IO E LA RELIGIONE – PERCHE’ SONO SCAPPATA DALLA FALSITA’ DELLA CHIESA

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Ho sempre avuto un rapporto di curiosità verso la religione. Sin da piccola sono stata abituata dalla mia famiglia ad andare in Chiesa per la messa domenicale e anche ogniqualvolta ne sentivo la necessità. Ad esempio, ricordo che a volte prima di andare a scuola, prima di una verifica o un’interrogazione andavo in chiesa a pregare che mi andasse tutto bene a scuola (dopo aver studiato molto, mi era stato insegnato che era giusto chiedere anche una benedizione). Ovviamente andavo anche al catechismo, sino ai 14 anni, ma questo a dire la verità lo sentivo più come una pesantezza, un obbligo, e provavo disagio ad andarci.

Insomma, finché andavo in chiesa era ok, ma il catechismo non è che mi piaceva molto a dire la verità, ma anche se un po’ mi pesava ci andavo lo stesso per poter essere ammessa poi ai sacramenti e festeggiare queste ricorrenze come tutti gli altri bambini. Ricorrenze che venivano ricordate perlopiù per i regali e la festa, che per il reale sacramento in se’. Tutta la preparazione del catechismo altro non era che un bighellonare di bambini, ridere, prendersi in giro, insomma c’era ben poco di serio, se non quelle 2/3 parole imparate a memoria dal catechista, che lasciavano il tempo che trovavano…

Per me religione era sinonimo di spiritualità e riversavo le mie curiosità spirituali proprio nella religione.. La mia curiosità in merito aumentò talmente tanto che, finito il catechismo continuai ad andare in chiesa per conto mio e a circa vent’anni cercai di approfondire meglio anche all’esterno le risposte che la mia parrocchia sembrava darmi solo in parte. Così iniziai a cambiare parrocchia per il piacere di sentire diversi sermoni da preti diversi. Addirittura arrivai a chiedere ad alcuni preti di potermi ricevere privatamente per parlare delle mie domande in campo spirituale. Insomma, ero davvero un vulcano. Eppure l’ambiente del catechismo, al contrario, mi ha dato sempre un fastidio velato perché vi percepivo una falsità di fondo, dall’oratorio ai grest… c’era qualcosa nel midollo di ogni papaboy e papagirl che poi ho scoperto chiamarsi buonismo, ma che io percepivo come falsità: sorrisi finti, discorsi fintamente buoni, volontari che davanti si mostrano generosi e poi si intascano i beni da mandare alle missioni… persone che vanno in chiesa tutti i giorni e che gestiscono l’entourage dell’oratorio e che poi sparlano di tutti come se non ci fosse un domani. Sinceramente non capivo questo schifo; per me all’epoca l’unica contraddizione esistente in quell’ambiente. Ad ogni modo questa sensazione di falsa gentilezza che sempre percepivo al catechismo, all’oratorio e nelle persone particolarmente vicine al prete mi creava proprio disagio, schifo, indignazione.

Ma io semplicemente pensavo che non frequentando quella gente sarei rimasta a posto e mi sarei potuta fare gli affari miei andando in chiesa e nelle parrocchie che volevo.. eppure… scoprivo mano a mano che più le persone vanno in chiesa e più creano legami malsani, comunità dove regna il pettegolezzo sotto le vesti del buonismo e della socializzazione. Che poi nei gruppi dell’oratorio certe volte pareva di stare a delle sedute di alcolisti anonimi: conobbi a circa 23 anni una ragazza che faceva parte di una comunità cristiana di un paese vicino al mio e mi invitò ad uno dei loro incontri. Seduti in cerchio ognuno doveva presentarsi e dire cosa faceva e altre informazioni private. Anche questi incontri mi fecero davvero schifo perché ho compreso che negli ambienti di chiesa non c’è un minimo di privacy, tutti sanno tutti di tutti, sparlano di tutti perché sanno tutto di tutti e in pratica si sentono lo stesso a posto perché siccome tutti sanno gli affari degli altri e rivelano i propri è come se facessero una grande confessione di massa, alla massa!

 

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È inquietante vedere come per loro l’assenza di privacy sia la normalità, un sentirsi a posto con la coscienza perché non hanno nulla da nascondere… in realtà però la privacy va per gradi, perché in questi ambienti ad un certo livello subentrano dei segreti che mai vengono rivelati alla massa di pecore credulone.

Così fino all’età di 23/24 anni circa questa mia curiosità in merito alle questioni spirituali continuò a fare riferimento alla chiesa, poi smisi di affidarmi ciecamente ad essa. Dapprima sentii che la chiesa non poteva più darmi risposte veramente spirituali e poi, mano a mano che maturavo anche come persona, vedevo sempre più fatti e comportamenti di estrema contraddizione con ciò che sarebbero i valori citati dai preti. E da allora presi la decisione di allontanarmene in maniera decisa e soddisfatta. Un fatto particolare, a questo proposito, mi fece riflettere su quanto avessi sbagliato a riporre la mia ingenua fiducia in una istituzione realmente oscura, ma con la facciata che si presenta l’opposto e che quindi risulta insospettabile a chi ci crede in buona fede.

Veniamo al dunque: negli ultimi anni che frequentavo ancora la chiesa al mio paese arrivò un prete, dato che ogni tot anni li cambiavano. Questo prete era stato soprannominato “Don Perignon”, per la sua passione sfrenata per il vino. Questo prete, di anno in anno, dava sempre sfoggio delle sue scelte troppo “veniali” per poterlo innalzare a persona spirituale. Inizialmente cacciava le bambine di chiesa se indossavano d’estate top con le spalline fini e lasciavano le spalle scoperte, urlando allo scandalo (scandalo che solo lui vedeva). Poi cacciava gli immigrati che suonavano in canonica per chiedere l’elemosina dicendogli di andarsene a lavorare che lui non intendeva dargli nulla. Diverse volte si autoinvitava a casa di varie persone per fare l’aperitivo, giocare a carte e se proprio era in confidenza restava anche a cena. Una volta venne trovato ubriaco fradicio in una cantina del paese, ma la goccia che fece traboccare il vaso fu che questo prete, alla guida della sua macchina, investì una persona a causa della sua guida spericolata, uccidendola sul colpo. Io stessa un pomeriggio prima di questo fatto me lo ero trovato vicino in macchina ad una rotonda mentre mi sorpassò veloce come un razzo, pure indispettito, dato che andavo piano (avevo appena rallentato per imboccare la rotonda e lui mi sorpassò proprio all’inizio della rotonda). Parliamo di un prete over 70, quindi penso che anche l’età dovrebbe contare per fatti così gravi e ingiustificabili per chiunque, tanto più per chi ha maggior esperienza nella vita. Questo prete investì una persona, uccidendola, e non venne perseguito come assassino, bensì si limitarono a trasferirlo di diocesi, senza incarcerarlo né punirlo in alcun modo. Da questo momento in poi ho iniziato a fiutare del gran marcio in questa istituzione. Ma perché tutti questi privilegi, non da ultimo il fatto di non punire l’uccisione di un innocente da parte di un prete, aderente quindi a un credo religioso che ha come valore quello di “non uccidere”?! Questo dimostra quanto una istituzione che non fa ciò che predica non è un’istituzione ma qualcos’altro di molto oscuro che pretende di circuirci con menzogne e ingiustizie, in quanto già si è messa un gradino avanti a tutti e di certo non rispecchia nemmeno di una briciola gli insegnamenti del vero Gesù.

Un altro episodio che mi ha dato la prova di quanto i preti e l’ambiente della chiesa sia spregevole è stato un episodio accaduto ad una mia cliente, la proprietaria di una rinomata cantina e persona di successo in tutti i campi. Questa signora, V., era sempre circondata dai più illustri personaggi di politica, arte e ovviamente religione. C’era questo prete che le stava sempre dietro e che la coinvolgeva spesso nelle sue iniziative di volontariato.

 

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Una di queste però ebbe un esito drammatico proprio a causa dell’irresponsabilità di questo prete che ha causato infelicità e disagi psicologici a V., oltre che la perdita della salute e di una mano. In pratica questo prete organizzò una spedizione umanitaria in gran segreto con pochi prescelti, tra cui V. Partirono per l’Ungheria con un pullman, caricato a mille di prodotti da elargire ai poveri. Siccome questo prete non aveva il senso della misura, aveva pericolosamente sovraccaricato il pullman, ma non volle sentire ragioni e dunque fece partire il pullman caricato di molti chili oltre il massimo che avrebbe potuto caricare. Nessuno proferì obiezione, dato che lui era il prete e quindi di un grado superiore a chi ha un cervello ma non un titolo di prete… Mi sembra logico far rischiare un incidente a dei volontari per portare quanti più prodotti da condividere con i poveri! Ironia a parte, durante il tragitto verso l’Ungheria ad un certo punto esplode una ruota del pullman e colei che si trovava più vicina alla ruota era proprio V., che nell’incidente è stata l’unica ad essere rimasta ferita pesantemente. V. nell’esplosione perse una mano, con tutte le conseguenze psicologiche e fisiche che ciò può comportare… Quando la vidi dopo l’incidente anche la sua personalità era completamente cambiata a causa di questo trauma. Eppure, in tutto questo (ed è qui la manipolazione che ci è stata inculcata verso la chiesa e i suoi membri) non diede mai la colpa alla scelta irresponsabile e folle del prete, bensì alla sfortuna. E questo prete è ancora a piede libero, libero cioè di rovinare quante altre più persone possibili, con le sue scelte folli e folle mentalità. Quello che voglio sottolineare è la pericolosità di quando deleghiamo la responsabilità della nostra vita, della nostra spiritualità o di altro a degli irresponsabili solo perché scegliamo di vederli in base a ciò che dovrebbero rappresentare e non in base alla realtà. E la spiritualità non è la religione. L’errore che ho fatto è stato quello di confondere le due cose in quanto la spiritualità è tutto ciò che ci rende liberi, aperti, che ci fa crescere e aprire la mente. La spiritualità va oltre questo mondo, abbraccia l’universo e gli universi e mondi invisibili, ci fa crescere, evolvere, espandere, e ci rende felici e appagati, sempre più curiosi di scoprire e assetati di vita. La religione, invece, ti lega ad un ambiente stantio, falso. Ed è la menzogna la vera morte. La menzogna della religione, ovvero di una istituzione che ha lo scopo di limitarci, castrarci, torturarci con il senso di colpa e il buonismo: tra un sermone e un funerale, una particola e un boccale. Anni dopo essermi allontanata dalla chiesa (una delle scelte più felici che abbia mai fatto), incontrai per caso ACD, e fu proprio qui che ebbi tantissime risposte alla mia sete di conoscenza sulla vera Spiritualità, domande che nemmeno sapevo di avere per le quali c’erano risposte che nemmeno immaginavo. E rivelazioni che vanno oltre ogni possibile immaginazione e realtà. MI sono resa conto di quanta strada avevo e ho ancora da fare dal punto di vista spirituale, e che se fossi rimasta in quell’ambiente chiesaiolo sarei morta dentro per sempre. Nella chiesa non trovai i veri insegnamenti di Gesù, che ho riscoperto invece, in tutta la sua bellezza, grazie ad una meravigliosa Maestra Psichica di nome Angel Jeanne, che tutti dovrebbero darsi la possibilità di conoscere.

Queste sono alcune delle mie esperienze più significative con la religione e la chiesa in particolare, esperienze che spero possano aiutare chi legge a comprendere che razza di istituzione di criminali sia la chiesa, che per prima non rispetta ciò che si propone come valore e che proprio per questo non merita di esistere né venire supportata con i soldi della gente, che sfrutta e che riempie di menzogne e lavaggio del cervello, rubando ad essa, di fatto, la vita.

 

L’Aura

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