L’intelligenza della Natura

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Leggendo i documenti di Angel che riguardano la natura e gli alberi (documenti inerenti all’aura di quest’ultimi), mi sono ricordata di aver scritto una tesina a 4 mani con una ragazza che mi aveva chiesto aiuto (Martina) per la sua tesina di maturità classica, che mi piacerebbe moltissimo condividere con tutti.

 INTELLIGENZA VEGETALE

Negli ultimi 150 anni un grandissimo numero di ricerche ha permesso di comprendere molto meglio il funzionamento del nostro corpo, del nostro cervello, ma anche il comportamento degli animali. Per le piante invece non c’è stata la stessa attenzione, forse perché le piante non sembrano avere determinate caratteristiche tipiche del mondo animale (per esempio non si muovono, sono mute,…). In realtà il mondo vegetale, che è stato il primo a svilupparsi sulla terra, nasconde una vita segreta che solo oggi si comincia a capire.

 

L’affermazioni che le piante sono esseri non-viventi è una concezione derivante da Aristotele. Uno dei concetti fondanti nella concezione aristotelica dei viventi è, infatti, quello di “anima” il cui significato per il filosofo è essenzialmente“principio motore”. Risulta, così, che i viventi sono distinti dai non-viventi grazie alla loro capacità di muoversi. L’assenza di movimento è quindi percepita come la principale differenza fra piante e animali e viceversa.

 

Aristotele quindi considerò inizialmente le piante come inanimate (prive dell’anima), tuttavia dovette ricredersi per via della facoltà delle piante di riprodursi e così le classificò come dotate di “un’anima vegetativa”.

Ma le piante sono tutt’altro che immobili. Lo sembrano solo perché la nostra scala temporale è troppo breve per vedere i loro movimenti, ma se le si osserva con una tecnica di ripresa a tempo, che comprime in pochi secondi azioni che avvengono in ore o in giorni,  si svelano comportamenti davvero sorprendenti.

A dimostrazione di ciò, un esperimento realizzato nel Laboratorio Internazionae di Neurobiologia Vegetale (LINV) diretto da Stefano Mancuso, scienziato di prestigio modiale e docente della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze, ha dimostrato che un germoglio di fagiolo che è stato isolato da ogni stimolo esterno dimostra di sapere esattamente dove è situato il sostegno a lui necessario, che ovviamente non è in grado di vedere, prodigandosi in lanci precisi proprio in quella direzione.

Il Professor Mancuso ha eseguito innumerevoli studi per poter dimostrare che le piante sono creature intelligenti, capaci di comunicare tra loro per cercare le sostanze nutritive, riprodursi e difendersi dai predatori.

Il laboratorio del Prof. Mancuso ha dimostrato l’esistenza di un’attività simil-neurale e di sinapsi vegetali. Questo significa che pensare, decidere, ricordare, riposare, sono verbi e concetti che iniziano a comparire anche nello studio della vita delle piante.

 

Esistono molte buone ragioni perché nel corso dell’evoluzione le piante abbiano sviluppato i loro tessuti simil-neurali negli apici radicali, sepolti nella profondità della terra. Innanzi tutto il suolo rappresenta un ambiente più stabile in confronto a quello atmosferico, sia in termini di temperatura che d’umidità; è protetto dalla predazione animale, dall’ozono atmosferico, così come dalla radiazione UV solare. Considerando le radici come la sede di attività simil-neurale, si ha una visione della pianta parecchio differente da quella normalmente considerata. Le radici diventano, quindi, l’organo più importante della pianta, i loro apici formano un fronte in continuo avanzamento con innumerevoli centri di comando e l’intero apparato radicale guida la pianta con una sorta di cervello collettivo.

Ciascuno degli apici produce un segnale che viene integrato dalla pianta per prendere una decisione e i segnali pervadono tutta la pianta. Inserendo un elettrodo nel fusto è possibile osservare sullo schermo di un computer il ritmo vitale della pianta: quando il ricercatore tocca una foglia, il tracciato si altera immediatamente; a dimostrazione che il vegetale reagisce a quello che avviene su di esso.

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La calma apparente in cui vivono le piante è dunque ingannevole, sotto il terreno l’attività è incredibilmente complessa.

Le piante sono organismi pionieri: usano pochissima energia, e ne producono più di quanta ne consumano, sono autotrofe, cioè energeticamente autosufficienti, perché la loro sopravvivenza in termini di nutrimento non dipende da altri esseri viventi, e sono organismi moderni ed evoluti. Sono molto differenti da noi su due dimensioni fondamentali: lo spazio e il tempo.

Per quanto riguarda lo spazio: le piante stanno sempre nello stesso posto: sono organismi sessili, cioè con radici. Lo stile di vita sessile spiega la capacità biochimica delle piante, molto maggiore di quella degli animali: non potendo fuggire, le piante usano un complesso vocabolario molecolare per segnalare il loro disagio, scoraggiare o avvelenare i nemici e spingere gli animali a rendere particolari servizi. Uno studio recente ha dimostrato come la caffeina prodotta da molte piante, oltre ad essere uno strumento di difesa, in alcuni casi può funzionare come una droga, che spinge le api a ricordare un particolare tipo di pianta e a tornarci.

Ma se sei radicato e non ti puoi muovere devi essere davvero resistente e avere strategie di sopravvivenza più sofisticate di quelle che può mettere in atto un animale in grado di fuggire o di nascondersi. E non puoi avere organi singoli perché, altrimenti, se un animale mangia un pezzo di te, muori.

Per questo le piante non sono individui (in dividuus significa non divisibile) e non hanno organi singoli. Sono organismi modulari, e le stesse funzioni che gli animali concentrano in singoli organi sono invece diffuse in tutto il corpo.

Proprio perché non possono scappare, le piante sono molto più sensibili rispetto agli animali: il loro unico modo di resistere è capire quel che succede con grande anticipo, in modo da potersi modificare in tempo.

Se definiamo “intelligenza” la capacità di percepire i cambiamenti dell’ambiente esterno e di retroagire nella maniera più adeguata possibile, potremmo dire che le piante percepiscono e retroagiscono, dunque sono “intelligenti”.

 

Il tempo: l’altro punto di differenza tra le piante e noi riguarda il tempo: quello delle piante è più lento,ma se acceleriamo il loro tempo, per esempio grazie a una ripresa in time-lapse, vediamo che si muovono, eccome, e che sanno come arrivare alla luce o all’acqua per esempio.

 VIBRAZIONI POSITIVE

Dagli alberi provengono energie vibrazionali positive, l’albero è un ricevitore-ripetitore di onde elettormagnetiche benefiche con frequenze coerenti e simili a quelle dei nostri organi. Da questo tipo di interazione proviene il benessere che percepiamo nella frequentazione degli spazi verdi: giardini, parchi e boschi. Il fenomeno fisico alla base di questo scambio energetico è la Risonanza. Quando si attiva questo fenomeno il risultato raggiunto è un notevole accumulo di energia all’interno del sistema coinvolto e sollecitato. L’uomo vicino agli alberi registra un senso di piacevole benessere-relax, in genere senza essere consapevole del tipo di interazione intervenuta.

IL FENOMENO DELLA RISONANZA

Il fenomeno della RISONANZA è responsabile della COMUNICAZIONE ENERGETICA con gli alberi.

La risonanza è un fenomeno fisico vibratorio che si può manifestare in qualunque sistema (acustico, meccanico, elettrico, magnetico, ottico etc..) e che permette a due sistemi vicini di oscillare a frequenze simili, ottenendo un sistema vibratorio potenziato in ampiezza. La parola risonanza viene dall’acustica: se una sorgente sonora caratterizzata da una frequenza come un diapason in la è investita da un’onda di frequenza simile come il la di una chitarra, la sorgente entra in oscillazione rinforzando il suono, mentre non accade se le frequenze sono differenti. La risonanza è quindi un fenomeno che permette il trasferimento di energia vibrazionale e implica l’esistenza di una precisa “funzione antenna” sia nell’emissione che nella ricezione. E’ un fenomeno che avviene ovunque in natura, anche nel corpo umano qualora si realizzi un fenomeno di risonanza tra una sorgente emittente e gli organi dell’individuo sollecitato. Indagando sulle manifestazioni e modalità della risonanza negli esseri viventi entriamo nel campo della “biorisonanza”. Un fenomeno di risonanza provoca in genere un aumento significativo dell’ampiezza delle oscillazioni vibrazionali, che corrisponde ad un notevole accumulo di energia all’interno del sistema sollecitato, e questo fenomeno avviene anche nel contatto tra uomo e albero.

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LA MEMORIA DELLE PIANTE

 Utilizzando apparecchiature elettroniche, via via più sofisticate, si è cercato di studiare e valutare la reattività delle piante all’ambiente e la loro capacità di apprendimento.

Il principio di base è misurare le variazioni di potenziale elettrico o di resistività della piante quale segnale di risposta a eventuali stimoli ambientali.

Ogni creatura vivente, vegetale o animale che sia, presenta variazioni di questo potenziale elettrico  in base alle reazioni che può provare.

Così avviene per noi umani: abbiamo un incremento di attività elettrica sulla pelle quando siamo emozionati, quando abbiamo paura, quando stiamo mentendo, quando abbiamo un sussulto improvviso.

Si sono similmente studiate le “emozioni” delle piante quando avviene qualcosa che è gradito, come l’arrivo della persona che le cura, o di persone col “pollice verde”, oppure quando vengono bagnate, quando ascoltano musica, o quando si parla loro.

 Le piante provano emozioni: testate con apparecchiature ultrasensibili a pulsori elettrici (spettro galvanometro frequenziale), le piante manifestano preferenze e paure rispetto a persone e animali in funzione di una banca dati precedentemente ordinata e codificata analogicamente che emette segnali di pericolo o gradimento.

Rappresentativo l’utilizzo di queste proprietà fatto dalla Cia e dal Kgb per risolvere episodi criminali senza testimoni umani.

Cleve Backster , uno specialista in interrogatori per la CIA, realizzò un sorprendente esperimento che prevedeva l’uccisione di una pianta Alfa a cui assiste una pianta Beta. Si osservano le seguenti fasi.

1. La pianta Beta viene collegata ad un oscilloscopio

2. Un soggetto viene sorteggiato tra quattro volontari, con il compito di uccidere la pianta Alfa

3. Il soggetto sorteggiato uccide la pianta senza testimoni umani

4. I soggetti vengono fatti sfilare di fronte alla pianta testimone (Beta)

5. Al passaggio del “colpevole” le linee dell’oscilloscopio, piatte al passaggio degli altri soggetti, oscillano convulsamente.

 Conclusione. Se minacciate le piante sanno riconoscere l’uomo.

 Le piante riconoscono le menzogne ? 

Backster, inoltre, dimostrò che le piante riconoscono le menzogne.

Ricevette un giorno la visita di un giornalista e con l’aiuto del suo galvanometro, che aveva collegato ad un Filodendro (pianta rampicante), volle scoprire l’anno di nascita del reporter. Backster elencò una serie di anni ai quali il giornalista doveva, come d’accordo, rispondere ogni volta con un monotono “no”. A test terminato Backster lesse il risultato del diagramma: la pianta aveva percepito esattamente quando il reporter aveva mentito scoprendo così quanti anni egli avesse.

 Spero sia piaciuto anche a voi, come a me, questo punto di vista particolare del mondo vegetale.

Monicsme

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