Risvolti positivi di un lavoro che non amo

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Vorrei dare il mio apporto sul perché ho scelto/non ho scelto il lavoro che svolgo.

Leggendo la storia della vita di Angel Jeanne (fondatrice di una scuola spirituale chiamata Accademia di Coscienza Dimensionale) ho sentito delle situazioni simili alle mie, cioè il fatto di non essere stata incoraggiata o valorizzata verso alcuni aspetti. Però io ho impiegato più tempo per rafforzare il carattere e ho trovato solo adesso la strada giusta con l’Accademia come percorso evolutivo spirituale, benché 10 anni fa, incontrando la pratica buddista, ho migliorato molto la mia vita ma ero già adulta. Tutto questo lo dico per fare una premessa su come mi sono ritrovata a svolgere un lavoro che non mi soddisfa, ma ciò nonostante nel tempo riuscire ad apprezzarne i risvolti positivi e quindi non solo a lagnarmi di esso.

Avendo conseguito tardi il titolo di laurea, ricordo che all’inizio pensavo di avere bene le idee chiare, cioè dovevo trovare a tutti i costi un lavoro dentro un ufficio di un’azienda e usare il titolo di studio che avevo con fatica conseguito (con fatica perché ho avuto sempre problemi di concentrazione e all’inizio di scarsa preparazione per affrontare l’ingresso all’università, poiché a fatica ho finito anche le scuole superiori che non amavo e prima di arrivare alla laurea ho avuto problemi affettivo sentimentali che mi hanno rallentato, nonché crisi nervose nel dare gli ultimi esami poiché non applicavo mai un metodo regolare per studiare), ma avevo sempre una certa strana sfortuna nel non riuscire a stabilizzarmi nel lavoro, così lo stare in continua precarietà e senza soldi finì alla fine per farmi accettare un lavoro come operaia a tempo parziale dentro una fabbrica del settore alimentare.

All’inizio l’impatto fu brutale, benché non fosse la prima volta che lavoravo in una fabbrica, ma l’ultima esperienza risaliva a 10 anni prima e io l’avevo completamente sepolta poiché la mia vita era ripresa nel rimettermi a studiare e in seguito laurearmi, per cui il trovarmi dopo anni di nuovo in un contesto del genere dopo che avevo fatto tante esperienze tra cui quella più bella era lo studio e il lavoro all’estero e stare a contatto con persone di varie cultura, mi sembrò un passo indietro, ma la necessità di guadagnare i soldi per vivere mi fece andare avanti anche se già dall’inizio ebbi grosse difficoltà ad accettare le dinamiche marce dentro questi reparti produttivi dove prevale la manodopera femminile e i ragionamenti prevalentemente molto approssimativi e spesso di bassa levatura mentale. Iniziai subito a ribellarmi; dopo tre mesi ero già davanti al direttore a raccontare episodi assurdi che accadevano nel mio reparto pur sapendo che i superiori erano al corrente di quello che accadeva mentre si era a svolgere il lavoro.

Nel frattempo ebbi la fortuna di constatare che lì dentro esistevano anche donne normali, così strinsi amicizia con 2-3 colleghe che oggi sono mie grandi amiche. Ho capito negli anni (ne sono passati 9 e mezzo) che questo lavoro mi ha disciplinato tanto (all’inizio arrivavo trafelata e non avevo la forza di mantenere i ritmi): mi ha insegnato a tenere a bada il mio self control, poiché alcune colleghe con cui ho avuto a che fare hanno dei pessimi caratteri e penose forme mentis. Con tutto ciò ho imparato ad accettarle per quello che sono e tenendomi semplicemente alla larga ho imparato a farmi scivolare addosso tante cose e a tenere alti in me i lati positivi che sono il tempo libero che abbiamo perché non lavoriamo tutti i giorni, il fatto che con quei pochi soldi che guadagno ho potuto e posso permettermi di andare fuori anche per seguire i seminari di argomenti che mi interessano come ad esempio fra i tanti quello che ho seguito di A.C.D. a Bologna e altri seminari o comunque interessi miei di altro tipo.

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Non è facile accettare di non poter esprimere nel settore lavorativo le proprie attitudini, ma al momento posso dire che non cambierei mai posto con un impiegato di un ufficio perché la libertà che ho io non ha prezzo per chi vota al lavoro la propria vita fino alle 18.30 del pomeriggio, mentre io ho la fortuna di potermi dedicare al mio percorso evolutivo e di fare altre attività proprio perché ho più libertà, anche se ho chiaramente più limiti a livello economico. Poi sono felice di aver incontrato alcune colleghe che oggi sono diventate delle grandi amiche. Quindi dalla delusione iniziale di essere entrata in questa fabbrica ne ho raccolto gli aspetti positivi che mi hanno arricchito tanto, inoltre, visto l’ambiente, anni fa mi candidai dentro la fabbrica per fare la rappresentante sindacale di un sindacato dei tre che ci sono, per le lavoratrici a tempo determinato. Sono sempre stata una rompiscatole perché tante cose non vanno come devono andare lì dentro, ma non mi importa, ho la natura che non accetta le ingiustizie per cui la penserò sempre così, continuerò a lottare, soprattutto il mio modo di fare sindacato nel mio ambiente di lavoro è cercare di mettere in luce i comportamenti scorretti. Questa è la mia esperienza, spero che possa essere di aiuto a chi si trova male o fatica ad accettare il proprio ambiente di lavoro e lo stesso lavoro.

 

Luisa

 

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5 Commenti

  1. É bello poter notare come spesso anche qualcosa che facciamo per bisogno possa in realtà darci soddisfazioni, se sappiamo coglierle. Grazie per aver condiviso la tua esperienza!!!

    • Sì, è così. Nel frattempo è avvenuto un miracolo. Mi hanno chiamata per una supplenza a scuola per 40 giorni e anche di più. Al momento sono super felice! Anche se mi trovo completamente senza esperienza ma la sto facendo direttamente sul campo.

  2. Bravissima, hai saputo trovare il lato buono del tuo lavoro: il tempo! Il tempo é la vera ricchezza, ti permette di realizzarti e di fare ciò che vuoi. Mai sprecarlo 🙂

  3. Bellissima esperienza, bellissimo approccio, il tuo! Da questa esperienza tutti dovremo imparare che tutto ciò che accade non è un caso e deve farci maturare, ma sta solo a noi cogliere quegli aspetti che possono farci crescere piuttosto che abbatterci e lamentarci che le cose non vanno come vorremmo. Complimenti e grazie per l’articolo!

  4. Grazie di questa esperienza sei una persona che ha imparato dalla vita con grandi insegnamenti.

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