Discriminazioni

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Ora più che mai non possiamo dimenticare ciò che è successo durante la Farsa. A primo impatto non ricordo nulla di significativo accaduto a me personalmente ma se mi fermo a riflettere ritrovo mille piccoli episodi che mi sono “sfuggiti” dalla mente.

Quando è iniziata questa follia ero al penultimo anno di università , ci hanno chiusi tutti e non èstato possibile svolgere il tirocinio, se non in modalità a distanza (fortunatamente per me in realtà perchè non volevo assolutamente entrare nelle scuole e vedere i bambini torturati in quei luoghi come è successo ogni anno). Il quinto anno si è svolto con la stessa modalità , con la sola differenza che il tirocinio andava fatto. Sono quindi dovuta andare in una scuola dell’infanzia vicino a casa mia. Al momento il greenpass non era obbligatorio per cui ero tranquilla, c’era l’obbligo della mascherina ma per quanto la odiassi ho comunque sempre usato quella di stoffa casalinga, mai sopra il naso e a dire la verità , ogni giorno la abbassavo sempre di più per cui a volte riuscivo a stare completamente senza e nessuno mi diceva niente. Il clima all’asilo era surreale. Molte delle insegnanti (vaccinate) usavano due mascherine una sopra l’altra, alcune addirittura sopra le maschere avevano la protezione trasparente che copriva tutto il viso. Ai bambini era proibito interagire con le altre classi, il giardino era diviso da strisce rosse in modo che ogni gruppo avesse un pezzo ma era vietato uscire se c’erano altri bambini nei recinti vicini al proprio e vietato cambiare recinto. Nella classe in cui ero, i bambini di 3! anni non potevano fare praticamente nulla senza che l’insegnante li rimproverasse dicendo “ma tu lo sai che in giro c’è una malattia pericolosa chiamata covid?! Smettila subito!” Era vietato correre. Era vietato saltare. Era vietato parlare. Era vietato tutto. I giochi venivano tenuti in alto fuori dalla portata dei bambini e le insegnanti ne sceglievano alcuni, li mettevano sui banchi e decidevano quali bambini avrebbero potuto giocare con quel determinato gioco passando tra i banchi e dicendo “tu, tu e tu con i lego, tu, tu e tu con i puzzle”… da un lato all’altro della stanza erano appesi dei festoni con meduse e altri animaletti fatti dai bambini durante la quarantena. Perché meduse? Perchè ovviamente l’argomento dell’anno era tratto dell’agenda 2030, l’inquinamento degli oceani da parte degli uomini. Ogni volta che bisognava andare in bagno era necessario svolgere la preghiera rituale: una canzoncina su quanto fosse necessario lavarsi bene le mani mentre i bambini erano allineati in due file, al termine i bambini dovevano unire le mani (allo stesso modo della chiesa quando il prete dà  l’ostia… una “coincidenza”?) e la maestra passava spruzzando una dose di gel igenizzante sufficiente per 4 persone adulte ad ogni bambino. E guai a rifiutarsi o disobbedire!

Questo che sto descrivendo nelle scuole pubbliche sta succedendo da anni ma con la Farsa ha trovato una giustificazione morale, adesso non serve trattare male i bambini di nascosto (come succedeva!) ma ora si puù farlo anche nel giardino o davanti alle altre insegnanti perchè con il covid, se i bambini non obbediscono moriamo tutti!!!

Durante il periodo del tirocinio e già da prima della farsa lavoravo in una scuola parentale dove i bambini di gruppi diversi giocavano in giardino e nel bosco essenzialmente liberi senza nessun tipo di imposizione covid… assolutamente nessuna mascherina, tamponi, vaccini, divisioni e altro. Quello che sto descrivendo può sembrare dislegato dall’argomento ma è d’aiuto sia a non dimenticare quello che è successo sia a capire la contraddizione che stavo vivendo in quel momento. Un giorno alla settimana ero in prigione ad assistere a quelle torture, gli altri 4 ero libera a ridere con i bambini della mia scuola. Nel bel mezzo di questo i miei genitori e mio fratello si ammalano… siccome lui doveva andare a scuola si sono fatti tamponare tutti. Io ho messo in chiaro che mai mi sarei fatta il tampone per cui hanno mentito alla asl quando li ha chiamati e hanno detto che da mesi non vivevo più con loro ma a casa di mia nonna (vaccinata).

 

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Al lavoro potevo andare tranquillamente, nessuno si preoccupava del virus e anzi, alcune famiglie volevano essere contagiate per potersi tamponare e avere il greenpass da guarigione. Rimaneva il problema del tirocinio, i bambini erano costantemente controllati e tamponati, se qualcuno fosse stato trovato positivo per qualsiasi ragione e l’ASL incrociando i dati avesse scoperto che la mia famiglia era in quarantena mi sarei trovata nei guai. Ho scritto alla mia insegnante spiegandole la situazione (sperando che mi facesse finire il tirocinio online) e lei mi ha ordinato di farmi un tampone arrabbiandosi tantissimo per il mio rifiuto che secondo lei era un affibbiare a lei la responsabilità delle vite di quei bambini. Ovviamente non ho fatto nulla sospendendo il tirocinio per due settimane… quando poi ho consegnato la relazione con la descrizione di quello che succedeva nella classe in cui ero stata lei mi ha rifiutato la relazione perchè mi ha detto che sembrava la descrizione di un lagher (cosa che effettivamente era…) e che dovevo descrivere solo le cose belle che avevo visto per poter passare l’anno.

Sempre con l’università, una volta finiti gli esami mancava solo la tesi… e qui spunta la novità del greenpass obbligatorio per gli studenti. Fino a prima si poteva fare la tesi online ma ora abbiamo il nazipass per cui… devi essere per forza in presenza tamponato o vaccinato. Non avevo voglia di lottare per una cosa che non mi interessava neppure, in ogni caso non avrei insegnato in una scuola pubblica con o senza laurea per cui ho sospeso l’anno. La mia relatrice mi ha detto che rispettava la mia scelta di non vaccinarmi ma che il mio rifiuto di fare il tampone era una sciocchezza. La stessa cosa che hanno detto i miei genitori, che sono arrivati a minacciarmi per farmelo e finire l’università, cosa che ovviamente non ho fatto ma è stato veramente faticoso dato che urlavano o facevano gli offesi a morte tutto il giorno.

Un’altra volta durante la Farsa sono stata male, avevo mal di testa e raffreddore (normale influenza), siccome non volevo fare il tampone i miei genitori mi hanno portato un kit per tamponi a casa, uno per me e uno per mio fratello cosè “se vi viene voglia controllate”. La mia prima impressione è stata “ma se non lo voglio fare e non mi serve, perchè mai mi hai preso sta roba spendendo pure tanto??” Mio fratello se l’è fatto e io sono rimasta a guardare la scatola… la cosa strana era che ogni volta che ci passavo davanti sentivo la voglia di farmi il tampone, poi quando mi allontanavo mi chiedevo “ma perchè cavolo dovrei farmelo? Cosa mi è venuto in mente?” Mi ci è voluto un po’ per capire che il pensiero (improvviso!) di farmi il tampone veniva solo quando mi trovavo là davanti, era come se mi si azzerasse la mente per 3-5 secondi e qualcosa urlasse di farmi il tampone.

Una cosa simile mi è successa con il vaccino, non ho mai pensato di farmelo ma a volte mi svegliavo dal sonno con la frase “devo farmi il vaccino” fissa in testa, durava qualche secondo e poi sentivo che tornavo a me stessa chiedendomi perchè mi fosse venuta in mente una cosa simile, o meglio, come avessi potuto farmi manipolare in quel modo durante la notte.

Per quanto riguarda il greenpass non ho avuto grandissime discriminazioni per il semplice fatto che anche avendolo non avrei fatto quasi nulla di diverso, al ristorante e nei negozi vado poco, al lavoro non mi serviva e per viaggiare uso la macchina. Mi rompeva non poter andare in alcuni negozi e quando mi serviva sono entrata comunque ma il nervoso lo riversavo tramite la pratica contro tutti quelli facevano i controlli del greenpass.

 

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L’unica vera e propria discriminazione paradossalmente l’ho avuta da mio fratello e mia nonna che dopo essersi vaccinati quando si trovavano da soli con me si atteggiavamo in modo strano e dicevano “noi possiamo andare al ristorante e tu no”, “ma come farai se non ti lasceranno uscire di casa” e tutte cose sullo stesso tono. Erano chiaramente manipolati ma sebbene mi facesse male perchè si trattava di due persone che prima del vaccino erano molto diverse nei miei confronti e a cui volevo bene, in un certo senso era anche assurdo perchè si comportavano come bambini di cinque anni sotto stupefacenti.

L’unica volta in cui mi serviva realmente il greenpass è stato quando dovevo uscire dall’Italia. Avevo già  deciso che non mi sarei fatta nè vaccini nè tamponi per cui ero serena che la mia Anima e Dio avrebbero trovato una soluzione. Ovviamente ho praticato per questo ma avevo una sensazione fortissima di dovermi fidare e andare avanti con i miei piani nonostante tutto sembrasse andare in senso opposto. Ad una settimana dal viaggio ammetto di aver ceduto ed essermi preoccupata su come risolvere la situazione ma ho cercato di rimanere salda e non fare nulla che mi avrebbe fatto del male. Nel giro di 2 giorni mi sono arrivati 4 greenpass (falsi) da persone diverse, sia da tampone che da vaccino. Ero prontissima ad andare in aeroporto senza nulla ma quando sono arrivati tutti questi fogli insieme mi sono sentita provocata, del tipo “cosa c’è? Dubitavi che sarebbe successo qualcosa?” Non sono orgogliosa di aver usato quei fogli ma sono contenta di non aver ceduto, anche quando ero considerata pazza da tutti, sia quelli che volevano che facessi il greenpass sia quelli che erano contrari ma che mi dicevano di mollare tutti i miei piani perchè avrebbero fallito per via della farsa.

La più grossa discriminazione di cui sono stata osservatrice è quella dei bambini e dei ragazzi. Nella mia scuola nessuno è vaccinato, nè tra gli adulti e assolutamente non tra i bambini ma molti di loro hanno amici fuori e le discriminazioni si sono fatte sentire, soprattutto tra gli adolescenti. Gli sport sono stati bloccati e, ancora peggio, riaperti solo ai possessori del nazipass. Gli amici andavano al cinema, al ristorante, alle fiere e loro non potevano andare. Noi siamo vicini alla Slovenia per cui fino a prima era normale per i ragazzi andare oltre il confine e svagarsi lì , ora i loro amici andavano e loro non potevano più farlo. Ai ragazzi rimaneva solo la scuola, casa, Netflix e videogiochi… in un età  adolescenziale quando è importantissimo avere rapporti sociali. Perchè non avevano il greenpass erano allontanati dai gruppi, dagli amici e in molti casi anche dai parenti stessi terrorizzati dal falsavirus.

 

Whitewolf

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