Testimoni di geova: niente feste per i bambini

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Voglia di libertà

Riporto la testimonianza di E., la compagna di un mio caro amico, la quale per lungo tempo ha fatto parte dei testimoni di Geova, e che ha quindi ha vissuto in prima persona dentro una campana di vetro fatta di regole e limitazioni rigidissime fino a raggiungere  la sua soglia di sopportazione e a trovare il coraggio di andare contro tutta la Congregazione e uscirne lasciandosi tutto alle spalle. Ho parlato di congregazione, che è la spartizione con cui viene organizzata l’intera comunità di questa setta, e che raggruppa i fedeli di paesi vicini per crearne una piccola comunità, di circa 80 persone in questo caso, gestita da alcuni anziani, i quali hanno la funzione di dirigere l’adunanza (la loro funzione religiosa), gestire i gruppi che andranno porta a porta a predicare, prendere provvedimenti nei confronti dei membri della congregazione ecc. E. fino all’età di 8-9 anni è stata cresciuta secondo le usanze e tradizioni della religione cattolica, quando poi i genitori hanno divorziato la mamma ha cominciato a portarla alle adunanze che si tenevano 2-3 volte a settimana. Era dunque passata dall’imposizione di una religione iniziata da piccolissima con il battesimo cristiano, a quella dei testimoni di geova che è avvenuta comunque ad un’età troppo giovane per poter capire e fare determinate scelte. Da quel momento in poi E.  non avrebbe più potuto festeggiare compleanni o le festività come il Natale, anche se riusciva ancora a fare alcune di queste cose grazie alla nonna che, pur essendo anche lei testimone di geova, non ne condivideva tutte le regole concedendo di nascosto dalla congregazione e dalla mamma in primis, un po’ di gioia alla nipotina. I problemi aumentavano con il sopraggiungere dell’età adolescenziale, in cui E. si vedeva privare di potersi vestire in un certo modo, di divertirsi con gli altri, di “attirare attenzioni”, di avere rapporti con l’altro sesso prima del matrimonio.. fino ad arrivare ai 18 anni in cui si sposa con un uomo di 14 anni più grande, col quale avrebbe avuto 2 figli a cui sarebbe toccata la stessa sorte. Continuando a crescere a E. andavano sempre più strette tutte quelle catene, che continuavano a sommarsi anche dopo il matrimonio con il dover rispettare l’autorità maschile, il dover dar conto a quella congregazione per ogni cosa, il pessimo rapporto con la suocera che era rigidissima nel seguire tutte le assurdità che la setta inculcava, imponendole con estrema fiscalità anche ai nipotini, e per di più subì anche un tradimento da parte del marito, così decise che aveva sopportato abbastanza e che era arrivato il momento di cambiare tutto, divorziando e uscendo da quella setta. Uscire da lì però non è la cosa più semplice e veloce, sia a livello burocratico sia per dover dare spiegazioni e staccarsi da quelle persone che, come vuole la regola, non avrebbe potuto più neanche salutare. Così decise di accelerare il tutto presentandosi dagli anziani e richiedendo di procedere con il comitato giudiziario in quanto aveva commesso un peccato grave: ovvero aveva restituito il tradimento al marito. Non avrebbe detto la verità per salvare la sua immagine, dicendo di essere stata tradita lei per prima, a lei non interessava, il suo intento era solo quello di diventare finalmente libera. Al cospetto di questi anziani, in presenza anche del marito, iniziò un interrogatorio di ben un’ora e mezza in cui le chiedevano cosa avesse fatto, come lo avesse fatto, quante volte.. tornando più volte sulla questione del pentimento, in quanto se si fosse pentita le avrebbero concesso di restare, rispettando alcuni provvedimenti, mentre qualora il pentimento non ci fosse stato, sarebbe stata disassociata, quindi esclusa dalla congregazione senza la possibilità di avere alcuna relazione con i membri. Chiedevano anche al marito se la perdonasse o meno, anche questo faceva la differenza tra un esito e l’altro, quindi continuavano a portarla per le lunghe insistendo sulla possibilità di rimanere, ma lei era determinata e ferma nella sua decisione e così finalmente ne uscì. Oggi, a distanza di pochi anni, E. Non vede più la mamma, mentre i rapporti non si sono chiusi con la nonna, a dimostrazione del fatto che alla fine la Coscienza di una persona ha sempre la possibilità di scegliere. I suoi due figli, divisi tra l’ex marito con la suocera e lei col suo nuovo compagno, hanno modo di vedere due vite diverse: una in cui non sanno neanche cosa sia un compleanno e non possono neanche guardare Harry Potter, e un’altra in cui per la prima volta  quest’anno festeggeranno il Natale.

 

Raffae

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