Il mio rapporto con la religione e ricordi di infanzia

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Il mio rapporto con la Chiesa si è bruscamente e definitivamente interrotto per mia scelta relativamente presto, subito dopo la cresima, quindi ciò che voglio raccontare sono episodi che risalgono in particolare alla mia infanzia. Ci sono tante cose che ho dimenticato nella vita e che mi piacerebbe ricordare, ma molti momenti degli anni trascorsi all’asilo dalle suore li ricordo nitidamente. Infatti mia zia ebbe la brillante idea di mandare il figlio (ovvero mio cugino) all’asilo dalle suore e riuscì a convincere mio padre a fare lo stesso con me, in modo che entrambi non ci sentissimo troppo soli. Non ho mai ben capito il motivo di quella scelta visto che i miei genitori, seppur credenti, non sono mai stati molto religiosi e non andavano nemmeno a messa, se non per occasioni speciali come matrimoni e battesimi. Se non altro mio padre, riparlandone anni dopo, ebbe quantomeno l’onestà di ammettere di aver commesso un errore…
Comunque sia, per quel che ricordo gran parte dei miei problemi nacquero proprio in quegli anni in cui andavo all’asilo. Con le suore non esisteva giustizia e loro facevano persino discriminazioni tra noi bambini. Ricordo ad esempio che c’erano alcuni giocattoli, ovviamente i più belli e moderni, conservati in una stanza in particolare, che erano riservati solo ai “migliori”, ovvero quelli che facevano tutto quello che gli veniva detto senza battere ciglio e obbedivano a qualsiasi ordine, soprattutto riferire alle maestre/suore i nomi di chi si comportava male e osava infrangere qualche assurda regola. Solo loro potevano giocarci nei momenti di svago mentre gli altri erano costretti a rimanere a guardare e non potevano assolutamente toccarli, altrimenti avrebbero subito una punizione. A questo proposito ne ricordo una che prevedeva di lasciare da solo il povero bambino punito per un tot di tempo in una stanza al buio, la stessa in cui si faceva anche il riposino pomeridiano. E anche questo era veramente un incubo, perché dopo pranzo ci veniva concessa un’”ora d’aria” in cui potevamo giocare per poi essere costretti a metterci a letto e dormire, anche se non avevamo per niente sonno, in quella stanza che fondamentalmente era un dormitorio, con tutti i letti disposti in fila. Io ad esempio mi ricordo che non avevo mai sonno a quell’ora del pomeriggio e me ne sarei stato volentieri sveglio, ma non potevo! Perché le regole imponevano di sdraiarsi a letto, infilarsi sotto le coperte e dormire a forza, con una suora che vigilava e si assicurava che nessuno fosse sveglio.
In questo clima che a me dava sempre l’idea di trovarmi in una vera e propria prigione, anche per il carattere decisamente troppo autoritario di quelle suore che, vorrei sottolinearlo, avevano a che fare con dei bambini di 4-5 anni, ricordo bene un altro episodio che si verificò una mattina in cui io e altri bambini stavamo giocando a inseguirci. Tutto a un tratto un mio compagno mi si avvicinò correndo e mi sferrò un pugno dritto in faccia facendomi parecchio male. Io naturalmente mi misi subito a piangere per il dolore attirando così l’attenzione di una delle suore. Nonostante le abbia raccontato l’accaduto, a essere punito fui io perché secondo lei avevo fatto troppo rumore piangendo disturbando altri compagni che si erano messi a disegnare. All’altro bambino, invece, che senza un motivo preciso si era divertito a darmi un bel pugno in faccia, fu semplicemente chiesto di scusarsi, mentre io venivo sgridato e mi veniva impedito di continuare a giocare.
Il momento che però mi è rimasto più impresso è capitato un giorno in cui già dalla mattina appena sveglio non mi sentivo particolarmente in forma, e infatti mentre ero all’asilo mi sentii male, mi venne la nausea e un forte mal di testa. All’ora di pranzo chiesi di poter smettere di mangiare perché, oltre al fatto che ciò che ci davano in quella mensa era merda pura, mi stavo sentendo davvero male e avevo una nausea intensa.

 

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Però non ci era permesso di alzarci da tavola se prima non avessimo finito tutto quanto, e così nonostante la mia insistenza, nonostante stessi continuando a dire che mi sentivo male e che stavo per vomitare, anche andando a riferirlo a una suora che fino a quel momento consideravo la più buona e comprensiva, mi fu risposto che erano tutte scuse per non mangiare quella pietanza (che nemmeno ricordo) che non mi piaceva e fui riaccompagnato al mio posto. Così ovviamente di lì a pochissimo vomitai in sala mensa, senza nemmeno aver potuto andare in bagno. E la prima reazione quale è stata? Sgridarmi perché avevo sporcato dappertutto, facendomi sentire ancora più a disagio! Quella volta però non piansi, avevo giurato a me stesso che non mi sarei più fatto vedere debole davanti alle suore, che sembravano godere delle nostre sfortune, da schifose sadiche quali erano. Ciò che successe subito dopo non riesco a ricordarlo precisamente e questo mi dispiace, perché vorrei proprio riuscirci. Ricordo solo che mi diedero una ripulita alla bell’e meglio e successivamente mi salì anche la febbre, così chiamarono a casa per farmi venire a prendere. Mia madre venne il prima possibile ma quell’attesa per me fu un’agonia. Ero talmente schifato da tutto quello che mi era successo che volevo andarmene il prima possibile e non vedere più quelle facce di merda. Io ricordo perfettamente che fu da quel giorno che iniziai a stare veramente male, ad avere i problemi respiratori di cui ancora oggi dopo tanti anni non sono riuscito a liberarmi del tutto e ad ammalarmi spessissimo in modo anche pesante, con brutte broncopolmoniti che non passavano mai, con continue ricadute, obbligandomi a fare lunghi cicli di antibiotico. Per molto tempo diedi la colpa per tutto questo a quella scuola materna e alle suore. Da quel giorno andai all’asilo sempre meno spesso e, in seguito l’ennesima ricaduta, il dottore firmò persino un certificato per farmi stare a casa quasi due mesi. Stavo malissimo ma paradossalmente ero quasi felice per non dover rimettere piede in quel maledetto asilo, che ormai stava finalmente volgendo al termine, visto che mi trovavo all’ultimo faticosissimo anno. Gli anni successivi di scuola furono devastanti per me, facevo dei lunghi periodi di assenza e nessuno dei dottori e specialisti che mi visitarono riuscì a capire che razza di problema avessi, visto che la broncopolmonite non passava neanche con l’antibiotico. So che questo non c’entra con il tema ma ci tenevo a precisarlo perché il merito per avermi salvato va tutto a Angel, fondatrice di ACD, che mi ha insegnato le tecniche che mi hanno fatto sentire davvero bene per la prima volta dopo tanto tempo, dopo tanti anni di sofferenze; senza dimenticare ovviamente le innumerevoli volte in cui Angel ha praticato per me, senza che nemmeno io me ne rendessi conto. I miei problemi hanno iniziato a risolversi, sono stato sempre meglio e ad oggi sono contentissimo di poter dire che non mi ammalo più da anni. E questa è la cosa più bella che potesse mai capitarmi nella vita! A Angel rivolgo tutta la mia gratitudine, non esiste persona più importante per me in questo mondo e a cui io tenga di più. Non esiste persona che ha fatto così tanto per me, oltretutto senza mai chiedere nulla in cambio, e per questo le sarò eternamente grato, con tutto il cuore!

Oltre al periodo trascorso all’asilo dalle suore, c’è un’altra questione di cui vorrei parlare, ovvero il catechismo e in particolare il prete della chiesa in cui andavo a messa. Premetto che per me andare a catechismo la domenica, che implicava anche assistere successivamente alla messa, è sempre stato un incubo e l’unica cosa per cui penso abbia mai fatto i capricci in vita mia. Non volevo andarci, a nessun costo, soprattutto non volevo andare in chiesa perché era un ambiente deprimente, triste, che mi trasmetteva sensazioni bruttissime e anche un certo malessere generale, una profonda stanchezza e mal di testa. Odiavo con tutto me stesso quello che ci veniva raccontato e lo respingevo con tutte le mie forze (non ho infatti alcun ricordo di ciò che ci veniva detto e “insegnato” per farci il lavaggio del cervello). Dentro di me sentivo che NULLA era vero e se c’è qualcosa che mi dà fastidio a questo mondo è quando la realtà e i fatti vengono distorti con lo scopo di trasmettere determinati ideali e false convinzioni.

 

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Ma c’è di peggio, perché giravano pessime voci sul prete della chiesa del mio quartiere, sul suo interesse sin troppo marcato verso i bambini, nonostante non ci fossero effettivamente prove concrete (evidentemente perché abilmente censurate e insabbiate dalla chiesa stessa…). Ciò che posso dire oggi è che io non ho dubbi che quel malato fosse uno sporco pervertito e pedofilo. Stava sempre incollato a noi bambini, di tanto in tanto veniva persino a trovarci all’uscita dalla scuola e si offriva di darci un passaggio in macchina oppure di offrirci qualcosa al bar. Faceva domande sulla nostra famiglia, voleva sapere nel dettaglio che lavoro facessero i nostri genitori o se avessimo fratelli e sorelle. Io ho sempre mantenuto le distanze e non ho mai dato confidenza a quel verme, e io e qualche altro mio amico, che lo consideravamo come minimo un gran rompipalle, avevamo anche deciso di presentarci sempre a lui con nomi falsi, e ogni volta gli dicevamo un nome diverso per confonderlo ancora di più, perché non volevamo che si facesse gli affaracci nostri. Anche molti genitori, almeno quelli più presenti e attenti, non avevano affatto piacere che questo prete ci si avvicinasse e ci dicevano di stargli alla larga. Tanti bambini però gli davano troppa confidenza e la cosa non mi piaceva per niente, odiavo vederlo sempre circondato da bambini. Oltretutto questo prete era stato trasferito più volte in chiese diverse per motivi sconosciuti, e infatti anche poco dopo che io finii il catechismo, e decisi di non voler avere più niente a che fare con la chiesa e tutto l’ambiente che la riguarda per il resto della mia vita, fu trasferito nuovamente, forse addirittura in un’altra città, e di lui non si ebbero più notizie. Arriviamo infine a un ultimo particolare fondamentale: un giorno io e mio padre stavamo facendo un giro in bici, come facevamo spesso, in un parco vicino a casa non molto frequentato che ha all’interno un boschetto. Ai limiti estremi del bosco, in una zona isolatissima, passando in bici notammo proprio quel prete, che si aggirava losco e completamente solo. Appena ci vide iniziò a camminare molto frettolosamente e a voltarsi di continuo, come se fosse stato colto in flagrante a combinare chissà cosa. Poco tempo dopo fu appunto trasferito e di lui non si seppe più nulla. Successivamente si venne a scoprire, grazie a una serie di segnalazioni e indagini, che proprio nei pressi di quel bosco c’era un giro criminale di droga e di pedofilia, essendo non troppo lontano da un edificio abbandonato in cui si sospettava che venissero portati i bambini. Non era certamente un caso quindi che quello schifoso prete si aggirasse in quelle zone, molto probabilmente era invischiato in quelle attività criminali, ma come già detto, purtroppo, tutto fu insabbiato.
Questo è ciò che volevo raccontare sull’argomento e che ho potuto vivere in prima persona. Sono tutti dettagli che mi hanno segnato e che ci tenevo a raccontare, perché ritengo che, seppur in piccola parte, mostrino il marcio dietro alla setta più grande del mondo.

 

Massimo

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