ESPERIENZE CON I SALESIANI

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L’esperienza che voglio raccontare non riguarda me direttamente bensì è la testimonianza del mio compagno e di come ha vissuto gli anni delle scuole medie dai preti salesiani. Era un ragazzino alquanto vivace e i suoi genitori, un po’per punizione e un po’ perché la credenza in quegli anni era che dai preti imparavi meglio lo studio, decisero di mandarlo in collegio dai salesiani, fortunatamente solo pomeridiano senza rimanere a dormire la notte. Nei suoi ricordi ci sono per lo più momenti di paura e di angoscia, pochissimi momenti piacevoli. Bisogna premettere che lo studio in quei collegi era molto ben strutturato, con insegnanti (preti) madrelingue in caso di lingue straniere ed altri molto preparati, ma ciò non toglie che le regole rigide a cui dovettero sottostare dei ragazzini adolescenti erano davvero esagerate. Erano anche anni in cui se tornavi a casa e raccontavi che il prete ti aveva ripreso o picchiato davano sempre la ragione al prete, pensando che fosse il ragazzino in torto, quindi un periodo molto difficile, dove il potere della Chiesa era molto alto sulle menti delle persone. Alcuni suoi ricordi terrificanti li porta ancora con sé nei gesti di tutti i giorni, nelle piccole cose, tanto che il trauma era forte, e qui voglio elencare i più vividi e degni di nota, per testimoniare quanto cattivi e senza pietà fossero i preti salesiani con dei ragazzini indifesi. Il primo e più importante riguarda il cibo, mi racconta che andare in mensa ogni giorno era una tortura, in primis perché gli alimenti cucinati erano di scarsa qualità e per niente buoni, e poi perché non era assolutamente permesso avanzare del cibo nel piatto, se succedeva te lo facevano ingurgitare a forza fino a farti vomitare e poi, come è logico pensare, ti facevano pulire il tuo vomito solo con uno straccio in ginocchio. La pasta era perennemente scotta e lui ha ancora questo piccolo trauma adesso che è adulto, se la pasta è scotta non la mangia. Se avanzavi il pane invece era ancora peggio, perché te lo facevano riporre sotto al tavolo, nel tuo posto, e il giorno dopo dovevi alzarti in piedi davanti a tutti e mangiare il pane duro e raffermo fino all’ultimo boccone… l’umiliazione era proprio di farlo davanti agli altri, così che prendessero esempio e nel mentre il ragazzo si sentisse a disagio.

Tutti i giorni prima e dopo pranzo, anche se fuori faceva freddo, dovevano stare in fila all’esterno del refettorio per un po’ di tempo in attesa di entrare a pranzare e molte volte senza un cappotto o una giacca a vento con giornate molto rigide, questo anche dopo il pasto così che una congestione fosse dietro l’angolo. Un giorno c’era la neve e il prete si era raccomandato di stare fermi e muti e non toccare la neve, ma un ragazzo per giocare si è abbassato e ne ha preso un pugnetto tirandolo in aria, alchè il tiranno di turno ha tirato fuori il manganello (sì perché i preti giravano provvisti di manganello alla cintura) e lo ha picchiato quasi a sangue, per poi farlo entrare a mangiare con le ferite sanguinanti, senza medicarlo, in modo che tutti potessero vedere e comprendere come ci si doveva comportare. Il cibo da casa era vietato e guai se ti trovavano a scartare una caramella o a mangiare un biscotto, erano mazzate, quindi i ragazzi lo facevano di nascosto ma correndo grossi rischi. Andare la domenica a messa era d’obbligo e se ti rifiutavi di alzarti per leggere il salmo nella settimana passavi dei grossi guai, si può quindi immaginare come la maggior parte di loro sia cresciuta avendo un forte astio verso la Chiesa e cercando di entrarci il meno possibile. Insomma qualsiasi cosa facessi fuori dalle loro regole erano botte o note scolastiche, che a quei tempi volevano comunque dire botte dai propri genitori a casa. Un altro ricordo molto vivido è quello della colonia estiva. D’estate questo gruppo di salesiani era solito portare i ragazzi in montagna un mese e lì fargli fare lunghe camminate o mestieri che i ragazzini a quell’età non hanno voglia di fare, ma fin qui niente di catastrofico, anzi, è un imparare le buone maniere facendo i mestieri.

 

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Il brutto era che li facevano dormire in stanzette singole molto anguste e fredde, tipo quelle dei conventi di clausura, con insetti in ogni dove e vespe nella plafoniera del lampadario, da soli senza un minimo di comodità. Li facevano marciare in fila e sbucciare le patate, come durante la leva militare, e i genitori non potevano andarli a trovare se non una volta ogni 15 giorni. Ora è da rendersi conto che a quell’età se sei fuori casa hai voglia di vedere i tuoi genitori più spesso, ma niente, non era permesso. Anche la colonia è stata traumatica e forse è per questo che il mio compagno non ama per nulla la montagna d’estate… sono traumi indelebili che rimangono per tutta la vita a livello sottile. Come ho già scritto lui non rimaneva la notte a dormire, a differenza di molti suoi compagni, quindi non sa cosa succedesse in quelle ore, anche perché nessuno di loro gli hai mai raccontato niente. Sono sicura che i fatti non fossero buoni e cose brutte succedessero, soltanto che i ragazzi provavano troppa vergogna a raccontarlo ad altri e tutto è rimasto nascosto e poi nel dimenticatoio. Se eri figlio di persone ricche, benefattori verso la Chiesa ed il collegio, allora venivi trattato con i guanti, per tutti gli altri c’era solo merda da spalare, passatemi il termine. Altri ricordi non sono molto vividi, quindi mi fermo qui, però già così traspare la crudeltà di questi esseri spregevoli che non avevano nessuna pietà, contro dei ragazzini che non si potevano difendere, anzi, venivano anche accusati a loro volta se solo provavano a raccontarlo ai genitori a casa… preti che di magnanimo non avevano nulla, impuniti e convinti di essere dalla parte del bene e genitori bigotti e buonisti fino all’assurdo. Di buono c’è soltanto che la maggior parte di questi ragazzi non ha preso poi una direzione sbagliata o uno sbandamento e mi chiedo quanto abbiano dovuto soffrire a passare gli anni che dovrebbero essere il ricordo più bello nelle mani di questi tiranni maledetti!

 

Ile376

 

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