L’equitazione, una passione

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Mi sono avvicinata al mondo del cavallo quasi per caso, ma appena ne ho avuto l’occasione, mi ci sono immersa completamente. Ho avuto la fortuna di conoscere molte sfaccettature di quest’ambito sportivo, vari stili di equitazione, diversi gruppi e tipologie di cavalieri ed amazzoni, e soprattutto il lavoro col cavallo, animale meraviglioso, dalla cura del puledro alla gara. Dopo varie esperienze, la mia più grande fortuna è stata quella di fermarmi per diversi anni in una scuderia arrivando a conoscerne a fondo tutti gli aspetti, ma senza mai fermare la mia curiosità, la voglia di cambiare, essere attiva e scoprire.

Ogni stile di equitazione ha il suo fascino: non solo la passeggiata, la più famosa monta inglese con il salto ostacoli, il dressage e l’endurance, o la monta americana con tutte le sue performance che ricordano le mosse dei cowboy nei ranch del far west, ma anche l’eleganza della monta andalusa e tutte le altre, per non parlare della monta da lavoro, dei butteri e dell’emozione unica di perdersi in luoghi sconosciuti dall’uomo, forse durante una transumanza, in groppa a un cavallo da cui farsi insegnare molto. Si può preferire uno stile, ma non si può negare che dietro ad ogni sport di oggi riemerge una tradizione di uomini che hanno davvero vissuto a contatto di questi animali e grazie ad essi. Si può preferire una determinata razza di cavallo per l’aspetto o il carattere, è giusto decidere anche in base a questo, ma senza generalizzare troppo. Ogni cavallo, così come ogni essere umano, ha la sua storia, le sue esperienze passate, il suo carattere individuale, e questo non si può sottovalutare.

Molti si avvicinano a questi sport per scappare dalla città, uscire con la testa dal mondo frenetico della vita moderna per tornare al contatto con la natura, ai ritmi della natura. Sono sport ottimi per i polmoni, che si riposano e ripuliscono dallo smog, per le calorie bruciate, per i muscoli e la postura. L’attività fisica comincia ben prima di entrare in campo, con la preparazione del cavallo, continua con la passeggiata o sessione, e finisce dopo aver ripulito e sistemato tutti i finimenti; sono tutte azioni piacevoli, non pesa svolgerle, ma per il carico spesso e volentieri equivalgono a ore passate a sudare in palestra! Inoltre, sia che si esca in passeggiata o che ci si alleni nel campo, il beneficio più evidente succede nella nostra testa: il cervello si ossigena, si libera dai problemi, elimina lo stress così come tutti i pensieri della routine, permettendoci di staccare e facendoci tornare a casa davvero rilassati. Ho potuto notarlo su me stessa e su innumerevoli persone.

Mi sono avvicinata all’equitazione da adolescente, portando poi avanti questa passione per vari anni. È uno sport totalmente diverso dagli altri: non è di squadra ma non sei da solo, sei in un binomio. Appena entrati in questo mondo ci sono tantissime cose da imparare: tutti i nomi dei finimenti, di tutte le parti che compongono la sella (e nella sella americana, quella che ho usato di più, ce ne sono davvero tante!), come si pulisce il cavallo (e soprattutto come convincere un esserino che pesa 8 volte più di te ad alzare delicatamente la zampina per permetterti di pulirgli gli zoccoli), i nomi e le caratteristiche principali delle razze, i colori del manto. Tutte le sensazioni sono nuove: avvicinarsi timidamente a un cavallo che ancora non hai idea di cosa stia pensando, toccargli il naso e scoprire che è la cosa più morbida del mondo, poi salire in sella per la prima volta, rimanere in equilibrio sulla schiena di questo animale enorme e paziente osservando il mondo come da sopra una montagna. Appena arrivati ci si sente un po’ spiazzati, ma dura davvero poco. Basta fare amicizia con il cavallo, cominciare a entrare in confidenza con l’istruttore e i vicini di box, e col passare del tempo si finisce davvero per sentirsi in una seconda casa. Devo ringraziare tutte le persone meravigliose che ho avuto l’occasione di conoscere per le esperienze che ho avuto, il confronto, il supporto morale, le emozioni condivise. Soprattutto i proprietari della scuderia che si sono fidati di me e mi hanno permesso di aiutarli nel loro lavoro: per me è stata un’istruzione impagabile, grazie a loro ho potuto conoscere tutti gli aspetti di questo sport, anche quelli che di solito rimangono nascosti.

 

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Grazie all’equitazione sono cresciuta molto, soprattutto per quanto riguarda il senso di responsabilità e il carattere. Ricordo che appena arrivata nel mio primo maneggio, da ragazzina timida e insicura, osservavo le mie coetanee; ricordo che le vedevo così serene, forti, sicure di sé. Effettivamente è vero, l’equitazione è uno sport che ti forma il carattere: quando ti ritrovi in cima a un animaletto abbastanza enorme, per farti considerare e convincerlo amichevolmente ad andare dove vuoi tu, sì, devi imparare a rafforzare un po’ il tuo carattere ed essere sicuro di quello che vuoi. Inoltre impari ad essere responsabile delle tue azioni e della salute del cavallo che porti, nella tua scuderia così come in gara. Anche l’ambito agonistico è stato importantissimo nella mia formazione: passare una lunghissima giornata e talvolta addirittura un weekend fuori casa, ambientarsi in spazi totalmente sconosciuti, seguire il cavallo in ogni momento e assicurarti che abbia tutto ciò di cui ha bisogno, gestire le tue emozioni prima della gara, durante e dopo indipendentemente dal risultato. Ed è stato anche uno dei successi di cui vado più orgogliosa, quell’anno in cui alla fine della stagione mi hanno detto che io e il mio cavallo eravamo arrivati primi nella mia disciplina principale più altre due. “Campionessa regionale”, pertanto invitata a partecipare ai nazionali. Devo tantissimo a quel cavallo e alla sua proprietaria, che me lo ha affidato e mi accompagnava a tutte le competizioni.

Sono contenta di aver potuto conoscere da vicino tantissimi cavalli, passandoci insieme delle ore, anche lavoricchiando per qualche mese sparso su diversi anni in scuderia, imparando sempre di più a capirli, arrivando a comunicarci insieme, osservandoli in tantissime situazioni, in scuderia, in passeggiata e in gara. E ho visto delle cose che mi hanno aperto il cuore, verso alcune persone e parecchi animali.

Ho potuto assistere a delle sessioni di ippoterapia per bambini con disabilità fisiche o mentali. Era meraviglioso osservare come il cavallo diventava sensibile in presenza di questi bambini, attento a non muoversi quando gli passavano vicini per non fargli del male, docilissimi durante la pulizia e coi bambini sulla groppa. Anche se la cosa più emozionante è stata vedere il sorriso di questi bambini, che grazie a questo animale ricominciavano a comunicare, a partire dai sentimenti. Mi è venuta la pelle d’oca ad ascoltare il racconto dei genitori di un bambino autistico completamente chiuso nel mutismo, che ricominciava pian piano ad aprirsi al mondo, ma anche il racconto di una bambina disabile che cominciava a sentirsi importante, sicura di sé, capace di fare qualcosa che nessun altro bambino sapeva fare, e molti altri.

Ho avuto a che fare con dei cavalli che dove si trovavano prima avevano subito maltrattamenti. È difficile all’inizio avvicinarsi a loro, bisogna essere delicati, saperli ascoltare e comunicargli col cuore, per fargli riprendere pian piano fiducia nell’essere umano. Hanno un cuore enorme, facile da ferire e riempire di paura e rabbia. La cosa più sconvolgente è stata rendersi conto che quasi tutti i comportamenti giudicati “cattivi” dei cavalli derivano da un approccio sbagliato degli umani, e mi ha fatto riflettere che forse potrebbe essere simile anche per gli esseri umani stessi, ciò che diventano dipende da ciò che hanno subito. All’inizio è difficile, sì, ma quando cominciano a conoscerti, a sentirsi capiti da te, allora ti permettono di entrare nel loro spazio e nel loro cuore. Tutti sono recuperabili, aspettano solo un essere umano che sia umano per davvero e capisca ciò di cui hanno bisogno.

 

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Ma ho avuto soprattutto a che fare con dei cavalli meravigliosi, dispettosi, appassionati di pozzanghere d’acqua, equini fangosi da insaponare dalle orecchie alla coda, che amano giocare, che amano scalciare liberi nel paddock, che amano i grattini sul collo, che amano mordicchiare gli oggetti che lasci in giro prima che tu li cogli in flagrante con la coperta che gli penzola dalla bocca e gli occhioni che esprimono: “ma che dici, non sono mica io che ho in bocca la tua coperta!”.

Ho avuto a che fare con i puledri all’inizio dell’addestramento, il loro sguardo curioso quando cominciano a conoscerti e a prendere confidenza con te. E quando cominciano ad affezionarsi, e per chiamarti fanno quel nitrito leggero come fanno coi loro simili, a te si scioglie il cuore.

Grazie a tutti questi cavalli ho imparato a conoscere meglio me stessa, a gestire il mio carattere e le mie emozioni. Quando tu sei triste, il cavallo se ne accorge prima di te. Se tu sei arrabbiato e monti in sella, fidati, in cinque minuti ritorni a terra, probabilmente volando. Se tu sei sereno “casualmente” anche lui sarà molto più tranquillo e ben disposto ad ascoltarti. Se gli vuoi bene ti basta davvero volerglielo col cuore, loro lo sanno e ne faranno tesoro.

Mi ritengo fortunatissima per le esperienze che ho avuto. L’uomo dovrebbe essere l’animale più evoluto di questo pianeta, ma talvolta sembra dimenticarsene. Questo sport mi ha permesso di ritornare a comunicare col cuore e di conoscere molti altri che hanno imparato a farlo per amore di un essere che con le parole non può risponderti. Spero che in un modo o nell’altro, attraverso lo sport o qualunque altra esperienza, molti altri umani si riavvicinino alla natura, alla loro natura, ricominciando ad ascoltare il mondo che li circonda e a volere davvero bene, a se stessi e agli altri.

 

Valentina V.

 

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3 Commenti

  1. Il cavallo è un animale straordinario. Hai spiegato dettagliatamente cosa si può provare a stare a contatto con questo fantastico esemplare della natura! È un percorso stupendo quello che fai, soprattutto se ha avuto inizio fin dall infanzia! Complimenti

  2. Adoro questo articolo, mi catapulta sulla groppa di un bel cavallo, mi manca andare a cavallo! Non sono esperta come te ma adoro la sensazione di velocità che si prova ad andare a cavallo e l’intesa che viene a crearsi con l’animale!

  3. Mi piace un sacco come descrivi come ci si sente quando si entra per la prima volta in un maneggio ahah Anche io vado a cavallo da un paio di annetti, sono dilettante ma è uno sport che ti appassiona davvero sin da subito.
    Mi piacerebbe tantissimo se capitasse su questo sito un istruttore di ippoterapia a raccontare la sua esperienza!!

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