Come comportarsi durante la gravidanza

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ESSERE MADRE, UN PERCORSO DI VITA NELLO SVILUPPO PSICOFISICO DI UN BAMBINO

Con molto piacere vorrei condividere quello che ho appreso in questo periodo dove ho avuto la fortuna di diventare mamma e di avere il sostegno di un compagno amorevole e paziente.

Diventare genitore per la prima volta è difficile e vorrei che altre persone potessero avere spunti di riflessione e informazioni utili a questo mondo che è la gravidanza, il parto, il puerperio, la crescita e l’educazione di un figlio. Ho frequentato corsi con vari specialisti, ostetriche e pediatri, ai quali sono molto grata. Ho avuto modo di studiare vari libri, che troverete in bibliografia.

Il viaggio per diventare genitore non è immediato e richiede pazienza, molta pazienza e Amore, respiri profondi, tempo e ancora tempo, ma ne vale ogni attimo, ogni prezioso attimo di Vita.

In ultima analisi cosa serve al tuo bambino per stare bene? Quelle semplici cose che la madre può dare in grandi quantità: amore, fiducia, tenerezza, piacere, nutrimento, calore.

La gravidanza

Durante la gravidanza il tuo corpo cambia notevolmente sia da un punto di vista ormonale, che fisico e psicologico. A volte capita di avere dei disturbi come la nausea o il vomito. Esistono dei rimedi naturali per contrastare questo disturbo, ad esempio lo zenzero e l’olio essenziale di menta. Lo zenzero si può mettere a crudo nei cibi che mangi oppure potresti fare un infuso e berne 1 tazza al giorno. L’olio essenziale di menta lo puoi mettere nel diffusore per oli essenziali, il suo profumo allevierà il fastidio della nausea. Si possono mettere 3 gocce di olio essenziale aggiungendo dell’acqua. È importante precisare che gli oli essenziali acquistati devono essere puri al 100% ed estratti in distillazione in corrente di vapore. Non vanno usati quelli estratti con solventi in quanto l’inalazione dei rimasugli di solvente rimasti nell’olio essenziale sono tossici per il corpo.

La gravidanza è in genere un momento di introspezione e cambiamento per la donna. Questo vale anche per l’alimentazione, alcune donne cambiano il loro modo di mangiare e di cucinare proprio in questo periodo della loro vita, diverse donne mangiano molto salato in caso di nausea.

Gli alimenti freschi sono da preferire a quelli precotti o surgelati.

Se si ha la possibilità di acquistare prodotti biologici o biodinamici sarebbe ottimo.

Per facilitare la digestione si potrebbe mangiare gli alimenti crudi all’inizio del pasto e scegliere un solo tipo di proteina al giorno.

Gli alimenti che contengono farina del tipo 00 potrebbero essere sostituiti da cibi fatti con grani antichi oppure sostituiti da cereali vari come il farro, l’orzo, il riso, il miglio, l’avena o altri.

Andrebbero evitate bevande gassate contenenti zucchero, coloranti, caffeina, theina e alcool.

Se vogliamo integrare con vitamine e sali minerali è possibile farlo con dei fitoestratti oppure con l’assunzione dell’argilla verde ventilata, piuttosto che con multivitaminici di origine farmaceutica o di laboratorio.

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Se abbiamo la possibilità di acquistare la carne da contadini che fanno vivere gli animali in libertà, piuttosto che allevare il bestiame in luoghi chiusi e senza possibilità di movimento, sarebbe meglio perché la carne di animali sottoposti per lunghi periodi in situazioni di stress, come accade negli allevamenti intensivi, influenza negativamente il proprio corpo e quindi la carne risulta essere meno buona per la nostra salute e per quella di nostro figlio.

Da vari anni esistono i gruppi di acquisto solidali, che si impegnano a trovare produttori ecologici, biologici e biodinamici, si chiamano GAS e si trovano ovunque in Italia. Si tratta di piccoli gruppi di persone interessate ad acquistare direttamente dai produttori, con i quali pattuiscono prezzi generalmente agevolati per l’acquisto dei prodotti.

Si possono trovare più informazioni al seguente link:

http://www.retegas.org/

Durante la gravidanza è possibile fare dei corsi preparatori al parto, il Sistema Sanitario Nazionale Italiano ne mette a disposizione di gratuiti in ogni distretto.

Per prepararsi al parto a livello fisico e muscolare si possono fare degli esercizi specifici per il pavimento pelvico, ad esempio gli esercizi di Kegel e in genere tutti gli esercizi specifici che coinvolgono il perineo.

Sarebbe inoltre utile poter sperimentare le varie posizioni di travaglio e parto. Studiando diverse popolazioni si nota che le donne spontaneamente assumono alcune posizioni durante il travaglio e durante il parto ma l’importante rimane la libertà di scelta, essendo il momento della nascita un momento di intimità per la donna e per il suo bambino.

Non esiste una posizione ideale. E’ una questione soggettiva, che può variare da donna a donna, ma anche da parto a parto. Ci sono mamme che alla prima esperienza preferiscono adottare una particolare posizione, che però al secondo parto non risulta utile. A volte può dipendere anche da come è messo il bambino. In genere, però, si può affermare che sono ottime le posizioni che favoriscono l’attività della donna: lasciata libera di scegliere, la futura mamma adotterà quella che le procurerà meno dolore e che sentirà più confortevole in quel momento. Sapere di non dover stare sdraiata sul lettino dà alla donna energia e fiducia nelle sue capacità, perché sente di poter usare il corpo come meglio preferisce. Al contrario, stando supina e con le gambe divaricate, è soggetta alle decisioni degli altri e la sua zona genitale è, per così dire, “troppo esposta” mentre nelle posizioni verticali lei è attiva, decide e non si sente osservata nella sua intimità: elementi fondamentali per favorire il rilassamento del pavimento pelvico e agevolare in tal modo la discesa del bimbo. Ultimo elemento non trascurabile: il contributo del partner, che non assiste solo alla nascita del figlio, ma partecipa attivamente, o per sostenere fisicamente la compagna o per alleviarle il dolore con benefici massaggi. Un modo in più, insomma, per non farla sentire sola in un momento così delicato. Vediamo allora quali sono alcune tra le principali posizioni per affrontare il travaglio e, in alcuni casi, anche il parto, fermo restando che la mamma deve sentirsi libera di modificarle ogni volta che lo desidera o di inventarsi la  sua personale posizione.

Posizione accovacciata: La mamma si piega sulle gambe, mentre con le braccia si sostiene al letto o a una sedia. In alternativa, può farsi aiutare dal compagno, che resta seduto dietro di lei tenendo le gambe allargate, mentre lei rimane accovacciata nel mezzo, appoggiandosi al partner. In questa posizione è importante che i talloni siano ben aderenti a terra: in tal modo, tutto il peso viene scaricato sulla zona del femore, mentre stando sulle punte si avrebbe una contrazione dei muscoli posteriori delle cosce e dei glutei, che invece devono restare rilassati per poter favorire l’apertura del canale vaginale.

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È un’ottima posizione per una serie di motivi: non affatica la colonna, sfrutta la forza di gravità per favorire la discesa del bambino e consente un’eccellente apertura del bacino (si è calcolato che il suo diametro aumenta del 30% circa) e del piano perineale. È molto utile nel periodo espulsivo, perché favorisce la discesa del piccolo, ma se i muscoli delle gambe non sono ben allenati può essere difficile mantenerla. Inoltre, alcune donne preferiscono evitarla perché sentono una pressione notevole sulla zona perineale. È una posizione ideale anche per partorire.

Posizione carponi: La donna si mette a terra, con le ginocchia su un tappetino o su dei cuscini, mentre le braccia sono appoggiate al letto, alle gambe del partner, a uno sgabello, a una palla o, semplicemente, per terra. L’importante è che schiena formi un angolo di 90 gradi con le gambe, in modo da non affaticare la colonna. Se la mamma si regge a un sostegno, può appoggiarvi anche la testa, girata su un lato, per rilassare la muscolatura cervicale. Di tanto in tanto, può oscillare il bacino in avanti e indietro, a destra e a sinistra, allo scopo di trovare, di volta in volta, la posizione migliore per alleviare il dolore e assecondare le contrazioni. Come da accovacciate, l’apertura del bacino aumenta fino al 30%; in più, si riesce ad avere una notevole mobilità dello stesso (cosa praticamente impossibile sul lettino). È una posizione molto comoda per la mamma, che ha la schiena e le spalle rilassate, ma è utile anche se il compagno o l’ostetrica vogliono praticarle un massaggio alla schiena. Non tutte le donne, però, si sentono a loro agio. Alcune potrebbero sentirsi in imbarazzo, soprattutto se devono rimanere svestite: fondamentale, in questo caso, è poter contare su un ambiente intimo, all’interno di una stanza con la porta chiusa. Molte donne vogliono partorire a carponi: in tal caso l’ostetrica si posiziona dietro, pronta ad accogliere il neonato.

Posizione in piedi: La donna sta in piedi, spesso di fronte al compagno, gli cinge le braccia intorno al collo e poi piega leggermente le ginocchia, rilassando le gambe e abbandonandosi al partner. In alternativa, può dare la schiena al compagno e piegare le ginocchia, mentre lui la sorregge per le ascelle. In alcune strutture sono presenti delle corde, alle quali la donna può aggrapparsi. Stando in piedi, se lo desidera la partoriente può camminare tra una contrazione e l’altra. La posizione verticale consente di sfruttare al massimo la forza di gravità, poiché la donna sente il peso del bimbo che spinge e di conseguenza spinge anche lei in modo consapevole. Anche questa posizione potrebbe essere adottata per partorire, in modo da assecondare naturalmente la fuoriuscita del piccolo: in tal caso la donna può restare abbracciata al marito o aggrappata alla corda mentre l’ostetrica si mette dietro di lei.

Posizione su un fianco: La mamma è sdraiata sul lettino, girata su un fianco, con la gamba esterna piegata verso il petto; se lo gradisce, può mettere un cuscino sotto la pancia o sotto il ginocchio. È una posizione abbastanza rilassante, che elimina l’inconveniente del peso del pancione sulle vene, consentendo una migliore ossigenazione sia del bambino sia della mamma. Inoltre, permette alla donna di muovere il bacino, almeno da una parte, di aprire, chiudere o spostare le gambe a seconda di come si sente più comoda. Per vivere al meglio il travaglio è importante che il luogo in cui si mette al mondo il bebè offra un ambiente intimo e accogliente. Per questo prima di scegliere l’ospedale dove partorire è consigliabile informarsi per tempo su quali siano le modalità di assistenza. L’ideale sarebbe poter avere accanto una persona di fiducia, che sia il marito, la sorella, ecc. È preferibile contare sulla presenza di una sola ostetrica, che continui ad assistere la mamma anche oltre il suo turno, in modo da avere vicino una sola figura di riferimento, che segua passo dopo passo l’evoluzione del travaglio fino al momento del parto.

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In alcune strutture questo è possibile, basta chiedere un’assistenza in regime di libera professione. Sarebbe ottimo avere a disposizione una stanza tutta per sé, nella quale vivere in intimità il travaglio, con uno spazio sufficiente per potersi muovere e cambiare posizione agevolmente ogni volta che si vuole. Inoltre è davvero d’aiuto poter trascorrere travaglio e parto in un’unica sala e non doversi spostare proprio nel momento in cui la mamma sta per accogliere il proprio bambino.

Alcune donne preferiscono partorire in casa e farsi seguire da un’ostetrica privata. Il parto in casa offre numerosi vantaggi: l’intimità del luogo, l’assenza di interventi sanitari sul neonato, l’assenza del personale sanitario spesso sconosciuto e l’essere seguita da un’ostetrica che già conosce te ed il tuo bambino attraverso le varie visite ed il percorso che avrete già fatto assieme. Se si opta per il parto in ospedale è importante andarci di persona per familiarizzare con il luogo e possibilmente con il personale sanitario. Il mio consiglio è di scegliere l’ospedale dove partorire che più ritenete migliore per voi, adatto alle vostre esigenze, anziché lasciarlo al caso.

Parto cesareo

Il parto cesareo è un intervento chirurgico che viene effettuato in casi di emergenza. Se ti è stato consigliato di fare un parto cesareo programmato perché il bambino è podalico (quindi non si è ancora girato con la testa verso il basso) devi considerare che i medici agopuntori possono, in una seduta, far girare il bambino verso il basso nella pancia, senza alcun intervento invasivo o dannoso per te o il tuo bambino.

Visite mediche

Durante la gravidanza hai la possibilità di farti seguire esclusivamente da un’ostetrica, infatti non è assolutamente necessario fare le visite ginecologiche, che alcune donne vivono come invasive della propria sfera sessuale.

Per quanto riguarda le visite mediche pediatriche, una volta nato, il tuo bambino non ha la necessità di essere visitato tutti i mesi da un pediatra qualunque assegnato di default dal Sistema Sanitario Nazionale. Come genitore hai la possibilità di scegliere quando andare dal pediatra e soprattutto di scegliere un pediatra che adotta una visione più adatta alle proprie esigenze, ad esempio per me è stato importante che il pediatra adottasse una visione più olistica (come ad esempio i medici omeopati oppure i medici antroposofici) per la cura e la salute del bambino.

Se l’iscrizione anagrafica del bambino avviene in ospedale ti verrà richiesto di prendere l’appuntamento per il primo vaccino del bambino. Come genitore puoi decidere di non prendere questo appuntamento senza dover giustificare la tua scelta.

Allattamento

Prima della gravidanza non ho avuto possibilità di vedere altre donne che allattavano. Infatti il momento dell’allattamento è in genere un momento che le donne passano in intimità col proprio figlio. Ho notato inoltre che esistono molti luoghi comuni sull’allattamento ma poche informazioni corrette.

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Durante la gravidanza ho avuto la fortuna di frequentare corsi con ostetriche rivolto a future mamme, dove è stato possibile stare insieme ad altre madri che allattavano o che avrebbero allattato. A ripensarci ora è stato molto bello e confortante. Mi  hanno fatto sentire più a mio agio per quanto riguarda questa pratica, nonostante la società a volte ci disorienta nella scelta o meno di allattare il nostro bambino.

Un altra cosa che ti farà sentire diversa è il fatto che tu voglia allattare oltre i primi mesi di vita del bambino.

Di solito la società e la famiglia è restia alle scelte che facciamo per nostro figlio, nonostante siamo sicuri che sia la scelta migliore.

Approfondendo questo argomento ho avuto la fortuna di conoscere molto ma la cosa più importante è che il nutrimento che la madre può offrire al proprio cucciolo è fatto su misura per lui e nessun altro può nutrire un bambino meglio di sua madre.

Le informazioni che seguono le ho trovate nella pratica con delle ostetriche ed anche in vari libri, ad esempio “Nutrilo al tuo seno”, un libro molto bello in cui si trovano varie foto e illustrazioni. Un altro libro che mi è piaciuto molto è “Allattare secondo natura”, di Veronika Robinson.

Se desideri allattare al meglio nelle prime settimane hai bisogno di un sostegno esperto, perché non è immediato che il bambino riesca ad attaccarsi bene, e forse potresti avere dolore al capezzolo e al seno. Queste sensazioni sono passeggere, il seno si deve solo abituare all’allattamento. Se hai dolore al capezzolo dopo qualche minuto che il bambino sta succhiando allora non è attaccato bene al seno.

Forse avrai il desiderio di farti aiutare da un’ostetrica per il primo periodo dell’allattamento ma a pensarci bene basta trovare una donna che abbia avuto esperienza nel farlo e che sia disposta a darti una mano.

Per trovare il piacere di allattare ci vuole solo un po’ di pazienza.

Ci sono alcune cose importanti che in genere nessuno ti dice quando hai intenzione di allattare:

Ogni donna che ha i seni è in grado di allattare. La produzione di latte è sempre adeguata alle necessità del bambino nelle sue varie fasi di crescita e fin dal suo primo momento di vita. Infatti al momento della nascita del bambino gli ormoni nel tuo corpo cambiano e viene prodotta la prolattina, l’ormone responsabile della produzione del latte.

La suzione del tuo bambino induce nel capezzolo l’invio di un messaggio al cervello, informandolo del fatto che il seno ha bisogno di più latte. In risposta, produrrai più latte per la poppata successiva. Durante la lattazione i seni non sono mai realmente “vuoti”. C’è sempre un po’ di latte di “deposito” nel seno.

Il tuo latte non è mai “sbagliato”. Il latte materno è il miglior nutrimento che puoi dare al bambino.

A volte puoi avere la convinzione di avere poco latte. Considera che hai sempre latte disponibile per il tuo bambino. Smetterai di avere latte solo quando il bambino non succhia più al tuo seno.

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La produzione di latte è aumentata dalla suzione del tuo bambino, soprattutto se poppa durante la notte.

Se credi di averne poco, basta che il bimbo stia al seno più spesso. Dico “credi” perchè spesso qualcuno ti potrebbe indurre a pensarlo, anche a me è capitato. Scarta subito questo pensiero! Se il bambino è allattato “a richiesta” è davvero poco probabile che il tuo latte non basti.

Un neonato può richiedere di succhiare al seno anche 12 volte in 24 ore.

In genere si consiglia di allattare ogni 2 ore e mezzo. In questo arco di tempo il latte viene digerito e il piccolo avrà nuovamente fame.

Esistono tre tipi di latte: il colostro, il primo latte ed il secondo latte.

Nei primi giorni di vita del tuo bambino tu produci il colostro, denso e giallo, ricco di nutrienti e anticorpi. Ogni goccia di colostro è un vero miracolo della natura e contiene carboidrati, anticorpi, proteine, povero di grassi, con un’elevata concentrazione di nutrienti e molto digeribile.

Dal momento in cui il colostro finisce, e fino a quando allatti, produci il latte maturo, composto all’inizio della poppata da primo latte, che è leggero e soddisfa la sete e verso la fine di ciascuna poppata da secondo latte, che è più denso e soddisfa la fame. Primo e secondo latte sono entrambi importanti in ciascuna poppata.

Durante l’allattamento si producono due ormoni: la prolattina induce la produzione di latte e l’ossitocina, che trasmette il messaggio di far scendere il secondo latte. La “calata” del latte può essere avvertita come una specie di formicolio nei seni. Durante i rapporti sessuali entra in circolo l’ossitocina e può dunque capitare di avere sensazioni a livello genitale durante l’allattamento, essendo in circolo proprio lo stesso ormone “dell’amore”. È una cosa naturale, molto naturale.

Quando il tuo bambino non è con te e pensi a lui (oppure quando vedi un altro bambino) puoi avere la sensazione della calata del latte. A volte i seni gocciolano quando pensi al bambino, anche questo è naturale.

Se non vuoi che i seni gocciolino premi la mano o l’avambraccio contro il capezzolo per qualche secondo, spesso funziona.

È fondamentale essere rilassate durante l’allattamento. Nei primi mesi forse è meglio allattare sempre in un luogo tranquillo, dove sai che ti puoi rilassare fisicamente e mentalmente.

In quei momenti dedicati solo al bambino e sarà una bellissima esperienza.

Nel silenzio al ritmo dei vostri respiri ci sarà questo incontro magico tra te ed il tuo bambino, è un modo meraviglioso per conoscervi vicendevolmente. Tutti i tuoi sensi saranno attivi per conoscerlo e farti conoscere da lui.

É un’esperienza unica: guardarsi negli occhi, toccarsi dolcemente, sentire l’odore del latte e della pelle, ascoltare il ritmo della sua suzione e sentire l’uno il calore dell’altro. É davvero stupendo.

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Prova a trovare la posizione migliore per te: puoi stare sdraiata su un fianco magari con un cuscino sotto la tua testa, oppure seduta comodamente con il cuscino dell’allattamento sotto il tuo braccio e che sostiene il bambino. Trova la posizione migliore per te, inventala!

A seconda del volume dei tuoi seni ci saranno poi modi più comodi per allattare. Se hai seni voluminosi, avrai bisogno di sostenerli con una o entrambe le mani. Puoi sostenere il seno con una mano a coppa, mentre l’altra servirà a dare sostegno alla testa del bambino.

La bocca del piccolo deve essere ben aperta, in modo che l’areola entri soprattutto dalla parte del suo mento. Per accostare il bambino al seno l’approccio è dunque un po’ asimmetrico, con il capezzolo che punta verso il suo naso, in modo che il mento arrivi per primo a toccare il seno. É importante che il bambino possa muovere il collo.

Il viso del bambino è perfettamente adattato per la poppata: ha le narici schiacciate per respirare ampiamente ed il mento sfuggente per far aderire la bocca al seno.

Porta sempre il bambino al seno, e non il seno verso il bambino. Il bambino deve stare con l’addome a stretto contatto con il tuo corpo.

I bambini imparano e si abituano al flusso di latte che sgorga dai seni. All’inizio c’è bisogno di pazienza e pratica per entrambi. Se il flusso del latte è forte, lascia che il bambino stia in posizione verticale e riprenda fiato.

Ogni bambino è unico, alcuni stanno al seno per più di un’ora, altri molto meno. Cerca di non essere di fretta in quei momenti e di organizzare la tua vita intorno all’allattamento, e non il contrario.

Rispettare lo stile di allattamento di tuo figlio lo renderà felice, gli darà la sicurezza e la fiducia che i suoi bisogni verranno soddisfatti dal tuo latte, il quale verrà prodotto in modo perfettamente sintonizzato alle sue necessità.

Esiste poi un preciso motivo per il quale  i seni sono due: prendendo il latte da due seni, il bambino impara a coordinare occhi e mani sia dal lato destro che da quello sinistro.

La pratica ostetrica consiglia di alternare il seno, per una poppata dai il seno destro e per quella successiva dai il seno sinistro. Se dimentichi quale lato hai offerto per ultimo, in genere basta “sentire” la differenza: un seno sarà morbido, l’altro duro e colmo di latte.

Quando il bambino va incontro ad uno scatto di crescita in genere vuole poppare in continuazione. Durante il primo anno questo accade spesso. Generalmente a sei settimane e a tre, sei e nove mesi.

Dopo la poppata alcune popolazioni fanno fare il ruttino, altre no. Nelle popolazioni dove il bambino è tenuto nella fascia questo non avviene. Dopo il pasto il bambino potrebbe mostrare disagio perchè è messo in posizione supina.

Se il bambino ha il reflusso, cioè che rigurgita il latte, cerca di evitare che ingoi aria mentre poppa. A volte può essere d’aiuto una seduta dall’osteopata per equilibrare questo disturbo.

Secondo alcuni esperti il reflusso è presente se la madre consuma grandi quantità di caffeina e/o derivati del latte.

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Il latte materno è il nutrimento migliore che si può dare al proprio figlio; guardando la tabella degli ingredienti descritta da Veronika Robinson capiamo bene il perché!

Contiene:

carboidrati

proteine

grassi

cloro

calcio

minerali

magnesio

fosforo

potassio

cromo

rame

fluoro

iodio

ferro

manganese

molibdeno

selenio

zinco

Vitamine: A,B, B6, B12, C, D, E, K

biotina

folati

niacina

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acido pantotenico

riboflavina

tiamina

catalasi

istaminasi

arisulfatasi

antiossidanti

alfa-tocoferolo

antiproteasi- -l-antitripsina

a-l antichimotripsina

prostaglandine E2, F2

IgAsecretorie

anticorpi (assortimento completo)

lisozima

lattoferrina

interleuchina-6

fattore di aggregazione piastrinica

acetilidrolasi

linfociti T memoria

fattore di crescita dell’epidermide

fattore di crescita delle cellule nervose

insulina

fattori di crescita intestinale 1 e 11

relaxina

fattori di crescita di trasformazione alfa e beta

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prolattina

corticosterone

ormone di rilascio delle gonadotropine

peptide correlato all’ormone paratiroideo

peptidi vari

eritropoietina

Non è possibile creare un latte simile in laboratorio, solo il corpo di una madre può fornire tutto questo al proprio bambino. Ogni madre miscela questi ingredienti in modo adeguato all’età ed ai bisogni specifici del proprio bambino.

Altre importanti considerazioni sull’allattamento al seno sono, che aiuta l’utero a tornare alle sue dimensioni pre-gravidanza;

Il contatto pelle-a-pelle crea un legame sicuro e di benessere con il tuo bambino;

Potenzia il sistema immunitario del bambino, il quale non è sviluppato completamente fino circa ai 6 anni;

Studi scientifici dimostrano che le donne che allattano sviluppano meno malattie correlate (cancro all’utero o al seno);

Il latte materno stronca la meningite e la poliomelite;

Molti studi mostrano che l’allattamento conduce ad uno sviluppo ottimale del cervello;

Il latte materno contiene più di 200 agenti immunitari che non possono essere replicati in laboratorio, inoltre contribuisce a proteggere il bambino dalle allergie e riduce la progressione di gravi malattie;

Poppare al seno aiuta il bambino a sviluppare la coordinazione occhio-mano e la lateralizzazione destra-sinistra (soprattutto se alterniamo il lato dal quale il bambino poppa);

Risparmi tempo e denaro;

Il bambino riceve nutrimento e consolazione durante l’allattamento, frutto del tuo amore per lui.

È probabile che il bambino allattato e non vaccinato non si ammali mai oppure molto poco, in caso si ammalasse lo puoi tenere al seno tutta la notte. Il latte è il miglior rimedio per i suoi disturbi o malesseri.

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Per quanto riguarda invece i vari disturbi che potrebbero insorgere al capezzolo e al seno la cosa migliore è la prevenzione.

Per le ragadi al si consiglia di tenere asciutto il capezzolo, meglio senza reggiseno e coppe assorbilatte, semplicemente potresti portare una maglietta di ricambio se esci di casa in caso che il latte sgorghi.

Un altro rimedio è una crema alla calendula, data direttamente sul capezzolo. Attenzione agli ingredienti chimici delle creme (vedi paragrafo “saponiamo”).

A volte capita di avere ingorghi o mastiti al seno, ad esempio quando sei affaticata oppure quando il bambino non è attaccato correttamente al seno quando allatti.

Ci sono rimedi naturali efficaci ma la migliore cosa rimane la prevenzione: riposati il più possibile, trova dei momenti di relax e fatti aiutare per le faccende di casa.

In caso ci fossero ingorghi al seno puoi fare degli impacchi caldo-umidi con un telo umido e poi sopra di esso la borsa dell’acqua calda.

Un altro tipo di impacco è quello con l’argilla verde (la migliore è l’argilla verde ventilata).

Inoltre il seno va svuotato completamente dal latte quando ci sono gli ingorghi. Se senti che il bambino non lo ha svuotato completamente potresti spremerlo manualmente oppure usare un tiralatte.

Cambiare ad ogni poppata la posizione del bambino è un altro modo per prevenire gli ingorghi al seno: Ad una poppata tienilo con il corpicino rivolto verso la tua pancia, a quella dopo tienilo sotto il braccio con i suoi piedini rivolti verso la tua schiena, reggendogli la testa con la mano per attaccarlo bene al seno.

Volpi o Koala? La Barbero e la Sagone nel loro libro fanno questa bella descrizione di queste due specie di mammiferi e mi hanno indotto ad un “eureka!”:

“Vi sono specie da tana e specie da contatto continuo. Nel primo gruppo (le volpi) i cuccioli sono tenuti al sicuro in un rifugio inaccessibile ai predatori, mentre i genitori si assentano per lunghi periodi per nutrirsi, tornando alla tana dopo lunghi intervalli, per allattare la prole. Caratteristica di questa specie è un latte molto concentrato, che sazia i cuccioli per molte ore.

Le specie a contatto continuo (i koala) invece, garantiscono la sicurezza dei cuccioli portandoli sempre addosso. Il latte di questa specie è digerito molto in fretta e la vicinanza di madri e piccoli è garantita proprio dalla necessità di un allattamento frequente. La specie umana, che appartiene chiaramente al secondo gruppo, nelle ultime generazioni ha acquisito abitudini “da tana”. Ma l’organismo e gli istinti dei cuccioli e delle madri non sono preparati ad adottarne anche i comportamenti.

Nel mondo esiste la Lega del Latte, si possono contattare donne disposte a darti una mano telefonando o mandando una email.

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Il sito della Lega italiana del Latte è  il seguente:

http://www.lllitalia.org/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1

Sogni d’oro

Il bambino è un cucciolo, e come tale ha bisogno di condividere il sonno con la madre e il padre, nel calore del lettone, a contatto con l’ odore e con la pelle dei genitori. È importante per il bambino sentire il battito del cuore materno, il suono che lo ha accompagnato per nove mesi nel pancione.

Esistono mammiferi che dormono lontani dai loro cuccioli?

Anche la madre ha bisogno del contatto col proprio piccolo, di sentire il suo odore ed il suono rassicurante del suo respiro.

Il piccolo può dormire tra voi due genitori, senza cuscino in modo da poter muovere la testa. Le coperte non lo intralciano. Nei mesi invernali meglio non usare piumoni fatti con le piume, ma coperte di lana.

La paura di schiacciare il bambino nel sonno non ha fondamenti. Bisogna avere fiducia nel fatto che il cervello ha registrato il fatto che c’è un cucciolo nel lettone e quindi  il genitore non lo schiaccerà.

Degli studi hanno dimostrato che, se il bambino non ha la possibilità di condividere il sonno con i genitori nel primo anno di vita, chiederà di dormire nel lettone durante molti anni della sua l’infanzia.

Il linguaggio del bambino

Sembra incredibile che il bambino “dica” qualcosa già dai primi mesi di vita, invece è proprio così secondo quanto scoperto da Priscilla Dunstan, che ha scritto degli interessanti libri sul “baby language”.

Il bambino emette dei suoni e, se ascolti attentamente, ce ne sono alcuni, associati ai suoi primi e fondamentali bisogni di vita. La Dunstan ha scoperto 5 suoni:

NEH: fame

EH: ruttino

EAIRH: aria nel pancino

HEH: malessere, troppo caldo, troppo freddo, bagnato

OWH: sonno

Noterai inoltre che il bambino non urla fin da subito, lui si esprime prima in modo calmo e con un tono basso. Se la sua richiesta non viene capita o ascoltata lui aumenta il volume dei suoni. Se nessuno ascolta il bimbo inizia a piangere. Può sembrare proprio come se fosse una sirena o un allarme. Il suo pianto diventa disperato per far capire che vuole attenzioni per soddisfare i suoi bisogni. Questo è l’unico modo che conosce per esprimersi.

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Se la madre ascolta i segnali e i suoni del bambino, lui non ha bisogno di piangere o meglio, non ha bisogno di arrivare al pianto. Possiamo imparare ad essere madri attente, amorevoli e disponibili.

Se il bambino piange perchè ha l’aria nella pancia avvolgilo in una copertina di lana e tienilo rivolto verso il tuo corpo oppure adagiato con il pancino su un braccio e prova a cullarlo, spesso trova sollievo. In genere è bene tenere il bambino al caldo, nei mesi freddi sempre con un cappellino sulla testa e una tutina di lana e seta sotto i vestitini. Se lo tieni nella fascia sarà inoltre a contatto con il calore del tuo corpo e soffrirà meno di coliche.

Evita di far piangere inutilmente il tuo bambino. Cosi facendo il bambino impara a dover piangere fino allo stremo per ottenere qualcosa ed il legame fra te e tuo figlio risulterà più freddo, facendolo sentire più insicuro. Il pianto non fa bene al bambino, se strilla per un ora e dopo, esausto, cade addormentato non lo fa perchè aveva sonno, bensì come reazione allo stress subito. Questo non è nè sano , nè sicuro e incide negativamente sugli organi interni, la sua respirazione e il suo sviluppo neuronale.

Attività motoria

Questo argomento a mio avviso è molto sottovalutato dalle madri. Ho avuto la fortuna di frequentare molti corsi con professionisti, ostetriche e pediatri che mi hanno aiutato a capire meglio cosa fosse adeguato per il mio bambino che stava crescendo e sviluppando i suoi muscoli.

Pensaci! Ogni gesto può essere nuovo per il tuo bambino. Ogni giorno può essere capace di fare una cosa che fino a ieri non era in grado di fare, che grande conquista! E tu, mamma, puoi assistere a questo vero miracolo, il tuo bambino è una vera forza della Natura se lo lasci sperimentare, esplorare, essere semplicemente se stesso!

A volte mi sono resa conto che la cosa migliore che potessi fare era semplicemente stare ferma e sostenerlo in ciò che stava facendo con grande curiosità. In quei momenti non ci sono parole, lui è davvero libero di fare, e tu non hai bisogno di dirigere la sua attenzione da qualche altra parte, stai semplicemente lì con lui, non serve altro.

Torniamo per un attimo al momento della nascita: Da quel momento in poi, finchè sarà in grado di mangiare in autonomia o camminare, il piccolo ha bisogno di ricevere ogni cosa dalla madre. É stato nove mesi avvolto dalla placenta della mamma, che lo ha nutrito e protetto. Non ha avuto bisogno di respirare e di fare molte attività che invece adesso fuori dal pancione deve imparare a fare. Ora ha bisogno di abituarsi con gradualità al nuovo mondo! Possiamo farlo crescere al meglio rispettando i suoi stadi motori:

Le prime 4/5 settimane ha bisogno di stare con te, poppare moltissimo, dormire ed essere cambiato. Ha bisogno di amore e più tu gliene dai, più te ne darà in ogni sguardo, in ogni sorriso.

Fino a circa 3/4 mesi tieni il bimbo quasi sempre in fascia o sdraiato. Al 3 /4 mese, oltre a  tenerlo in fascia, inizia a girarlo sui lati e sulla pancia in modo che possa sviluppare meglio la sua muscolatura del dorso. Poi vedrai che un bel giorno da sdraiato si girerà sulla pancia. E da lì in poi sarà bene tenerlo “a terra” magari mettendo dei tappeti da ginnastica in terra coperti da teli di cotone.

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Dal giorno in cui ha scoperto che si può girare su se stesso, il bambino lo fa con grande piacere!

Successivamente proverà a mettersi a quattro zampe e sperimenterà di potersi muovere “verso” le cose che desidera afferrare.

In seguito potrà essere in grado di gattonare. Ora abbiamo bisogno di mettere in sicurezza la casa, che spesso è piena di spigoli.

In questo periodo sarà poi in grado di sedersi e successivamente di fare dei tentativi per stare in piedi e camminare.

Considerando che ogni bambino ha un suo personale ritmo nell’imparare a “fare”, anche per il movimento è così: non tutti i bambini gattonano a 8 mesi ad esempio. Ogni bambino è unico! Cerchiamo di trovare quella giusta misura nel guidarlo senza imporci, nell’essere sempre presente per accompagnarlo nel suo viaggio verso il mondo.

Evita i supporti girevoli (detti girelli), sono dannosi per lo sviluppo motorio.

Se il bambino non ha la possibilità di gattonare non riuscirà a sviluppare correttamente la coordinazione mano – gamba che gli permetterà successivamente di camminare.

Ciuccio

Ho notato in molte famiglie che il ciuccio viene dato al bambino appena piange. Gli esperti dicono che il bambino piange perchè questo è il suo unico modo di esprimere un suo bisogno, dunque perchè cercare di zittirlo mentre si sta esprimendo?

Spesso viene dato il ciuccio a bimbi così piccoli che non sono nemmeno in grado di sputarlo e di dire quello che veramente vogliono. Veronika Robinson afferma che il ciuccio è “sempre un rimpiazzo, al posto di cibo, amore o conforto”.

La madre ha il compito e l’onore di accudire un figlio e se cerca di farlo smettere al più presto di piangere con un surrogato di plastica del seno materno, non sarà per il bambino la stessa cosa che sentire col tatto il calore del seno materno, si abituerà a qualcosa di finto e freddo e sarà un’occasione persa per entrambi di stare insieme, in sintonia.

Confortare un bambino che piange può voler dire cullarlo, cantare una canzoncina calmante o una ninna nanna dolce oppure semplicemente porgergli il seno. Questo atto di amore materno è davvero il più semplice e, se ti guardi dentro, è un gesto naturale e istintivo.

Pannolini

Esistono molti tipi di pannolini. Quelli molto pubblicizzati sono, in genere, quelli peggiori perchè fatti di materiali sintetici. Inoltre inquinano aumentando in modo eccessivo la quantità di immondizia che una famiglia produce giornalmente.

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Per un consumo etico ed ecologico sarebbe preferibile utilizzare i pannolini compostabili, fatti di materiale biodegradabile. Attualmente uno dei migliori produttori è la ditta “Naty” e l’ acquisto si fa anche in rete.

È possibile avere un grosso risparmio su questo fronte se si usano i pannolini lavabili. Attualmente ci sono moltissime ditte che ne producono usando vari materiali. Una ditta che produce un pannolino abbastanza facile da lavare e molto veloce nell’asciugarsi è la “Imse Vimse”, ma ce ne sono molte altre

Pipì e popò

La popò del bambino ha vari colori, a seconda del periodo di crescita e di ciò che mangia. La prima popò si chiama meconio, è verde scuro e viene dal colostro.

Durante la montata lattea il colore è verde o giallo, la consistenza è cremosa e odora di yoghurt.

Durante l’allattamento il colore è giallo senape, la consistenza è densa e odora di yoghurt.

Se dai il latte artificiale il colore è marroncino, la consistenza è solida e odora di aceto.

L’intestino del bambino funziona benissimo, esso sa come fare a crescere, bisogna solo imparare a fidarsi. È naturale che debba imparare a premere per scaricarsi ( nel pancione non l’ha mai fatto).

I neonati fanno popò da una volta ogni 2/3 giorni fino a 7 volte al giorno.

Quando il bambino proprio non riesce a fare la popò alcuni esperti consigliano l’uso del sondino, facendolo diventare un abitudine. Bisognerebbe rifletterci bene prima di usarlo, infatti è utile solo in rarissimi casi.

Al momento dello svezzamento e con l’introduzione di cibi solidi potrebbe sorgere un po’ di stitichezza. In genere è passeggera. Allattare al seno mentre si inseriscono altri alimenti può evitare questo tipo di stitichezza.

È possibile imparare a riconoscere i segnali del bisogno di fare la popò: l’espressione del viso, il tipo di pianto, l’atteggiamento del corpo. Così si può giocare assieme al bambino a farla portandolo in bagno, tenendolo in braccio, sostenendolo per alcuni minuti per le cosce, con la schiena appoggiata al nostro petto e le gambe aperte e flesse.

Quando il bambino è in grado di stare seduto da solo è possibile giocare col vasino. Fare popò è un’esperienza piacevole, gratificante e che dà benessere. Lasciamo a lui la scelta dei tempi senza fargli pressioni di alcun genere. Quando si usa il vasino i piedini devono avere una superficie piana su cui poggiare per poter spingere con facilità.

Il pannolino usa e getta porta il bambino a rendersi conto tardi di ciò che accade quando fa pipì e popò, perché non vede quello che “ha prodotto”(per i bambini piccoli è molto gratificante vedere che riescono a produrre da soli qualcosa). Magari possiamo iniziare con gradualità il gioco del vasino. Proviamo anche a permettergli di “vedere” cosa c’è dentro al pannolino prima di buttarlo via. Così si agevola il riconoscimento della connessione tra stimolo e il “prodotto” del fare pipì e fare popò.

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A circa 3 anni può avvenire che il bambino si opponga al voler fare popò. In ogni caso questa situazione va prevenuta imparando prima a rilassare il perineo. Se il bambino non impara a rilassare questi muscoli, al momento dello stimolo non riuscirà a liberarsi.

Come genitore bisogna avere fiducia e rispetto dei tempi del bambino, così da far crescere bene il bambino anche in questo aspetto della vita.

La fascia portabebè

Secondo le ricerche scientifiche il neonato deve sviluppare la struttura fisica e muscolare per potersi sorreggere da solo, camminare, stare seduto. Questo processo è graduale e noi adulti abbiamo bisogno di accettare i ritmi naturali di questo sviluppo.

Per nove mesi il feto è stato avvolto dal calore materno, protetto da urti, rumori e quant’altro dalla placenta e dal liquido amniotico. Al momento della nascita ha bisogno di lentezza e gentilezza per potersi abituare ad un mondo non più acquatico e caldo. Ha bisogno di tempo per sviluppare tutte le capacità motorie. Come madri possiamo aiutare il bimbo e sostenerlo in una sua personale gradualità di sviluppo.

Sentire il contatto avvolgente è fondamentale per un neonato e la fascia è molto d’aiuto in questo.

É un ottimo modo per farlo sentire al caldo, al sicuro e protetto completamente. A contatto con la tua pelle ha la possibilità di termoregolarsi.

Il contatto con la pelle, l’odore della mamma ed il sostegno sono fondamentali per il suo sviluppo sano ed equilibrato a livello fisico ed emotivo.

La fascia può essere usata fin dal primo giorno di vita e consente al bambino un corretto sviluppo delle anche ed una corretta postura della colonna vertebrale.

Nei primi mesi di vita il piccolo spesso piange per vari motivi. Ho avuto l’esperienza che più il bimbo sta a contatto e in fascia e meno piange, è più rilassato e dorme con serenità.

Nei momenti in cui ha voglia di dormire metterlo in fascia e passeggiare può essere di aiuto, anche quando il bimbo ha 3 anni.

Ci sono vari tipi di fascia:

Quella lunga elastica (in genere è fatta in Jersey) è morbida e si può usare fino ai 7 kg del bambino.

Si può portare il bimbo “pancia a pancia”.

Quella lunga di cotone si può usare dal primo giorno di vita fino ai 15 kg. Si può portare il bimbo “pancia a pancia”, sul fianco e sulla schiena.

Io preferisco acquistare questo tipo di prodotti se l’azienda garantisce che il cotone sia biologico certificato e che non siano presenti agenti tossici o nocivi nel tessuto.

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Prova a informarti, forse nella tua zona riesci a trovare qualche mamma che non usa più la sua fascia e la può prestare!

Il marsupio.

Esistono molti tipi di marsupi ma non tutti garantiscono una corretta postura del bambino. Bisogna assicurarsi che il marsupio abbia una base molto larga, in modo che le gambine ed il sederino abbiano la posizione ad “M”. Cioè le ginocchia più in alto del sederino.

Per orientarmi all’acquisto della fascia e del marsupio ho trovato molto utile questo sito:

http://www.fasceportabebe.com/fascia-porta-bebe-amazonas

Il ragionevole dubbio sui vaccini

Generalmente al genitore viene detto che è necessario vaccinare il proprio bambino. In Italia (ma in altri paesi europei non è così!) il bambino viene vaccinato per la prima volta a tre mesi di vita, alcuni pediatri vaccinano addirittura prima dei tre mesi.

Il vaccino è un farmaco creato in laboratorio dalle case farmaceutiche. Come tale ha molti ingredienti tra cui metalli pesanti. Gli ingredienti sono: idrossido di alluminio, mercurio ( Thiomersal) chick embryo cell culture, WI-38 human diploid lung fibroblasts, MRC-5 cells ed altre sostanze usate per prevenire la contaminazione batterica del liquido vaccinale.

Contengono molti conservanti: il polisorbato 20 e 80, aluminium phosphate, thiomersal formaldehyde, gutaraldehyde, sucrose, hydrolyzed gelatin, sorbitol, monosodium L-glutamate, sodium phosphate dibasic, human albumin, sodium bicarbonate, potassium phosphate monobasic, potassium chloride, photassium phosphate.

Contengono antibiotici come la neomicina e la polimixinaB ed altre sostanze di cui non si conoscono gli effetti a breve e lungo termine perchè protetti da brevetto ( Mueller’s Growth Medium, Mueller-Miller casamino acid medium, Stainer-Scholte medium, CMRL 1969 medium, Mueller-Hinton agar, Watson scherp.).

In Italia ci sono 4 vaccini cosiddetti “obbligatori”: Poliomelite, Difterite, Tetano, Epatite B.

Sii consapevole che al tuo bambino verranno somministrati 7 vaccini: questi 4 più tre: Pertosse, Haemophilus B, Pneumococco.

La Farmacovigilanza prevede che al momento del vaccino deve essere consegnato al genitore un foglio per segnalare eventuali effetti collaterali scatenati dal vaccino.

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Gli effetti collaterali del vaccino possono essere febbre, tosse, irrequietezza, diminuzione di sonno e molto altro.

Esiste una legge sui danni da vaccinazione, la L. 220/1992. Questa prevede degli esami da fare prima della vaccinazione per sapere se l’organismo del bambino è in grado di sopportarle. Sii consapevole che il Ministero della Salute non ha mai formalizzato questi esami.

Sii consapevole che entro i 24 mesi di vita il tuo bambino riceverà dai 27 ai 30 vaccini, ognuno con i conservanti e gli adiuvanti sopra elencati.

L’Italia è uno dei pochi paesi dove a 3 mesi si fanno 7 vaccinazioni contemporaneamente.

Il vaccino antimeningococco b è sottoposto ad un programma di sorveglianza speciale per valutarne i rischi.

Vi siete mai chiesti che senso ha vaccinare un bambino di 3 mesi contro l’Epatite B? L’Epatite B è una malattia che si trasmette per contagio sessuale o da sangue infetto. Quante probabilità ha un neonato di contrarre il tetano?

La legge prevede l’Obiezione alle vaccinazioni attraverso l’Obiezione attiva e inoltre prevede che un bambino non vaccinato può frequentare qualsiasi comunità infantile e scuola di ogni ordine e grado, secondo il Decreto del Presidente della Repubblica n. 355 del 26/01/1999.

Inoltre non sarebbe più corretto, prima di somministrare una serie di vaccini ad un bambino di 3 mesi, fare una visita accurata, raccogliere l’anamnesi familiare, individuare le malattie ereditarie e autoimmunitarie presenti nella parentela e valutare, dopo i test previsti dalla legge, sull’opportunità di vaccinare o no il lattante?

Se hai altri dubbi puoi contattare delle associazioni che si occupano delle vaccinazioni e dei danni da vaccinazione: Comilva oppure Assis. Queste associazioni sono gestite da Medici, Avvocati e genitori. Puoi contattarli se desideri avere maggiori informazioni riguardo all’Obiezione attiva.

Svezzamento

Lo svezzamento ha inizio quando il bambino mostra interesse per i cibi che mangiano gli adulti che gli stanno accanto, inoltre deve aver messo i denti e camminare, sono queste le condizioni biologiche e psichiche per lui ottimali per poter sperimentare nuovi cibi.

Esistono vari libri per prendere spunto sui cibi da introdurre al bambino, uno che trovo molto esaustivo riguardo al tema dell’alimentazione infantile è quello di Barbero e Sagone.

Una riflessione interessante viene fatta anche dagli autori del libro “Io mi svezzo da solo”.

Giochi

Il bambino ama esplorare l’ambiente e le cose intorno a lui, osservandolo si nota che ama giocare con le cose che trova accanto. Non c’è davvero bisogno di riempirlo di balocchi preconfezionati o di plastica.

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Hai mai visto un bambino che esplora un cucchiaio di legno (quello che usa la mamma per cucinare) e poi scopre che battendolo su una pentolina “suona”? Il bambino gioca con le cose più semplici che si trovano in casa, lo fa con grande gioia e dedizione, è un vero esploratore!

Sono da evitare per i primi 7 anni di vita del bambino gli stimoli elettrici ed elettromagnetici come la TV, il computer, lo smartphone o il tablet. Spegni il WiFi quando non lo usi.

Usare ad esempio la TV per offrire svago al bambino, o peggio per farlo “stare buono” ostacola la sua creatività, lo sottopone a inquinamento elettromagnetico e intorpidisce il cervello, precipitandolo in uno stato ipnotico dopo 1 minuto che guarda lo schermo.

Ritmare il giorno con le canzoncine

Il bambino ha bisogno di un ritmo durante la giornata, preferibilmente potendo fare sempre le stesse cose sempre agli stessi orari. Un ottimo modo per introdurre un’attività, come ad esempio il bagnetto, è una canzoncina, magari inventata da te apposta per questo speciale momento. Lo stesso si può fare con tutte le altre attività del giorno. Vedrai che il bambino, anche di pochi mesi, riconosce la melodia e gioisce nell’apprestarsi a fare quella particolare cosa.

Il momento dove la canzoncina serve maggiormente è quello della nanna, infatti da millenni le madri cantano la ninnananna ai propri bambini.

Parla spesso con il tuo bambino, comunicagli cosa ci si appresta a fare, con un tono calmo e caldo, lui ti comprende senza ombra di dubbio.

Dell’importanza di questo modo di agire forse te ne renderai conto nel momento in cui un giorno ti scordi, ad esempio, di cantargli la canzoncina del “cambio del pannolino”. Lui protesta e piange perché si sente improvvisamente toccato per essere svestito ma non comprende, visto che non glielo hai comunicato, il perché. Come ti sentiresti tu se tutto ad un tratto qualcuno ti svestirebbe senza dartene motivo alcuno?

Saponiamo?

È importante scegliere bene i prodotti cosmetici, detersivi per la casa e prodotti per la detersione del corpo di tutta la famiglia. Ci sono infatti alcuni ingredienti chimici molto dannosi per il corpo, che, se contenuti nelle creme e nei saponi, aggrediscono la pelle ed il suo strato protettivo naturale, penetrano negli strati profondi della pelle e si accumulano all’interno del corpo come tossine provocando danni agli organi, anche gravi.

Prima di acquistare cosmetici, saponi e detersivi per tutta la casa leggi gli ingredienti, se contengono questi elencati ora, evita di comprarli:

Sodium Lauryl Sulfate

Sodium Laureth Sulfate

Mineral Oil

Paraffina

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petrolati

petrolatum

vaselina

PEG

PPG

Parabeni

Essenze di erbe

DEET, Dietiltuamide

Trementina

idrocarburi alifatici e aromatici

Gas propano e gas butano

Farmaci

Alcuni farmaci come gli antibiotici, gli anti infiammatori e il cortisone vanno evitati sia in gravidanza che in allattamento e sono dannosi anche se dati al tuo bambino.

La cosa migliore è la prevenzione e l’attenzione alla propria salute attraverso una alimentazione sana, molta attività fisica, la meditazione, le relazioni umane sane e gioiose. È possibile rivolgersi a medici omeopati, medici agopuntori, medici antroposofi e altri professionisti che curano l’insieme della persona per sintomi di varie malattie, anche gravi.

L’educazione del bambino

Come genitore stare accanto al tuo bambino è fondamentale e spesso il “come” è più importante del “quanto”. Offrire al bambino un clima educativo amorevole, calmo, con un ritmo di vita libero ma non disorganizzato sarà la base per uno sviluppo psicologico e corporeo armonioso e vitale. Il tuo bambino ne ricaverà sicurezza e affetto, che sono forse le due cose fondamentali per andare verso il mondo in modo autonomo, sereno e sicuro.

Ci sono molte scuole di pensiero sull’educazione infantile, ad esempio vorrei citare i contributi di Maria Montessori e Rudolf Steiner.

Vorrei riassumere in modo breve e sommario uno schema montessoriano sull’autonomia della persona dai 0 ai 6/7 anni, proposto dal Grazia Honegger Fresco nel suo libro “Essere genitori”:

Il bambino è un essere attivo fin dal suo primo giorno di vita. Lui matura con lentezza e solo in apparenza è un Essere passivo, osservandolo potrai notare come dopo i primi mesi di dipendenza totale sviluppa una grande capacità di adattamento e di trasformazione. La responsabilità maggiore di questo processo, che dall’individuale sfocia nel sociale, è degli adulti.

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Essi pregiudicano, con le loro scelte lo sviluppo del bambino.

Le potenzialità creative del bambino si possono esprimere solo se  l’ambiente in cui quotidianamente vive lo consente: i genitori, la casa, il nido/scuola, la collettività, il paese, la città. In questo momento la realtà intorno a noi è sempre protesa verso l’avere, il consumo, il possedere a scapito dell’ ESSERE nel qui ed ora. Il bambino “libero” nei primi anni di vita è calato totalmente nel qui ed ora e forse possiamo riscoprire nuovamente, assieme a lui, questo atteggiamento di vita. Lui diventa il nostro Maestro!

La crescita del bambino parte da una dipendenza neonatale, che richiede un impegno 24 al giorno da parte della madre, e arriva gradualmente ad una sua autonomia, l’essere capace di adattarsi al vivere senza più richiedere aiuto agli altri. È importante per lui poter vivere fino in fondo la dipendenza iniziale e gradualmente imparare a farne a meno, autoregolandosi. Il bambino, fin dalla nascita, sa bene da sé, senza imposizioni di orario, quanto e quando succhiare al seno, dormire, fare pipì e popò.

Seguire il ritmo digestivo del bambino vuol dire essere disponibile a nutrirlo ogni 2 ore e mezzo circa. Provare a non offrire il seno appena piange, ma essere disponibile a cogliere la diversità delle sue richieste (come proposto dalla Dunstan). Questo valorizza le capacità di autoregolazione del bambino e potrai osservare che presto lui vorrà prendere da sé, portare alla bocca, spostare gli oggetti e molto altro. Quello che fa la madre in questo processo è seguirlo amorevolmente giorno per giorno e offrirgli le occasioni senza spingere o anticipare o peggio ancora abbandonarlo a se stesso.

Non ti sostituire al bambino. Non pensare di dover fare al posto del bambino perchè lui “è piccolo”. Non impedirgli di sperimentare nei movimenti del corpo. Gli adulti spesso si sostituiscono al bambino. Il risultato è che il bambino si sentirà incapace o impotente nel trovare un contatto positivo con altre persone e con le cose finendo per pensare “non lo so fare” “non sono capace”, “fammelo tu”…

Il bambino ha bisogno di ascoltare e di dialogare fin dalle prime settimane. Non pensare che, solo perchè non parla, non capisce ciò che gli dici e in generale ciò che viene detto dagli adulti o dagli altri bambini. Osservandolo con amore vedrai che, a modo suo, egli dialoga e si fa capire perfettamente.

Il bambino ha bisogno di FARE per CAPIRE e lo fa sviluppando i propri sensi, questo avviene con gradualità. Lui impara attraverso l’esplorazione (di sé e dello spazio), la ripetizione e la concentrazione.

Ha bisogno di continuità e di gradualità nelle esperienze sia nella scoperta di sé, che nell’orientamento nello spazio.

Ha bisogno di essere protetto dai pericoli ma non di essere soffocato mentre scopre se stesso, gli altri e il mondo.

Se i genitori si sostituiscono al bambino egli non crescerà, prolungando l’infanzia fino all’età adulta.

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Il suo cammino verso l’autonomia comincia con le richieste di autoregolazione nel cibo e nel sonno e procede, fin dalla nascita, con gradualità sulla spinta dei periodi sensitivi (movimento, linguaggio , orientamento ect). Questi periodi sensitivi si concludono entro i 3 anni circa, anche quando vengono utilizzati poco. Dopo i 3 / 4 anni invece la mente prende il sopravvento.

Ogni aspetto dello sviluppo del bambino elencato fin’ora è in una relazione circolare con il resto della sua personalità, gli studi scientifici confermano che l’essere umano cresce unitariamente nei vari aspetti di sé: il corpo fisico, la psiche, la mente e l’emotività.

Il massaggio del bambino

È possibile imparare dei semplici massaggi per neonato che coinvolgono tutto il suo corpicino. Ce ne sono di specifici per alleviare il dolore al pancino dato dall’aria.

Chiediamo sempre il permesso al piccolo prima di iniziare un massaggio. È importante non massaggiare il pancino subito dopo i pasti oppure quando ha sonno o piange.

Il bambino ama essere massaggiato e sviluppa presto delle preferenze, ad esempio potrebbe non avere piacere nell’essere toccato nella zona della testa e della nuca mentre invece avrà molta gioia nel massaggio dei piedini. Il tocco dolce ma deciso di un massaggio fanno sentire il bambino protetto e lo aiuta nello sviluppo dei confini di sé.

Il momento del massaggio è un momento nel quale interagire e comunicare diventa una vera scoperta. Può diventare un momento di gioco gioioso. Forse inizieranno proprio in questi momenti i primi “discorsi” con tuo figlio.

Infine vorrei citare l’autore Khalil Gibran, che dà delle bellissime immagini dell’essere genitore: “Il bambino nasce attraverso di te ma non è tuo. Lui è solo di se stesso e ha il diritto di esprimersi e di vivere al meglio. Dagli il tuo amore, ma non i tuoi pensieri, lui ha i suoi. Dà una casa al suo corpo, ma non alla sua Anima; la sua Anima abita nella casa del domani, alla quale non puoi accedere, neanche nei tuoi sogni. Hai la possibilità di assomigliare a tuo figlio, ma non provare a renderlo simile a te. La vita non va verso il passato, tantomeno rimane nel momento appena trascorso”.

Bibliografia

Barbero, A. Sagone, “La cucina etica per mamma e bambino” 2010, Edizioni Sonda, Casale Monferrato

Grazia Honegger Fresco, “Essere genitori”, 1987, red edizioni Novara.

Khalil Gibran, “The Prophet”, 1972, A. Knopf, New York.

Sheila Kitzinger, “Nutrilo al tuo seno”, 1989, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

Frederik Leboyer, “L’arte di partorire”, 2008, Red Edizioni, Milano.

Frederik Leboyer, “Per una nascita senza violenza”

Michel Odent , ”Il bebè è un mammifero”, 1992, New Press, Como.

Veronika Sophia Robinson, “Allattare secondo natura”, 2009, Editrice Aam Terra Nuova Firenze.

 

Silvia F.

 

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2 Commenti

  1. Wow grazie questo articolo è ricco di spunti interessanti e consigli utili!

  2. grazie!! Ci sono molte informazioni che sicuramente saranno utili a tante neo mamme 🙂

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