Breve storia di un transgender

Pagina 1 di 2

Data la mia giovane età non ritengo di sapere e di aver fatto tutte le esperienze possibili durante questa vita, ma qualcosa mi dice che forse ho già affrontato una delle più grosse, importanti e spaventose per me. Non c’è un inizio né una fine a questa esperienza, è iniziata quando ero molto piccolo, sta continuando tutt’ora, e rimarrà a farmi compagnia per minimo altri vari decenni. Tutto è iniziato quando ero piccolo, dal gruppo di amicizie che avevo, soprattutto alle elementari: tutti maschi, giusto una cara amica femmina; con le altre bambine era difficile essere d’accordo sui giochi da fare, con i bambini, invece, stavo bene, mi sentivo uno di loro. Alle medie iniziai a sentire che qualcosa non stava andando bene, prima tutto girava come un macchinario ben oliato, ma adesso era come se alcuni pezzi si stessero scardinando da soli senza che io facessi niente; tutti i ragazzi piano piano si allontanavano da me come se avessi qualche malattia (e sentivo anche io che qualcosa era cambiato, solo che non capivo cosa, almeno all’inizio). Era come se tutto ad un tratto qualcosa fosse cambiato, non ero più dei loro e non sapevo perché fosse così, come se fosse stata imposta una “legge” sullo starmi lontano; le uniche persone con le quali potessi parlare erano le ragazze. Nello stesso periodo iniziò la pubertà, che tutto fece tranne rendermi felice, perché stava modificando delle cose che io non sentivo fossero quelle giuste, come allargare i fianchi e far crescere delle cose sul petto che io mai avrei voluto avere. Mi chiesi se era per questo che i ragazzi mi escludevano, visto che ormai sembravo più una ragazza che un ragazzo; mi chiedevo comunque perché lo facessero, ero comunque Io! Non ero cambiato! E così la pubertà avanzò e fece le sue modifiche, fece arrivare anche le mestruazioni, e benché tutta la mia famiglia fosse estasiata, l’unica cosa che sentivo io, era il senso di vomito quando mia nonna o mia madre dicevano “adesso sei una piccola donna!” perché sapevo di non esserlo, e mai lo sarei stato. Tutto quello che mi faceva provare, era imbarazzo ed un senso di alienazione mai visto prima, era come se fossi l’unica persona nel mondo intero. Così arrivò il liceo, dove le uniche cosa che indossassi erano felpe e maglioni per nascondere il più possibile le forme indesiderate. In terza liceo iniziai a farmi delle domande su di me, a chiedermi di che sessualità fossi, e benché sentissi che c’era qualcosa di più grande della sessualità che bolliva in pentola, non riuscivo ad averci a che fare perché mi spaventava troppo. Quindi, decisi abbastanza consciamente di rimandare, perché pensavo di non essere in grado di reggere ad una domanda come “ma sono un ragazzo o una ragazza dentro di me?” perché sotto sotto sapevo già la risposta ed a cosa avrebbe portato. Casualmente lo stesso anno venni bocciato per il poco studio; concentrato a scoprire chi fossi, non avevo dato più retta alla scuola (situazione che nel tempo è andata peggiorando, alle elementari andavo benissimo, poi piano piano i miei voti sono peggiorati sempre di più, ed adesso ho motivo di pensare che anche questa fosse una conseguenza delle mie domande e sofferenze interne; quesiti che mi sono sempre posto e che ho sempre sopportato, convinto che a tutti succedesse e che io fossi semplicemente uno dei pochi che non reggeva lo stress). Alla fine del quarto anno di liceo qualcosa si mosse. Per la prima volta la nostra scuola teneva una festa di fine anno in una discoteca, e così io e mia madre andammo a fare shopping per cercare qualcosa di vagamente formale da mettermi. Io avevo le idee molto chiare: camicia bianca, cravatta (o forse papillon) e giacca nera; anche mia madre aveva le idee molto chiare: abito lungo fino alle ginocchia pieno di strass e luccichii, e la convinzione più sicura che non avrei dovuto comprare quello che volevo io, altrimenti mi avrebbero scambiato per un ragazzo. Quel pomeriggio litigammo ed  io mi chiedevo due cose: perché mia mamma era così decisa riguardo i vestiti? Erano solo questo.. vestiti! Ma allora perché io desideravo così tanto vestiti maschili? Tra il litigio e queste domande, alla fine riuscii a vincere ed a comprare almeno il papillon, ma sentivo  la battaglia tutt’altro che vinta, perché ormai le domande si erano insinuate nella mia testa, insieme ai pensieri su come ho sempre vissuto, alle elementari, alla mia reazione alla pubertà, a come andare a comprare delle cose da mettere per me è sempre stata una condanna (mentre stavo nella sezione femminile tutto quello che potevo vedere, era la bellezza di ciò che c’era nella sezione maschile), senza contare poi come il mio nome non mi piacesse (e come lo volevo cambiare in Alex o magari Andrea), e come sentire il femminile usato per riferirsi a me non mi piaceva e mi metteva stress ed ansia, senza parlare del fatto che dalle medie evitavo gli specchi come la peste, perché benché sapessi di avere una bella figura, comunque era un figura che non volevo, che ripudiavo.

Pagina 2 di 2

Alla fine misi tutto quello che volevo, ma sapevo di starci male, sapevo di non essere una vista piacevole e sapevo che le persone si sarebbero chieste di che sesso fossi; per un giorno decisi di non pensarci e fare ciò che mi faceva sentire bene ed a mio agio. La mattina dopo parlai a mia madre dei pensieri che ebbi il pomeriggio del giorno prima, e subito litigammo di nuovo; lei non ci credeva e non lo accettava, iniziò anche a piangere. Io mi maledii per aver detto tutte quelle cose, e decisi di provare a non pensarci più. Un mese dopo i pensieri ritornarono. Non so come partirono questa volta, ma fui in grado di trovare il coraggio di affrontarli, od almeno cercare su internet per capire se fossi effettivamente quello che pensavo (già bazzicavo su siti lgbt e gay, sapevo dell’esistenza di persone transgender, ma un conto è sapere che esistono ed un altro è capire che anche tu lo sei). Quando capii di esserlo, fu come se 19 anni di dolore represso si manifestassero tutto d’un botto. Per una settimana non fui in grado di mangiare, a mala pena riuscivo a bere, perché tutto quello a cui pensavo era al fatto che io fossi trans, a come fosse impossibile, a come non volessi essere una di quelle caricature che si vedono in tv, a come non volessi una vita così difficile, a come tutte le persone intorno a me potessero reagire. La notte non riuscivo a dormire perché sentivo il seno sulla mia pelle, ed anche quello mi faceva venire da vomitare. Ricordo che pensai addirittura “adesso capisco perché le persone si suicidano, tutto questo dolore…come si fa a sopportarlo? Il suicidio è la via più breve e facile per smettere di soffrire” e subito dopo pensai che quella persona non ero io, io amavo la vita, io amavo vivere! Avrei stretto i denti, ma avrei continuato a vivere! E così feci. Lo dissi di nuovo a mia madre, questa volta capì molto di più e semplicemente mi abbracciò dicendomi che tutto sarebbe andato bene. Da quel giorno sono passati 8 mesi, vado da una psicologa per poter iniziare a fare qualcosa anche a livello medico (per chi non ha capito si tratta della storia di me, un ragazzo ftm, ovvero che ha avuto la più grande sfiga di tutte: nascere nel corpo di una ragazza). Probabilmente avrei dovuto aspettare a scrivere una cosa del genere, perché in fin dei conti non ho iniziato ancora niente di “concreto”, ma ne sentivo il bisogno, sia per me, perché fa sempre bene scrivere su se stessi, perché si realizzano e ci si ricorda di molte cose, sia perché mi piace condividere le mie esperienze. Nella mia, magari arroganza, so che questa non è un’esperienza che hanno provato molte persone, e so che quelle che non l’hanno provata, sono abituate a vederci come delle ambiguità viventi, grazie alle scarse informazioni che circolano. Quando appariamo in tv, la maggior parte delle volte, facciamo parte di una barzelletta oppure qualcuno di noi viene ucciso e magari la vittima del caso è una prostituta (unico metodo di sostentamento nella nostra società, per persone magari ripudiate dalla famiglia e cacciate di casa). Ci sono tante persone che non sono d’accordo con la nostra “scelta” di essere così, ed a queste persone vorrei chiedere se hanno capito il tipo di sofferenza alla quale siamo sottoposti: secondo voi lo vogliamo? Vogliamo avere a che fare ogni giorno con gente che ci odia? Che ci ritiene dei pazzi scatenati? Secondo voi, vogliamo vivere così, in un paese dove non abbiamo diritti (e dico sul serio, non c’è NIENTE nella legge italiana che tutela le persone trans in caso di violenza)? Secondo voi vogliamo avere a che fare con medici che non capiscono la tua situazione e dover spiegare TU a LORO come funziona la transizione? Oppure che vieni ricoverato e benché tu abbia la barba e tutto, ti ritrovi nella parte femminile dell’ospedale? Certo che no! Ma non abbiamo scelta, perché o ci accettiamo o ci togliamo la vita, e grazie al cielo molti di noi vogliono vivere oltre tutto (perché comunque il tentato suicidio nella comunità transgender è MOLTO alto, all’incirca il 40% ha tentato di uccidersi, mentre circa il 98% soffre di discriminazione di vario genere, di solito solo verbale ma è molto alta la percentuale anche di chi è stato preso a pugni e calci, o peggio ancora stuprato). Come potremmo voler vivere una situazione del genere? Siamo in una società che ci odia, che non vuole che esistiamo e che solo adesso si sta muovendo, ma molto lentamente. Nel mentre, ragazzi giovanissimi vengono cacciati di casa perché è stato trovato il vestito “sbagliato” nel loro guardaroba, o perché si sono fidati dei propri genitori, ma questa fiducia non è stata ricambiata, oppure ancora, vengono presi a calci così forti che a stento riescono a respirare, e si ritrovano sulla strada, lì, nella speranza che qualcuno li trovi o che finalmente arrivi la fine di tutta la sofferenza che hanno patito.

Daniele

Questo documento è di proprietà di https://significato.online/. Tutti i diritti sono riservati, è vietata qualsiasi utilizzazione non autorizzata, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte di Significato.online. Ogni violazione verrà perseguita per vie legali. ©
17+

Vuoi aggiungere il tuo banner personalizzato? Scrivici a [email protected]

16 Commenti

  1. È emozionante il tuo racconto, grazie per averlo condiviso..

    • Grazie a te per averlo letto 🙂

  2. Wow, davvero bellissimo ciò che hai scritto! Grazie per aver condiviso la tua storia con noi. Hai avuto molto coraggio, specialmente visto il mondo in cui viviamo, dove in troppi sono pronti a criticare. Credo che le tue parole saranno di forte aiuto a chi sta passando una situazione simile alla tua e sicuramente faranno riflettere anche tutti coloro che si sentono sempre pronti a giudicare, tutti coloro che non vogliono neanche provare a capire mettendosi nei panni altrui. Spero che arrivi presto quel giorno in cui tutto ciò sarà visto come la normalità, un giorno in cui le persone verranno amate ed apprezzate per ciò che hanno dentro di loro. Senza soffermarsi sul loro sesso o su altro. Un giorno in cui ogni ognuno potrà sentirsi libero di essere se stesso al 100%. Senza aver paura delle reazioni altrui, senza dover subire reazioni negative. Cosa dovrebbe esserci di male? Quando ti ritrovi dinanzi una persona, dovresti ammirare la bellezza che tiene dentro di sé. E non dare peso a tutto il resto. Cosa cambia se una persona è etero? Se è trans? Cosa cambia se ad una donna piace un’altra donna? Assolutamente niente. La persona che ti ritrovi davanti rimane sempre una persona. Uguale a tutte le altre. Una persona che dovrebbe avere gli stessi diritti che hanno tutte le altre. Mi spiace per ciò che hai dovuto passare, ti auguro il meglio. Un abbraccio forte

    • Grazie per le parole Maya, hai ragione, questi problemi non dovrebbero neanche esistere, ma purtroppo ci sono e vanno combattuti con tutta la forza che possediamo per poterli abbattere. Quello che ho dovuto passare è stata una cosa grossa, e ti ringrazio per le parole, so che molto probabilmente questo sarà solo l’inizio di un sacco di cose, prima ho dovuto fare una lotta dentro di me, adesso tocca al mondo intero; ma so che andrà tutto bene, perché benché è stato doloroso, è stato anche bellissimo. Sentirsi dopo venti anni se stessi è un’emozione incredibile, è come ritrovare un fratello perduto dopo tanti anni, e sentire il suo abbraccio caldo che ti avvolge, sapere che non ti lascerà mai, perché ormai vi siete ritrovati e per nulla al mondo permetterai di perderlo di nuovo. So che sono cambiato, lo sento, ma in modo positivo, perché sono riuscito a riavere una parte di me che sentivo perduta.

  3. Voglio farti i miei più sinceri complimenti perché ci vuole coraggio per essere se stessi e ci vuole una forza incredibile per imparare ad amarsi nonostante le diversità. Hai dimostrato di essere davvero un uomo vero, prendendo in mano il tuo destino, decidendo di essere te stesso e affrontando i tuoi familiari pur di essere Te e non la caricatura di qualcosa che non vuoi essere. Ci vuole coraggio per vivere la transessualità con normalità perché è qualcosa che non puoi nascondere e che gli altri sono subito pronti a deridere. Io ti capisco, perché sono gay, ma le tue difficoltà sono maggiori rispetto alle mie. Per fortuna ti sei fatto valere e le persone intorno a te hanno iniziato a capirlo. Il mondo comunque sta cambiando, si stanno muovendo un po’ le acque per i diritti per gli omosessuali e i transessuali saranno i prossimi. E sarà grazie anche al tuo esempio che molte persone troveranno la forza di imitarti. Complimenti anche per il coraggio di scrivere questo testo, è doloroso ripercorrere certi avvenimenti del passato e parlarne. Ti auguro tutta la felicità che meriti e un grandissimo in bocca al lupo se deciderai di intraprendere il cammino della transizione. Un abbraccio!!! <3

    • Grazie per le bellissime parole Alec, sono davvero molto commoventi <3 si, essere gay non è affatto facile (dico così perché prima di “indagare” sulla mia identità di genere pensavo che mi sentissi così perché provavo attrazione per le donne, e anche quello è stato un gradino bello grosso da salire, mi ricordo che ad un certo punto pensai “per fortuna non sono trans! Loro se la passano moooolto peggio!” ahahahahah) spero di aver dato il mio piccolo contributo con questo testo, anche se sento e so che è un piccolo sassolino in un oceano, se sarò riuscito ad aiutare anche solo una persona ne sarà valsa la pena.

  4. è un racconto molto forte e sono felice che tu l’abbia scritto. Ho iniziato a scoprire l’esistenza di altri generi e la grande variabilità che c’è oltre la forma tradizionale con cui cresciamo quando la mia migliore amica ha iniziato un percorso che l’ha portata a definirisi lesbica e poi bisessuale. Ha iniziato a far parte di una associazione lgtb e andavo con lei perchè volevo conoscere tutto quello che c’era da sapere. Non è facile capire fino in fondo quello che hai dovuto sopportare (e stai ancora sopportando), è già difficile per me immaginare di essere nata in un corpo maschile invece che femminile perchè mi sembra stranissimo, e mi dispiace che hai dovuto trascinarti questo peso per così tanto tempo. Vorrei che fosse più facile, perchè la fase di non capire di che sessualità essere e sentirsi sbagliati l’ho vista in alcuni amici, ma sono anche molto felice che loro come te abbiano avuto la forza di riconoscere quello che erano e volevano al di là del loro aspetto fisico. Per me non è cambiato niente, come dici tu la persona è sempre la stessa, l’importante è che sia felice. Accettare se stessi è il primo grande passo, poi se ci sono persone che non accettano le tue scelte allora non hanno capito un bel niente. Grazie per averci reso partecipe di tutto ciò e se vorrai continuare la tua storia in un altro articolo sarò felice di leggero: credo che possa essere utilissimo per altri ragazzi o ragazze che si sentono nel corpo sbagliato per capire che non sono soli e aiutarli in questo cammino.
    So che avresti preferito evitare tutto questo, ma la tua esperienza è preziosa e tutti insieme possiamo contribuire alla decostruzione dei pregiudizi della società.

    • Grazie per le parole di supporto Bianca, rileggendo sento di aver tralasciato molte cose, molti temi e molti pensieri che sicuramente raggrupperó in un altro “” articolo””. Sicuramente non è stata una bella esperienza i primi mesi, e se li avessi potuti evitare l’avrei fatto, ma da un altro punto di vista sento che mi abbiano fatto quasi bene, come se mi avessero scolpito in quello che sono adesso, come se fossi rinato dalla sofferenza…..anche se suona fin troppo poetico ahahahah. Mi ha permesso di crescere, di evolvermi, di capire quanto in fondo posso arrivare prima di spezzarmi, e alla fine il nocciolo è che io amo la mia personalità, è il corpo che è indietro ahahahaha! Mi fa molto piacere anche che sei andata in gruppo lgbt, mi rendo conto che magari può essere particolare all’inizio per chi non fa parte della comunità, ma è sempre un’ottima cosa conoscere le differenze e la quantità di variazione che c’è nell’essere umano.

      • Esatto sono completamente d’accordo! è bellissimo il tuo ottimismo, trovare il lato positivo è la cosa migliore che puoi fare 🙂

  5. “Ho dovuto fare una lotta dentro di me, adesso tocca al mondo intero; ma so che andrà tutto bene, perché benché è stato doloroso, è stato anche bellissimo. Sentirsi dopo venti anni se stessi è un’emozione incredibile, è come ritrovare un fratello perduto dopo tanti anni, e sentire il suo abbraccio caldo che ti avvolge, sapere che non ti lascerà mai, perché ormai vi siete ritrovati e per nulla al mondo permetterai di perderlo di nuovo. So che sono cambiato, lo sento, ma in modo positivo, perché sono riuscito a riavere una parte di me che sentivo perduta.” Questo pezzo mi è piaciuto tantissimo! Hai ragione, adesso tocca al mondo intero fare la sua parte e come hai detto te, andrà tutto bene. Sono davvero felice che tu ora ti senta libero di essere te stesso! È una cosa davvero bellissima. Grazie per le tue parole e per il tuo coraggio

    • Grazie a te Maya per i complimenti e il supporto! 😀

  6. Grazie per averci raccontato la tua storia! Hai scritto un bellissimo articolo che sarà molto utile a tante persone. Purtroppo viviamo in una società chiusa e in cui molti si limitano a giudicare senza provare a capire e conoscere. Io spero tanto che tutto questo cambi! Ciò che conta è la persona! Sei stato molto forte e sono contenta che hai fatto chiarezza dentro di te. Ti auguro tanta felicità 🙂

    • Grazie Syria! Ogni volta che leggo o sento di qualche ragazza o ragazzo trans che sono stati uccisi, o comunque che gli è successo qualcosa mi si stringe il cuore perché ci potevo essere io al loro posto, senza neanche troppa difficoltà, alla fine basta essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Io personalmente mi darò da fare per cercare di cambiare anche un minimo tutto questo, non riesco ad ignorarlo, perché anche se sono persone che non conosco li sento tutti miei fratelli e sorelle. Semplicemente non riesco a far finta di niente.

  7. È bellissimo quello che hai scritto, perché mi hai permesso di vedere attraverso i tuoi occhi anche se magari in piccola parte quello che hai vissuto, permettendomi di crescere e di comprendere meglio chiunque avrò di fronte, per non giudicarlo più nessuno con la semplicità che la nostra mente critica gli altri. Grazie Daniele

  8. Grazie per averci raccontato la tua storia, di questo argomento si parla poco e male e tu mi hai davvero aperto la mente.

  9. Grazie per averci raccontato la tua storia. Di questo argomento si parla poco e male e tu mi hai aperto davvero la mente.

Aggiungi un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Commento *

Nome
Email
Sito Web