Come (non) funziona la scuola

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La scuola per definizione dovrebbe essere un’istituzione che, attraverso un’attività didattica organizzata e strutturata, tenda a dare un’educazione e una formazione umana e culturale a chiunque la frequenti. Il verbo “tendere” usato nella definizione anticipa molto della concezione italiana di scuola, perché come si è visto e si continua a vedere molto spesso da anni a questa parte i risultati delle azioni di persone che hanno completato gli studi scolastici con il massimo dei voti e oltre non hanno portato agli obiettivi sperati. Ciò dimostra come l’apprendimento scolastico non sia per niente effettivo ed efficace e risulti, per la sua non funzionalità, in molti paesi assai meno costruttivo di quanto potrebbe esserlo.

Quali aspetti sono tra i meno accettabili della scuola?

Ad esempio il fatto che un bambino di circa 5/6 anni un giorno di settembre si ritrova improvvisamente a dover diventare adulto. Come dice lo studioso Sibaldi, compito degli insegnanti è far trasformare il bambino in una sorta di piccolo impiegato. Lo si intuisce già nell’ambiente scolastico che ad esempio separa i bambini da un lato e l’insegnante dall’altro con una velata impronta di introduzione alla gerarchia, tangibile anche nella grandezza della cattedra di un insegnante rispetto al banchetto che due bambini andranno a dividersi. Il ruolo dell’insegnante è proprio quello di impedire al bambino di comportarsi come un bambino, questo a discrezione dell’insegnante che – pur non essendo stato preparato veramente all’insegnamento, ma essendo stato scelto per i titoli, per la quantità di nozioni conosciute o per la capacità di fare una buona prova scritta – è libero di usare qualsiasi metodo, anche il rimprovero o le punizioni, sempre nei limiti della legalità. Il bambino tirando le somme non capisce realmente la differenza tra ciò che è bene e ciò che è male, ma sa cosa può essere punibile o meno da un’autorità superiore, in questo caso l’insegnante. Questo lo si sperimenta tutti i giorni, se non ci sono delle sanzioni per il non rispetto delle leggi nessuno rispetta quest’ultime. Da tale primo insegnamento cominciano a nascere alcuni comportamenti da “leader” del bambino (futuro adulto), come il desiderio del potere di decretare il punibile e il non punibile ad un’autorità inferiore, vale a dire a persone con un ruolo di minor rilievo.

La seconda cosa che il bambino apprende è quella di diffidare da qualsiasi cosa che riguardi la cultura, questo perché spinto dal sistema a ricordare troppe nozioni e dati non collegati efficacemente; la cultura diventa per il bambino una cosa da ricordare soltanto per il momento dell’interrogazione, l’apprendimento diventa subordinato al momento dell’esame e non interiorizzato. Viene preferito lo sviluppo della memoria a breve termine piuttosto che quella a lungo termine causando nella persona un senso di ostilità verso l’apprendimento, che diventa in primo luogo un dispendio di tempo ed energie ad esempio per studiare – e subito dopo la verifica dimenticare – eventi del passato ed in secondo luogo una distrazione dagli avvenimenti del presente; si arriva così ad una non conoscenza del passato e ad un superficiale interesse del presente, in qualsiasi campo preso in considerazione.

È facile notare come l’impegnare gli studenti a tempo pieno con la scuola renda difficile la creazione di interessi personali ed attività alternative, nonostante sia stato provato che il miglior sistema scolastico sia quello con il minor numero di ore di frequenza a settimana, che svolga l’intera attività direttamente nelle ore di lezione senza la necessità di dover lasciare compiti per casa, dove non esiste la bocciatura, ma soluzioni più salutari per tutti che non portino all’abbandono della scuola. Un sistema con tutte le carte in regola per essere approfondito e da cui prendere esempio (se se ne ha la volontà).

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In definitiva, non volendo imitare la politica italiana nei confronti della scuola, quindi parlare all’infinito di problemi senza trovare delle soluzioni reali, che cosa può fare un genitore per garantire un’istruzione vera ai propri figli o uno studente ormai inserito nel percorso scolastico?

Per la prima categoria di persone una soluzione potrebbe essere la scuola Steineriana. Un sistema scolastico che non ha voti, in cui la competizione per raggiungere un ruolo di superiorità non viene contemplata, ma il gruppo si evolve aiutandosi sempre però valorizzando l’individualità dei bambini e dei ragazzi, tenendo in considerazione le loro predisposizioni e la loro creatività, non incorrendo nella creazione di mostri adulti, tutti uguali, apatici e con una alienata concezione della vita. Altre infinite possibilità possono essere trovate sul web a seconda delle preferenze.

Per la seconda categoria c’è una soluzione valida non solo anche per la prima categoria di persone, ma per tutti e consiste in un metodo di studio che faciliti l’apprendimento ma soprattutto che elimini la frustrazione di non ricordare le cose studiate il giorno precedente: le mappe mentali. Il meccanismo delle mappe mentali è stato portato in Italia da Matteo Salvo e per questo il modo più veloce per imparare ad usarle è quello di attingere dalla fonte principale, ad esempio dai libri semplicissimi scritti da lui stesso. Quello che si va a risolvere con le mappe mentali è il paradosso della scuola: studiare senza sapere come lo si deve fare. La maggior parte si accontenta del “leggi, sottolinea e ripeti” perché in nessuna scuola ci sono lezioni in cui viene spiegato come studiare, ci viene detto cosa fare(studiare) ma non come farlo ed il tutto già a soli 5/6 anni.

 

Federico DR.

 

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7 Commenti

  1. Molto interessante. Fa riflettere. Grazie

  2. Mi trovo d’accordo su ciò che hai scritto, il metodo scolastico di oggi è ormai troppo obsoleto e andrebbe rivisto tutto il sistema scuola. Come si fa a non capire ancora oggi che come è adesso la scuola sta rovinando le menti di un sacco di bambini e ragazzi, costringendoli a non ascoltare i loro talenti, ma seguendo una scaletta precostruita su modelli standard per la nostra società.

  3. Da studente ti ringrazio molto Federico. È difficile esprimere l’incredibile frustrazione che abbiamo noi studenti ormai giovani adulti, che capiamo che la scuola non è fatta bene, fa letteralmente schifo, che dev’essere cambiata, ma non sappiamo come combattere questa cosa.

  4. Il tuo articolo fa riflettere, e in questo momento storico ce n’è davvero bisogno. Tutti dobbiamo passare dalla scuola e rimanerci parecchi anni, gli stessi anni in cui si forma il nostro carattere, i nostri valori, lo spirito critico, le ambizioni, le relazioni con gli altri… tutti concordiamo su quanto sia importante il periodo scolastico, ci vorrebbe davvero, finalmente, una riforma radicale che impari a vedere gli alunni come esseri viventi (cosa che manca in alcune scuole) e come futuri adulti.

  5. Secondo il monitoraggio, il 57 per cento degli studenti intervistati ha partecipato a percorsi di alternanza scuola-lavoro non inerenti al proprio percorso di studi e 4 su dieci ammettono di essere caduti in situazioni in cui sono stati negati loro diritti, come quello di essere seguiti da un tutor o di non essere stati messi nelle condizioni di studiare.

  6. Uno studente di una qualsiasi scuola americana può scegliere tra un istituto pubblico o privato, anche se il secondo è maggiormente dispendioso, pur essendo molto affermato.

  7. Probabilmente i visitatori internazionali vedranno un dibattito maggiore tra i partiti e le opinioni politiche finlandesi su come far si che il sistema dell istruzione offra a tutti un servizio migliore.

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