Essere un finanziere: la mia illusione, la mia delusione

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Che lavoro vuoi fare da grande? “Farò il poliziotto perché devo difendere i buoni e arrestare i cattivi”. Questo era ciò che rispondevo sempre da piccolo, e in fondo stare dalla parte dei più deboli ed indifesi è stato il life motive di tutta la mia vita, quasi come una vocazione. E’ più forte di me: non sopporto proprio gli abusi, le prepotenze, le cattiverie gratuite; non tollero chi se ne approfitta e chi vuole fare il furbo a discapito degli altri. Sono ideali nobili al giorno d’oggi, che mi hanno portato anche a lasciare gli studi universitari per decidere di arruolarmi nell’Esercito come volontario.  Era il periodo della guerra in Afghanistan e molti militari italiani partivano per missioni umanitarie, missioni di pace (così le chiamavano). Credevo per davvero che mi sarei potuto rendere utile, che avrei potuto portare un sorriso e fornire aiuto a chi prova le orrende sensazioni di vivere una guerra.

Ho superato tutti gli addestramenti necessari per poter partire, sono diventato un fuciliere assaltatore; mi hanno anche somministrato tre vaccini obbligatori per chi sarebbe dovuto partire in missione  raccontandoci che avrebbero dovuto prevenire ogni tipo di malattia (nel gergo militare di caserma le chiamavano le “bombe” per quanto erano forti).  Onestamente per molti anni non ho avuto neanche un raffreddore ma ricordo che mentalmente qualcosa era cambiato, non ero più la stessa persona. Chi mi conosceva bene diceva che facevo paura, i miei occhi erano diventati inespressivi. Al momento non te ne rendi conto e dici che non può essere vero, che sei sempre lo stesso; ma a pensarci bene mi avevano fatto un bel lavaggio del cervello. Chissà cosa c’era veramente in quei vaccini? Eravamo tutti pronti a tutto, anche a morire per il nostro Stato che ci stava spedendo in una guerra che non ci apparteneva, soltanto per seguire i propri interessi e i propri impegni; e tutto per avere un tornaconto.

E noi, giovani ingenui ragazzi, cantavamo fieri e orgogliosi canzoni che parlavano dell’onore di morire sotto i colpi della “mitraglia” e, in caso di bisogno, eravamo preparati a far fuoco anche su bambini. Sì, sono certo di aver subito una bella manipolazione nell’Esercito però alla fine non sono più partito per nessuna missione perché si è presentata un’occasione che non avrei mai potuto rifiutare: entrare nella Guardia di Finanza. Ero euforico al solo pensiero, era felice anche il bambino che c’è in me, era come coronare un sogno e allora si che avrei potuto difendere i più deboli in nome della giustizia. La scelta è stata facile quindi, anche perché lo stipendio era superiore e non sarei dovuto andare in posti dove bombardavano seriamente, sapendo bene che anche il Finanziere corre i suoi bei rischi. Nell’immaginario collettivo, senza nulla togliere ai Carabinieri e alla Polizia di Stato, la Guardia di Finanza rappresenta il top, è un corpo d’élite.  Purtroppo solo nell’immaginario collettivo però, e ora spiegherò i motivi in base alla mia esperienza personale.

Le prime perplessità mi sono venute fin dalle visite mediche per essere ammessi. Sapevo che dovevano essere rispettati dei parametri di peso, altezza ed integrità fisica per entrare a far parte di questo corpo, invece molti ragazzi aitanti venivano scartati mentre più di qualcuno con occhiali e sovrappeso veniva riconosciuto idoneo con tanto di pacca sulla spalla e con un bel “porta i miei saluti a Tizio e Caio”. Per non parlare poi della cultura generale e della conoscenza della lingua italiana, ma di questo è facile rendersene conto parlando con qualcuno che indossa una divisa. Ricordo che si dovevano superare tre tipi di test: cultura generale, psico-attitudinali e un colloquio con lo psicologo. In effetti al corso da Finanziere circa la metà degli allievi parlava solo dialetto (ognuno il proprio dialetto regionale).

Nonostante tutto sono riuscito ad entrare. Al termine dei dieci mesi di corso ci sono state le assegnazioni ai reparti veri e propri, dove ogni Finanziere avrebbe iniziato a prestare realmente  servizio. Più che una trepidante attesa per sapere in quale parte dell’Italia ci saremmo dovuti trasferire sembrava una folle corsa a chi ha lo “sponsor” più grosso (inteso come raccomandazione). In quel momento ho compreso che non tutti avevamo lo stesso intento  e che, per la maggior parte degli allievi, la cosa importante era farsi mandare vicino casa. Chi intraprende una carriera militare deve mettere in preventivo un allontanamento dai propri cari e dalla propria città, almeno io l’ho sempre pensata così, ma per molti altri questo allontanamento è davvero un tasto dolente.

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Non voglio fare di tutta l’erba un fascio perché ci sono molte persone che credono nel servizio che svolgono, come ce ne sono molte che rischiano davvero la pelle e sacrificano molto del loro tempo in indagini importanti e utili alla comunità, ma sono davvero una minima parte. Non voglio neanche sputare nel piatto dove mangio perché sono molto grato alla Guardia di Finanza, mi permette di vivere una vita serena. Però devo anche dire la verità, ormai sono 20 anni che faccio parte di questo ambiente, ho prestato servizio in diverse città e conosco bene il pensiero di molti miei colleghi; di quelli che non conosco vedo il comportamento e la musica spesso non cambia: fare il meno possibile aspettando lo stipendio a fine mese.  Mi dispiace moltissimo fare un’affermazione ma dico quello che penso e quello che vedo da molti anni. Indossare una divisa per molti è un diritto acquisito, è come avere la certezza che una volta “dentro” nessuno ti può più cacciare, a prescindere da ciò che fai o non fai. E così diventa fin troppo facile adagiarsi e cullarsi sugli allori. Ormai lavorare per lo Stato è diventata una routine, è come raggiungere una meta e da quel punto in poi puoi permetterti di fare il minimo sindacale. E’ vero che è uno stipendio sicuro, ma proprio per questo motivo si dovrebbe essere grati e ritenersi fortunati invece di credere che sia lo Stato stesso ad essere in debito con noi.

Poi ci sono anche alcune persone che si credono superiori o meglio di altri solo perché indossano una divisa e portano una pistola ma è presunzione illogica. Chi ti mette davanti il ruolo che ricopre dimostra le sue debolezze.

In una caserma di cento militari sono pochi quelli che ancora vogliono mettersi in discussione, sono pochi quelli che hanno voglia di prendere iniziative per migliorare la situazione e sono ancor meno quelli pronti ad affrontare i propri superiori con argomentazioni valide. E’ molto più facile accettare la situazione. Devo ricordare che, nell’ambiente militare, più alto è il grado che si ricopre più potere si ha. Anche se il grado posseduto non è mai direttamente proporzionale alla propria esperienza, alla propria preparazione, alle proprie doti e alla propria intelligenza. L’umiltà non è contemplata in caserma, ed ecco che un ragazzino venticinquenne inesperto,  perché appena uscito dall’Accademia, si ritrova a comandare uomini con trenta anni di esperienza sul campo. Per quello che ho visto è sempre tutto strettamente collegato ai soliti “sponsor” di cui parlavo prima. Più il tuo sponsor è grande, più hai possibilità di indossare un grado alto e ricoprire incarichi interessanti. Ci vuole poco a comprenderlo, basta pensare che molti figli (e da qualche anno anche le figlie) di Generali e Colonnelli entrano in Accademia e diventeranno a loro volta ufficiali.  Chissà perché risultano proprio loro i vincitori di concorso più validi ed adeguati? Che caso strano. La triste verità è che devi avere “la persona giusta al poto giusto”; ma quando non hai questi contatti che succede?  Nel mio caso sono stato assegnato dove non voleva andare nessuno: al confine. Chi non possiede sponsor deve andare a riempire i buchi dove ci sono carenze di personale e le carenze sono spesso nei reparti più decentrati. Ma non mi sono lasciato scoraggiare, mi dicevo che avrei dimostrato con i fatti quanto valgo, volevo dare il meglio di me stesso a prescindere, dandomi da fare. Così ho fatto e dopo anni di lavoro ho imparato un’altra lezione: il “lecchinaggio di culo” ripaga più dell’impegno e della costanza. Un militare che paga il caffè e che asseconda i propri superiori annuendo sempre senza batter ciglio viene apprezzato molto di più rispetto a quello che cerca il pelo nell’uovo svolgendo al meglio il proprio dovere. Questo perché il secondo, lavorando, porta ai propri superiori ulteriore lavoro ed impegni che vengono presi come fastidi e grane. E qui ritorniamo al discorso del fare il meno possibile tanto lo stipendio è sempre lo stesso. “Ma chi te lo fa fare?” è la frase più gettonata. La mia coscienza me lo fa fare! Il giuramento che ho prestato mi impone di farlo e lo stipendio che percepisco è il mio obbligo, oltre all’impegno morale. Inoltre aggiungo che voglio stare sempre in onore con me stesso e vivere senza rimorsi.  A volte rifletto su come si possano combattere i furbi quando hai i furbi proprio in casa, e le mie conclusioni sono spesso sconfortanti. Ho cercato più volte di prendere questi discorsi con i miei superiori cercando di fargli valutare concetti come la meritocrazia, lo stimolare i neoarrivati, provare ad incentivare gli “anziani” verso servizi più gratificanti e cosa ho ottenuto? Sono stato catalogato come polemico e testa calda ricevendo come premio l’assegnazione in un ufficio distaccato dove non sono a contatto con nessuno tranne che con un Pc.  Qui dove lavoro ora, anche se volessi, ho ben poco da fare. Sono stato parcheggiato in un posto dove non posso dare alcun “fastidio”.  D’altronde chi dice le cose in faccia è sempre scomodo e, nell’ambiente militare, lo è ancor di più; solo che risulta molto più facile zittirlo. Una volta ho posto una semplicissima obiezione ad un mio giovane comandante riguardo un servizio ma la sua risposta non la dimenticherò mai: “A me non interessa ciò che pensi. Giusto o sbagliato ricorda che io sono Capitano e tu no!”

Purtroppo funziona così, puoi avere tutte le ragioni e i migliori propositi di questo mondo, ma la maggior parte delle volte sarai bloccato o neanche preso in considerazione perché le belle idee non possono venire dal basso.   Vieni quasi preso come sfacciato e irrispettoso dei ruoli e delle regole quando stai solo cercando di fare il tuo dovere nel miglior modo possibile. Questo concetto è valido in diversi campi con un moto a salire: ufficiali assetati di giustizia che vogliono fare indagini approfondite e scomode saranno a loro volta bloccati dalla magistratura; procuratori troppo curiosi saranno bloccati da politici con la coscienza sporca. Ed eccoci ancora da punto a capo: chi ha più potere decide. E’ un circolo vizioso che non sembra avere sbocchi o soluzioni.  Tutto torna. Sono arrivato a queste conclusioni dopo qualche anno e, soprattutto, dopo qualche delusione.  Credere nelle attuali leggi vigenti in Italia, o per lo meno nella loro applicazione, è davvero dura al giorno d’oggi, soprattutto per chi fa il mio lavoro. Le leggi vengono aggirate troppo facilmente anche quando i reati sono palesi ed evidenti, l’illegalità è diventata legale. Chi si ritrova costretto a rubare per “fame” viene perseguitato mentre chi si arricchisce facendo fallire volutamente le proprie ditte e rovinando la vita dei propri dipendenti viene salvato per piccoli cavilli legali. Ci sono dei casi in cui sembra che il nostro lavoro sia davvero diventato inutile perché ormai rischia di più un tutore della legge che un criminale.

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A volte ti trovi a far fronte ad alcuni paradossi difficili da accettare, come fare una multa salata ad un barista che non rilascia lo scontrino fiscale per un caffè sapendo che si alza tutte le mattine alle quattro per lavorare, quando poi è sotto gli occhi di tutti che politici prendono “mazzette” (oltre agli stipendi d’oro e i vitalizi) e nessuno gli dirà mai nulla.  Credo che questo sia uno dei motivi per il quale molti agenti a volte preferiscono non fare o, almeno, intervenire soltanto quanto è strettamente necessario. Però purtroppo molti altri no. Le Forze di Polizia Italiane sono rinomate in tutta Europa per la loro efficienza e capacità ed è un peccato che attualmente le leggi sembrano andare a favorire soltanto chi ha cattive intenzioni. Questo è falso buonismo celato dietro il tornaconto dei soliti pochi che decidono per tutti e che non porterà nulla di buono. Sbagliare è umano, ma sbagliare facendolo di proposito è da criminali, soprattutto quando a pagare al posto tuo sono altre persone.

In questa situazione i cittadini ormai considerano noi Forze dell’ordine come scocciatori e questa è una cosa che mi fa davvero male. Come vorrei fargli cambiare idea facendogli capire che mi sono arruolato per proteggere e tutelare i loro diritti e la loro libertà; come vorrei fargli capire che io sono pronto a difenderli anche mettendo a repentaglio la mia vita; come vorrei fargli capire che non sono un nemico. Vorrei essere visto come un possibile aiuto e non come un probabile pericolo.   Qualcosa deve cambiare e cambierà, almeno lo spero. Desidero solo essere messo nelle condizioni di assecondare quella vocina ancora viva dentro di me, la vocina di quel bambino che mi fa tornare indietro nel tempo quando con gli occhi pieni di speranza dicevo: “Farò il poliziotto perché devo difendere i buoni ed arrestare i cattivi”.

Gianfranco B.

 

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15 Commenti

  1. Ti capisco benissimo

  2. è un articolo davvero bellissimo, mi hai parlato dritto al cuore… grazie per la tua testimonianza, è importante sapere che ci sono persone con buone intenzioni e principi e non cadere in stereotipi negativi. Non soffocare mai quella vocina dentro di te e continua ad incitare anche agli altri di ascoltarla! Grazie per essere come sei 🙂

  3. Grazie per quello che fai e per la tua testimonianza. Aiutare il prossimo è bello e gratificante

  4. Quello che ci rovina è la routine, lo stesso lavoro per anni, magari assecondando chi è piu’ anziano perchè alla fine così è più facile, ma è davvero così? Io penso che non si possa andare contro i propri principi morali ed etici e che spesso sia troppo facile incolpare gli altri per cio’ che apparentemente non funziona. Proviamo a piccoli passi cambiare, cambiare ufficio, tornare fuori e cercare ogni giorno di fare qualcosa di nuovo mettendoci per primi in discussione. Il nostro esempio porterà altri a cambiare atteggiamento. Io l’ho fatto. Parafrasando Kennedy non chiediamoci cosa puo’ fare lo Stato per noi, ma cosa possiamo fare noi per lo Stato. Ogni azione puo’ essere vista con prospettive differenti, prova vedere le cose con il punto di vista degli altri… quella volta che magari hai mandato via in modo sbrigativo quel vecchio, sei certo che non avesse avuto realmente un problema? In fondo in questo lavoro non ci corre dietro nessuno, pertanto dedichiamo tempo a chi ce lo chiede. Nessuno ti dirà grazie? Pazienza, hai fatto il tuo, non servono eroi ma persone, uomini che ascoltano, persone professionalmente preparate anche con l’auto formazione. Come disse Baden Powell il nostro compito è di cercare di lasciare questo mondo un poco meglio di come l’abbiamo trovato!

  5. Grazie per il tuo articolo! Mi interesserebbe molto se ne scrivessi uno anche sulla differenza tra Guardia di Finanza, Carabinieri e Polizia di Stato, perchè non l’ho mai capita.

  6. Grazie, è un bellissimo articolo quello che hai scritto!

  7. Grazie per la tua testimonianza, mi ha aperto uno scorcio su un mondo che non conoscevo per niente! Apprezzo la tua sincerità e chiarezza

  8. grazie per quest’articolo… è triste vedere che certe realtà funzionano in questo modo, ma prenderne coscienza è il primo passo per riuscire a cambiarle!

  9. Grazie, bellissimo e in un certo senso ti capisco, spero che sarà un giorno come dici tu, ci sarà altra gente come te, ancora e ancora e prima o poi, spero, saremo più di chi vuol farci tacere e a quel punto faremo emergere i nostri ideali!

  10. Grazie per questo articolo emozionante,e’ confortante sapere che ci sono comunque persone come te.

  11. Grazie per la tua testimonianza, non deve esser stato facile affrontare questa realtà. Ammiro moltissimo che nonostante tutto hai comunque fatto valere i tuoi ideali e non li hai mai abbandonati.

  12. Grazie mille Gianfranco, anche io, come il te bambino, sognavo di ottenere una posizione con dei sani principi ma che purtroppo si stanno perdendo sempre di piú. Molti anni fa ho rinunciato a molto cose per prepararmi al test per entrare nell’Accademia della marina militare, superai le preselezioni arrivando molto avanti nelle fasi del concorso ma si percepiva perfino bell’aria che era un cincorso truccato e una truffa: passavano, come si suol dire, cani e porci a differenza di chi effettivamente avrebbe meritato. Questo mi ha fatto molto riflettere e non ci ho pensato nemmeno due volte ad abbandonare quell’idea, l’ho vista come semplicemente come qualcosa che non mi apparteneva, il mio istinto diceva altro e cosi ho deciso di seguirlo, rinunciando a qualcosa che sicuramente non mi avrebbe fatto evidentemente bene.
    Ti ringrazio della condivisione, sono sicuro che possa scuotere gli animi di chi, come te, si trova in quel mondo.

    Rob

  13. Capisco la frustrazione ed il rammarico quando i propri ideali si scontrano con la dura realtà. Tuttavia, se posso esprimere la mia opinione, trovo che sia stata fatta una valutazione di fondo errata sul servizio delle forze armate: l’intento di difendere i più deboli ecc. pur lodevole, poteva essere esplicato in altri ambiti, magari più confacenti alla propria indole di puro ed onesto. Nel racconto viene evidenziata, neppure tanto tra le righe, la sicurezza il prestigio e la gratificazione economica di questo lavoro, credo che questi fattori abbiano giocato abbastanza nella scelta di vita fatta e nella volontà di riproporla perennemente nonostante non rispecchi appieno la propria natura. Ma a questa dicotomia tra l’essere e chi invece siamo veramente, si può porre fine con una scelta coraggiosa. Non è mai troppo tardi.

  14. Grazie per aver riportato la tua esperienza! Purtroppo – per il momento – ufficiali come te ce ne sono ben pochi! Auspico che le poche pecore bianche presenti, oltre che nel tuo ambiente lavorativo, anche in generale in It e nel mondo riescano ad unirsi e sconfiggere questo sistema ingiusto. Anche io nel mio piccolo ci metto del mio per rendere questo mondo migliore, ma l’unione fa la Forza 🙂

  15. Gianfranco sei una bellissima persona ti chiedo a nome di tutta l’umanità mantieni alti i tuoi ideali. Dovrebbero essere tutti come te. Invece nella P. A. CHI HA PIÙ POTERE DECIDE, CHI HA PIÙ POTERE NON L’HA PER…. CASO. Tanti auguri

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