Vaccini e scuole: quando il diritto all’istruzione diventa ricatto

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Dopo gli ospedali, il secondo luogo per eccellenza in cui sono state fatte vere e proprie azioni criminali, è stato senza dubbio la scuola.

La scuola dovrebbe essere in teoria in luogo in cui confrontarsi con gli altri, acquisire delle conoscenze che ti permettano di sviluppare un pensiero critico e la capacità di riflettere su ciò che accade intorno te. Dopo questo periodo è stato ancora più evidente come questa sia solo la teoria, perché la realtà dei fatti è ben diversa, e molti professori si sono divertiti nell’imporre idee e scelte sbagliate, discriminando chiunque non volesse cedere additandolo come “untore”, e incitando di conseguenza all’odio.

La prima testimonianza che vorrei condividere è quella di uno studente universitario, deciso sin dall’inizio a non vaccinarsi. Era quasi alla fine del suo percorso, mancava solo qualche settimana di tirocinio e la consegna della tesi, ma quest’ultima parte coincideva proprio col periodo in cui è stato introdotto il green pass. Il suo relatore gli dice che deve necessariamente recarsi in presenza munito di certificazione, altrimenti non avrebbe potuto completare il tirocinio, ed il ragazzo purtroppo ha ceduto andando a vaccinarsi. La notte in cui ha ricevuto la seconda dose si sveglia di soprassalto e sente che qualcosa non va, ha la tachicardia e non riesce a respirare bene, quindi chiama subito il 118: quando fanno gli esami in ospedale gli dicono che è a rischio miocardite, ed è “possibile” che sia stato il vaccino. Da quel momento questo ragazzo è stato più debole fisicamente, arrivando ad ammalarsi molto più spesso. Non molto tempo dopo infatti ha avuto l’influenza (adesso chiamata “”covid””), e ci ha messo quasi un mese per riprendersi. La cosa purtroppo non finisce qui, perché tornato in università scopre che in realtà non era richiesta la sua presenza fisica per il tirocinio, poteva benissimo seguirlo online, ma il suo relatore gli aveva mentito e fatto pressione affinché si vaccinasse. Un criminale che si è divertito nel mettere alle spalle al muro un ragazzo, e fargli prendere una scelta sbagliata che gli ha segnato la vita.

La seconda testimonianza riguarda invece la sorella di una ragazza che ho conosciuto, che andava al liceo ed aveva circa 17 anni (quasi 18) ed anche lei decisa a non vaccinarsi, nonostante le prese in giro degli amici. Un giorno arrivando a scuola nota che una classe è stata trasformata in un hub vaccinale, e la professoressa ha accompagnato gli alunni facendoli vaccinare uno ad uno. Arrivato il suo turno ha provato ad opporsi in tutti i modi, ma le pressioni dei compagni e della professoressa erano così forti che ha ceduto anche lei, perché non voleva “deludere” la sua insegnante. In quel momento si è sentita completamente sola e ha avuto una paura terribile, di non riuscire a prendere il diploma e non poter più proseguire negli studi e fare nulla. Le pressioni fatte a ragazzi così giovani sono state quelle che mi hanno più schifata, perché è un’età in cui si è molto fragili e se non si ha un punto di riferimento (che sia la famiglia, o un amico, o un insegnante che sia un buon esempio) si crolla più facilmente, ed è esattamente su questo che hanno puntato molti “professori”.

Su questa ragazza non ho più avuto notizie, ma ho saputo che poco dopo nelle scuole (soprattutto elementari, cosa che mi ha fatto ancora più schifo) hanno fatto più spesso questa procedura, creando degli hub vaccinali dove portare i bambini. In altri casi invece i bambini sono stati costretti a fare tamponi, senza nemmeno avvisare i genitori e dargli l’opportunità di intervenire. Ad oggi, nella mia regione continuano a pubblicare quasi quotidianamente notizie di ragazzi molto giovani morti per miocarditi e “malori improvvisi”. Ciò che mi ha più stupita di questo periodo è stata la scomparsa del naturale istinto di protezione dei genitori, che di natura dovrebbero essere portati a proteggere i propri figli con le unghie e con i denti, mentre invece sono stati loro stessi a portarli al macello. Fortunatamente stanno nascendo sempre più realtà alternative come le scuole parentali, per i genitori che hanno deciso di assecondare quell’istinto di protezione, e permettere ai figli di imparare in un ambiente più sano e senza alcuna discriminazione.

 

Karen

 

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