La mia esperienza con il cancro: mai abbattersi!

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Sono qui a raccontare una mia esperienza abbastanza tosta che mi ha portata a comprendere in profondità me stessa ed il mio più alto concetto evolutivo e di Dio. Qualche anno fa ho vissuto un lungo periodo di stress lavorativo economico e sentimentale tutto insieme, durato circa un anno con conseguenza di stanchezza sia fisica che mentale e purtroppo il mio pensiero era sempre fisso e stabile su quel problema, nonostante fossi consapevole di accumulare negatività e quindi di somatizzare, non riuscivo a far fluire, in quanto non accettavo quella situazione. Poco tempo dopo mi viene diagnosticato un carcinoma duttale infiltrante al seno. Premetto che avevo iniziato un percorso di crescita personale anni prima e spirituale poi, beh era giunto il confronto con me stessa e le mie credenze filosofiche. Forse non ho realizzato subito perché sulle parole di rimprovero del mio amico medico di famiglia il quale mi esortava  incavolato a fare subito esami specifici, io quasi gli ridevo in faccia. In famiglia avevo detto di dover togliere una ciste e questo era fino a quando non avessi avuto l’intervento che mi fu fatto da un carissimo amico che poi mandò a fare un istologico.

Una volta arrivati i risultati mi indirizzò da medici di sua conoscenza  non a Napoli ma a Caserta, mi sentivo bene non lavorai per un mese dopo l’intervento perché il lavoro che facevo per la ferita che avevo non era appropriato. Il senologo insieme ad altri medici, mentre mi visitava parlava con i colleghi del procedere al secondo intervento ed io sempre lì tranquilla e sorridente sotto lo sguardo incredulo di mia sorella e di un amica che mi avevano accompagnata, e allo stesso tempo vedendo la mia serenità venne il dubbio ad uno dei medici che io fossi ignara della diagnosi, il professore mi guarda e mi dice: “lei sa  della sua diagnosi?” Certo, gli rispondo dicendogli la diagnosi, lui mi sorride e rivolgendosi agli altri dice: “visto? Lo sa”.

La mia serenità nasce dalla fiducia totale in Dio e ciò significa non dubitare mai anche se è accaduto qualche giorno dopo aver avuto i risultati. Scendendo di sera da lavoro venni assalita improvvisamente dal panico avevo un dolore al fianco e pensai che il cancro stava prendendo piede in altre parti del corpo. Alzai lo sguardo al cielo – era pieno di stelle – fu un attimo e dissi tra me e me: cosa fai, stai venendo meno alla fiducia in Dio, qualsiasi cosa accade è il meglio per te. Da quel momento non ho più avuto paura nemmeno di morire. Ho due figli maschi e felicemente separata il mio dolore era per i miei figli, il primo mi fece promettere di comunicare prima a loro i risultati ma non mantenni la parola per proteggerli fino alla fine dal dolore. Quando lo dissi a mia sorella (è più piccola di me di 17 anni), scoppiò in lacrime, con tono deciso le dissi che non doveva compatirmi se voleva il mio bene e di non piangermi addosso in quanto sarebbe stato negativo al mio percorso e di essere positiva.

I giorni passavano e i miei figli non erano ancora a conoscenza, mia sorella minacciava di dirlo e una sera si presenta a casa e racconta la verità a mia madre e ai miei figli, mia madre scoppia in lacrime e scappa in camera da letto. Io ero seduta sul divano con i ragazzi, il primo furibondo si alza di scatto accusandomi di non aver mantenuto la promessa e scappa in bagno e il più piccolo rimane appoggiato con la testa sulla mia spalla per un ora, avrei dato qualsiasi cosa per evitare quel dolore. Calmati  gli animi presi il coraggio e dissi loro che se volevano aiutarmi non dovevano essere tristi ne avere paura di perdermi e vivere nella normalità ma soprattutto non piangermi addosso.

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Ho continuato a lavorare fino al successivo intervento, ho avuto una quadrantectomia e tolti 4 linfonodi ascellari. Cercavo di essere sempre presente a me stessa il giorno prima dell’intervento, i medici stavano programmando  l’intervento quando sento: asportazione del capezzolo, chiedo il motivo. Il professore dice che potrebbe essere infettato, quel potrebbe rimbomba nella mia testa, dice di avermi parlato di una eventuale ricostruzione, gli chiedo perché dovrei ricostruire qualcosa se il mio potrebbe essere sano e gli chiedo se c’è un esame per poterlo stabilire. A quel punto lui dice al collega di fare un estemporanea durante l’intervento, sono entrata in sala operatoria con la speranza di uscire con il mio capezzolo, non so dirvi la mia felicità quando ad aspettarmi fuori mia sorella appena ho aperto gli occhi mi ha detto che non mi avevano portato via il mio capezzolo.

Dopo due giorni sono uscita. Il professore mi sorrideva e diceva che ero speciale, mai un giorno senza sorriso. Mi recavo lì settimanalmente per drenaggio e punti, il professore era un tipo ottimista sempre allegro, ma un suo collega che avevo notato da subito aveva un volto da peste infatti somigliava molto allo “jettatore” di un programma serale famoso, ed in uno di quei giorni il professore dice di non aver mai avuto una paziente come me, sempre serena e sorridente. Gli dico che è frutto di tecniche di meditazione, pensiero positivo imparate all’ Accademia di Coscienza Dimensionale, una scuola online di cui sono studente. Lui rivolgendosi all’altro dice: “cosa vi dico sempre io che voglio gente positiva che lavora al mio fianco, prendi nota del sito!”, poi mi guarda e mi fa: “tu potresti fare tanto nel reparto meglio della psicologa, purtroppo non tutte reagiscono come te.”

Dopo circa un mese riprendo il lavoro ma recandomi come prassi dall’oncologo apprendo la notizia del ciclo di chemio e radio, il medico mi dice che perderò tutti i capelli, la batosta più grande. Ho pianto tanto, prima ho iniziato ad accorciare i capelli per attutire lo choc, ma ho evitato di vedere il peggio quando un’amica che aveva in quel periodo il mio stesso problema mi ha rasata con la macchinetta, siamo andate insieme allo specchio e la mia reazione è stata beh, mi aspettavo peggio e sono scoppiata a ridere. Lei mi dice: bella reazione! io piansi. Durante le chemio arrivavano sempre persone nuove ed io ero sempre lì pronta a sostenerle ed a diffondere le mie credenze filosofiche. Ho voluto raccontare la mia esperienza perché ciò che è accaduto ne sono io responsabile pur sapendo che le emozioni negative se vengono trattenute somatizzano e creano malattia, ho accettato, chiesto perdono al mio corpo e amato il cancro lasciandolo poi andare. Ho acquisito il distacco dalle situazioni ed ho deciso di amare prima me stessa, poi gli altri e che nessuno può farmi del male se non sono io a permetterlo.

Antonella D.

 

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3 Commenti

  1. Mi ha commosso molto e mi ha dato molta forza nel continuare a vivere e lottare! Siamo sempre a lamentarci per tutto, quando invece ci sono persone che sanno lottare contro veri problemi. Grazie Antonella.

  2. complimenti Antonella, per tutto: per il sangue freddo, per la fiducia, per il distacco emotivo… Sei stata davvero forte pur in un momento molto difficile. Sei da stimare 🙂

  3. Mi sono commossa… è un articolo bellissimo! Ho vissuto tutto questo dall’esperienza di mia sorella… è stata molto dura. Avrei voluto conoscere un modo per aiutarla come lo hai trovato tu. Grazie, non conoscevo il sito di cui hai parlato.

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