OSPEDALE e RELATIVA DISCRIMINAZIONE

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Questa è la testimonianza di come, durante la pandemia Covid 19, le persone venivano “detenute” negli ospedali e i loro cari non potevano entrare per assisterli o almeno dargli un saluto prima di morire.

La storia riguarda la mamma del mio compagno, 90 anni e non vaccinata, con problemi motori e patologie pregresse quali epatite con grossi danni al fegato, ma che viveva da sola con soltanto l’assistenza mattutina della figlia ed era lucidissima di testa con una memoria da far invidia ad un giovane, addirittura leggeva ancora senza gli occhiali da vista.

Purtroppo oltre all’epatite, che era ben tenuta sotto controllo dai farmaci, aveva qualche problema a deambulare e girava per casa con l’ausilio di un girello, ma si reggeva ancora in piedi ed aveva tanta voglia di vivere. Con l’avvento della pandemia, tenendo la televisione sempre accesa, questa anziana signora ha iniziato ad aver moltissima paura di questo virus (anche se non usciva mai di casa) ma grazie all’intervento del figlio e visti i suoi problemi di piastrine basse non si è mai vaccinata ne tamponata e ha vissuto bene i due anni successivi. Tengo a precisare che la figlia invece è vaccinata con 3 dosi e più volte ha ventilato l’idea di far inoculare la mamma, ma per fortuna la paura di una morte imminente per via del siero e l’insistenza del fratello hanno avuto la meglio e la signora ha potuto ancora godere della sua famiglia per un po’ di tempo, perché con le patologie ed i valori del sangue che aveva era quasi scontato che sarebbe morta di vaccino.

Siamo a luglio 2022 e la donna cade di notte dal letto nel tentativo di alzarsi per andare in bagno, non avendo assistenza notturna e non avendo la forza di tirarsi in pedi da sola viene ritrovata solo al mattino dalla figlia, stremata ma senza danni evidenti, l’unico problema era che non si reggeva più in piedi per nulla e da lì inizia il suo calvario.

Decidono di non chiamare l’ambulanza, perché non ha dolori da nessuna parte, però necessita di assistenza costante che i figli non possono prestare, quindi decidono di farla ospitare in una struttura assistenziale per anziani fino alla sua ripresa.

Qui iniziano i problemi… essendo la donna non vaccinata nessuna struttura voleva prenderla come ospite, dicendo che per loro la precedenza andava data ai vaccinati, e rispondendo anche in malo modo siccome era 90enne e senza vaccino, cosa per loro inammissibile.

Nella notte però la situazione si aggrava e la signora deve essere trasportata al Pronto Soccorso perché vomita sangue (probabilmente un’emorragia dovuta alla caduta) e lì decidono di ricoverarla per fare accertamenti. Lei ha molta paura di morire da sola in ospedale, ma la figlia dotata di Green Pass può entrare mezz’ora al giorno a farle visita, mentre il figlio che ne è sprovvisto invece no… ma questa cosa sappiamo bene che è discriminazione in atto. Passano pochi giorni dal ricovero e viene dichiarata positiva al Covid, quindi trasferita in fretta e furia nel reparto Covid nonostante non accusasse nessun sintomo. Fortunatamente in quell’ospedale i parenti (sempre provvisti di Super Green Pass) possono entrare tutti bardati come astronauti anche nel reparto Covid per 20 minuti al giorno a giorni alterni e la figlia può monitorare la situazione. La donna rimane positiva al virus per ben 2 mesi senza mai un sintomo, tempo in cui i medici continuano a ribadire senza tanti complimenti che se fosse stata vaccinata ciò non sarebbe successo, ma lei che è ben vigile si rende conto da sola che gli anziani vaccinati presenti in reparto stanno morendo e quindi resiste e tiene duro. Durante tutta la degenza nel reparto Covid le hanno fatto un’infinità di cure e somministrazioni varie, di cui non si sa la provenienza, a mio avviso per cercare di debilitarla e farla poi passare come morta di Covid e non vaccinata, una gran vittoria per loro, un no-vax morto!

Un bel giorno risulta negativa e viene trasferita in reparto normale… sembrava una vittoria, un ritorno a casa dopo poco, ed invece a distanza di qualche giorno peggiorano le sue patologie e diventano irreparabili, la dottoressa telefona alla figlia spiegando che non c’è via di ritorno e che loro faranno soltanto cure palliative per accompagnarla verso la morte.

 

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I figli accettano questa cosa anche vista l’età della signora, ma il giorno dopo un ennesimo tampone la dichiara nuovamente positiva (a distanza di una settimana dalla negatività) e quindi i medici si affrettano a dire alla figlia di correre subito perché essendo trasferita di nuovo in zona Covid non sapevano se sarebbe vissuta fino all’indomani. Passano altri giorni e la dottoressa che la segue afferma che il tampone era un falso positivo e di nuovo uno spostamento… insomma l’urgenza di correre a salutarla era perché sembrava essere positiva al virus e di lì a breve l’avrebbero uccisa, viste le premesse, invece hanno dovuto tirarsi in dietro.

Non mi dilungo troppo ma dico soltanto che l’anziana è ancora vissuta per un mesetto circa, in ospedale, e poi non ce l’ha fatta ed è deceduta dopo che è stata trasferita in un Hospice, almeno la soddisfazione di non essere stata dichiarata morta per Covid da non vaccinata! In tutto questo ci tengo a sottolineare che il figlio, non vaccinato e senza Green Pass (rifiutandosi anche di fare un tampone) non ha mai potuto vedere sua madre per lunghi mesi, solo grazie alla sorella ha potuto fare qualche video chiamata, ma il giorno del trasferimento all’Hospice è stato molto deciso ed è entrato lo stesso per darle l’ultimo saluto, fregandosene totalmente delle regole.

Questa è la situazione che stiamo ancora vivendo all’interno degli ospedali, dove stanno ancora facendo in modo che le persone (soprattutto anziani) muoiano di Covid, ma lo fanno con una gentilezza che prima quasi non avevano, facendo credere che stanno facendo il possibile per salvare la vita ma sotto sotto agiscono per portare le persone malate allo stremo… quale altra occasione di scalpore se non una donna di 90 anni no vax che muore di Covid?

 

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