il prossimo e non si fa scrupoli nel trattarlo male. Queste sarebbero le stesse persone che per grande amore del prossimo si vaccinerebbero e imporrebbero il vaccino obbligatorio a tutti. Ma tu, infermiere no-vaccino, non ami il prossimo: dovresti sentirti in colpa! È ironico ovviamente, ma questo purtroppo è quello che ti vogliono far pensare. Ti calpestano sui social perché sono persone finte buone, solo pronte ad accendere diverbi e innalzare la dittatura.

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Se le persone si avvicinassero invece alla spiritualità, qualcosa potrà cambiare. La scienza e la spiritualità non possono più essere viste come due cose separate. Le due cose coesistono e si rafforzano a vicenda. Inizierebbe una evoluzione in tutti i sensi e la guerra finirebbe. La scienza di oggi però è da ribaltare completamente perché è in mano a gente corrotta e violenta, che si fa vedere buona e amorevole, come fa il governo con noi per ingannarci: non vedrebbe l’ora di vedere morire la gente e pensa solo ai suoi interessi. Non hanno intenzione di farci tornare come prima, ovvero alla normalità. Prima di tutto perché hanno creato loro tutto sin dall’inizio e devono rendere il distanziamento e le mascherine la nuova normalità.  La gente che porta sempre la mascherina non sta ricordando neanche più quando ce l’ha indosso o se la tira su per automatismo, senza sapere o chiedersi neanche “perché farlo”, ma perché tanto così tutti fanno. Questo è il nuovo mondo in cui vogliono portarci, iniziando col toglierci le feste e perpetrando lockdown e coprifuoco a non finire; facendoci diventare schizzati, ipocondriaci e cattivi tra di noi. 

Cosa ne pensa dei Dpcm un infermiere negazionista come te? Che i Dpcm sono tutti illegali e anticostituzionali. La vera informazione ti toglie le paure che ti hanno inculcato e ti motiva ad andare contro questo sistema. La situazione cambierà se qualcuno o tutti insieme ci si fa sentire. Contribuisci se vuoi vedere cambiare l’Italia.  Se già lo stai facendo, allora continua perché quella è la strada giusta. Chi ha creato tutta la farsa la pagherà cara e molto presto.  Non credere a chi ti dice che non puoi farcela o che i tuoi intenti non cambieranno nulla, e che solo la tua vita si complicherà. Fallo maggiormente proprio perché ti dicono così. Avrai dei nemici, ma li hai sempre avuti. Troverai invece molti nuovi amici che ti sosterranno. 

 

Caro infermiere, ricordati della promessa che hai fatto al momento della tua laurea: il giuramento di Ippocrate in cui promettevi di non somministrare farmaci mortali, né suggerivi tali consigli. 

 

Anonimo

 

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Come ho trovato la forza per uscire da una pericolosa trappola

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Piccola premessa: desidero con questo articolo aiutare chi è in difficoltà, (o chi ha idee strane per la testa) a prendere coscienza e abbattere quella brutta bestia che è la droga.

 

Oggi si crede che fumare sia figo, che bere sia divertente, che drogarsi sia un passatempo diverso dalla solita noiosa routine. 

Ebbene ho parlato con molte persone e ho chiesto a chi fumava, “perché fumi, se sai che fa male e ti riduce gli anni di vita?” e la risposta era “perché fa figo”. Ho chiesto a chi beveva “perché bevi alcool se sai che ti fa male?” e mi rispondeva “perché così ammortizzo il dolore”. Ho chiesto a chi si drogava “perché ti distruggi la vita?” e mi sono risposta “perchè non so più cosa farmene”.

Durante la mia adolescenza, ero una ragazzina molto timida, amavo stare sola e soprattutto non volevo che nessuno mi notasse. C’è stato un periodo in particolare, dove stavo cedendo poco a poco, a tutte le influenze più negative che la società vuole imporci. Non credevo di essere carina o accettabile visivamente, perché mi hanno sempre vista e giudicata come una ragazzina strana e bruttina. Ormai ero abituata ai ragazzini che mi prendevano in giro sulle mie forme, e ad alcune ragazzine che mi guardavano con invidia solo perché ero brava a scuola e prendevo bei voti. Ormai ero abituata alla mia condizione familiare, che non era delle migliori. Purtroppo non posso parlare di una senza parlare dell’altra, perché che lo si voglia credere o no, la famiglia influisce molto sulla buona condotta del figlio. È necessario tenere presente che a prescindere da tutto, siamo noi i diretti responsabili delle nostre azioni. Per intenderci, la famiglia esercita una certa influenza sul figlio, ma poi è il figlio che deve seguire la propria coscienza. 

Quindi, quel periodo non era davvero molto tranquillo per me, perciò caddi in una trappola mortale. La droga. Tutto cominciò durante un viaggio all’ estero con altri miei compagni (cattive compagnie delle quali mi sbarazzai anche in fretta), che cominciarono ad offrirmi delle “droghe leggere”. Una volta che ci si droga, si perde completamente il lume della ragione, perché non pensi “ma cosa cazzo stai facendo”, tutto l’opposto “wow che figo, mi sento sballato ne voglio altra!”. Il ragionamento è davvero contorto, perché ovviamente manipolato. 

Così dalla “droga leggera” passai a quella pesante. Quell’unica volta, in cui feci uso della droga pesante, fu a causa di una persona a me vicina che non vedeva l’ora di vedermi in quello stato pietoso e patetico. Non do ovviamente tutte le colpe a quella persona (e non perché sono buonista), perché io potevo semplicemente tirargli un pugno in faccia e dirgli di no. Il pugno se lo meritava davvero. Chi ci tiene davvero a te, non ti invita a spaccarti il corpo e l’energia con la droga. Detto ciò, ricordo la sensazione di quando mi drogai pesantemente. Chi dice che è bellissimo, è davvero fatto e stracotto. In realtà, è la sensazione più brutta che si possa mai provare. Innanzitutto, c’è lo stordimento generale in cui non si capisce più niente, si parla a vanvera senza concludere una frase logica. Ci si sforza ma non si riesce. Poi, c’è una vera e propria botta, che è quella che ti dà il benvenuto all’inferno. 

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Ricordo ancora la sensazione nauseante di tristezza, di vuoto immenso e di morte. Drogarsi equivale, anzi è, un suicidio lento e masochista. Un atto malato, di chi non sa apprezzare la vita, o di chi non ha saputo reggere certi momenti. La droga NON è la via di uscita per i problemi. La soluzione c’è sempre, basta avere il coraggio di trovarla.

Ma come ho fatto ad uscire da questa brutta strada che avevo imboccato? Grazie ad Angel Jeanne e ai suoi insegnamenti esposti nel sito Accademia di Coscienza Dimensionale.

Grazie alla meditazione, ho potuto riprendere in mano la mia vita.  Leggendo un documento di Angel, capii che a prescindere da tutto avevo fatto la scelta giusta. Anzi da quel documento ho tratto molta forza per continuare nella mia scelta e non farmi influenzare da chi voleva ancora che io mi drogassi. Non mi doveva importare se i pensieri mi dicevano “vuoi meditare, vuoi perdere tempo dietro quelle cose inutili?” “Sarà tutto tempo perso! E poi, tutto quel tempo perso non potrai più recuperarlo per la cosa più figa, la droga!”. E poi, c’erano i pensieri che mi condannavano ad un’eterna sfigata che non avrebbe mai più avuto amici se avesse smesso di drogarsi. Sì come no. Perciò, grazie a quell’articolo, decisi di smettere di drogarmi, e non me ne sarebbe fregato nulla di quanto la strada sarebbe stata tosta ma dovevo almeno provarci. Dal giorno in cui decisi di smettere con la droga non ho avuto più ricadute, ma questo non perché ho fatto terapie per disintossicarmi (alias non ho fatto nessuna terapia dato che i miei non sapevano quello che stavo combinando) ma perché ho meditato. La meditazione cura e rinforza il nostro corpo, la nostra mente (curandoci da tutte le sofferenze che abbiamo subito) e la nostra Coscienza. Ho avuto alti e bassi, ma alla fine dopo aver visto con i miei occhi ciò di cui sono capaci le tecniche che Angel ci insegna per prendere le redini della nostra vita, mi decisi a fare sul serio per davvero. Ora è da un anno e mezzo che pratico Seriamente tutti i giorni la meditazione e le tecniche, e cosa è cambiato? È cambiato tutto in meglio. Ho abbandonato quella parte di famiglia che mi incitava ad usare sostanze (padre sotto psicofarmaci perché depresso cronico, zii tutti con fedina penale sporca) e ho migliorato e apprezzato maggiormente la parte della famiglia sana. Ho una madre e un patrigno che mi amano davvero, so che anche loro possono essere soggetti ad influenze negative e venirmi contro, ma quando decidi di aprire gli occhi e scoprire la Verità sulla realtà che ti circonda, tutto ti è più facile. 

Grazie alla meditazione e alle tecniche che sto imparando, sto modificando la mia vita, il mio passato, presente e futuro. Grazie alla pratica di questo percorso spirituale, ho diminuito di parecchio le ossessioni derivanti dalla droga e i danni che mi sono fatta. Fin quando non pratichi, tutto ti sembra astratto e impossibile, ma quando pratichi seriamente ti ricordi che tutto è possibile se lo vuoi davvero.

L’ Accademia di Coscienza Dimensionale rappresenta la possibilità del cambiamento che nella vita tutti aspettiamo di avere. 

È molto facile decidere di essere deboli, per poi lamentarsi con gli altri della vita che va a rotoli, mentre che non si fa niente per migliorarsi. Ma è molto più semplice decidere di essere forti. I pensieri potrebbero dirti che è impossibile essere forte. A me lo hanno detto un sacco di volte.

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 Puoi farti abbindolare da questi pensieri e continuare a disprezzarti, mancarti di rispetto, lamentarti oppure… puoi capire che anche tu hai la Forza dentro di te e che a maggior ragione non va sprecata ma utilizzata per farla diventare la colonna portante della tua vita.

Dagmar Jaroslavna

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Come sopravvivere al caldo estivo – Ai giorni più caldi d’estate

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Ogni stagione ha le sue particolarità e meraviglie, e tantissimi sono innamorati dell’Estate. È facile capirne la ragione! Che sia per il sole che porta buonumore, le giornate più lunghe, per le vacanze estive, per ricordi d’infanzia, per le uscite più frequenti, l’Estate è una stagione spesso preferita e messa in risalto. L’unico dettaglio negativo sono alcuni giorni caldissimi, dove l’afa e la temperatura rendono impossibile qualsiasi azione, rischiando di toglierci molte energie facendoci sentire apatici e svogliati, e per alcuni soggetti più deboli possono portare addirittura forti danni alla salute. È un vero peccato sprecare intere giornate della stagione della libertà e del bel tempo a causa del caldo, che tra l’altro ci era mancato per i lunghi mesi invernali. Come si può fare per vivere meglio questi giorni caldissimi, per non lasciarsi investire dal malessere e dall’apatia? In questa piccola guida di sopravvivenza vedremo alcuni semplici accorgimenti da cambiare nella propria routine per non subire negativamente l’impatto delle giornate più torride, per non perdere il sorriso, la voglia di fare, il benessere e le nostre energie. 

Il consiglio più semplice e apparentemente banale è quello di bere più acqua. Molte persone tendono a dimenticarsi di assumere liquidi, che però compongono una grandissima percentuale del nostro corpo e dei nostri tessuti interni. Soprattutto con l’arrivo del caldo, la sana abitudine di idratarsi non dovrebbe assolutamente essere dimenticata! Molti però cadono nell’errore di bere solo bevande ghiacciate, senza rimanere ad ascoltare il proprio corpo e senza rendersi conto che nei giorni più caldi, è una grossa controindicazione: il liquido freddissimo nello stomaco fa concentrare maggiormente il sangue nella zona dello stomaco e per reazione ci fa percepire un caldo ancora maggiore! Sarebbe più opportuno consumare bevande tiepide o fresche, senza abbassare la temperatura in modo eccessivo. Inoltre, dovremmo sforzarci di bere più acqua nei momenti più freschi, vale a dire alla mattina appena alzati e alla sera prima di andare a dormire, momenti nei quali potremmo percepire meno urgente il senso della sete, ma al contempo che ci permettono di idratarci maggiormente perché corrispondono ai momenti in cui sudiamo meno. 

In estate si tende a sudare molto, e soprattutto nelle giornate più roventi si rischiano di perdere tantissimi Sali minerali, essenziali per la nostra salute, e di non riuscire a reintegrarli. Qui entra in gioco l’importanza di scegliere le bevande più adatte. L’acqua è il liquido più importante perché già da sola contiene vari elementi fondamentali per il corpo umano, e questo non bisogna mai dimenticarlo. Per integrare ulteriormente possiamo utilizzare infusi, a caldo (come il karkadè, il tè leggero e molti altri) e a freddo (semplicissimi da preparare in casa, lasciando infondere in acqua fresca o a temperatura ambiente delle fettine di agrumi, frutta o verdura nelle combinazioni che più ci aggradano). Alcuni utilizzano addirittura l’acqua di cottura delle verdure, o brodo vegetale, anch’esso pieno di Sali minerali. L’acqua è la bevanda più importante, ma quando c’è bisogno di reintegrare, è ottimo prepararsi anche succhi di frutta, estratti e centrifughe, quando possibile fatti in casa per poter scegliere gli ingredienti più sani e regolare la quantità di zuccheri. E potendo provare ingredienti e combinazioni diverse ogni giorno, non c’è limite alla fantasia! 

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Sono assolutamente da evitare le bevande gassate più pubblicizzate in commercio, troppo zuccherate e piene di elementi che al corpo fanno più danni che altro. Le pubblicità le fanno sembrare la soluzione più rapida al grande caldo, ma in realtà spesso sono più dannose di quel che sembra. Innanzitutto non sono ottime per idratarsi, e per rendersene conto basta leggere la lista degli ingredienti oppure decidersi ad ascoltare il nostro corpo, che spesso dopo un’assunzione massiccia di queste bibite ultrazuccherate ci fa venire un bel mal di testa. Se il nostro obiettivo è quello di sentirci più attivi e meno apatici, non è proprio questa la soluzione. 

Può sembrare difficile all’inizio smettere di berle se siamo abituati o assuefatti a ingerirle tutti i giorni, ma se sforzandosi di resistere alla tentazione per qualche giorno di fila, il corpo mostrerà la sua gratitudine per questa scelta. Da bocciare totalmente anche gli alcolici, che non fanno bene tutto l’anno per la presenza di etanolo e altri elementi velenosi e tossici per il nostro corpo, e che sommati alla calura estiva rischiano di diventare estremamente dannosi. Si tratta di liquidi, ma per la loro composizione essi non fanno che disidratarci ulteriormente, anche quando la percentuale alcolica è apparentemente più bassa. Ad esempio la birra, che crea gonfiore, ritenzione idrica, e se sottoposti a un periodo prolungato portano altri danni di salute a catena, come problemi all’apparato urinario, alla prostata negli uomini, e numerosi altri. Nei giorni più caldi il nostro corpo è già sotto stress, non bisogna prendere alla leggera le conseguenze che può portare l’assunzione di etanolo, un veleno che impatta su vari organi, in un momento in cui il nostro corpo è già debilitato e soprattutto, assumendo alcolici invece dell’acqua e di bevande più salutari, non disporrebbe nemmeno di sufficienti liquidi per proteggersi ed espellerne le tossine con rapidità. 

Dopo le bevande, per idratarsi e introdurre i Sali minerali, entra in gioco anche l’alimentazione. In questo campo frutta e verdura non sono da sottovalutare. La frutta dà il meglio di sé a digiuno, quindi è molto meglio usarla come colazione, merenda o snack. Molti sconsigliano di ingerirla a fine pasto, in quanto lo stomaco è già occupato e, non potendo essere digerita subito, questa finirebbe per fermentare causando gonfiore. Però è innegabile che anche in questo caso un frutto risulta comunque meno dannoso di altri alimenti industriali o merendine zuccherate. In estate c’è voglia di leggerezza, e possiamo assecondarla assumendo uno o più pasti interi, come la colazione, uno spuntino o la merenda, esclusivamente composti da frutta. Non è un caso che la Natura ci dia la maggior varietà di frutta proprio in questa stagione, con l’arrivo del caldo, proprio per permetterci di accedervi più facilmente e di usarla per sopperire al bisogno di microelementi tipico di questo periodo dell’anno. Un ottimo modo per consumare più frutta, decisamente più sana di qualsiasi alternativa industriale, è di giocare con la varietà, assaggiando frutta diversa ogni volta che se ne ha la possibilità per non annoiarsi ed essere spronati a mangiarla più spesso. Trovo di grande ispirazione questo database www.acdworld.net che mi ha permesso di conoscere frutta considerata insolita dai più, ma anche di informarmi in modo efficace sulle proprietà di molti vegetali e infusi dal buon sapore e ottimi per la salute. 

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Per quanto riguarda l’alimentazione, la varietà dev’essere una parola d’ordine, soprattutto per quanto riguarda frutta e verdura, sia per ottimizzare l’apporto di sostanze utili all’organismo, sia per utilizzare cibi sani e naturali per creare sempre nuove ricette e nuovi sapori, così da non cadere nel consumo di cibi che tentano, ma che poi saranno dannosi per la salute e che ci debiliteranno ancor più del caldo. Patatine, insaccati, snack industriali, merendine confezionate, oltre a far male al fisico lo disidratano e aumentano il senso di sete. Se abitualmente ne consumiamo, nei giorni di grande caldo è meglio fare lo sforzo di evitarle. E se invece avete sempre desiderato la motivazione per cominciare a mangiare più sano, questo è il momento giusto, perché vi accorgerete ancora più in fretta la differenza nell’umore, nel sentirsi sereni, svegli e attivi che si può avere con una buona alimentazione. Un ultimo cibo a cui prestare attenzione sono i latticini, che in molte persone tendono a far aumentare la sudorazione, quindi a farci perdere una quantità ancora più eccessiva di Sali minerali. La sudorazione è un processo normale del corpo umano, utile alla termoregolazione e ad eliminare alcune tossine, ma quando la sudorazione diventa eccessiva non fa più tanto bene alla salute, perché ci fa perdere molti liquidi e sostanze utili al nostro corpo facendoci sentire spossati e stanchi. Per verificare l’effetto che hanno su di noi basta provare a stare2-3 giorni totalmente senza consumare latticini. Non è uno sforzo impossibile, e se su di noi funziona, la dieta senza latticini può essere un ottimo alleato per aiutarci a superare con più serenità ed energie i giorni dalle temperature sopra la media, facendoci percepire meno le botte di caldo e facendoci debilitare meno dall’eccessiva sudorazione. Se non si può fare a meno del gelato, ormai si trova ovunque anche nella versione senza latte così come il sorbetto. Anche fatto in casa col latte vegetale (come quello di mandorla o di cocco) oppure mettendo in freezer dei cubetti di frutta frullata può essere un’ottima alternativa, semplice e gustosa, praticamente senza controindicazioni! 

L’aria condizionata non sempre è un ottimo alleato. Senza parlare delle numerose persone che non posseggono l’impianto, che sia per il prezzo o per la scelta ambientale, in alcuni casi le controindicazioni dell’aria condizionata sono più numerose dei benefici. Anche per la salute, in primi le problematiche come lo sbalzo climatico tra gli ambienti, tra l’interno e l’esterno, e i problemi respiratori, tosse, raffreddore, cefalea da freddo, disturbi ad ossa e articolazioni che danno a varie persone, più o meno gravi. Ovviamente per chi ha la possibilità di usarlo, il condizionatore può essere un valido aiuto per stemperare il calore e abbassare di qualche grado la temperatura domestica, ma non è certo l’unica soluzione valida. Il ventilatore, così come le pale da soffitto, possono invece mostrarsi dei buoni alleati, perché aiutando a mantenere l’aria in movimento, diminuiscono sensibilmente il senso di calore. Può sembrare scontato, ma anche tenere le finestre aperte più tempo possibile, soprattutto di notte e nelle ore più fresche del mattino e della sera, permette un ricircolo dell’aria, il ricambio di ossigeno, ad alleviare quel senso di oppressione e mancanza di respiro che può venire quando fa troppo caldo, ma anche quando usiamo solo il condizionatore e non apriamo mai le finestre per permettere all’aria pulita di entrare! Per alcuni può sembrare banale, ma per altri che non sono mai stati abituati a provare queste semplici azioni, oppure che sono stati abituati a temere di aprire le finestre in estate per non far entrare il calore, sperimentare queste altre soluzioni può portare degli ottimi benefici, che si ripercuoteranno positivamente nei giorni di maggiore necessità. 

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Quando è possibile, immergere le caviglie e/o i polsi in acqua fredda (oppure effettuare delle spugnature) dà sollievo immediato, aiutando la circolazione e alleviando rapidamente la sofferenza causata dall’eccessivo calore. Per quanto riguarda la doccia, è da preferire tiepida o addirittura calda, in quanto la doccia gelata stimola il corpo ad attivare le sue difese per riscaldarsi, facendoci sentire subito dopo ancora più caldo di prima. Al contrario questo effetto non si crea immergendo nell’acqua fredda o freddissima caviglie e polsi, o se siamo fuori casa in un momento di bisogno raffreddandoli appoggiandovi sopra oggetti freddi, ad esempio una semplice bottiglietta estratta da poco dal congelatore. Non è da sottovalutare anche l’abbigliamento. Se mantenendo le caviglie più fresche possibili possiamo aiutare la circolazione e il senso di freschezza, per prima cosa prestando attenzione a portare calzini e calzature che lasciano scoperte le caviglie, o perlomeno non le opprimono e non le riscaldano troppo, la percezione del calore rispetto a quando indossiamo calzature e calzini lunghi e pesanti cambia notevolmente. Ogni corpo umano è diverso, ma questa astuzia aiuta davvero molte persone, provare per credere! Per quanto riguarda gli abiti, spesso gli impegni sociali non ci permettono di vestirci come vorremmo per sfuggire all’opprimente calore, indossando sempre magliette sbracciate e pantaloncini corti, se non addirittura costumi da bagno. Ma non è solo la lunghezza e superficie coperta dai vestiti a determinare l’effetto di calore: anche il tipo di tessuto può fare davvero la differenza! Privilegiare i tessuti naturali, più leggeri e che permettono più facilmente il passaggio dell’aria, diminuisce notevolmente la temperatura e di conseguenza il benessere della persona che li indossa. La maggior parte dei tessuti sintetici, all’apparenza più leggeri, generalmente dopo poco che li si indossa riescono a far percepire molto più calore rispetto alle fibre naturali, ad esempio lino e cotone. 

Come ultima cosa, in estate alcune persone tendono a diminuire l’attività fisica a causa delle alte temperature. Però non è giusto privarci di un’azione che ci fa stare bene emotivamente e che aiuta il nostro corpo a stare in salute! Per chi non vuole rinunciare allo sport proprio nella stagione dove tendenzialmente abbiamo più tempo libero e ore di luce naturale a disposizione, che rendono ancora più invitante l’attività fisica all’aperto, non bisogna dimenticare l’importanza di idratarsi prima, durante e dopo ogni sessione. Specialmente dopo lo sport, la frutta è un ottimo alleato per reintegrare sia i Sali minerali che i liquidi.

Spero che questa breve guida vi sia d’ispirazione per provare nuove soluzioni all’arrivo del grande caldo e soprattutto che grazie ai consigli che vi sembrano più adatti a voi potrete ritrovare la voglia di fare e di essere felici, potendo vivere al massimo anche i giorni più caldi, sfuggendo efficacemente all’apatia, stanchezza e svogliatezza che rischiano di colpirci durante le giornate più torride. Non mi resta che augurare quindi buona Estate a tutti, piena di sorrisi, buonumore, progetti e positività! 

Valentina R.

 

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Agli albori dell’astronomia

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Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di alzare lo sguardo ad un terso cielo notturno e di venire avvolti dall’abbraccio della volta celeste. È qualcosa di tanto comune, quanto fantastico e misterioso. Consola gli animi dell’uomo e rende romantiche le serate più speciali. Non è dunque un caso che gli astri siano stati anche le nostre prime guide, sia che si trattasse di indicare la via ad esploratori in cerca di terre inesplorate, sia che rischiarassero solo il cammino verso casa.

Questo vale tuttora, ma era qualcosa di ancor più valore per gli uomini del passato, che hanno iniziato a porsi alcune domande fondamentali per la sua futura evoluzione. Oggi chiamiamo astronomia la scienza che si occupa dello studio e della spiegazione degli eventi celesti, aiutandosi con altre scienze e discipline indispensabili come la matematica, la fisica e la chimica. Tuttavia non c’è da stupirsi se qualcosa di così complesso trovi le sue radici nella semplice osservazione della volta celeste e proprio nell’astrologia.

Ciò che non sfuggì all’uomo primitivo fu il legame tra il ripetersi di alcuni eventi celesti osservabili e i cambiamenti climatici che ciclicamente si presentavano e influivano sulle sue preoccupazioni primarie, cioè l’alternarsi del giorno e della notte e la necessità di procurarsi il cibo col variare delle stagioni. Venne da sé che gli astri, il cui ordine decideva della vita degli uomini, vennero associati a divinità e a mitiche forze della natura.

Il fatto che questi eventi fossero prevedibili, o almeno alcuni di essi, era cosa buona e il loro primitivo studio segnò l’inizio del processo evolutivo che ha portato il concetto di sapere scientifico a progredire sino a quello odierno.

Innanzitutto, sapevate che non fu l’astronomia a segnare il declino dell’astrologia? Fu l’applicazione del metodo scientifico alla medicina che rese obsoleto lo studio astrologico. Infatti fino a prima del 700, i medici erano perfettamente abituati a studiare l’astrologia e basavano le loro pratiche proprio su di essa.

Comunque, per iniziare a discutere di “Cosmo” bisogna partire dai due modelli che per molti secoli cercarono di descriverlo con un modello geocentrico, cioè quelli di due dei più famosi astronomi della storia: Aristotele e Tolomeo.

Le teorie aristoteliche, risalenti al IV secolo a.C., prevedevano un modello cosmico “a strati”, sfere concentriche che possedevano intrinsecamente il loro movimento e un concetto di “gravità” e di peso di un corpo in base al suo elemento di appartenenza. Stiamo parlando dei famigerati 4 elementi, che dal più pesante al più leggero erano la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco. Aristotele li immaginò essere i componenti delle prime quattro sfere concentriche del suo modello. Immaginò quindi che ogni corpo fosse naturalmente attratto dal suo elemento di appartenenza e che più un corpo fosse vicino alla sua sfera, più questo divenisse puro e privo di peso. Oltre la sfera del fuoco, che era la più esterna delle prime quattro, vi erano le sfere della Luna e di tutti gli altri astri più lontani. Queste erano sempre concentriche, ma anche cristalline e composte dalla quintessenza, una sorta di quinto elemento anche conosciuto come etere.

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Questo misterioso elemento possedeva una caratteristica unica e soprattutto “perfetta”: era la causa del moto perfettamente circolare delle sfere più distanti, e conseguentemente delle stelle incastonate in esse che costantemente perseguivano il loro unico movimento circolare e uniforme. Essendo però questa teoria evidentemente inesatta per i pianeti più vicini, che alle volte sembravano addirittura avere un moto retrogrado, Aristotele giunse alla conclusione che fosse proprio la vicinanza con la Terra e con gli altri elementi a causare queste alterazioni.

Queste idee perdurarono per molti secoli, ma non perché nessuno prima avesse ipotizzato la possibilità che non fosse la Terra a restare ferma al centro del meccanismo, anzi Tolomeo stesso già nel II secolo d.C. riconobbe la semplicità e l’efficacia di una teoria eliocentrica, che prevedeva quindi il Sole immobile al centro di tutto, ma preferì assecondare le sue conseguenti perplessità e continuò quindi a cercare di spiegare un modello che prevedesse la Terra al centro dell’Universo, e i pianeti che attorno ad essa compivano orbite molto più complesse di quanto non fossero nella realtà. Cominciando dal rifiuto di accettare la possibilità che le orbite fossero ellittiche e non circolari, essendo il cerchio la figura perfetta per eccellenza, ipotizzò che i pianeti si spostassero lungo orbite circolari, dei cerchi più piccoli detti epicicli, il cui centro a sua volta orbitava lungo un altro cerchio più grande, detto deferente, attorno alla Terra. Facendo un esempio, si possono immaginare due persone, una ferma al centro come la Terra, e un’altra a bordo di un treno le cui rotaie sono poste in cerchio attorno alla prima persona. Ma, mentre il treno avanza lungo le rotaie poste in cerchio, la persona all’interno del vagone cammina in tondo, sempre allo stesso modo. Ecco che la somma dei suoi movimenti sarebbe molto simile a quello dei pianeti previsto da Tolomeo.

Insomma una soluzione sicuramente ingegnosa e innovativa per quel tempo, trattando l’argomento con un approccio geometrico (e non filosofico come fece Aristotele), ma comunque inesatta e approssimativa.

Eppure questa concezione, che da Tolomeo era ritenuta una “scienza esatta”, fu per molto tempo ritenuta indiscutibile e inconfutabile dalla Chiesa cattolica. Ma oggi noi sappiamo che anche grazie alle figure di studiosi come Copernico e in seguito Galileo, la crisi di questo paradigma darà il via alla rivoluzione che permetterà alla scienza di divenire “moderna”.

Spero che questo articolo, per quanto frutto delle mie povere conoscenze, possa avervi incuriosito e possa spingervi a leggere ancora di più su questo bellissimo argomento.

Elysium Mikael

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Problemi Quotidiani – Il Mal di Testa

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Il Mal di Testa è un dolore che caratterizza la giornata di molte persone, che siano donne, uomini o bambini piccoli. La prima cosa che facciamo è prendere una medicina per farcelo passare, nella speranza che funzioni; ma tante volte anche la medicina sembra non ha effetto, perché il dolore è così forte che ci fa perdere le speranze. Ma questi mal di testa sono davvero normali? Possibile che ti svegli la mattina già con il mal di testa forte, seppure tu abbia dormito tutta la notte e non ci sia ragione logica perché esso venga? Forse non ti stupirà sapere che la maggior parte dei mal di testa non è affatto normale. Il mal di testa lo conosco bene, perché mi ha accompagnato per molti anni della mia vita, a partire dai miei ricordi di quando avevo 4 anni, sino a diventare un vero e proprio chiodo fisso, precisamente da quando avevo 8 anni. Non c’era medicina che riuscisse a farmelo passare, sino a quando ho trovato la soluzione: comprendere quale fossero le cause per basarmi su quelle. I mal di testa sono tutti diversi ed è assolutamente sbagliato pensare che questo terribile dolore sia del tutto normale. Non c’è niente di normale nel dolore alla testa! Tantomeno è normale che ne soffrano i bambini piccoli, ciò sta a significare che le cause non sono tutte logiche come si crede ingenuamente.

I mal di testa sono tutti diversi, e non bisogna pensare che ognuno di noi possieda solo un singolo genere di dolore, perché in realtà durante la nostra routine possiamo vivere anche più generi di mal di testa alla volta. A partire dal mal di testa al centro della fronte, a quello che parte da una particolare fitta interna all’occhio, a quello che si concentra al centro della testa, a quello che inizia dal retro della testa e si infila sino al centro – quasi a dare la sensazione di un proiettile che perfora il cranio – sino ai più comunissimi dolori alle tempie. E ce ne sono tanti altri! Questi mal di testa sono molto diversi fra loro e certe volte possono arrivare uno dopo l’altro, come se tutti i dolori si accendessero contemporaneamente nelle diverse zone della testa. Questo non è normale, chiariamolo subito. Chi non soffre di mal di testa non può assolutamente comprendere il dolore che si prova nel soffrirne. Chi non ne soffre è davvero molto fortunato, perché non è vittima di questa sofferenza che certe volte, è talmente forte, che ti verrebbe da piangere se non fosse che piangendo aumenteresti il mal di testa, ed è l’ultima cosa che vorresti fare. Ci sono molti dolori quotidiani che possono accaderci dal nulla e disturbare la nostra routine. Da un dolore allo stomaco, ad un fastidio alla schiena, parliamo di dolori quotidiani che arrivano dal nulla e che possono dare molto fastidio. Eppure, fra tutti i problemi quotidiani, il mal di testa forte è uno di quei dolori che ti invalida di più, perché ti rende completamente incapace di reagire a qualunque situazione. Tutti i dolori sono brutti, ma perlomeno della maggior parte ne conosci la causa. Se hai mal di stomaco, potrebbe essere causato da ciò che hai mangiato ieri notte; se ti fa male la schiena, potrebbe essere lo sforzo che hai fatto per sollevare qualcosa, oppure hai dormito in una posizione sbagliata. Ma il mal di testa, come può arrivare così forte, all’improvviso, senza che tu abbia fatto niente per provocarlo?

Naturalmente ci sono anche cause naturali che possono provocare il mal di testa, eppure non esistono soltanto quelle come ingenuamente vogliamo pensare. La cosa peggiore è che chi soffre molto di mal di testa, addirittura subendolo tutti i giorni, si abitua a questo dolore a tal punto che si convince davvero sia normale. Perché? Perché ci convive da molti anni e oramai il dolore è diventato una caratteristica della propria routine, tant’è che, quei rari giorni in cui non si sveglia con il dolore alla testa, penserà: “Strano, oggi non ho mal di testa.. di sicuro mi verrà dopo!”. Forse anche tu hai pensato “Strano, oggi non ho mal di testa”, ed è questa la principale ragione per cui dovremmo ragionare sull’anormalità del dolore alla testa: la stranezza non è svegliarsi senza mal di testa, ma è accettare questo dolore tanto da pensare che la sua presenza ci manchi.

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Capiamo quindi quali sono i più diversi mal di testa, quali sono le loro cause e quali sono le soluzioni. Parleremo di mal di testa causati da “ragioni normali” e mal di testa che di normale non hanno davvero nulla.

Il primo e più comune mal di testa è quello che parte dal centro della fronte. Di solito è focalizzato proprio sul centro della fronte, altrimenti parte dal centro delle sopracciglia, quindi più vicino agli occhi ma senza che questi sentano dolore. Associamo quasi sempre questo dolore alla sinusite, seppure sia impensabile avere una sinusite perenne, giorno e notte tutti i giorni del mese e dell’anno; senza neppure soffrire di raffreddore. Ti stupirà sapere che, questo mal di testa, quasi sempre dipende da un chakra della Mente scarico. Il chakra della Mente ha un grandissimo potenziale, ma si scarica molto facilmente e per questa ragione percepiamo dolore anche molto forte. A dimostrazione che il chakra della Mente è molto più importante di quanto si pensi, pochi minuti di meditazione al giorno su quel chakra ti permetteranno di eliminare il mal di testa dalla tua routine. In genere il mal di testa arriva quando il chakra è gravemente scarico, quindi non basta concentrarsi un istante per farlo passare, perché bisogna caricare il proprio chakra affinché abbia energia a sufficienza per non provocarci dolore nemmeno nei giorni successivi. Tutti coloro che meditano sul chakra della Mente, tutti i giorni con la tecnica di Meditazione adatta, riescono a guarire dal mal di testa e far sì che non torni. Per chi soffre molto di mal di testa, basterebbe un giorno o due in cui si dimentica di praticare la meditazione, per ritrovare il mal di testa il giorno seguente. Questo dimostra che il chakra della Mente si scarica davvero molto in fretta, e ha bisogno di una grande quantità di energia. Più i mal di testa sono forti più il chakra è scarico, quindi bisogna di maggiore assorbimento di prana. Se soffri di questo tipo di dolore alla testa, ovvero quello che parte dal centro della fronte, probabilmente hai già provato con mille medicinali diversi e nonostante questo, il mal di testa non va via. La Meditazione non ti fa spendere soldi e non ha effetti collaterali, come invece possiedono i medicinali. Per questa ragione ti consiglio di meditare sul chakra della Mente, perché non hai niente da perdere, ma hai solo da guadagnarci. Se provi a meditare sul chakra della Mente, tutti i giorni per almeno 5 giorni, noterai come il giorno dopo non subirai più il mal di testa. Se sei quel genere di persona che non soffre mai di dolori alla testa, allora potresti non credere in tutto ciò; ma se sei quel genere di persona che vive il mal di testa quasi tutti i giorni della sua vita, sarà molto più facile per te renderti conto dell’enorme efficacia della Meditazione. Questo perché ti renderai conto subito dopo qualche giorno che è vero: ti sveglierai senza mal di testa e durante il giorno non ti arriveranno segnali di dolore. Si tratta di effetto placebo? Si tratta di suggestione? Credi in quello che vuoi, ma la Meditazione ti avrà fatto passare il mal di testa e l’effetto durerà a lungo, se continuerai a meditare. Quindi puoi decidere di sminuire la meditazione, oppure puoi renderti conto che alcuni dolori non sono facili da curare con la medicina – altrimenti ti saresti già levato il mal di testa per sempre e non saresti qui a cercare altre soluzioni – perché non sono dolori che dipendono dai fattori studiati dalla scienza: dipendono dalla carenza di energia del chakra. Razionalmente puoi negarlo, però appena provi a meditare, il mal di testa passa. Come lo spieghi? Possiamo dire quel che vogliamo a parole, ma i fatti dimostrano che la meditazione cura il mal di testa. Il mio consiglio è di meditare tutti i giorni, senza dimenticarti del chakra della Mente, nemmeno in quei giorni in cui ti senti davvero bene: perché se quando stai bene smetti di meditare, il chakra si scaricherà nuovamente e i giorni successivi tornerà il mal di testa. La soluzione non è meditare nel momento esatto in cui hai mal di testa, aspettando sempre che il problema sia già grave per decidere di fare qualcosa; la soluzione è meditare prima, così che il giorno dopo non arrivi il dolore. In questo modo ti assicuri la durata del benessere fisico della tua testa per i giorni successivi. Una meditazione appena svegliato ti permette di iniziare al meglio la giornata, escludendo la possibilità che ti arrivino i dolori; dopodiché la meditazione serale o notturna, ti garantisce che il giorno dopo non subirai alcun dolore alla testa. Provalo e scoprirai che non vorrai più fare a meno della meditazione.

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Alcune volte il mal di testa può derivare anche da scelte alimentari sbagliate, che vanno a provocare dolore agli organi interni tra cui il mal di testa. Mi ero resa conto un po’ di anni fa, che tutte le volte che bevevo bibite gassate famose, che non facciamo mai mancare a tavola, mi veniva un forte mal di testa. Se queste bibite sono famose, non significa che facciano bene, perché stiamo bevendo bibite dannose per il nostro corpo ma che vengono estremamente pubblicizzate e sponsorizzate, e per questa ragione ci fidiamo di quella marca. Mi ero resa conto che tutte le volte che a pranzo bevevo quella bibita gassata, dopo poco iniziava a salire il leggero fastidio alla testa, che in breve tempo si trasformava in fitte dolore. È da allora che ho deciso di non bere più le bibite zuccherate, ed è da allora che non soffro più di mal di testa dopo i pasti. Bisogna prestare attenzione al momento preciso in cui ti arriva il dolore alla testa, perché puoi comprendere quali sono le ragioni, e da queste eliminare il dolore. Il nostro più grande sbaglio è quello di cercare sempre una medicina al dolore che proviamo, anziché fermarci un attimo a capire qual è la causa del nostro dolore ed eliminarne la base. Sinché decideremo di comprare medicine per curare i dolori, non risolveremo mai il problema dalla radice; se invece ci concentriamo a capire qual è la causa del dolore, possiamo eliminare la causa e assicurarci che non arriveranno più i dolori. Non fraintendere le mie parole pensando che io sia contro la medicina, perché non ti sto sconsigliando di ricorrere al farmaco quando soffri di dolori forti: ti sto invece invitando a capire il tuo corpo prima di soffocarlo di medicinali. Ci sono dolori che puoi curare eliminando la causa che li provoca, senza bisogno di aspettare che diventino gravi per poi dover spendere soldi dietro ai medicinali.

Un’altra ragione per cui possiamo soffrire di mal di testa è la carenza di acqua. Lo sappiamo tutti eppure ce ne dimentichiamo: il nostro corpo è composto prevalentemente di acqua, nonostante questo beviamo tutto tranne che l’acqua. Ci dimentichiamo che l’acqua non è il sinonimo di qualunque altro liquido che troviamo in commercio: se beviamo un succo di frutta in brik, un thè in bottiglietta, lattine di bibite gassate e bicchieri su bicchieri di alcolici, non è assolutamente uguale a bere acqua. Il nostro corpo ha bisogno di acqua, non di altri liquidi ma di acqua pura, perché i nostri organi interni hanno bisogno dell’acqua per vivere; se non gliela diamo, si ammalano più velocemente, quindi i dolori si fanno sempre più forti e continui. Sapevi che il cervello è composto quasi all’80% di acqua? Ciò significa che ogni giorno dobbiamo bere acqua perché il cervello possa stare in salute. Se non beviamo, il nostro corpo non può inventarsi l’acqua al suo interno, non può crearsi i liquidi dal nulla, quindi continuiamo a far uscire liquidi ma non ne assorbiamo dei nuovi. Bere acqua non serve soltanto a fare pipì, l’acqua ci serve per far restare sani i nostri organi, affinché funzionino davvero bene e non si ammalino troppo presto. Inutile dire che se bevessimo tutti molta più acqua, anziché riempirci di liquidi scadenti, molti dolori e malattie sarebbero a noi sconosciuti. Quando hai mal di testa prova a bere due bicchieri di acqua, non un sorso, ma due bicchieri pieni. Talvolta basta davvero questo semplice gesto e in pochi minuti passa il dolore.

Altre volte il mal di testa ci arriva a causa della cattiva digestione. Potrebbe succedere, specie in quelle giornate in cui sei fuori con amici o parenti e il menù prevede piatti molto consistenti, che arrivato ad un certo punto del pasto ti senti la testa “gonfia”, come se si fosse gonfiato un palloncino dentro la testa. All’inizio non capisci di cosa si tratta, ma questo è un forte segnale che devi smettere di mangiare perché il corpo non riesce a buttarlo giù. La sensazione è molto fastidiosa tanto da farti girare la testa.

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Altre volte la situazione peggiora, a causa della troppa pienezza o perché stai mangiando mentre ti trovi in una stanza fredda o all’aperto; il freddo rischia di farti sentire il blocco allo stomaco e improvvisamente ti senti quasi svenire. Anche le bevande fredde possono farti venire il blocco allo stomaco, quindi bisogna stare davvero attenti. Queste sensazioni sono seguite da forti mal di testa, che possono durare anche per i giorni seguenti. Altre volte il fastidio non arriva subito. Può succedere che hai cenato con pasti pesanti, che a te non sembravano tali eppure per il tuo organismo sì. Sembra che vada tutto bene, poi all’improvviso ti sdrai sul divano o nel letto e quasi subito senti lo stomaco indurirsi, come se si fosse bloccato, e da lì iniziano i dolori forti come il mal di stomaco, nausea e mal di testa. Inutile dire che non bisogna mai sdraiarsi dopo aver cenato pesante, inoltre bisogna prestare attenzione a ciò che si mangia a cena perché non sempre il corpo riesce a digerire allo stesso modo in cui digerisce il pranzo. Può darsi che non hai mai avuto problemi, però un giorno all’improvviso riempi troppo la pancia, bevi bibite fredde e fatalità – appena esci dal ristorante – prendi freddo alla pancia; le conseguenze sono molto dolorose. Non dobbiamo mai dare ascolto all’idea che “non è mai successo”, perché il nostro corpo non funziona per tutta la vita allo stesso identico modo; ci sono periodi in cui siamo più vulnerabili, più deboli, e basta il minimo tocco per farci stare male. Quando digeriamo male, anche nel caso in cui non ci viene mal di stomaco, potrebbe arrivarci il mal di testa, per cui bisogna prestare attenzione a ciò che si mangia soprattutto a cena prima di andare a dormire.

Anche chi soffre di problemi al fegato può subire il fastidioso mal di testa, perché tutti gli organi sono uniti e tante volte, se uno soffre, reca problemi anche all’altro. Molte persone neanche sanno dove si trova il proprio fegato, così passano la vita a credere di soffrire di mal di schiena, sebbene il loro vero dolore si trova al fegato. Di fegato ne abbiamo solo uno ed è molto delicato, quindi non bisogna impegnarsi a distruggerlo. Bere alcool fa ammalare il nostro fegato e reca danni al nostro cervello, anche quando crediamo di bere poco, perché la salute dei nostri organi non dipende da quello che pensiamo, ma da quello che facciamo. Se decidessimo di non bere più alcool e di aumentare l’assorbimento di acqua giornaliero, molti dei dolori fisici che credevamo normali smetteranno di esserci. Gli studi scientifici dicono che “l’alcol è una sostanza tossica che, dopo l’ingestione, deve essere rapidamente metabolizzata per evitare danni all’organismo.” ma questo crea danni al fegato. In tutto questo noi continuiamo a berlo, sapendo che ci danneggia e provoca seri problemi di salute, fra cui forti mal di testa che continueranno anche nei giorni seguenti. Il problema dell’alcol non è tanto il mal di testa momentaneo durante l’assunzione, ma l’indebolimento che provoca al nostro organismo tant’è che diventa più suscettibile anche ai mal di testa futuri, che giungeranno anche quando non beviamo. Per questa ragione dobbiamo smettere di bere alcolici, perché ci creano danni che continueranno anche quando non beviamo. Senza parlare della droga, che dobbiamo assolutamente evitare, perché crea danni al nostro cervello che provocano forti dolori fisici, oltre che i gravi danni mentali che nessuna medicina potrà mai guarire del tutto.

Queste naturalmente sono cause “naturali” per cui può giungere il mal di testa. Ma se tu non assumi alcol e né tantomeno droghe, bevi regolarmente acqua (non piccoli sorsi, ma circa due litri al giorno), non mangi pesante a cena, e nonostante questo soffri di forti mal di testa, quali sono le cause?

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Nel caso in cui il mal di testa di cui soffri è quello che parte da una “puntura” all’occhio, che sia destro o sinistro, dalla quale poi si estende in lunghezza con un dolore fisso, quasi come fosse un ago lungo che si infila dall’occhio e raggiunge il centro della testa, potrebbe non essere causato da ragioni naturali. Prova a renderti conto se, questi forti mal di testa che partono dall’occhio e si espandono come fosse un vero e proprio ago che s’infila, ti arrivano sempre e solo quando vedi/incontri/senti al telefono una precisa persona, oppure quando vai in un determinato luogo. Questi mal di testa capitano davvero molto spesso quando incontriamo una determinata persona che, dentro di sé, prova sentimenti molto negativi nei nostri confronti. Sappi che le persone sanno mentire molto bene e sanno fingersi buone e gentili, ma nel loro profondo potrebbero avere rancori nascosti nei tuoi confronti, anche immotivati. In particolare accade quando incontriamo persone di mezza età, o età più avanzata, che siano nostri colleghi più anziani, i nostri parenti più lontani o proprio quelli più vicini. Non sai perché, eppure quando incontri quella zia, o tua suocera, oppure quella vicina di casa anziana, ti senti trafiggere un occhio e percepisci il dolore allungarsi. Tante volte succede che il dolore non arriva immediatamente, ma dopo qualche ora o il giorno seguente, eppure succede sempre dopo che incontri quella precisa persona. Puoi non credere a queste cose, pensare che le “energie negative” non esistano, ma i fatti la pensano diversamente da te, perché ogni volta che incontri o addirittura senti al telefono quella precisa persona, senza neanche bisogno di vederla fisicamente, ti arriva un gran forte mal di testa. Questo dolore non è normale. Il mio consiglio è di praticare la Protezione Psichica prima di incontrare questa persona, oltre che di praticarla subito dopo averla incontrata; perché il mal di testa non è l’unico danno che la sua presenza ti crea, ma è solo il primo allarme di un problema ben più grave. Inoltre, se ti è possibile ti consiglio di allontanare quella persona o incontrarla il meno possibile, perché se ti provoca questi forti mal di testa, significa che quella persona prova dei sentimenti molto negativi e cattivi nei tuoi confronti, anche se in apparenza si mostra gentile. Rifletti sul dolore che ti provoca la sua presenza, perché non è una buona cosa e non è giusto che tu debba subire questi dolori solo per non sembrare sgarbato o maleducato nei suoi confronti. Allontanati da lei, e ti accorgerai se questi dolori cesseranno.

Non solo le persone possono provocarti dolori alla testa, solamente guardandoti, ma anche precisi luoghi. Magari ti succede di avvertire un forte mal di testa, solo quando vai a trovare un amico o parente a casa sua. Sinché eri fuori ti sentivi bene, ma non appena entrato in casa sua ti senti male, perché arrivano delle fitte che poi si trasformano velocemente in forte mal di testa. In questo caso può accadere a causa di quella precisa persona, oppure può accadere a causa dei programmi energetici che si sono creati all’interno della casa, che sono molto negativi e stagnanti. A causa loro, appena entri in casa ti viene un forte mal di testa, talvolta anche giramenti e nausea. Se ti capita di incontrare quella persona fuori casa, e di stare bene, ma di sentirti male solo quando entrate in casa sua, allora potrebbe darsi che non sia quella persona a crearti il mal di testa bensì l’energia negativa di casa sua, di cui ovviamente lei non si rende conto o non conosce nemmeno la definizione. Potresti aiutarla a ripulire l’energia di casa sua consigliandole di seguire questo percorso meditativo. C’è un’altra ragione, però, che potrebbe spingerti a provare mal di testa quando entri in casa di quell’amico/parente, che potrebbe non essere nemmeno colpa dell’energia della casa; infatti, la causa dei forti mal di testa può essere la presenza di un’Entità, che si trova proprio in casa sua. Non è necessario che l’entità sposti oggetti o faccia rumore, perché alcune di esse sono molto silenziose; eppure la loro presenza provoca in noi fortissimi mal di testa e dolori vari.

Alcune presenze riescono a provocarti dei dolori così forti, che ti viene seriamente da pensare che tu abbia un gravissimo problema di salute, in quanto i dolori alla testa sono così forti che ti sembra di impazzire. In particolare, alcune presenze molto negative che possono trovarsi in casa tua o in altri luoghi che frequenti, riescono a provocarti un dolore agli emisferi, così forte e pulsante, che ti verrà il pensiero terribile di avere chissà quale malattia. Prima di spaventarti, ti consiglio di meditare e proteggerti bene, oltre che proteggere la tua casa attraverso la Protezione Psichica.

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Il dolore provocato da un’entità, di solito inizia nel bel mezzo della notte, mentre stai dormendo, colpendoti ad un emisfero (di solito quello sinistro) talmente forte che il dolore potrebbe addirittura svegliarti. Dopodiché la mattina seguente ti alzerai con il mal di testa già presente, sentendo l’emisfero che pulsa e che aumenta d’intensità. Il dolore è così forte che già solo parlare, sentire gli altri che parlano, e guardare qualunque fonte luminosa (lampadario, lo schermo del cellulare, la TV) ti farà peggiorare rapidamente il dolore. La particolarità di questo mal di testa è che, in certi momenti, passa da un emisfero all’altro quasi come se ci fosse “qualcosa di vivo” dentro la nostra testa. Perché mai un dolore dovrebbe spostarsi da una parte all’altra del corpo, come se nulla fosse? Se ti fa male un braccio, non è normale se il dolore si sposta velocemente alla spalla, abbandonando il braccio. Che razza di dolore è capace di spostarsi di propria volontà? Non “il dolore”, bensì “l’attacco” o, altre volte, “la larva”. Se ti fa male una parte del corpo, e improvvisamente questo dolore si sposta completamente ad un’altra parte del corpo – abbandonando quella prima – significa, quasi per certo, che quel dolore è provocato da una larva energetica. Quando invece il dolore non si sposta, eppure si intensifica in precisi momenti passando ad un livello di dolore molto alto (troppo alto!) in pochissimi secondi, è più probabilmente derivato da un attacco energetico. Alcune presenze riescono a provocarci attacchi energetici così forti, da farci percepire un dolore fisico talmente intenso che ci sembrerà di impazzire. Il mal di testa è uno di quei dolori che fa davvero spaventare, perché arriva dal nulla e passa da un dolore leggero ad un dolore allucinante, in pochissimi secondi; questo non è normale! Deriva da un attacco energetico provocato da entità negative o da persone che – per una ragione anche illogica – ce l’hanno contro di noi. Il problema dei mal di testa da attacco è che, puoi prendere quanti medicinali tu voglia, ma ti sei già reso conto che non bastano per placare il dolore; anzi, sembra davvero che non facciano nessun effetto. I medicinali possono curare tanti tipi di problemi fisici, ma purtroppo non esiste ancora medicinale che possa curare i problemi causati dagli attacchi psichici.

Anche i mal di testa alle tempie, tante volte, derivano da energie negative. Le tempie sono molto sensibili alle energie, quindi può succedere che solamente avvicinandoti ad una persona negativa – che potrebbe anche non avercela contro di te, ma è lei ad essere negativa dentro – ti provoca punture e dolori ad una sola o ad entrambe le tempie. Magari quella persona ti sta parlando dei suoi problemi, oppure semplicemente si avvicina a te anche senza parlare, ed improvvisamente avverti un fortissimo dolore entrare dalla tempia ed espandersi per la testa. È questo che ti fa capire che non è un mal di testa normale: perché lo senti entrare dalla tempia; non si crea, ma entra. Ciò ti fa rendere conto che è un’energia esterna che riesce ad entrare nella tua testa e a provocarti dolore. Altre volte la stessa situazione accade per via di un’entità negativa che si avvicina a noi. La modalità è la stessa, perché appena si avvicina ci provoca quel forte dolore alla tempia; il problema sta sul fatto che non vedendo l’entità, non ti rendi conto della sua presenza, quindi t’illudi che si tratti di un mal di testa naturale, mentre di normale c’è ben poco.

Che si tratti di mal di testa alle tempie, dolori agli emisferi che finiscono per pulsare, fastidi che partono dalla nuca per poi entrare in profondità come proiettili, o aghi che entrano dagli occhi, questi dolori non sono normali, perché causati il più delle volte dalla presenza di entità negative o persone che provano sentimenti molto oscuri nei nostri confronti.

C’è ancora tanto che devi sapere riguardo ai mal di testa, ma li approfondiremo successivamente. Naturalmente con questo articolo non sto escludendo i mal di testa naturali, che possono derivare da cause normali come l’aver passato una giornata in un ambiente eccessivamente chiassoso, che ti ha fatto tornare a casa con il mal di testa; oppure l’aver dormito troppo, che fa svegliare con dolori alla testa. Ci sono cause naturali che già conosciamo, per cui naturalmente dovremmo prestare attenzione per evitarci le conseguenze. Ma ci sono dolori che non sono provocati da simili ragioni e non sappiamo come evitare o rimediare. Questo è il momento in cui dovremo capire che quei dolori non sono normali. Qui interviene la Meditazione: ci nutre di energia positiva e ci protegge da quelle negative, affinché le persone e le presenze maligne non riescano più a provocarci simili sofferenze. È altrettanto importante la Protezione Psichica, perché allontana queste energie negative da noi, comprese le entità oscure. Ma questo non è l’unico rimedio! Infatti, per i mal di testa più “urgenti”, esiste anche la Guarigione Energetica, che sfrutta l’energia pranica per guarire il dolore che stiamo subendo. Nel prossimo articolo di parlerò della Visualizzazione, in cui ti insegnerò una tecnica attraverso una guida Audio, che ti servirà per iniziare a comprendere la base delle tecniche in cui viene utilizzata la prana, quale appunto la Guarigione.

Prima di proseguire con la lettura, ti chiediamo di lasciare un commento sotto questo articolo per farci conoscere il tuo apprezzamento. Facci sapere se questo articolo ti è stato utile e ti è piaciuto!

 

 

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L’avena, per una colazione più salutare!

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La colazione è un pasto molto importante, che molto spesso trascuriamo e facciamo in maniera per nulla corretta. Molto spesso è causato proprio dal poco tempo che abbiamo per farla: magari ci alziamo quella mezz’oretta prima o quell’oretta prima in cui dobbiamo fare colazione, lavarci e vestirci nello stesso momento e magari anche prendere coscienza di quello che stiamo facendo!  

In Italia siamo spesso abituati a farla con brioche, biscotti, cereali che hanno dei valori nutrizionali davvero di pessima qualità. Ogni tanto non c’è nulla di male a fare colazione così, però farlo tutte le mattine per tutta la vita ovviamente ha un certo impatto sul nostro organismo e sulla nostra salute. 

Oggi vorrei parlarvi dell’avena, e ancora più nello specifico dei fiocchi di avena, un cereale con ottime proprietà e benefici. Probabilmente molti di voi l’avranno già provata e non ne sono rimasti soddisfatti. Solitamente viene proposto come porridge, quella “poltiglia” molliccia che a me non è piaciuta per nulla! Ma ovviamente è un mio parere personale, per cui vi dirò come la faccio io.  

Prima capiamo perché fa così bene e poi parleremo della “ricetta”. 

 

Proprietà e Benefici  

L’avena è un cereale integrale ricco di vitamine, minerali e aminoacidi essenziali, con molti carboidrati e proteine. 

Contiene 5 degli 8 aminoacidi essenziali. Gli amminoacidi essenziali sono quegli amminoacidi che il nostro corpo non è in grado di produrre da sé, per questo ha bisogno di assumerli da fonti esterne, attraverso il cibo. Gli amminoacidi sono i costituenti delle proteine, sono veri e propri “mattoni” che formano le proteine, sono quindi delle sostanze essenziali all’interno del nostro organismo. Gli amminoacidi contenuti nell’avena aiutano a ridurre il colesterolo cattivo e stimolano il fegato a depurare l’organismo. Oltre a ridurre il colesterolo l’avena facilita l’eliminazione dei depositi di grasso sulle pareti arteriose, grazie all’acido linoleico e alle fibre. Quindi in pratica le arterie e le vene saranno più pulite! 

Contiene carboidrati a lungo rilascio che aiuta a mantenere il livello di zuccheri nel sangue stabile. Niente picchi glicemici con l’avena, niente attacchi di fame durante la mattinata, quindi è consigliata anche ai diabetici. 

Ma l’avena è anche il più proteico tra i cereali: con 16.9 grammi di proteine ogni 100 di prodotto, tiene tranquillamente testa a uova e pesce. 

È naturalmente senza glutine, quindi molto digeribile e adatta alle diete gluten free e antinfiammatorie. Può essere consumata anche dai celiaci, ma solo quando è garantita l’assenza di contaminazioni da grano. È ricca di fibre, aiuta quindi a regolarizzare la digestione e pulisce il nostro intestino. 

I fiocchi d’avena vengono prodotti per via meccanica, con un metodo molto semplice di fioccaturaquindi mantengono praticamente tutte le proprietà. 

È una fonte di vitamina A, B, D ed E, ma anche sali minerali come calcio, ferro e zinco. Così previene la demineralizzazione e contribuisce alla salute di tanti organi, con particolari benefici per la pelle e l’intestino. 

Insomma, l’avena fa proprio bene ed è praticamente adatta a tutti! 

  

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Ricetta 

Io consumo l’avena con il latte e ci aggiungo della frutta, ma molto spesso non voglio rinunciare al cioccolato così ci metto quello fondente che si scioglie sopra e diventa molto goloso! 

Preparare questa colazione è molto semplice e richiede circa 10 minuti. 

Basta mettere a scaldare un pentolino con acqua fino a raggiungere l’ebollizione.  

Successivamente si butta l’avena nell’acqua (io di solito la faccio cuocere circa 5 minuti):

 

 

 

 

 

 

 

E una volta cotta la lavo, come faccio spesso per il riso. 

 

                                                        

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Infine la rimetto dentro il pentolino con del latte e la scaldo. 

 

 

 

Fino ad ottenere quanto mostrato nell’immagine sottostante:

 

 

 

Dopo ci si può sbizzarrire aggiungendo ciò che si vuole per renderla molto più gustosa.    

 

  

 

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Forse di cioccolato ne avevo messo anche troppo! Ma non importa è sempre meglio dei cereali che siamo abituati a comprare al supermercato. 

Come vedete è molto semplice da preparare e anche veloce, una colazione decisamente più salutare e che non fa rinunciare al gusto. Fatemi sapere cosa ne pensate, e soprattutto se avete altre ricette sia per l’avena che per altre tipologie di colazione non esitate a scriverle!  

 

Gianlu 

 

 

 

 

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Riflessione in questo momento di quarantena

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In questo momento sto riflettendo molto sul modo di reagire di tante persone e ho deciso di scrivere qualche parola per provare ad essere d’aiuto. Ogni giorno vedo tantissima gente insoddisfatta e che utilizza ogni tipo di Social per lamentarsi. Leggo da sempre tanti post in cui le persone si lamentano di questa vita, in certi casi desiderano ciò che non hanno, ma l’unico sforzo che fanno è scrivere sui Social. Vabbè, probabilmente pensano che sia figo scrivere certe frasi, e il colmo è che ottengono pure tanti mi piace e commenti. Prima della quarantena perché non si aveva il tempo di stare tranquilli a casa, oppure perché il lavoro è uno stress, o ancora perché si deve correre sempre… e tante altre frasi simili. Quante volte ho letto: “Uff domani è già lunedì. Mi dovrò alzare presto per andare a lavorare”, anche di domenica mattina presto, con tutta la giornata davanti e nonostante tutte le attività belle che si possono fare! Quante volte mi sono sentita dire che: “Io purtroppo non ho tempo per me” e frasi simili. E ora che invece abbiamo il tempo per stare comodamente a casa e fare tutto quello che tanti di noi non hanno mai avuto la possibilità di svolgere ci si lamenta ancora. Leggo frasi del tipo: “Quando tutto questo finirà, mi concederò un attimo di relax a casa” oppure gente che si continua a chiedere: “Quando torneremo alla normalità?”.

Ma perché non approfittare di questo momento e non rimandare? Ci sono tantissime attività che si possono svolgere e che ognuno di noi ha dovuto posticipare continuamente. C’è chi ha sempre voluto cucinare un certo piatto, chi vedere un determinato film o una serie tv, chi leggere un libro che aveva preso da molto e chi desiderava un momento solamente per se stesso, per rilassarsi e meditare. Bene, perché non fare con gioia tutto ciò? O chi magari ha sempre voluto fare un bel viaggio… sì, ora non è il momento lo so, ma intanto perché non programmarlo? La gioia di un viaggio inizia dal momento del desiderio e della ricerca! E tanto altro.

Poi vi aiuta continuare a chiedervi quando tutto tornerà normale? Passare il tempo a porvi questa domanda serve a qualcosa? Sicuri che vi faccia stare meglio? Io ho qualche dubbio, ma è solo un mio pensiero. Continuando, leggo tanti stati in cui vengono condivise le brutte notizie, in certi momenti i Social sono pieni di post su quanti morti ci sono. Abbiamo già i telegiornali, i giornali e i media che ci tengono aggiornati. Non è forse sufficiente? Dobbiamo anche noi far girare continuamente queste notizie? Ci fanno stare forse meglio? Voglio farvi riflettere, non voglio sembrare insensibile. Anche a me manca tantissimo la mia libertà, poter uscire e vedere le persone a cui voglio bene, poter viaggiare, fare una camminata, uscire a cena e tanto altro. Anche a me dispiace molto sentire tutte queste brutte notizie e vedere il panico negli occhi di tanta gente. Però stiamo vivendo questo momento, siamo chiusi ognuno nella propria casa e per nessuno è facile da accettare, ma è indispensabile reagire. Ci sono tante persone che emotivamente sono molto più fragili e che leggendo un tipo di messaggio stanno ancora peggio, quindi il mio consiglio è di evitare di peggiorare la situazione.

Cerchiamo di essere d’aiuto almeno psicologicamente! Facciamo qualcosa una volta tanto sia per noi che per tutti! Smettiamo di lamentarci perché questo crea un effetto domino che non va bene. È ora di interrompere tutto questo. Dobbiamo essere positivi e non guardare male o giudicare insensibile chi nonostante tutto continua a sorridere. Essere positivi è importante ora più che mai, nonostante tutto, e non crediate che sia sempre semplice. Anche le persone che appaiono sempre ottimiste e felici hanno i loro problemi e le loro paure, ma reagiscono! Si fanno forza per stare bene. Ricercano ogni giorno la felicità della vita, il benessere dentro se stessi per cercare poi di trasmetterlo agli altri. Non dobbiamo stare male, non dobbiamo seminare tristezza e ansia! Solo così potremmo essere d’aiuto per noi stessi e per tante altre persone.

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Non perdiamo la speranza. Questo momento passerà e tornerà tutto alla normalità. Cerchiamo di imparare da tutto questo, cerchiamo di riflettere su cosa è realmente importante in questa vita, cerchiamo la pace dentro noi stessi per stare bene con noi e con tutti. Siamo qui per vivere, non per lamentarci! Cercate e trovate qualcosa che vi faccia stare veramente bene, che vi faccia sentire vivi, felici e forti ogni singolo giorno! Cosa desiderate da questa vita? Siete soddisfatti di quello che siete e degli obiettivi che avete raggiunto? Cosa vi renderebbe veramente felici? Pensateci, non lamentatevi, ma cercate le risposte dentro di voi. Non ponetevi limiti. Siate curiosi e fatevi tante domande. Ora avete tutto il tempo, non avete più scuse, sfruttatelo al meglio! E una volta che tutto tornerà come prima, siate diversi, siate migliori ogni singolo giorno! Io continuerò a provarci e a crederci. Io desidero crescere ogni giorno, impegnarmi per vivere davvero, per sentirmi sempre meglio, per far stare bene gli altri, voglio essere utile e ci tengo tantissimo a realizzare ciò che per me in questa vita è veramente importante, e che ho scoperto grazie all’aiuto e agli insegnamenti della grandissima Maestra Angel Jeanne.

 

Claudia.

 

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COSA STA ACCADENDO CON IL CORONAVIRUS?

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Cosa sta accadendo ultimamente nel nostro Paese? È una domanda che ci stiamo ponendo un po’ tutti e a cui non sappiamo darci una risposta, o quasi. Cosa sarebbe questo Coronavirus? Si sa che ogni tanto abbiamo a che fare con un nuovo tipo di virus (come se questi venissero fabbricati di tanto in tanto!) Ora abbiamo il Coronavirus, che non si sa come sia uscito fuori improvvisamente, ma sta facendo ammalare un sacco di persone in giro per il mondo. I primi casi sono apparsi in Cina, poi è arrivato anche in Italia. Prima ci dicevano che il nostro Paese era ben controllato con gli arrivi di persone dall’oriente, però è arrivato ugualmente e si è cercato di capire chi fosse stato o meno a trasmetterlo per primo. 

Ora si sta cercando di capire come poterlo contenere e trattare, poiché il numero di persone ammalate sta crescendo a dismisura. Così ci stanno chiudendo nelle nostre abitazioni, limitandoci gli spostamenti e il lavoro, e vietando l’attraversamento di alcune province. Questo per evitare che i contagiati trasmettano il virus ad altre persone. Ci vietano i contatti con gli altri, ci stanno chiudendo sempre di più e la gente sta a dir poco impazzendo. Ma vi è un virus imponente, che va a braccetto con il Coronavirus: è quello mediatico. 

I giornalisti, la tv, non fanno altro che aumentare la paura e le ossessioni della gente, incrementandoli con messaggi inquietanti e bombardandoli di notizie, che spesse volte non sono complete né vere, riducendo così il nostro modo di ragionare e la nostra lucidità. Si sa che la paura aumenta i problemi e i pensieri in noi, lo stress e le ossessioni, facendo entrare ancor meglio questa negatività in noi e nel nostro Paese come se ne fosse attirata. Dicono che la paura sia utile perché ci permette di non fare scelte sbagliate che ci costerebbero la vita, prevenendo i pericoli. 

D’altro canto c’è da dire che la paura risulta essere spesso un blocco psicologico che non ci permette di avere coraggio di fare qualcosa di importante come qualcosa che potrebbe cambiarci in positivo. È chiaro che ora le nostre elevate paure di questo periodo siano influenzate dai media, che spargono panico al fine di abbassare la nostra capacità di giudizio e di agire bene. Se invece fossimo rilassati mentalmente e informati adeguatamente, saremmo molto più riflessivi e comprenderemmo meglio il problema. Ma questa paura invece ci sta portando stress, ci sta rubando il tempo e la vita, facendo del male psicologicamente, a volte con ripercussioni anche sul fisico. 

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Inizialmente non avevo paura di questo virus, perché ero convinta che fosse tutto una finzione, che i casi erano inventati e che in Cina si sarebbe risolto tutto nel giro di poco. Non davo peso al problema, ma era come se qualcosa voleva che io la pensassi così. Tanti altri la pensavano come me, tant’è che continuavano a viaggiare da un Paese all’altro come avevano sempre fatto. Non avrei mai e poi mai immaginato che dopo poche settimane avrei visto un caso positivo con i miei stessi occhi.  

Dopo qualche ora ne ho visti altri due, poi altri 3. Li sto vedendo aumentare sempre di più, nel reparto ospedaliero in cui lavoro. Non posso ancora credere che tutto questo sia vero, sta accadendo tutto in modo velocissimo. Tutto cambia nel giro di poco tempo, lasciandoci impreparati nella gestione e costretti a improvvisare nuove stanze di isolamento che siano adeguate. 

La mia impressione è quella di vivere in un film o su un altro pianeta. La mole di lavoro è disumana. Siamo costretti a fare turni interi con camici o tute come quelle con cui si va sulla luna, con una maschera che ci fa mancare il respiro e ci lesiona pure la cute del viso. Indossiamo occhiali o visiere protettive contro gli schizzi, non possiamo uscire dalla stanza di isolamento per prendere una boccata d’aria o per fare pipì o berci un sorso d’acqua. Questo per non sprecare i dispositivi di protezione individuali, per paura di non averne abbastanza per i colleghi dei turni successivi, che scarseggiano in tutta Italia. Si sente la stanchezza e il respiro che manca, eppure stiamo lavorando così. I pazienti aumentano e manca il personale, quindi saltiamo i riposi, come anche le nostre ferie. 

Dobbiamo tenere duro, perché se uno di noi si dovesse ammalare, sono guai per noi operatori e per i pazienti che non avrebbero assistenza. Mi sembra di essere in terza guerra mondiale, tanto è critica questa situazione. Anche noi siamo persone, ma chi si prende cura di noi? Spesso le nostre esigenze non sono comprese da chi ci dirige e non è mai entrato in sala isolamento a lavorare. Devo dire che nonostante tutto la forza di volontà è tanta da parte di noi che ci lavoriamo a stretto contatto, cercando di migliorare ogni giorno l’assistenza e fare gruppo tra di noi, per incoraggiarci e migliorare le cure. Sono pazienti instabili, alcuni critici e altri meno, molti anziani che hanno tante altre patologie di base e che fanno più fatica a rispondere alla terapia antivirale e infatti molti decedono per questo. 

Non abbiamo nemmeno più vita sociale, ultimamente. Non possiamo vederci con le persone che amiamo, con gli amici e parenti, ancor più se sono anziani. Possiamo solo spostarci da casa a lavoro e da lavoro a casa. Speriamo vivamente che questo periodo passi in fretta.  

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Tutto questo ha dell’assurdo. È troppo strano ammalarsi dal nulla, da una parte e dall’altra del mondo. Non avrebbe senso tutto questo altrimenti. Questo è un virus creato in laboratorio apposta per farci ammalare. Questo perché? Beh, magari per farci assumere la terapia antivirale, che deve essere massacrante per il fisico, e somministrarci vaccini, di cui alcuni oggigiorno contenenti chip sottocutanei.  

Svegliamoci! Siamo continuamente manipolati mentalmente (vedi i social media) e ora anche fisicamente (vedi il virus), non possiamo avere più prove di così di quello che ci stanno facendo dal dietro le quinte! E allora dovremmo andare contro di loro. Come? Innanzitutto riducendo gli ascolti dei telegiornali per distaccarsi dalle loro influenze e vivere la vita senza pensare sempre alle paure, poi cercare di stare calmi mentalmente, più positivi possibile, fiduciosi che tutto andrà bene. Se partiamo dalla base, ovvero modulando il nostro pensiero, saremo più forti e in grado di gestire tutto e risolvere tutto, perché i problemi faticheranno ad arrivare, non entreranno in noi attraverso le nostre angosce. Io con tutto ciò che ho scritto volevo solo far riflettere e raccontare la mia esperienza e punto di vista. Spero di esser stata utile. 

 

Anonimo.

 

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L’intelligenza della Natura

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Leggendo i documenti di Angel che riguardano la natura e gli alberi (documenti inerenti all’aura di quest’ultimi), mi sono ricordata di aver scritto una tesina a 4 mani con una ragazza che mi aveva chiesto aiuto (Martina) per la sua tesina di maturità classica, che mi piacerebbe moltissimo condividere con tutti.

 INTELLIGENZA VEGETALE

Negli ultimi 150 anni un grandissimo numero di ricerche ha permesso di comprendere molto meglio il funzionamento del nostro corpo, del nostro cervello, ma anche il comportamento degli animali. Per le piante invece non c’è stata la stessa attenzione, forse perché le piante non sembrano avere determinate caratteristiche tipiche del mondo animale (per esempio non si muovono, sono mute,…). In realtà il mondo vegetale, che è stato il primo a svilupparsi sulla terra, nasconde una vita segreta che solo oggi si comincia a capire.

 

L’affermazioni che le piante sono esseri non-viventi è una concezione derivante da Aristotele. Uno dei concetti fondanti nella concezione aristotelica dei viventi è, infatti, quello di “anima” il cui significato per il filosofo è essenzialmente“principio motore”. Risulta, così, che i viventi sono distinti dai non-viventi grazie alla loro capacità di muoversi. L’assenza di movimento è quindi percepita come la principale differenza fra piante e animali e viceversa.

 

Aristotele quindi considerò inizialmente le piante come inanimate (prive dell’anima), tuttavia dovette ricredersi per via della facoltà delle piante di riprodursi e così le classificò come dotate di “un’anima vegetativa”.

Ma le piante sono tutt’altro che immobili. Lo sembrano solo perché la nostra scala temporale è troppo breve per vedere i loro movimenti, ma se le si osserva con una tecnica di ripresa a tempo, che comprime in pochi secondi azioni che avvengono in ore o in giorni,  si svelano comportamenti davvero sorprendenti.

A dimostrazione di ciò, un esperimento realizzato nel Laboratorio Internazionae di Neurobiologia Vegetale (LINV) diretto da Stefano Mancuso, scienziato di prestigio modiale e docente della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze, ha dimostrato che un germoglio di fagiolo che è stato isolato da ogni stimolo esterno dimostra di sapere esattamente dove è situato il sostegno a lui necessario, che ovviamente non è in grado di vedere, prodigandosi in lanci precisi proprio in quella direzione.

Il Professor Mancuso ha eseguito innumerevoli studi per poter dimostrare che le piante sono creature intelligenti, capaci di comunicare tra loro per cercare le sostanze nutritive, riprodursi e difendersi dai predatori.

Il laboratorio del Prof. Mancuso ha dimostrato l’esistenza di un’attività simil-neurale e di sinapsi vegetali. Questo significa che pensare, decidere, ricordare, riposare, sono verbi e concetti che iniziano a comparire anche nello studio della vita delle piante.

 

Esistono molte buone ragioni perché nel corso dell’evoluzione le piante abbiano sviluppato i loro tessuti simil-neurali negli apici radicali, sepolti nella profondità della terra. Innanzi tutto il suolo rappresenta un ambiente più stabile in confronto a quello atmosferico, sia in termini di temperatura che d’umidità; è protetto dalla predazione animale, dall’ozono atmosferico, così come dalla radiazione UV solare. Considerando le radici come la sede di attività simil-neurale, si ha una visione della pianta parecchio differente da quella normalmente considerata. Le radici diventano, quindi, l’organo più importante della pianta, i loro apici formano un fronte in continuo avanzamento con innumerevoli centri di comando e l’intero apparato radicale guida la pianta con una sorta di cervello collettivo.

Ciascuno degli apici produce un segnale che viene integrato dalla pianta per prendere una decisione e i segnali pervadono tutta la pianta. Inserendo un elettrodo nel fusto è possibile osservare sullo schermo di un computer il ritmo vitale della pianta: quando il ricercatore tocca una foglia, il tracciato si altera immediatamente; a dimostrazione che il vegetale reagisce a quello che avviene su di esso.

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La calma apparente in cui vivono le piante è dunque ingannevole, sotto il terreno l’attività è incredibilmente complessa.

Le piante sono organismi pionieri: usano pochissima energia, e ne producono più di quanta ne consumano, sono autotrofe, cioè energeticamente autosufficienti, perché la loro sopravvivenza in termini di nutrimento non dipende da altri esseri viventi, e sono organismi moderni ed evoluti. Sono molto differenti da noi su due dimensioni fondamentali: lo spazio e il tempo.

Per quanto riguarda lo spazio: le piante stanno sempre nello stesso posto: sono organismi sessili, cioè con radici. Lo stile di vita sessile spiega la capacità biochimica delle piante, molto maggiore di quella degli animali: non potendo fuggire, le piante usano un complesso vocabolario molecolare per segnalare il loro disagio, scoraggiare o avvelenare i nemici e spingere gli animali a rendere particolari servizi. Uno studio recente ha dimostrato come la caffeina prodotta da molte piante, oltre ad essere uno strumento di difesa, in alcuni casi può funzionare come una droga, che spinge le api a ricordare un particolare tipo di pianta e a tornarci.

Ma se sei radicato e non ti puoi muovere devi essere davvero resistente e avere strategie di sopravvivenza più sofisticate di quelle che può mettere in atto un animale in grado di fuggire o di nascondersi. E non puoi avere organi singoli perché, altrimenti, se un animale mangia un pezzo di te, muori.

Per questo le piante non sono individui (in dividuus significa non divisibile) e non hanno organi singoli. Sono organismi modulari, e le stesse funzioni che gli animali concentrano in singoli organi sono invece diffuse in tutto il corpo.

Proprio perché non possono scappare, le piante sono molto più sensibili rispetto agli animali: il loro unico modo di resistere è capire quel che succede con grande anticipo, in modo da potersi modificare in tempo.

Se definiamo “intelligenza” la capacità di percepire i cambiamenti dell’ambiente esterno e di retroagire nella maniera più adeguata possibile, potremmo dire che le piante percepiscono e retroagiscono, dunque sono “intelligenti”.

 

Il tempo: l’altro punto di differenza tra le piante e noi riguarda il tempo: quello delle piante è più lento,ma se acceleriamo il loro tempo, per esempio grazie a una ripresa in time-lapse, vediamo che si muovono, eccome, e che sanno come arrivare alla luce o all’acqua per esempio.

 VIBRAZIONI POSITIVE

Dagli alberi provengono energie vibrazionali positive, l’albero è un ricevitore-ripetitore di onde elettormagnetiche benefiche con frequenze coerenti e simili a quelle dei nostri organi. Da questo tipo di interazione proviene il benessere che percepiamo nella frequentazione degli spazi verdi: giardini, parchi e boschi. Il fenomeno fisico alla base di questo scambio energetico è la Risonanza. Quando si attiva questo fenomeno il risultato raggiunto è un notevole accumulo di energia all’interno del sistema coinvolto e sollecitato. L’uomo vicino agli alberi registra un senso di piacevole benessere-relax, in genere senza essere consapevole del tipo di interazione intervenuta.

IL FENOMENO DELLA RISONANZA

Il fenomeno della RISONANZA è responsabile della COMUNICAZIONE ENERGETICA con gli alberi.

La risonanza è un fenomeno fisico vibratorio che si può manifestare in qualunque sistema (acustico, meccanico, elettrico, magnetico, ottico etc..) e che permette a due sistemi vicini di oscillare a frequenze simili, ottenendo un sistema vibratorio potenziato in ampiezza. La parola risonanza viene dall’acustica: se una sorgente sonora caratterizzata da una frequenza come un diapason in la è investita da un’onda di frequenza simile come il la di una chitarra, la sorgente entra in oscillazione rinforzando il suono, mentre non accade se le frequenze sono differenti. La risonanza è quindi un fenomeno che permette il trasferimento di energia vibrazionale e implica l’esistenza di una precisa “funzione antenna” sia nell’emissione che nella ricezione. E’ un fenomeno che avviene ovunque in natura, anche nel corpo umano qualora si realizzi un fenomeno di risonanza tra una sorgente emittente e gli organi dell’individuo sollecitato. Indagando sulle manifestazioni e modalità della risonanza negli esseri viventi entriamo nel campo della “biorisonanza”. Un fenomeno di risonanza provoca in genere un aumento significativo dell’ampiezza delle oscillazioni vibrazionali, che corrisponde ad un notevole accumulo di energia all’interno del sistema sollecitato, e questo fenomeno avviene anche nel contatto tra uomo e albero.

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LA MEMORIA DELLE PIANTE

 Utilizzando apparecchiature elettroniche, via via più sofisticate, si è cercato di studiare e valutare la reattività delle piante all’ambiente e la loro capacità di apprendimento.

Il principio di base è misurare le variazioni di potenziale elettrico o di resistività della piante quale segnale di risposta a eventuali stimoli ambientali.

Ogni creatura vivente, vegetale o animale che sia, presenta variazioni di questo potenziale elettrico  in base alle reazioni che può provare.

Così avviene per noi umani: abbiamo un incremento di attività elettrica sulla pelle quando siamo emozionati, quando abbiamo paura, quando stiamo mentendo, quando abbiamo un sussulto improvviso.

Si sono similmente studiate le “emozioni” delle piante quando avviene qualcosa che è gradito, come l’arrivo della persona che le cura, o di persone col “pollice verde”, oppure quando vengono bagnate, quando ascoltano musica, o quando si parla loro.

 Le piante provano emozioni: testate con apparecchiature ultrasensibili a pulsori elettrici (spettro galvanometro frequenziale), le piante manifestano preferenze e paure rispetto a persone e animali in funzione di una banca dati precedentemente ordinata e codificata analogicamente che emette segnali di pericolo o gradimento.

Rappresentativo l’utilizzo di queste proprietà fatto dalla Cia e dal Kgb per risolvere episodi criminali senza testimoni umani.

Cleve Backster , uno specialista in interrogatori per la CIA, realizzò un sorprendente esperimento che prevedeva l’uccisione di una pianta Alfa a cui assiste una pianta Beta. Si osservano le seguenti fasi.

1. La pianta Beta viene collegata ad un oscilloscopio

2. Un soggetto viene sorteggiato tra quattro volontari, con il compito di uccidere la pianta Alfa

3. Il soggetto sorteggiato uccide la pianta senza testimoni umani

4. I soggetti vengono fatti sfilare di fronte alla pianta testimone (Beta)

5. Al passaggio del “colpevole” le linee dell’oscilloscopio, piatte al passaggio degli altri soggetti, oscillano convulsamente.

 Conclusione. Se minacciate le piante sanno riconoscere l’uomo.

 Le piante riconoscono le menzogne ? 

Backster, inoltre, dimostrò che le piante riconoscono le menzogne.

Ricevette un giorno la visita di un giornalista e con l’aiuto del suo galvanometro, che aveva collegato ad un Filodendro (pianta rampicante), volle scoprire l’anno di nascita del reporter. Backster elencò una serie di anni ai quali il giornalista doveva, come d’accordo, rispondere ogni volta con un monotono “no”. A test terminato Backster lesse il risultato del diagramma: la pianta aveva percepito esattamente quando il reporter aveva mentito scoprendo così quanti anni egli avesse.

 Spero sia piaciuto anche a voi, come a me, questo punto di vista particolare del mondo vegetale.

Monicsme

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Come A. C. D. mi ha insegnato a Vivere

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Tanti anni fa, mi capitava di chiedermi perché fossi così sfortunata nella vita. Avete presente quando sembra tutto andare a rotoli? Non trovavo pace né a casa, né fuori, né con gli amici, né con me stessa. Svolgevo le attività che svolgevano tutti, avevo anche degli hobby, ma non riuscivo a sentirmi compresa da nessuno. Neanche dalle persone che in teoria avrebbero dovuto essermi più vicino. Come se tra te e questa persona ci fosse un muro invisibile che vi separi, un muro immenso che faceva male dentro. C’era sempre qualcosa che andava storto e a lungo andare iniziai a pensare che fossi io il problema. Era l’unica spiegazione! Iniziai a sentirmi vuota, senza uno scopo nella vita. Ogni tanto guardavo il cielo la notte perchè ero affascinata da tutte quelle stelle. Sono davvero tante! Tanti puntini luminosi che compongono un disegno più grande. Forse le guardavo perché desideravo sentirmi come loro. Ero sola nonostante fossi circondata da persone, che non sapevano dare una risposta a tutte le mie domande: “Ehy, ma che succede oggi? Perchè mi hai risposto in questo modo aggressivo? Ti ho fatto qualcosa?” – “Lascia stare, sono fatto così.” Sembrava un dovere accettare la negatività. Se non lo facevi, eri tu quello strano e fuori dal mondo. Le persone trovavano un modo per essere negative sempre, anche quando motivi non ce n’erano! Perchè a quanto pare è così che ci si deve muovere nel mondo. Poi un giorno mi venne in mente un ricordo, di una persona che mi parlò di un sito internet dove parlavano di vari argomenti. Beh, mi dissi, se nessuno poteva darmi pace e risposte, me la sarei cercate da sola. Così trovai Accademia di Coscienza Dimensionale, un sito che in un modo completamente GRATUITO ti offre un sacco di materiale su cui riflettere! Ero un po’ scettica, ma iniziai lo stesso a leggere gli articoli. Energia, entità, sesto senso… e realtà illusoria. Arrivai a praticare la mia prima meditazione in non pensiero, guidata sempre da Accademia. La mia vita da allora è stata r-i-v-o-l-u-z-i-o-n-a-t-a! In modo molto chiaro, questo sito è stato in grado di darmi delle risposte effettive, reali, sulla mia vita e quella degli altri. E non in base a dei pensieri filosofici, ma in base a fatti reali che tutti possono testare sulla propria pelle, cosa che nessuno è stato in grado di fare! Infatti è facile trovare in giro persone che rispondono alle tue domande con frasi che non parano da nessuna parte, dette solo perchè “sembrano zen”. Qua, invece, è tutt’altra cosa: le informazioni sono nate in seguito all’esperienza reale della fondatrice (persona letteralmente fantastica), ed è impossibile non notare gli effetti! A meno che tu non li voglia vedere. Da quel momento, sono letteralmente ri-nata: ho trovato la pace, quella vera, quella sensazione di rilassamento che ti entra dentro nel corpo e ti avvolge dolcemente. Quella sensazione che tutti abbiamo dimenticato e che cerchiamo costantemente ogni giorno! A chi non farebbe piacere alzarsi la mattina e sentirsi bene, pieno di energia e di voglia di vivere? Intorno a me, la Vita ha iniziato a prendere vita: le persone che volevano farmi del male iniziavano ad allontanarsi, ho iniziato a circondarmi di belle situazioni e di fortuna. Wow, oggi nessuno se l’è presa con me! Sono stata bene, serena, in posti dove di solito ero sempre nervosa. E sto riuscendo a realizzare tanti miei desideri! Ma cosa sta succedendo? Dalla mia esperienza personale, posso dire che Accademia di Coscienza Dimensionale non è “solo un sito”: è una comunità, una famiglia che sa quali sono i tuoi problemi perché ogni persona li ha dovuti affrontare! Ma siamo qui per cambiare la nostra vita e quella degli altri. Ci sono persone che sono stufe di sentirsi dire che la vita è soltanto sofferenza e sacrifici. C’è dell’altro in questa vita! Ce lo siamo forse dimenticati? Immagina se un giorno ti alzassi e trovassi tutti i tuoi familiari di buon umore, che ti salutano affettuosamente. Poi ti rechi a lavoro o a scuola, e lì impari un sacco di cose interessanti e stringi delle amicizie molto belle! Ti senti parte di un gruppo con cui senti di poter essere te stesso. Se c’è qualcosa che non va, il tuo amico se ne accorge e il problema si risolve in modo pacifico, senza litigi o fraintendimenti. Poi, prima di tornare a casa, passeggi per il parco: e nonostante tu in questo momento sia solo, ti senti bene. Perché sai che non sei davvero solo, sei in armonia con Tutto. Lo so… tutto questo sembra un sogno utopico. Ma se ti fidi anche solo un pochino della vocina dentro di te che cerca soltanto di farti stare bene, ti potresti accorgere che i sogni non sono poi così distanti dalla realtà. Perciò perché non provi sulla tua pelle?

Hana

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Il percorso che dura da tutta la vita

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Ci si può definire spirituali soltanto quando si praticano con costanza le meditazioni e le altre tecniche, tuttavia la predisposizione alla spiritualità può iniziare, ed in molti di noi è iniziata, fin da quando eravamo dei bambini, dalla mente notevolmente più aperta, con una connessione maggiore alla nostra Anima. Il nostro percorso spirituale non è iniziato semplicisticamente nel momento in cui abbiamo letto la prima lezione su ACD, l’Accademia di Coscienza Dimensionale, perché ritengo che essa trascenda lo spazio e il tempo, e parte dei suoi insegnamenti li abbiamo recepiti fin da quando eravamo molto piccoli. Fra gli spirituali è una cosa comune non avere una forte memoria della propria infanzia, e quindi di tutti gli avvenimenti definiti “paranormali” che ci sono capitati. Ricordo poco di questi eventi, ma probabilmente uno dei ricordi più forti che mi è rimasto impresso è di quando mi trovai una notte a fluttuare sopra al mio letto, vedendo me stessa sotto che dormivo, per poi essere risucchiata all’interno del mio corpo. Questo ricordo era parecchio instabile nella mia memoria, e l’ho ricordato successivamente grazie alla meditazione. In realtà anche negli anni prima di meditare lo ricordavo, ma quando iniziavo a richiamarlo alla memoria prontamente lo ignoravo. Da piccola, alle elementari, mi piaceva pensare di essere una strega, di avere dei poteri magici, e ogni tanto provavo a fare degli intrugli con le erbe oppure mi mettevo a cavallo di una scopa normale e provavo a volare. La cosa bella è che credevo di poterci riuscire, per poi rimanere delusa qualche secondo dopo quando dovevo ammettere che non stava succedendo nulla. L’altra cosa che provavo a fare era controllare il tempo meteorologico, in particolar modo tentavo di far piovere. Ricordo ancora quell’episodio in cui mi trovavo in giro con i miei genitori, ma ero stanca, non volevo più proseguire e mi stavo arrabbiando. Beh, venne a piovere e questo ci costrinse ad andarcene e mia madre, col suo fare scherzoso, disse che ero stata io così non avremmo più camminato. Le mie serie preferite, fin da piccola, sono sempre state quelle a tema fantasy. Una serie in particolare, Streghe, mi piaceva enormemente. Forse è stato proprio grazie a questa serie che ho appreso l’iniziale concetto di guarigione energetica, perchè vedevo spesso questo angelo bianco, Leo, che imponeva le sue mani, da cui faceva uscire un fascio di luce bianca, e tramite questa guariva ogni tipo di ferita. Anche a me venne la voglia di riuscire a guarire le persone in questo modo. Ricordo ad esempio che mia madre a volte mi chiamava e a me bastava darle la mano e avere l’intento che le passasse l’ansia o le palpitazioni che aveva, per farla stare un po’ meglio. Avevo 13 anni quando avrei voluto con tutta me stessa saper utilizzare la guarigione ad alti livelli. Un mio compagno di classe cadde dalla bicicletta e finì in coma. Lo andai a trovare all’ospedale insieme a mio padre e alle mie amiche, e avrei tanto voluto entrare nella sua camera, toccarlo e guarirlo in qualche modo, ed ero convinta di poterci riuscire, ma i medici non mi fecero entrare perchè ero troppo piccola. Quella stessa notte morì. Avrei potuto guarirlo, mi ripetevo, ci deve essere un modo per tornare indietro. È incredibile come le risposte siano arrivate anni dopo, con l’Accademia. No, non avevo le facoltà di guarirlo. Avevo un intento molto forte, quasi disperato, ma non avevo l’energia sufficiente per fare quel genere di guarigione. Ma l’Accademia ci insegna che il passato può essere modificato e chissà, mediante le connessioni temporali, si potrebbe davvero ottenere l’impossibile, se ci si mette d’impegno.

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Beh, e l’idea così forte di riuscire a guarire le persone da dove era arrivata? Forse da vite passate, forse anche da connessioni temporali che farò in cui trasmetterò gli insegnamenti dell’accademia alla me fin dalla più tenera età. Qualche volta ho già provato a fare questo genere di connessioni temporali, in cui ho cercato di trasmettere l’idea di cercare l’Accademia ed Angel, tuttavia mi sono concentrata dai sedici anni in su. A volte possono succedere anche le cose più inaspettate, ma sono quelle che ti daranno una svegliata. A sedici anni stavo scrivendo un romanzetto fantasy e mi identificavo molto con la protagonista. A un certo punto lei doveva lussarsi un ginocchio. Mi capitò di pensare a quella scena nel mentre che stavo giocando a pallavolo a scuola, nel mentre che cadevo per prendere la palla e il mio ginocchio si lussò. Rimasi sconvolta dall’accaduto perchè non poteva di certo essere un caso, era come se mi fossi attirata quell’evento! Da lì il mio interesse per la spiritualità aumentò notevolmente, infatti iniziai a leggere varie cose nei siti che trovavo sul web. Appresi dei sogni lucidi, dell’aura, dei viaggi astrali, e lessi anche teorie strampalate che mi fecero dubitare della bontà di quei siti e infatti me ne distaccai. Non riuscii a trovare in quel periodo ACD, anche perchè non era ancora nato, forse si trovava solo su facebook credo, perché Angel stava già iniziando a insegnare. Comunque, grazie alle informazioni che avevo letto, per un po’ mi esercitai nel fare sogni lucidi, nella visione delle aure, nel programmare gli oggetti come le pietre, perfino nel ripulire la mia energia tuttavia queste mie sperimentazioni purtroppo scemarono nel tempo, con i mesi, e ripresi la mia routine low, ma con la consapevolezza che ci fosse qualcosa in più rispetto a quello che vedevamo, solo che da sola non riuscivo ad andare tanto lontano. A volte sentivo vicino a me presenze positive, che mi trasmettevano conoscenze più elevate, e io pensavo fosse una sorta di mio angelo custode, che chiamavo Angelo, ma spesse volte pensavo fosse solo frutto della mia fantasia. A volte la presenza mi sembrava così reale che chiedevo a gran voce di mostrarsi, ma non riuscivo mai a vedere nulla. Poi a un certo punto la mia vita sembrò voler andare a rotoli, passai un periodo molto negativo e forse può risultare assurdo che pur di darci una svegliata e ricominciare a riflettere sulla vita l’unico modo è quello di farci passare brutte esperienze. In genere l’essere umano tende ad essere pigro, per cui non si domanda il perchè delle belle esperienze, ma tende a riflettere, a voler trovare delle soluzioni, anche non convenzionali, quando vive qualcosa di non esattamente piacevole. In quel periodo quindi ricominciai a fare molte ricerche sul web, provai a meditare per due giorni consecutivi e dopo mollai, incominciai a fare un po’ di yoga vedendo dei video su youtube. Iniziai un po’ a scrivere sul pc, cose riguardanti la guarigione energetica, il fatto di avere una missione in questa vita, insomma temi che si trovano anche in ACD. Ero già in modalità Accademia da anni, dovevo solo trovare il sito web a questo punto. Iniziai per qualche giorno a crearmi un mondo di fantasia in cui tramite la meditazione si sviluppavano facoltà psichiche. In queste mie fantasie che ho parzialmente appuntato su carta e riletto anche dopo essere entrata in accademia, questa ragazza, dopo essere braccata dal governo che cercava di catturare questi ragazzi per farli diventare loro armi dopo varie torture e lavaggi del cervello, entra a far parte di questo circolo di ragazzi dotati tutti di facoltà psichiche che stavano sviluppando, e le consigliavano una rigida pratica giornaliera fatta di 10 meditazioni per evolversi prima.

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Ecco, dopo aver conosciuto ACD ho capito come tutte queste fantasie non fossero semplicemente fantasie, ma mi sono servite per capire che ci fosse qualcosa in più al mondo,e mi hanno spinto nuovamente a cercare. Tra le mie ricerche guardai anche un Ted’s talk particolare, in cui una persona diceva che il governo lo aveva sfruttato insieme ad altri perchè lui era in grado di saper compiere la visione remota. Incontrai poi una ragazza che confidò al gruppo in cui stavo pure io di riuscire a fare sogni premonitori. Troppe coincidenze. Poco tempo prima di questi avvenimenti chiesi al mio angelo custode, che ormai chiamavo Angel, di farmi trovare la strada adatta, promettendogli che avrei sfruttato le mie capacità solo per fare del bene. Piombai in un sito web sulla guarigione energetica (prima ancora arrivai sul sito di Scientology, ma me ne distaccai ben presto in quanto si sentiva chiaramente odore di imbroglio, con tutte le cifre esorbitanti che chiedevano- sapevo infatti che il sito adatto a me era uno completamente gratuito) e tra i commenti sotto si citava proprio ACD, peraltro non ne parlavano bene. Ma io, sempre più incuriosita, andai sul sito web e mi bastò un secondo forse per capire che finalmente ero giunta dove volevo io. Esisteva davvero!! Non erano mie fantasie!! Non sei qui per caso. NO!! Ho pensato quasi urlando dentro di me,è una vita che ti cerco!! Appena vidi il nome della fondatrice mi prese un colpo,in positivo. Angel!!! Certo!!! Sempre più convinta che fosse il sito giusto, lo sentivo dentro di me in modo davvero molto chiaro, con una sicurezza che lasciava poco, anzi nessuno, spazio al dubbio. Iniziai a leggere i primi doc, sull’energia, sul matrix!!! Sul matrix! Qualche giorno prima avevo avuto voglia di rivedere il film Matrix, e sul sito trovavo l’ennesima “coincidenza”. Fin da adolescente avevo elaborato questa ipotesi del videogioco a più livelli da superare in cui ci trovavamo, e ritrovavo la stessa spiegazione ora sul sito. Per chi ha tendenze spirituali credo che sia facile capire tutte le esperienze che ho raccontato, sia semplice comprendere perchè con gli indizi che avevo,che per me stavano ricomponendo un puzzle più grande, decisi di iscrivermi all’Accademia e di seguire attivamente questo percorso. Per i Gaia’s sarebbe un’autentica follia: “e che prove hai di quello che stai dicendo? “Mostrami quello che sai fare!” direbbero. É vero, all’inizio non si hanno prove evidenti, prove che siano evidenti per gli altri, ma sono palesi per te, ed è difficile da spiegare per chi non la prova, ma è una sensazione viscerale, che parte da dentro, una gioia che provi per il fatto che percepisci che finalmente hai trovato quella cosa che ti permetterà di realizzare le tue missioni in futuro. Ricongiungi i pezzi e sai che la tua vita ti ha portato a quell’esatto momento in cui per la prima volta hai visto ACD, con incredulità e con gioia, e poche volte nel corso degli anni ti sei sentito sicuro di ciò che stessi facendo, e ti sei sentito a casa. Quella nostalgia che prima sentivi, che ti portava a guardare le stelle nel cielo e a sospirare, e poi a poggiare lo sguardo sulla terra e a chiederti cosa tu c’entrassi con questo mondo, a poco a poco si affievolisce e tu capisci che c’è una nuova famiglia che ti aspetta, e tante missioni interessanti che sei venuto a compiere su questa Terra. Tutte le tue insicurezze, i blocchi che senti di avere, tutti gli episodi dolorosi che ti sono accaduti iniziano finalmente ad avere un senso, ed è il senso che solo la spiritualità può portare. Angel afferma che si sono reincarnati i più forti adesso, su questo mondo, per portare avanti una missione collettiva. Devo ammetterlo: varie volte mi sono guardata e ho pensato ma non è che sono l’eccezione? Non è che sono capitata in un sito di Anime e io sono l’unica debole coscienza e blablabla. Pensieri manipolati.

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E devo dire: forse tutti gli iscritti prima o poi, qualche volta, hanno avuto questo genere di pensieri. Ci vogliono rendere insicuri (gli alieni,entità,psichici oscuri) perché in questo modo non riusciremo ad impegnarci seriamente nelle tecniche, non riusciremo a ottenere i risultati che vogliamo, e così penseremo di non essere all’altezza e non porteremo avanti le missioni che abbiamo deciso di dover compiere, anche perchè non sapremo mai quali esse siano. Non che per me sia tanto semplice: parlarne è un conto, prendere coscienza in linea generale di quali e quanti siano i meccanismi che ci tengono bloccati è un conto, agire per eliminare tutti i blocchi e gli attacchi ricevuti è un altro paio di maniche. Ma tutti siamo chiamati a farlo se vogliamo davvero cambiare il mondo, perché prima di farlo dobbiamo cambiare notevolmente noi stessi, nel profondo, e agire con una mentalità più evoluta. Dobbiamo smetterla di vivere nell’apatia. Ho commesso degli errori, nonostante stessi in ACD, tra cui quello di essere troppo apatica e di non fare nulla neppure per cambiare la mia vita low. Come Angel ci insegna, la vita low ha serie ripercussioni sulla spiritualità, perché i fallimenti ottenuti in qualsiasi campo vanno prima di tutto ad intaccare la sicurezza che dovresti avere sulle tua capacità nella vita quotidiana, figuriamoci cosa inizieresti a pensare di te nell’ambito spirituale: non saresti più tanto sicuro che tu, proprio tu, quello che fallisce nella quotidianità là dove altri emergono, sia in grado ad esempio di modificare il matrix di questo mondo, o di connetterlo maggiormente a Dio. Se sei così bravo infatti perchè non riesci a cambiare la tua vita? Beh in primis perchè non ci pratichi sopra, ma questi ovviamente sono pensieri molto influenzati ma che fanno presa proprio perchè si basano su fatti reali. Per non permettere loro di far presa, per acquistare sicurezza, bisogna iniziare a praticare seriamente, ad accumulare successi su successi, e allora si sarà molto più motivati nella pratica, tanto da raggiungere livelli inimmaginabili, tanto da riuscire a compiere poi missioni che saranno cruciali per questo mondo. E questo sarebbe anche un ringraziamento per tutti i sacrifici che la nostra Maestra compie quotidianamente, da anni. Non si può combattere ad armi pari col pensiero: i nostri pensieri sono influenzati dall’esterno, vengono abbassati dal nostro Regolatore, che ci farà dubitare perfino di ciò che fino a un secondo prima reputavi una prova spirituale incontrovertibile. Uno dei primi principi su cui si fonda il percorso è proprio il non pensiero. Non pensare con la mente,segui ciò che il tuo istinto ti dice che sia vero, anche se tutto questo è un’assurdità per quella che si definisce una mente razionale. Il non pensiero servirà per distinguere quelle che sono fantasie da quelli che sono elementi invece veritieri. Pochi giorni dopo il mio ingresso in ACD venni contattata da un ragazzo che mi disse che un ragazzo del suo gruppo aveva avuto una sorta di visione in cui nel gruppo sarebbe entrata una ragazza col mio nome. Mi emozionai per questa cosa: ero in accademia da poco e già la gente aveva visioni su di me ahahaha. Ad oggi non so dire se quella fosse una reale visione, o se l’abbiamo un po’ forzata, comunque in quel gruppo ci entrai mesi dopo, successivamente all’uscita di due elementi. L’esperienza con i gruppi può essere bella, perché puoi parlare con più persone praticanti quando vuoi e inoltre puoi ricevere consigli fondamentali e che possono aiutarti. Tuttavia ci sono dei problemi, come per ogni cosa: che il low tende ad infilarsi molto bene perfino in questi gruppi, tanto che si inizia sempre più spesso a parlare di cose low oppure di esperienze a cui gli altri tendono a rispondere in base a ciò che loro in teoria pensano che sia capitato.

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Così, in un gruppo creato apposta per praticare, si finisce per praticare molto poco e perdere interesse gradualmente nel praticare insieme, e nell’invogliare gli altri a farlo. L’apatia si insinua dappertutto. E purtroppo può insinuarsi un’altra cosa: il dark. Angel descrive molto bene questi meccanismi nei suoi articoli riguardanti il low e il dark che tentano di dividerci, tanto che le cose si sono svolte pari pari a come lei ne ha parlato. Nel mio primo “gruppo” insieme a due ragazzi è capitato che dopo un mesetto uno dei due impazzisse all’improvviso, andando contro ACD, e affermando che fosse una setta e che queste pratiche portavano a perdere l’anima. Era anche sicuro che respirando prana bianca si stesse richiamando prana nera, non so in base a quale principio. Pari pari a come aveva preannunciato Angel, questo ragazzo ha provato a trascinarci con lui, dicendoci più volte quanto questo sito fosse pericoloso, e che lui si era salvato grazie all’amore di suo padre. Già, perché aveva detto di ACD ai genitori e il padre di questo ragazzo stava a insaputa del figlio da anni nella Massoneria, a cui aveva riportato tutto quello che il figlio gli aveva confidato. E una sorta di prete della massoneria gli aveva dato una preghiera molto strana da recitare per questo ragazzo. Com’è andata a finire? Che il figlio dopo due-tre giorni senza meditare e con questa strana preghiera recitata è finito in ospedale perchè si era sentito molto male. Non è morto, è uscito dall’ospedale ma da questo punto in poi non ho avuto più notizie di lui. Un altro ragazzo invece, che conoscevo unicamente perchè una mia amica stretta di ACD mi ha parlato di quanto l’abbia molestata, verbalmente e anche con alcune sue azioni, facendola peraltro sentire in colpa (colpe che non ha assolutamente mai avuto, ma lui era molto bravo nell’influenzarla) a un certo punto è impazzito e ha scritto un post molto offensivo contro l’Accademia, per questo motivo è stato buttato fuori. Lui se l’è pienamente meritato, per quanto si è comportato male. Non aveva nulla di spirituale, di spirituale inteso in senso buono, perché magari praticava tecniche non insegnate in accademia, e non troppo positive. Un altro ragazzo invece di un mio gruppo ha deciso a un certo punto di togliersi da ACD per seguire delle sue ossessioni, che riguardavano il fatto di non voler deludere di nuovo le aspettative di Angel e dello staff. Insomma,ne ho viste delle belle,cose peraltro tutte previste e scritte nei documenti, tanto che ho potuto appurarne la veridicità per esperienza diretta. Gli spirituali infatti non sono tutti angioletti, ma si può trovare quello più pesante, con ossessioni e anche quelli proprio negativi. Ma una cosa è certa: quelli negativi ben presto vengono sbattuti fuori dall’Accademia, senza possibilità per loro di riaccedervi. Infatti se c’è una cosa che caratterizza nel profondo i siti creati da Angel, in particolar modo ACD e Hathor Network, è la gente che si trova: sono tutti gentili, disponibili, desiderosi di evolversi, e ti aiutano, ti fanno sentire a casa. Questa sensazione è ancora più amplificata quando si va ai tour: è molto semplice fare amicizia con gli altri e sentirsi a proprio agio, perché si sa che quelle persone sono lì per evolversi e tutti seguono gli insegnamenti della nostra Maestra, che si fondano sul rispetto reciproco e sull’essere generosi senza avere secondi fini. L’atmosfera che si respira ai tour è qualcosa di unico: si percepisce la spiritualità, il tonale si alza di un botto, si riesce di più a stare in non pensiero e le tecniche hanno maggiore efficacia. Praticare tutti insieme al tour dà una botta molto forte al regolatore, anche perchè si capisce di non essere gli unici, di non essere soli, ma che ci sono tantissime persone esattamente come te che hanno la tua stessa voglia di evolversi e credono nelle tecniche spirituali.

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Ascoltare le esperienze degli altri in diretta è davvero stupendo, così come lo è sentire le spiegazioni di Angel, che ci guida sul lato pratico e alla comprensione della teoria. Siamo fortunatissimi ad avere la possibillità di incontrarci tutti dal vivo e di poter incontrare Angel e Alexander, due Soli che brillano nel buio dell’incoscienza generale. Una volta che si sono ottenuti questi privilegi li si danno quasi per scontati ed è una cosa sbagliatissima, perché tante Anime vorrebbero stare al nostro posto, eppure siamo noi quelli privilegiati. Non si dovrebbe dare nulla per scontato di quello che riceviamo grazie ad Angel, perché è tutto frutto dei suoi sacrifici, che fa per amore nostro. Ogni giorno dovremmo svegliarci col sorriso, per l’enorme fortuna che abbiamo, e determinati nel voler praticare sempre di più per evolverci, per dare un ringraziamento pratico alla nostra Maestra. Il dare per scontato tutto questo è anche un meccanismo del dark, che vuole renderci incoscienti perfino quando abbiamo un tesoro davanti, facendocelo svalutare e facendoci decidere a poco a poco a non impegnarci così tanto in questo percorso. Invece bisogna stare sempre ben vigili. I libri sono un’altra benedizione che Angel ha deciso di concederci. Il primo libro pubblicato riguarda Dio, che viene descritto in un modo completamente diverso rispetto a come fanno le religioni, in un modo più evoluto, perché si basa sulle esperienze dirette di un’Anima davvero a contatto con Dio. La mia idea su Dio era corretta: infatti anch’io credevo che fosse l’intero Universo, e che fosse ancora in espansione per quanto riguarda dimensioni e capacità, cosa che mi è stata confermata dal libro. Angel ci mostra con maestria la tecnica del lasciarsi andare e quanto sia importante mantenere un contatto diretto con Dio, a cui possiamo rivolgerci per risolvere i nostri problemi, perché è l’Essere più potente che esista, l’unica cosa esistente, ma anche per portarci nelle dimensioni alte ed evolverci prima in questo modo. La trilogia sugli Alieni dovrebbe diventare un best seller mondiale, pagine e pagine piene di contenuto in cui ci vengono mostrate nel dettaglio tutte le manipolazioni che subiamo, vengono descritti i vari tipi di chip, di larve, di esperimenti che ci fanno oltre ad essere raccontata con tantissimi particolari l’esperienza diretta della nostra Maestra con tanti tipi di alieni diversi,e i metodi che ha utilizzato per sconfiggerli. Il libro sulla Meditazione rappresenta il libro base che tutti dovrebbero leggere, per capire quanto sia importante svolgere una meditazione ben eseguita, e tutti i vantaggi che da essa deriverebbero. Infine i due libri sulle Vite Passate ci aprono la mente e ci fanno capire quanto la nostra memoria sia stata danneggiata per non ricordare, e in essi troviamo tantissime tecniche per far riaffiorare i nostri ricordi passati, per migliorare il nostro karma, la vita futura, la connessione con Dio. La teoria riguardo la reincarnazione è estremamente affascinante, e pensare che è una cosa che abbiamo vissuto tutti noi spirituali! I ricordi di vite passate ci daranno la forza perchè ci faranno ricordare che abbiamo vissuto situazioni ben più toste di questa attuale in passato, e che dobbiamo impegnarci in questa vita perchè le vite passate si sono impegnate per garantirci un futuro migliore,e noi non dobbiamo vanificare i loro sacrifici, ma anzi dobbiamo impegnarci affinchè vite passate e future siano orgogliose e fiere di noi.

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Leggere questi libri, così come ogni articolo nuovo pubblicato sull’Accademia, mi ha dato tantissima nuova consapevolezza, mi ha fatto capire che la vita può risultare estremamente più interessante praticando e scoprendo nuove informazioni, riuscendo a vedere entità, alieni, iniziando a combatterli e a vanificare tutto ciò che di negativo hanno portato su questo pianeta, espandendo luce, Dio, guarendo le persone, guarendo il mondo, creando una nuova realtà dove vivere, una realtà più bella e notevolmente più evoluta, dove tutti siano connessi a Dio e alle dimensioni più alte e decidano poi a loro volta di aiutare anche altri pianeti nell’Universo, per iniziare a porre fine a tutte le sofferenze che il Dark porta, fino a raggiungere il suo fulcro e annientarlo una volta per tutte. Può sembrare utopistico, in realtà lo sarebbe se si pensasse di riuscire a fare tutto questo in una sola vita, ed ecco perchè abbiamo più vite a disposizione, ma solo se pratichiamo e ci evolviamo di più vita dopo vita. Le antenne di Dio devono risultare funzionanti, e non deboli e apatiche mentre gli oscuri sembrano avere tutta l’energia dell’Universo unicamente per distruggerlo. In questa vita non sono ancora nessuno, e dico ancora perchè voglio impegnarmi il più possibile per riuscire tra qualche anno a guardare la me di ora, del passato e vedere una persona estremamente meno evoluta, quasi con lo sguardo di una madre che vede il proprio figlio neonato, che ha tante potenzialità, ma con la consapevolezza che deve insegnargli ancora tutto della vita. Non so se nelle mie vite passate io sia stata qualcuno che ha fatto qualcosa di concreto per l’evoluzione, per Dio, difatti devo ancora recuperare tutte queste memorie. Comunque che io sia un’Anima da un miliardo di anni che in passato è stata super evoluta, riuscendo a compiere miracoli, o solo un’animella che ha svolto qualche vita, salvandosi a stento, il risultato non cambia: nel primo caso dovrò infatti praticare tantissimo per eguagliare i livelli raggiunti in passato, nel secondo caso dovrò praticare tantissimo per recuperare ciò che non ho fatto in passato e per garantirmi vite future più evolute. Ad ogni modo, l’evoluzione sarà soltanto per diffondere il bene e far vincere a Dio la sua battaglia. Esistono Anime psichicamente evolute ma che sono totalmente sconnesse da Dio, e infatti questi sono oscuri: è possibile che in passato siamo caduti nell’oscurità, l’abbiano sperimentata, ma in questa vita abbiamo l’enorme fortuna di seguire gli insegnamenti di una Maestra che ci spiega gli enormi benefici di evolverci con Dio piuttosto che volerne fare a meno perché, a mio avviso, ci si può definire realmente evoluti soltanto se si segue Dio. In questo mondo è vero, in questo periodo storico il dark tenta e lo fa in modo anche molto semplice e subdolo: facendoci vivere nell’insuccesso,nella frustrazione ci spinge ad aprire la nostra mente alla negatività grazie alla tristezza che accumuliamo, e così iniziamo ad essere cattivi, ad invidiare chi sta meglio di noi, a desiderare che anche agli altri vada male. Da qui al decidere di praticare per far avere insuccessi a qualcuno che ci sta antipatico il passo potrebbe essere molto breve, e così ci si invischierebbe sempre di più nell’oscurità. Ma gli insuccessi degli altri non ci farebbero stare davvero bene,in primis per il karma che ci colpirebbe e in secundis per lo stesso dark, che ci costringerebbe a stare sempre peggio,alimentando ulteriori sentimenti di invidia e odio verso gli altri. Io credo invece che vivere una vita in cui ci si senta in pace, grazie alla connessione con Dio, sia molto più appagante. Poi certo ci saranno sempre gli ostacoli, che devono essere superati grazie alla fiducia e alla pratica delle tecniche psichiche, perchè solo così si avrà una vita di successo, felice, in cui si vorrà espandere la propria felicità verso il mondo intero,in cui si sarà così appagati dal voler far vivere anche agli altri queste sensazioni,e allora si inizieranno a combattere con forza le ingiustizie e il male che affligge questa società.

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Ha molto più senso volere che tutti stiano bene,seguendo il volere di Dio,piuttosto che stare male e praticare affinchè tutti stiano male come te,seguendo i desideri dell’oscurità. La scelta da che parte stare dipende da come si vuole vivere. Vivere in pace è certamente più impegnativo,ma sarà la scelta più giusta e più appagante ed evolutiva da prendere.
Si,ma quali sono le prove che dà questo percorso?Beh,per prima cosa basterebbe semplicemente leggere gli scritti di Angel,impregnati della sua energia. Per chi ha un minimo di sensorie attive si percepisce,proprio a livello profondo,che tutto quello che scrive è assolutamente veritiero,frutto delle sue esperienze. Già questa è una prima importante prova. Poi bisognerebbe iniziare a meditare,per avere le prove di quanto faccia bene al proprio corpo e alla propria mente. Ad un certo punto ti abituerai talmente tanto a quella sensazione di benessere e di energia che accumuli che ti chiedi come hai fatto a viverne senza prima d’ora.E poi,dopo aver abituato il corpo ad essere nutrito così tanto,con tante meditazioni giornaliere,prova a meditare solo una volta o due anche per soli due o tre giorni:personalmente infatti quando a me capita sento subito un abbassamento di energia notevole,tanto che inizia a farmi male la testa,non riesco più a concentrarmi o a ragionare bene,inizio a sentirmi molto stanca tanto che sono proprio costretta a meditare per far cessare queste brutte sensazioni. Bisogna poi rimanere il più possibile coscienti durante il giorno,per ricordare le cose strane che accadono. Angel dice che gli alieni ci sperimentano e ci pungono anche quando stiamo svegli. Come fare a capire se è vero?Sentendo le punture che ti fanno. Prima di acd non facevo di certo caso alle punture,e non ricordo di averne mai ricevute. Da quando medito ogni tanto queste punture le sento,sui polpastrelli o in altre zone del corpo, e alcune sono anche abbastanza forti. E dopo queste punture “casualmente” arriva maggiore stanchezza e le tecniche escono peggio del previsto. Stessa cosa dicasi dei chip. A volte durante la pratica si sente un dolore localizzato,più grande di una puntura,in varie parti del corpo e da cosa deriva questo dolore improvviso,giusto quando pratichi(che di certo non è normale)?Dai chip che si attivano e vogliono cercare di non farti praticare. A volte mi è capitato di sentirmi ben sveglia ma dopo aver iniziato una pratica specifica inizio ad addormentarmi,segno che quella pratica sarebbe molto importante ed intervengono i chip a farmi perdere coscienza. Per non parlare di tutte le volte in cui,soprattutto all’inizio,è intervenuto il low con l’intento di farmi smettere di meditare o comunque farmi stare in stato di allarme perchè vari parenti iniziavano più volte ad aprirmi la porta di camera. Se non credi nel low prova infatti a meditare e nota quante cose succederanno per farti smettere:è tutta opera del low.Ho notato poi,come mettendo un blocco di energia con la porta al centro di questo blocco,con l’intento di non farli entrare,sono iniziati ad entrare molto meno,bussando,scusandosi, e a volte non entrano proprio più o almeno non entrano quando sto praticando. Grazie alle tecniche insegnate, e assolutamente non sono di certo un’esperta,sono riuscita a modellare alcune situazioni a mio favore,facendo succedere ciò che volevo capitasse. Per non parlare della soddisfazione quando grazie alla prana sono riuscita a disintegrare dei nuvoloni che non permettevano al sole di passare.

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O di quella volta che ho praticato affinchè nevicasse e la sera dopo sul serio ha nevicato,e le previsioni non portavano assolutamente neve(il giorno prima c’era rischio di neve ma non fece nulla),men che meno sulla mia città,che si affaccia sul mare,a gennaio,evento praticamente raro!La sensazione di benessere poi che si prova quando si fa un’Estensione Luminosa o una Guarigione su qualcun altro è davvero tangibile,e bisogna sperimentarla per poterla capire. Non mi ritengo una forte praticante,credo infatti di essere soltanto agli inizi,e tuttavia praticando la prova dell’efficacia delle tecniche l’ho ricevuta,anche quando mi sembrava impossibile potessero funzionare. Una buona strategia consiste nell’avere fiducia nelle proprie capacità,cercare una sempre maggiore connessione con Dio, e praticare costantemente giorno dopo giorno,esercitando il non pensiero e lo stare coscienti, e inoltre agendo per eliminare tutti quei pesi che ci limitano le pratiche,quali chip,larve,attacchi,e blocchi che ci hanno inserito. Non è di certo un percorso semplice,ho visto gente cadere e se non si sta ben attenti si può iniziare un declino progressivo che a lungo andare porterà a non credere più nell’efficacia delle tecniche. Tuttavia,se si mantiene una volontà forte,si arriverà fin dove si ritiene troppo impossibile in questo momento. E sarà una vera e propria soddisfazione,perchè l’evoluzione si starà facendo avanti. Grazie a questo percorso ho compreso che non c’è nessun’altra cosa low che possa dare lo stesso beneficio dell’evoluzione,che deve restare per noi la cosa più importante,perchè effettivamente lo è,sia per noi stessi che per Dio. Solo evolvendoci infatti possiamo far parte del cambiamento.Io devo ringraziare profondamente Angel,per tutto quello che ha fatto e continua a fare per far emergere un’umanità migliore e questo scritto lo dedico a lei,perchè è solo grazie ai suoi insegnamenti che queste pagine,con parte di ciò che ho appreso finora,hanno preso vita,ed è solo grazie a lei che si innescherà il cambiamento evolutivo in noi,se si segue il suo esempio.ACD è un sito web gratuito in cui si insegna la vera spiritualità:ci sono 9 steps ognuno dei quali ha un centinaio di documenti che si basano sull’esperienza personale per descrivere le tecniche da utilizzare per sviluppare davvero qualsiasi tipo di facoltà psichica,perchè per essere psichici bisogna saper compiere ogni singola tecnica. Angel si è evoluta provando e riprovando le tecniche,migliorandole di anno in anno, e ci fornisce con generosità le sue conoscenze aggiornate per ogni singola tecnica,per farcele apprendere in modo molto più veloce di quanto abbia fatto lei. Questo è il percorso che dura da tutta la vita,perchè dalla nascita fino al momento in cui abbiamo trovato il sito gli eventi si sono modellati per farcelo conoscere e predisporci alla comprensione dei suoi insegnamenti, e rimanendo saldi nelle nostre scelte questo sarà un percorso davvero evolutivo che durerà fino al momento della nostra disincarnazione. Per poi ricominciare nella vita successiva,seguendo le orme delle vite precedenti.

Phoebe

 

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La strada che l’Accademia di Coscienza Dimensionale mi ha mostrato.

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Ognuno di noi nella propria vita ha dei momenti importanti che la stravolgono completamente, per alcuni è decidere di cambiare casa e vivere in una nuova città o stato, per altri è decidere di accettare una proposta di matrimonio e condividere il resto della propria vita con il proprio compagno, per altri ancora è la nascita di un figlio, per me è stato trovare Angel Jeanne e l’Accademia di Coscienza Dimensionale.

 L‘anno in cui questo grande miracolo entrò a far parte della mia vita fu un anno che ricordo benissimo, in cui ero stanca di me stessa e della mia vita, dove non vedevo via d’uscita, erano successe tante cose che mi avevano sempre di più buttato giù, ero diventata una persona che non aveva più la voglia e la forza di andare avanti, così presi una decisione, anzi espressi un desiderio il giorno di capodanno, il desiderio che quell’anno avrei dovuto trovare e avere un forte cambiamento nella mia vita e in me stessa o avrei reagito di conseguenza. Era una sfida tutto per tutto, avevo smesso di avere paura, desideravo solo cambiare in meglio. Ed ecco che la cosa più bella della mia vita è apparsa un giorno cercando su internet, qualcosa che finalmente mi ha dato ciò che cercavo. Da tempo leggevo argomenti spirituali, ma erano sempre e solo parole su parole, belle parole ma mai fatti, per i corsi dovevi avere tanti soldi che una studentessa universitaria che studiava e lavorava mantenendosi da sola non poteva affrontare, si parla di corsi dove anche la sola meditazione può costare 900 Euro!! Io ero incredula, sembrava come se la spiritualità, le tecniche per raggiungere il proprio benessere fossero dati solo ai ricchi, come se veramente alla fine i soldi facessero la differenza e la felicità di questo mondo, e che il resto della popolazione fosse destinato a subire e basta.

Ed ecco che un vero e proprio “Miracolo” è nato, un miracolo che ho avuto la fortuna di avere nella mia vita e di saper prendere al volo, un miracolo dal nome di “Angel Jeanne”, una giovane insegnate spirituale che ha deciso di stravolgere ogni cosa, una donna che ha combattuto contro tutti, contro questa società che tende ad elevare i criminale e ad infangare le persone buone ed oneste che vogliono fare davvero del bene, una donna incredibile che ogni giorno non si è mai fermata fino a stabilire in pochi anni una scuola enorme, seguita oggi da miglia di studenti da tutto il mondo!

L’Accademia di Coscienza Dimensionale (A.C.D.) ha ad oggi un valore inestimabile, se entriamo nel sito e osserviamo anche solo i primi due Step (gli Step sono i livelli su cui gli insegnamenti sono suddivisi), è possibile osservare come in ognuno di essi sono presenti almeno 100 documenti, ognuno dei quali è una vera e propria lezione che Angel ha scritto e svolto con i suoi studenti, dove nella maggior parte sono incluse delle tecniche pratiche. Non so se mi spiego lei sta donando liberamente senza nemmeno iscrizione al sito 200 lezioni gratuite che non sono cadute dal cielo, ma che lei ha svolto, scritto, revisionato e rivisto, quindi ore e ore di lavoro donate liberamente a tutti, indistintamente da quanti soldi abbiamo sul conto corrente, se siamo anziani o giovani, uomini o donne, per seguire la sua decisione di aiutare veramente il prossimo, di dare degli strumenti agli altri per migliorare la propria vita!

Ma andiamo nel dettaglio, la prima tecnica che viene insegnata in A.C.D. è la meditazione creata appositamente e perfezionata nella pratica da Angel stessa, quindi una meditazione diversa da quelle che si trova nel resto del web, unica a mio parere nel suo genere che lei ha curato in ogni minimo dettaglio, spiegando passo dopo passo come eseguirla e migliorarla. Per quanto la prima tecnica che un nuovo studente inizia a praticare è la meditazione, A.C.D. non è semplicemente una scuola di meditazione ma è una vera e propria Accademia delle Arti Psichiche. Andando avanti viene spiegato cos’è il sesto senso, come vedere l’energia, tratta in modo approfondito l’Aura, insegnando non solo a vederne i colori, ma a percepirla, spiegando la sua fondamentale utilità e importanza in un modo che non avevo mai letto da nessuna parte. Ma Angel non si ferma qui, ci insegna tecnica preziose come la guarigione energetica sia tramite contatto fisico che a distanza, ci insegna tecniche per proteggerci energeticamente da qualunque sfortuna, situazione negativa ecc…, ci spiega cosa sono le entità, da dove nascono e come proteggerci; ci insegna i viaggi astrali, sia nella teoria spiegandoci come avvengono e cosa sono, ma anche nella pratica per imparare a svolgerli da se.

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Angel ci insegna tecniche che pensavamo quasi che non esistessero e che potessero svolgere solo alcuni “eletti” nati con capacità straordinarie, ci insegna quindi a vedere l’energia e se desideriamo le Entità, ci insegna la Telepatia e anche la telecinesi, per la quale se non ci credete vi consiglio di visionare su youtube i video inserite da una studentessa dell’Accademia con il titolo “Telecinesi Tecnica di Accademia di Coscienza Dimensionale 30/05/2018” e i successivi che ha voluto inserire per dimostrare come con la pratica costante si possono raggiungere grandi risultati!

Quando affermo che l’Accademia di Coscienza Dimensionale è un tesoro, non lo dico solo perché desidero esaltarla, ma perché è la verità, quello che ho elencato poco fa è solo una minima parte di ciò che viene insegnato in A.C.D., vi voglio far riflettere di come un corso Reiki di guarigione possa costare anche € 1.000,00, il quale a sua volta è suddiviso in tanti livelli che a sua volta hanno prezzi sempre maggiori, qui Angel ti insegna la guarigione energetica di qualsiasi livello, sempre e solo allo stesso prezzo, cioè a costo ZERO! Ci rendiamo conto del valore anche economico di ogni singola tecnica insegnata da Angel? Già solo il primo Step che possiede approssimativamente  50documenti di cui molti pratici su svariati argomenti, e visto che girando il web lezioni del genere vengono approssimativamente a costare sui 1000 euro, il valore del primo Step è circa € 50.000,00!! Per non parlare degli altri Step dove ci sono anche 100 documenti con tecniche davvero rare e importanti il cui valore e molto più alto.

È giusto comprendere l’oro che Angel Jeanne ci ha dato effettivamente tra le mani, perché ogni sua lezione ha davvero un valore inestimabile!

Ecco che qui sorge la domanda che la maggior parte delle persone si pongono “Dove sta la fregatura”?

Per la prima volta dopo secoli è tornata ad esistere una persona che ha deciso di non fregare il prossimo, ma di andare contro questo programma, stanca di ciò che ha sempre visto e che ha voluto semplicemente donare i suoi insegnamenti gratuitamente per permettere a tutti di poterli ricevere, in una società dove molte persone hanno grossi problemi economici e hanno difficoltà ad andare avanti ogni mese, lei ha deciso di aiutare veramente il prossimo permettendo anche a chi non potrebbe acquistare questi insegnamenti di averli, come è giusto che sia. Continuiamo ad avere dubbi su di lei, chiedendoci quando arriverà la fregatura, ma quanto volte abbiamo desiderato di trovare qualcuno che ci aiutasse anche se non avevamo nulla da offrire in cambio perché materialmente ci mancava tutto, e ora che l’abbiamo trovata, perché fermarci a criticarla e ad avere dubbi? Quando basterebbe semplicemente provare, leggere e vedere con i nostri occhi la veridicità di quanto ho detto!

Non so il perché le persone abbiano quasi paura di iscriversi al sito di A.C.D., la gente dona tranquillamente i propri dati personali, numero di telefono, nome e cognome, data di nascita, indirizzo, carta d’identità a siti come Facebook, Whatsapp, Instragram ecc… ma creare un account anonimo dove l’unica cosa che ti viene richiesta è di scegliere un Nick inventato e di dare una Password, no quello non si può fare, è troppo dare tutte queste informazioni!!! Ma stiamo scherzando? Qual è la paura nel volere conoscere e vedere con i propri occhi la verità? Siamo disposti a pagare soldi su soldi per imparare tecniche da insegnanti che ci abbandonano dopo che hanno finito di tirarci via tutto quello che abbiamo, ma abbiamo il timore di decidere di iniziare un percorso in una scuola, nella quale si ha modo di poter leggere 150 DOCUMENTI LIBERI per “farci un idea” di quello che viene insegnato e della loro validità, ma non solo molti dei quali sono usufruibili in formato audio nel canale youtube dell’accademia https://www.youtube.com/channel/UCzLQGkvz7RLAHrxSse7LLeA .

Sono anni che seguo l’accademia, che ho usufruito gratuitamente di tutti gli insegnamenti, ho avuto modo di partecipare a tantissime lezione e tour dal vivo dove Angel ci guidava in tecniche pratiche straordinarie, ma non c’è mai stato una volta, una sola volta dove lei mi ha chiesto mai qualcosa, nulla, perché lei mantiene sempre le sue parole e non saremo ne io ne nessun altro a rompere la sua decisione di rendere l’Accademia libera a tutti.

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Angel è una donna straordinaria è tutto quello che ho esposto fin ora è uno dei motivi per cui continuo a seguirla costantemente senza mai aver rimpianto la mia decisione quel giorno di voler contattare il suo Staff per chiedere informazioni, lei segui i valori dei grandi maestri come Gesù, Budda ecc… i quali andavano di città in città per insegnare i propri insegnamenti, senza chiedere mai nulla, sacrificando la loro vita, il loro tempo e tutto.

Angel Jeanne poteva benissimo tenere per se tutti gli insegnamenti, praticare le tecniche per evolversi sempre di più senza perdere tempo ogni giorno a scrivere articoli su articoli, dedicare tempo a rispondere alle domande degli studenti, inventarsi nuovi metodi per migliorare lo studio, migliorare il sito dell’Accademia ecc… al massimo decidere come fanno tutti di mettere a pagamento i suoi insegnamenti e vivere veramente del suo lavoro, invece lei usa i suoi stessi soldi per noi.

Vi svelo un segreto che segreto non è, i Tour di Angel Jeanne sono totalmente “GRATUITI”. Non ho pagato mai un tour, e sapete chi è che finanzia tutti i costi “Angel Jeanne”!

Non sto scherzando è la pura e propria verità, potete chiedere a tutti gli studenti dell’accademia e potete vederlo con i vostri occhi se vi entrate a far parte. In ogni tour Angel, non solo usa tanta della propria energia per spiegarci nuove informazioni, per praticare, proteggere l’evento, elevare le coscienze di noi studenti e tanto altro, ma lei si fa carico delle proprie spese, perché anche lei deve pernottare fuori e pagarsi i pranzi e le cene, ma non solo si fa carico anche dell’enorme costo delle sale conferenze, che se non sapete quanto costano fatevi un giro nel web e cercate il prezzo delle sale conferenze per almeno 100 persone nelle varie città d’Italia.

Negli anni non posso che ammirare sempre di più questa grande donna e farmi sempre più pena quelle persone che vogliono trovare sempre il pelo nell’uovo criticandola nei social network solo perché lei ha avuto il coraggio e la forza di fare qualcosa di così grande  e buono per cambiare questa società.

Leggendo i vari documenti si comprende sempre di più come i suoi insegnamenti sono genuini, fondati sulla sua esperienza pratica e sulla sua profonda curiosità, sul desiderio di scoprire di più e di migliorare costantemente, ogni lezione su ogni argomento penso sempre “Wow straordinario, non immaginavo che esistesse tutto questo!”, e il bello è che lo ripenso anche alla prossima lezione sullo stesso argomento ahahah. Angel è stata in grado di farmi comprendere che non esiste limite alla scoperta, soprattutto nel mondo psichico, che non importa qual è il tuo punto di partenza, dipende solo da quanto ti impegni, giorno dopo giorno per arrivare dove vuoi.

Angel Jeanne per me non è solo una maestra spirituale, ma anche di vita, mi ha insegnato, rafforzato tantissimi valori, valori propri dell’umanità ma che nel tempo sono stati persi e sommersi dalla cattiveria che ci ritroviamo ad affrontare ogni giorno, dai tradimenti e tanto altro. Angel mi ha insegnato ad aiutare il prossimo, mi ha fatto comprendere che questa vita non è solo da concentrare su di noi, ma che dobbiamo aiutare anche le persone che ci stanno accanto, senza per forza dover chiedere qualcosa in cambio, ma solo per il piacere di aiutare. In A.C.D.,  Angel stessa insegna tecniche per portare benessere, fortuna, pace in luoghi e persone e lei stessa li pratica costantemente e in qualunque città va, al termine degli stessi tour ci fa praticare una tecnica per migliorare e aiutare la città che ci ha ospitati. Ogni volta che penso a lei vedo tantissima bontà e amore, Angel ha curato malattie come tumori a tantissime persone e studenti, malattie che li avrebbero portati alla morte, senza chiedere in cambio nulla, seguendo sempre quel desiderio di voler aiutare il prossimo, spetta a noi poi diventare delle persone migliori, smettendo di continuare a chiedere soltanto ma di saper anche ringraziare chi ci aiuta con quello che abbiamo a disposizione e non restando in silenzio di fronte alle grandi qualità di una donna che sta dando la vita per tutti noi.

Desidero raccontarvi degli eventi a me molto cari