La Chiesa: Ombra sull’umanità

Pagina 1 di 10

Tutti noi che viviamo in Italia, volendo o meno abbiamo avuto a che fare con una presenza fissa, ben radicata nel nostro paese che si chiama Chiesa Cattolica.

Molti di noi hanno avuto esperienza diretta, con vissuti spesso molto negativi, ma tutti, ne siamo stati toccati, in quanto il suo potere si estende come una mano che copre le nostre vite, talmente grande da non sapere che quell’ombra perenne che vediamo sopra di noi sia la sua presenza, credendo quasi che la poca luce che ci giunge sia normale perché presente da così tanto tempo, da così tanti secoli che è diventata la normalità, i nostri genitori ci hanno sempre detto che esiste quell’ombra, i nostri nonni pure e i nonni dei nostri nonni, quindi fa parte della nostra cultura ed eredità. Eppure la Chiesa Cattolica da secoli dirige la politica, l’economia, gli studi scolastici, e la mente stessa del nostro paese, e certamente non per i nostri interessi.

All’età di circa 20 anni decisi di non riferirmi più come cristiana cattolica, avrei creduto in Dio, ma non secondo i dettami di questa religione, o meglio Setta, perché di questo si tratta, una grande, ben organizzata Setta i cui poteri si estendono a livello mondiale. Tanti racconti e vissuti mi hanno fatto riflettere e provare profondo schifo. Inoltre, dopo aver letto il libro che più mi ha aperto gli occhi, dopo tanti anni in cui non frequentavo più la chiesa, gli scritti di Angel Jeanne “prendiamo coscienza degli Alieni imparandoli a riconoscere – Vol. 6” mi hanno permesso di far riaffiorare i ricordi di bambina, e tante esperienze sono tornate a galla come non mai, i concetti che avevo compreso si sono ampliati e tante cose che davo per scontate che mi erano accadute a cui non davo importanza, hanno preso il loro posto, comprendendo quanto a fondo questa presenza aveva agito e stava ancora agendo nella mia vita.

Quello che vi racconterò inizierà dalla mia tenera età di sei anni per poi arrivare fino all’incirca ai 20 anni. Per quanto non siano passati secoli da allora, c’è da fare una piccola e doverosa premessa su un aspetto importante che sono i limitati mezzi di comunicazione e informazione nel periodo della mia infanzia e che andavano a cambiare con il progredire delle tecnologie nei primi anni da maggiorenne, cambiando sempre di più il modo di comportarsi e di vivere di noi essere umani. Ai miei 20 anni non era ancora presente lo smarthphone e i social come li conosciamo adesso nel 2022, questo per dirvi che il mondo prima era totalmente diverso da ora, su aspetti che non immaginiamo nemmeno quanto influiscano su di noi.

Quando ero bimba internet non esisteva, come anche non esistevano i cellulari, e l’unica informazione che potevi avere la ottenevi dai racconti delle persone, dalla TV e dai libri che riuscivi a trovare ma che difficilmente potevi acquistare se non vivevi in una famiglia benestante, e soprattutto nei paesini più piccoli c’era una grande ignoranza e bigottismo, anche se devo ammettere forse dopo il vissuto di questi ultimi anni mi sto ricredendo nel pensare che oggi siano diminuiti.

Le attenzione dei genitori verso i figli , che vedevo da piccola non solo su di me ma anche su tanti altri bambini, era completamente diverse rispetto ad ora, un padre non ti abbracciava e riempiva di baci e i genitori non giocavano così tanto con i loro figli, loro ti dicevano cosa dovevi fare, pensavano alle tue necessità, si ti sorridevano e ogni tanto mia madre mi dava affetto, ma non è come oggi, era un modo diverso, l’affetto di mio padre non era dato da nuovi vestiti o giocattoli rispondendo ad ogni mio singolo capriccio, che non avrei potuto comunque avere, il suo affetto lo potevo vedere in quei gesti come dopo una giornata di duro lavoro, in inverno senza riscaldamenti vedendomi che avevo freddo si metteva a fare il trenino saltellando per casa con me, insegnandomi a vivere le difficoltà senza lamentarmi e piagnucolare come vedo spesso fare oggi ai bambini anche non più tanto bambini.

 

Pagina 2 di 10

Oggi la presenza dei genitori è a mio parere certe volte quasi morbosa, non va bene certamente così come era per me, ma di certo non è normale il modo in cui i figli vengono trattati, togliendogli privacy, libertà e seguendoli quasi a volerli spiare in ogni momento della loro esistenza, tanto è la morbosità da mettere app spia nei loro cellulari e da inserire dei chip sottocutanei per sapere sempre dove sono e come stanno, ops ancora non ci siamo, ma sono certa che tante mamme vorrebbero farlo come con i loro cani.

Detto questo non pensate che sia scandaloso che una bimba di sei/otto anni, si ritrovi a giocare in piazzetta senza la supervisione di un adulto e soprattutto come sia normalissimo già a circa undici anni andare a scuola e alla catechesi completamente da sola, senza che i miei genitori morissero dall’ansia perché ero senza cellulare (che non sapevano nemmeno cosa volesse dire ai tempi questa parola).

All’età di sei anni, pochi mesi dopo il mio primo giorno di scuola elementare, mia madre si ammalò e inizio a fare spesso la spola tra casa e ospedale, mancando per giorni da casa, essendo io piccola in una famiglia dove la donna pensa alla casa e l’uomo a portare il pane, senza mia madre nessuno in casa sapeva fare letteralmente nulla, nemmeno riscaldarsi il latte quasi, e non è un eufemismo, perché ricordo ancora mio fratello maggiore che ai tempi avevi più di 20 anni che non sapeva proprio come si cuoceva la pasta, inteso la pasta in bianco, tanto era orribile e scotta e tutto che la ricordo ancora oggi… e quindi nonostante i miei sforzi di far notare che sapevo badare a me stessa, lavando i piatti, lavando i panni a mano, pulendo tutta casa, per quanto piccola, con il mio fidato sgabellino raggiungevo ogni punto e fin dall’età di 4 anni ero stata abituata a fare le faccende di casa, nonostante questo i miei decisero di portarmi in quello che volgarmente chiamavamo “Collegio” gestito da suore.

Se si cerca su internet questa parola non si trova quello che veniva inteso nella mia infanzia e da quando ho compreso crescendo, solo nel sud Italia, perché altrove aveva un altro ruolo e importanza.

Da bimba questo luogo era quello che oggi viene chiamata “Casa Famiglia” o in genere le comunità di tipo famigliare dove bambini orfani, con famiglie disagiate possono vivere dei periodi della loro vita.

Quando ero piccola, i bambini con problemi economici, o che hanno perso uno o entrambi i genitori venivano assegnati con l’aiuto del comune in questi “collegi di suore” maschili o femminili, dove passavano un periodo della loro infanzia asseconda delle loro necessità, io in particolare ci passai fortunatamente solo due anni separati da un anno intramezzo in cui stetti a casa, quindi i miei 6 e 8 anni di età.

In questi luoghi le suore accudivano, preparavano da mangiare, gestivano la vita e lo studio dei bambini a loro affidati, ricevendo in cambio del denaro dal comune e quindi dallo stato.

 

Pagina 3 di 10

Quel luogo fu per me il nascere di tanti traumi e il vivere di tante sofferenze, mi sono sempre concentrata sul bullismo ricevuto dagli altri bimbi, ma oggi con la consapevolezza che posseggo posso notare tante cose che non andavano soprattutto da quelle suore o meglio le “Ombre Nere” come le chiamo, perché questo per me sono state, delle ombre che si muovevano vicino a me, pagate dai soldi di tutti i contribuenti, ma che anziché aiutare facevano finta di nulla di tutto quello che dentro quelle mura accadeva. Ahimè non ho tutti i ricordi di quel periodo soprattutto di quando avevo 6 anni, sembra quasi come un film ma davvero la mente cerca in tutti i modi di aiutare la persona eliminando i traumi dai nostri ricordi, tanto che anche quando sempre da bimba, incontrando delle ragazze che avevano vissuto quel periodo con me, dicendole che non ricordavo nulla, mentre loro insistevano che ero stata trattata davvero in modo brutto, e mi era stato fatto e fatto fare cose che loro mi guardavano con lo sguardo come pieno di pietà, quando iniziarono a raccontare, la mia mente si spense e dopo che finirono di raccontarmi io non ricordavo nulla di quello che mi avevano appena detto, come se non ero presente. Pensavo che queste cose succedevano solo nei film, eppure io per prima l’avevo vissuto.

Non ricordo il giorno in cui entrai per la prima volta in quel luogo, ricordo però com’era fatto e la struttura ed organizzazione era cambiata poco nei due anni successivi, solo che quando avevo sei anni dai miei ricordi rimasti i mobili erano più rovinati e distrutti. L’edificio era nella piazza principale del paese, il pian terreno era dove accoglievano i genitori in visita, che non salivano mai su agli altri piani. Lì era tutto molto bello, ricco di tappeti colorati, di oggetti ornamentali molto belli e penso di valore, c’era un piano forte, i mobili erano di un legno più pregiato, li ricordo scuri e lucidi, centri, centrini, tende, e lì avevano le stanze le suore, tranne una che dormiva su con noi, e poi aveva lo studio la madre superiora. A noi bimbi non c’era permesso di stare lì, potevamo solo venire quando chiamate, di solito perché venivano a trovarci i nostri genitori, e naturalmente era vietato toccare tutto, forse temevano che potessimo rompere qualcosa.

Salendo su l’ambiente cambiava del tutto, non c’erano più quadri, ne ornamenti, non c’erano colori ma solo mura bianche e i mobili essenziali. Il primo piano era dove passavamo la maggior parte del tempo, c’era un’ambia sala iniziale vuota e in fondo la sala mensa con l’unico bagno adiacente. C’erano da un lato tre stanze e dall’altro lato due. Le tre in linea con il bagno erano due delle stanze studio e l’altra la cucina.

Quelle stanze studio erano totalmente vuote, è una cosa che adesso ho fatto caso ma noi non avevamo libri, giochi, niente, non avevamo nulla, c’erano questi tavoli e sedie di legno molto malandate e poi basta, non ricordo né a 6 anni ne 8 anni, nemmeno un giocattolo, anzi era tanto che a 8 anni ho potuto portare un orsacchiotto da casa. Fa così strano, loro le Ombre Nere, avevano tutto il lusso possibile nel loro piano, invece ci facevano stare a noi bambini in queste stanze senza nulla. Ricordo che quando ero stata lì ad 8 anni, poi quando venivano le assistenti sociali, ci mettevano in una stanza che avevano preparato a posta con cartelloni, colori e altri che mai avevo visto nelle altre sale prima, per fingere davanti agli assistenti sociali che noi fossimo felici e che venissimo trattati bene. Il loro desiderio di aiutare i poveri era quello di prendersi tutti i soldi dati dal comune e lasciare noi bambini con l’essenziale per sopravvivere, perché se solo vendevano anche solo uno di quei vasi costosissimi che tenevano al piano terra potevano di certo comprare qualche gioco per noi, ma non sia mai!

 

Pagina 4 di 10

Dei pochi ricordi che ho dei miei sei anni c’è ne uno del pomeriggio dopo pranzo, dove ci facevano fare il riposino sulle sedie della sala da pranzo, ce li facevano mettere una di fronte all’altra in modo che con due sedute fosse più larghe e riposare lì, erano davvero estremamente scomodo, senza un cuscino ne nulla, quelle sedie poi erano quelle con la seduta in corda, dure e davvero per niente comode per poggiarci il viso.

Ricordo che nella sala grande sempre al primo, era presente un armadio a due anti, malandato, non ricordo il perché ma ho molti ricordi di me chiusa lì dentro e che potevo uscire, ma non so il perché.

Altri ricordi sempre dei sei anni ero con le altre ragazzine, io ero la più piccola altre erano di quarta elementare fino alle medie, non ricordo i volti di queste altre bimbe che erano con me, e nemmeno quelle delle suore dei tempi di cui ricordo solo i loro abiti neri. In questo mio ricordo una delle ragazze faceva finta di star male, e le altre mi dicevano “non vedi sta male fai qualcosa” e io iniziavo a dare delle forti testate al muro, sempre più forti, sempre di più, con tutta la mia forza, e le altre bimbe ridevano di me, ma delle suore nemmeno l’ombra nemmeno al rumore di quelle forti testate al muro, nulla.

Non ho mai dato colpe alle suore di quegli anni, e sbagliavo! Pensavo che il problema erano sempre e solo state le altre bambine, tanto che per tanto tempo, per quanto so che non sia vero, ho sempre pensato che i bambini di natura siano crudeli e cattivi, vogliasi per ignoranza perché non sanno che stanno facendo del male agli altri, ma la mia esperienza in quel luogo e fuori, era che quando si mettono insieme i bambini diventano cattivi verso gli altri, soprattutto verso chi sembra essere il più debole del gruppo. Ma i bambini non sono di natura cattiva, anzi tutto l’opposto soprattutto se fatti crescere in un ambiento sano e pieno di affetto e sentimenti positivi, anzi spesso hanno una sensibilità che da adulti perdiamo. Ma quel luogo non era sano, era sterile, freddo e soprattutto non esisteva nessuno che pensasse davvero a noi, eravamo abbandonati a noi stessi. Perché dare da mangiare, un luogo dove dormire, per poi scomparire per tutto il giorno e farsi belli solo quando arrivano i genitori e recitare la parte delle suore buone, questo non è prendersi cura degli altri, soprattutto dei bambini. In quel luogo accadeva di tutto, ma stranamente le suore non erano mai presenti, fingevano ignoranza per non avere problemi e nel frattempo continuare a prendersi i soldi, perché ad oggi comprendo che quello solo contava.

Una cosa che a pensarci oggi è davvero ignobile è quella che queste Ombre Nere portavano me e tutte le bimbe a tutti i funerali possibili ed immaginabili, non so quanti funerali io bimba di 6 anni abbia visto, e questo non era cambiato nemmeno ai mei 8 anni, ne avrò visti così tanti che ero diventata molto insensibile a questo argomento, tanto che per me era come se si palesasse una scena di un film che si ripeteva ogni volta. Non capivo perché i bambini venissero portati ai funerali di persone sconosciute solo per abituarci a vedere numerosi decessi, gente che piangeva e soffriva, obbligandoci così ad assorbire questa sofferenza. Questo mi provocò diversi problemi in futuro, dove sono stata insultata da parenti e compagni di classe quando morì per un incidente uno dei miei compagni di classe. Visto che io non esprimevo nulla, non piangevo, non provavo nulla in quelle occasioni o nel vedere il cadavere, per gli altri ero un mostro senza sentimenti, anzi forse secondo loro avevo piacere nella morte degli altri.

 

Pagina 5 di 10

Ma invece quando guardavo la bara o il cadavere io non capivo il perché tutti piangessero, per me quel corpo non era più quella persona che era prima, mi sembrava una bambola, come se qualcosa fosse andato via, qualcosa che era la persona che io conoscevo e che muoveva quel corpo. Ho sempre pensato che magari sentivo che forse la coscienza di quella persona era andata via e quindi restava solo il corpo, ma non ho mai pensato a tutti i funerali che le suore mi hanno portato a vedere e quindi all’effetto negativo che hanno avuto su di me.

C’è un ricordo che ho sempre pensato come se fosse quasi un sogno, ma ho compreso ad età adulta che fosse reale, anche perché ho ricordato un aspetto molto particolare.

Sempre ai mei sei anni, c’era la sera un momento dove tutte le suore chiamavano una bimba e la portavano nella parte più profonda del palazzo, oltre il garage dove al posto era stata fatta fare una cappella, le portavano in questo credo cantina non so, dove a me non era detto nulla di cosa succedeva ed accadeva e per molto tempo non ero stata portata lì. Vedevo ogni tanto le suore scegliere una delle bambine e andare giù ed io ero molto curiosa e volevo essere scelta anch’io, finché non toccò a me. Fui circondata dalle Ombre Nere, nel mio ricordo loro avevano tipo delle candele o lumini, comunque delle cose che facevano luce perché questo posto dove mi portavano non aveva corrente elettrica. Scendemmo le scale sempre più giù fino ad arrivare a questo posto, mi sembrava di stare dentro una grande grotta, le pareti erano come scavate, c’erano tante stanze sulla destra mentre avanzavamo chiuse ognuna da una porta, loro le aprivano e in ogni stanza c’erano solo una tipologia di vestiti ammucchiati, tipo solo magliette di bimba, in un’altra stanza solo pantaloni, non capivo il perché li tenessero lì ammucchiate. Loro entravano e prendevano quello che gli interessava e poi si proseguiva silenziosi nell’altra stanza. In una erano presenti delle scarpe, si girarono verso di me per chiedermi di scegliere quelle che volevo, da poco si erano rotte il mio unico paio di scarpe, io presi delle belle scarpette nere lucide laccate, mi piacevano tanto, non me le provarono nemmeno ai piedi, le presero e via, ed infatti dopo erano troppo strette, ma non potevo cambiarle e dovetti camminare con quelle scarpe strette per diverso tempo, con i dolori continui ai piedi. Continuando dopo quella stanza ricordo che andammo avanti in un posto con più luce, ma da lì non ricordo altro, non ricordo dove mi portarono, cosa succedette, quando tornai in stanza, non ricordo nulla, so solo che da allora iniziai a cambiare definitivamente carattere. Molte cose saranno successe che non ricordo, non so se a causa delle ragazze o delle suore, oppure a causa di entrambe. Ma ricordo che molte bambine subivano violenze sessuali.

Da una bambina solare, che amava stare con gli altri, inventare nuovi giochi ecc… divenni una bimba che non voleva essere vista in viso, tenevo sempre i capelli davanti il viso, la testa china, diventando estremamente chiusa, timida, cupa, silenziosa, e per un periodo ero incapace di provare sentimenti come una macchina, qualunque cosa mi veniva detto facevo, ricordo di quel periodo che ero insensibile a tutto, non provavo disgusto, ne tristezza, ma nemmeno felicità, nulla, ero vuota, se mi dicevi di leccare il pavimento lo facevo, se mi dicevi di mettere il piede nel cesso, lo facevo, e non sto scrivendo questo come esempio, ma perché l’ho fatto, quando le altre ragazzine più grandi di me mi costringevano a farlo. Il tutto accadeva nel luogo “di Dio” dove il male peggiore veniva mascherato dalle belle parole delle suore. Questo cambiamento in me era stato notato dai miei compagni di scuola che iniziarono ad approfittarsene facendomi fare di tutto, ma io non reagivo ed eseguivo gli ordini, come se fossi stata ammaestrata a fare questo. Una mia compagna di classe che per tanti anni fummo insieme, mi disse che in prima elementare io cambiai di botto, iniziai a non parlare, a non esprimere nulla, ero diventata una bambola che faceva qualunque cosa gli dicevi.

 

Pagina 6 di 10

Dei miei sette anni non ricordo quasi nulla, so che ero tornata a casa, ma piano piano ero tornata ad esprimermi ad essere un pochino più solare, solo che non ricordavo più nulla di quello che mi era successo in quel luogo, e questo penso che sia stato un modo della mia mente per aiutarmi.

I mei però non erano contenti, a scuola avevo problemi e nessuno mi poteva aiutare, mio padre ha fatto solo le scuole serali da adulto e imparato a leggere e scrivere e contare, mia madre era ed è analfabeta, inoltre la situazione economica in famiglia non era delle migliori, non avevamo l’acqua corrente, il cibo scarseggiava, e io non avevo un buon rapporto con mia madre con cui ho sempre litigato, infatti per ogni cosa mi minacciava che mi avrebbe portato in collegio, lo aveva già fatto con i miei fratelli e loro anche se non sono mai scesi nei particolari mi hanno sempre detto che sono stati gli anni più brutti della loro vita, e posso dire che non hanno avuto un infanzia semplice, per dire questo vuol dire tanto. Ma la me che non ricordavo nulla di quell’anno lì dentro sé no pochi ricordi felice, la sfidavo e gli dicevo portami pure!

E così fece, pensando che in quel luogo mi avrebbero aiutata a studiare, povera sciocca! Le suore non mi hanno mai aiutata a studiare, anzi non ricordo una volta che io abbia mai studiato in quel luogo.

Quando tornai tutte le suore, compresa la madre superiora erano state cambiate di botto, non so il motivo, era rimasta solo una suora la più anziana. Delle ragazze erano rimaste solo due, che a quei tempi andavano alle medie invece io in terza elementare, si unirono al gruppo due altre bambine che non erano mai state lì. La più grande era davvero squilibrata mentalmente, ne aveva subite quanto me, credo che lei stesse lì da diverso tempo ormai e quindi adesso toccava a lei far penare gli altri.

Il suo gioco preferito era di farci fare qualunque cosa comandava, se dovevamo piangere, dovevamo sforzarci e metterci a piangere, poi se diceva, ridete, noi dovevamo fare quello, se lei decideva che non si studiava non si studiava, qualunque cosa diceva noi dovevamo obbedire e se non lo facevi quando le suore non guardavano la sera venivi picchiato (il resto del gioco a comandarci lo faceva davanti le suore tranquillamente), il suo modo di picchiare era semplice, pugni molto forti in testa, ricordo che quando ricevevo i suoi pugni in testa mi tremava tutto e per qualche secondo mi si appannava la vista, ti dava questi pugni forti sopra la testa perché lì i lividi non si potevano vedere quando le suore ci lavavano.

Queste suore non erano per nulla diverse dalle altre, il luogo era più sistemato ma comunque privo di giochi, libri, colori, di ogni cosa. Adesso ogni tanto venivano degli assistenti sociali a vedere in che condizioni eravamo e quando venivano stranamente sbucavano cartelloni e colori, le ragazze più grandi facevano certe volte dei lavori con il gesso, ma perché la scuola li richiedeva come laboratori pomeridiani e noi restavamo a guardarli. Questo era tutto, almeno non ci facevano dormire su quelle sedie dolorosissime ma uscire fuori dopo pranzo in piazzetta dove lì avveniva di tutto e non comprendo come sia possibile nessuno sembra mai essersi accorto di nulla. Le due ragazze più grandi di massimo 13 anni fumavano, e chiedevano a me e alle altre bimbe di andare a chiedere i soldi ai bar vicini, era per me la cosa più vergognosa che potesse esistere, odio chiedere soldi, non lo faccio nemmeno con mio padre, ma venivo costretta se no… nonostante questo avvenisse spesso, le suore erano ignare, e io ad oggi mi chiedo possibile che la gente non gli abbia detto nulla? Quindi queste belle ragazzine sotto il portone del Collegio fumavano tranquillamente le sigarette, e le suore nulla, nemmeno sentivano l’odore quando salivamo? Una delle cose di cui io sono grata del fatto che io ero troppo piccola ma che queste ragazze a 13 anni si prostituivano.

 

Pagina 7 di 10

Essendo piccola non capivo del tutto, ma ogni tot una di loro in particolare scompariva con il motorino con un tizio diverso ogni volta e dopo tornava, e ogni volta aveva il suo gruzzoletto per comprarsi le sigarette, che i genitori di certo non gli davano, esseno lei la nona di dieci figli. Ma anche questo era nel silenzio delle suore, che ci mandavano a fare solo rosari, vedere continue messe e funerali, nemmeno ci parlavano essendo la maggior parte di queste suore straniere, proveniente dalle filippine, e noi eravamo lì in mano a persone che non si accorgevano di come dei minori andavano a prostituirsi a dei schifosi vermi! Oppure loro ricevano in cambio qualcosa da tutto questo? Ad oggi mi viene il dubbio.

Non finisce qui, naturalmente la più grande si divertiva a vederci picchiare a noi più piccole, quindi in punto leggermente nascosto, ma proprio di fronte l’istituto, decideva chi contro chi doveva combattere, non era bello, bambine che dovrebbero giocare con giocattoli come tutti, a fare disegnini e colorare, a leggere storie, si trovavano a tirarsi i capelli, darsi pugni, buttarsi a terra e riempirsi di morsi per uscire dalle prese di altre bambine che sapevano che se non lo facevano avrebbero subito di peggio. Sono tornata lì, una volta adulta, mi sono messa con le spalle l’istituto e ho guardato quel punto, si vedeva benissimo, perfettamente, eppure non c’è stata una volta che siamo state fermate e i nostri lividi questionati, ci lavavano le suore in particolare la più anziana, per quanto ceca non si accorge nei morsi sanguinanti? Oppure gli basta pensare che sono bimbi che giocano? Oppure se ci vedevano era pure divertente? Dalle loro finestre la visuale era perfetta.

Questi sono solo alcuni degli esempi di quello che accadeva lì, pensavo che era dato dalla crudeltà di quelle ragazzine, ma oggi se ci ripenso le suore, dov’erano? E nella mia memoria restano come Ombre Nere che si muovono ma per il resto non gli importava nulla di noi, ci lasciavano a noi stesse, facevano finta di non vedere nulla.

Nella mensa di quel luogo io non riuscivo a mangiare, vomitavo al primo boccone, spesso non riuscivo a fare in tempo ad arrivare in bagno che vomitavo direttamente nel piatto, vomitavo praticamente pranzo e cena tutti i giorni, non riuscivo proprio ad ingoiare il cibo, non ne ricordo i sapori, non so se erano buoni o se facessero schifo, so solo che il cibo non scendeva, come se il mio corpo si rifiutasse di accettarlo, ed è chiaro quindi che non era cibo commestibile. Ma era con quello schifo che ci obbligavano a nutrirci, tanto eravamo bambini e non potevamo rifiutarci. Questo creava schifo e disdegno, ma invece come sarebbe giusto pensare, di sentire un medico, uno psicologo, qualcuno, nessuna delle suore si è mai interessata, sono stata sempre e solo rimproverata da loro e poi picchiata dalle ragazze. Ogni giorno era la stessa storia, il fatto che comunque non mi deperissi era perché ogni tanto potevo mangiare alla mensa della scuola e lì invece mangiavo molto riuscendo quindi ad avere il nutrimento necessario. Quando le suore lo seppero si arrabbiarono molto e mi dissero che la mia era solo scena, un modo per attirare attenzioni, era come se ogni situazione negativa ne attirasse altre, l’unica mia consolazione lì in quel luogo dove ero da sola, era quel piccolo crocifisso appeso in alto nella sala pranzo che vedevo benissimo dal mio posto a sedere. Ogni volta che lo guardavo pensavo a Gesù, quello che lui aveva passato era stato molto peggio di me e che quindi dovevo resistere, perché tutto questo mi avrebbe aiutato ad essere più forte.

 

Pagina 8 di 10

L’unico modo per mangiare in quel luogo era quello di mangiare molto lentamente, a bocconi piccoli, ci mettevo anche tre ore per mangiare, tutti andavano via e io rimanevo da sola in quella sala pranzo con quel cibo che non sapeva di nulla, per ore sperando di riuscire a finire presto. Quando terminavo le suore mi portavano a fare il rosario con loro, e le ragazze pensavano che stavo facendo tutto questo per avere le loro attenzioni ed essere più speciale, quindi poi anche notte tarda mi subivo tutti i pugni e il terrorismo.

Non voglio raccontare le altre cose di bullismo che subivo perché non è questo l’argomento di questo articolo, ma intanto vi volevo dire che in luogo gestite da persone di “chiesa”, delle bimbe anche molto piccole venivano lasciate a loro stesse a fare cose illegali, non gli erano date le giuste cure e attenzioni, non eravamo tante ma solo cinque/sei, eppure non avevamo giochi e i nostri stessi vestiti nuovi che ci davano i genitori scomparivano (per chi sa dove) e ci venivano dati vestiti vecchi ed ovviamente usati che sbucavano forse da quello scantinato.

La cosa che però mi fece più male, fu quando provai a dire la verità agli adulti, lo dissi a scuola alle maestre e compagni di classe, a casa ai miei genitori e alle suore stesse credendo che loro non sapevano nulla.

Quel giorno non lo dimenticherò mai, non so con quale coraggio ho detto tutta la verità, rimasta a pranzo più tardi per la mia lentezza a mangiare, mentre le altre bimbe erano fuori, chiamai tutte le suore nella sala pranzo e iniziai a raccontare tutto quello che accadeva in quel luogo. Nel mentre che raccontavo una delle ragazze era salita per andare in bagno, le suore la vedono ma non si fermano a parlare con me, lei vede e sente tutto e naturalmente a riferito ogni singola parola al “capo”, ma la cosa più brutta fu che dopo alla fine le suore mi dissero che sono una bugiarda, che tutto quello che avevo raccontato non accadeva, che la ragazza che comandava era una santa, bravissima pulitissima, non avrebbe mai fatto nulla di quello che raccontavo. Io ero scioccata, immaginatevi una bimba di 8 anni che ha il coraggio di dire agli adulti gli atti di bullismo che accadono, ma che non viene minimamente creduta, e che sa che quello che è stato detto è stato ascoltato. Finita la discussione mi lasciarono scendere dagli altri, non dimenticherò mai quel momento, la ragazza che era andata in bagno mi venne a prendere e tirare da un braccio portandomi in piazza dal capo che bullizzava tutti, lei era seduta su di una panchina, con due mie compagne di classe, che ridendo le stavano raccontando tutto, pensando che gli avessi detto a scuola solo delle cazzate, ricordo il volto di queste compagne di classe cambiare nel vedermi, non c’era bisogno di parole, da soli gli sguardi si capiva tutto, il mio volto, la paura che avevo nel sapere cosa mi sarebbe successo da quel giorno in poi, adesso loro sapevano che non avevo mentito, ma ormai non avevo più scampo. Quello che ho subito dopo non è stato semplice e non voglio raccontarlo nemmeno qui, sembra quasi che questa esperienza insegni il contrario di ciò che dovrebbe essere giusto, visto che nessuno mi ha creduto, adulti, compagni di classe, suore, insegnanti, genitori. Sembra come se dicesse “è inutile raccontare la verità, tanto nessuno ti crederà e dopo che lo hai fatto sarai solo tu a subirne le conseguenze”, eppure ad oggi sono molto fiera della me bambina che ha avuto il coraggio di dire la verità, di denunciare quello che accadeva, anche se all’inizio non è andata bene, c’è stato qualcosa che era cambiato, che vi racconto, solo perché quando dici la verità non sai mai quali influenze e conseguenze puoi creare e spesso esse arrivano molto dopo, ma quando si fa del bene e la cosa giusta, sicuramente altro bene non può che arrivare.

 

Pagina 9 di 10

L’anno dopo le ragazze del collaggio non mollarono la presa, mi estorcevano i soldi della merenda e picchiavano chiamandomi durante le pause. Questa volta non dissi nulla a nessuno, subivo non sapendo cosa fare, avevo perso la fiducia negli altri, eppure un giorno dei miei compagni di classe mi seguirono senza che io sapessi nulla, si nascosero e vedendo la scena fermarono e cacciarono via le ragazze, proteggendomi. Non dimenticherò mai quel gesto, quei compagni di classe non erano dei santi, eppure l’aver detto la verità li ha spinti a fare del bene per me, che non è dovuto, anche se non ha cancellato tutto quello che era successo e sarebbe successo, però quel gesto lo porterò sempre nel mio cuore.

Questo è stato il mio primo approccio al mondo della Chiesa, non di certo un approccio positivo, ma ero troppo piccola per comprendere tante cose che non andavano, ma crescendo attraverso tante altre esperienze molto iniziò a diventare sempre più chiaro, e oggi che sto scrivendo questi vissuti, dopo aver letto il libro di Angel Jeanne, molti più ruoli in queste vicende sono chiari, come quello delle suore a cui non avevo mai dato colpe, quando loro erano alla base di tutto.

Anche i miei fratelli mi hanno raccontato di esser stati per diversi anni mandati in un collegio maschile di un’altra città sempre gestito tra suore e preti. Non sono andati mai nei particolari ma mi hanno detto che per loro è stato un periodo molto brutto, e il bullismo subìto era tanto.

Vorrei che rifletteste insieme a me dopo aver ascoltato anche quest’informazione che molti sicuramente avranno, ma io ho ricevuto da poco. Ho conosciuto una signora andata in pensione che era un’insegnante nelle scuole gestite da preti e suore del centro Italia. Ho scoperto lì che mentre nel sud la chiesa gestiva questi “collegi” per bambini poveri, al centro e penso pure al nord invece gestiva queste scuole, molte delle quali molto prestigiose, dove la retta da pagare è molto alta e che vengono frequentati da figli di personaggi importanti. Quando lei insegnava lì mi ha raccontato di aver avuto come alunni molti nomi noti, figli di petrolieri, personaggi oggi famosi, figli e ora titolari di grandi aziende alimentari italiane, farmaceutiche, banche, ecc…, figli di ministri e bambini che ieri erano nessuno ma che oggi sono diventati politici a capo del nostro Paese. Come il noto Mario Draghi che ho saputo aver frequentato una nota scuola di Gesuiti e che veniva molto esaltato in quella stessa scuola, insieme a conduttori televisivi e gente definita di nobili origini.

Questa cosa mi aveva sorpreso e mi ha lasciato ancora di stucco quando un ragazzo più giovane di me oggi nemmeno raggiunge i 30 anni, scoprire che anche lui i suoi genitori, importanti banchieri del nord Italia, lo hanno fatto andare alla scuola di “preti”.

Perché questo legame tra le famiglie ricche del paese e le scuole gestite dalla chiesa? In passato potevo forse comprendere che loro erano gli unici che detenevano un’istruzione più facoltosa, ma come mai anche oggi? E soprattutto perché la chiesa ha così tanto interesse ad istruire e cresce personaggi che in futuro saranno di spicco per il paese?

Forse perché così si assicura di lasciare attraverso l’istruzione una bella impronta in ogni bambino altolocato, per far si che il suo potere come un virus si installi dentro ogni fibra governativa, politica, economica e sanitaria, ogni punto di questo stato. Ricordo che lei mi parlava che anche il nipote di una persona che era a capo della polizia andava in quella scuola, come politici oggi di sinistra e di destra indifferentemente, tante di queste persone che vedo oggi in TV hanno frequentato nella loro infanzia e fino anche alle superiore gli studi in scuole ecclesiastiche, gestite da Gesuiti e gruppi importanti e ricchi della Chiesa.

 

Pagina 10 di 10

Però al Sud, questo non accadeva, lì dove abbondava la povertà e l’ignoranza loro creavano altro, dei piccoli “inferni” in terra, assicurandosi comunque di avere il pugno su più giovani e bambini possibili.

Ho sempre pensato che i bambini fossero di natura maligna, che se messi in gruppo iniziavano ad avere atteggiamenti negativi, fare cose negative, negli anni avevo perso questo pensiero crescendo e osservando bambini cresciuti in ambienti diversi, ma fino a prima di scrivere questo articolo in realtà questo pensiero era rimasto dentro di me. Ora comprendo che invece ciò che rende negativo un gruppo di bambini tanto da bullizzare, far fare cose crudeli, dedicarsi fino ad età davvero piccoli ad atti di delinquenza e depravazione, è solo una cosa, gli adulti e l’ambiente che li circonda, in cui vivono, che li influenzano profondamente. La chiesa è tutte le strutture ad essa associate sono i peggiori covi nel quale portare i bambini, perché sarà proprio lì che cresceranno violenti, depravati, fra bullismo e prostituzione accettato dalle suore.

Adesso comprendo comme la chiesa abbia molta mano sulla povertà del sud, sulla delinquenza e cattiveria che esiste, perché ha cresciuto così i bambini del luogo. Ho compreso che la chiesa ha bisogno delle famiglie povere affinché siano costretti a portare i loro bambini dai preti e dalle suore. E questo lo penso per un motivo semplice che non voglio tralasciare, perché secondo il credo cattolico si dovrebbe amare il prossimo più di sé stesso, accudire e aiutare, servire, non abbandonarli a loro stessi, tanto che quando stavo male e vomitavo ogni giorno, la loro soluzione e lasciarmi in sala da pranzo da sola fino a sera tardi finché non finivo il pasto, e dirmi che dovevo smetterla di fare i capricci. Questi sono atteggiamenti di persone che hanno dato voto di aiutare il prossimo? Questi sono atteggiamenti di donne senza cuore, che non sono state mai madri e a cui gli hanno dato in mano dei bambini che non sanno nemmeno come prendere in mano. Perché si io non sono mai stata abbracciata da una suora, ne presa per mano, loro erano ombre e come tali si muovevano attorno a me, dando ordini, senza interagire veramente, con una freddezza inumana.

Eppure al centro alla gente che aveva tanti soldi i preti e le suore erano più che accondiscendenti, con scuole ben equipaggiate esaltando tutti i bambini che sapevano avrebbero avuto un ruolo importante nel paese, non perché prevedessero il futuro, ma perché lo avrebbero creato loro o meglio la chiesa, spianando la strada a chi di loro interesse e che una volta adulti avrebbero governato in Italia e spinto altra gente a seguire la chiesa. Un circolo vizioso, un serpente che si morde la coda.

Inoltre credo fermamente che molta della mafia nel sud sia dovuta proprio alla chiesa perché è comune sentire fra le nostre famiglie del sud, come l’ultimo prete che abbiamo avuto nel mio paesino, che avevano accordi con mafiosi, infatti è stato inquisito per mafia e anche per pedofilia, un verme disgustoso che solo a guardarlo faceva vomitare. Ma naturalmente essendo che ogni prete fa parte dello stato del Vaticano che non so quali accordi hanno con il nostro, nonostante i gravi crimini non va di certo a finire in carcere come noi comuni mortali, ma viene spostato di parrocchia, solamente spostato in un altro paesino dove non lo conosce nessuno per così continuare a seminare negatività e sofferenza senza che la gente conosca il suo passato.

Questa è la Chiesa, una grande organizzazione mondiale a delinquere riconosciuta legalmente, che ha creato il suo potere in secoli e secoli, e che porta solo oscurità ovunque si trovi.

La Chiesa per aver ucciso in nome di un dio da loro creato, perché non ha nulla a che fare con il vero Dio, milioni e milioni di persone, con guerre di conquista verso altri popoli e terre che chiamavano “sante” e per “evangelizzare” i popoli barbari ed ignoranti, per nascondere il loro schifo e desiderio di potere, perché di quelle guerre il loro scopo era solo quello di prendere ricchezze da tenere a tutti nascosti e allargare il loro impero e soprattutto la loro manipolazione, perché le conquiste della Chiesa non sono solo state via terra, ma soprattutto nei secoli sono state nella mente delle persone e dei popoli, tanto è grande la loro influenza che oggi ogni qual volta un nuovo presidente viene costituito nel mondo lo senti che viene in Italia, ma non per visitare il nostro paese, va a salutare il papa. Va a mostrare la sua sottomissione alla Chiesa. Tutti i presidenti degli Stati Uniti, dopo esser stati eletti, il giorno dopo si sono presentati nella città del Vaticano a baciare la mano putrida del papa. Questo non è un gesto che non bisogna sottovalutare, questo non è fatto per rispetto ma per dimostrare quanto la Chiesa è sopra di loro, per mostrare la loro fedeltà al papa. Riflettiamo su quello che ci accade attorno.

Continua nel prossimo articolo.

 

Lucia

Questo documento è di proprietà di https://significato.online/. Tutti i diritti sono riservati, è vietata qualsiasi utilizzazione non autorizzata, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte di Significato.Online. Ogni violazione verrà perseguita per vie legali. ©
3+

1 Commento

  1. E’ una storia tristissima, mi dispice tantissimo per tutte le cattiverie subite ma questo ora ci aiuterà ad essere ancora più determinati nella pratica quindi grazie per aver condiviso.

Aggiungi un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Commento *

Nome
Email
Sito Web

Vuoi aggiungere il tuo banner personalizzato? Scrivici a [email protected]