Non abbiate pregiudizi sull’omosessualità

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A 16 anni capii che ero lesbica. Era iniziato mesi prima, dopo uno di quei giochi con la bottiglia, dove al mio turno dovetti baciare la ragazza davanti a me. Dopo l’innocente domanda “e se fossi lesbica?” ho sentito il mio mondo crollare. Per mesi non sono riuscita a guardarmi nello specchio perché non sapevo cosa avrei visto. Mi odiavo, mi facevo schifo, mi sentivo un mostro. E se sotto la mia pelle avessi trovato proprio quello: un mostro? No, molto meglio evitare di guardarmi negli occhi.

Non riuscivo nemmeno a pensare alla parola “lesbica”, era così brutta, sembrava una parolaccia, come “finocchio” o “frocio”. Per fortuna la mia famiglia era aperta, e sapevo che mi voleva bene, così lo dissi alla persona di cui mi fido di più: mia madre. Glielo dissi pochi giorni dopo dalla “scoperta”, e anche se non sapevo se era “solo una fase” o meno glielo dovevo dire. Dovevo dirlo a qualcuno. Era l’unico modo per alleviare il peso. Infatti la cosa più dura da affrontare per me (oltre ad accettare me stessa) è il rapporto con le altre persone. Troppo spesso si sentono usare parole come “frocio” dagli altri (e fidatevi se vi dico che fa male sentirlo dire anche se sei una donna) e già lì ci si sente mondi distanti dal resto delle persone, perché non sanno quello che hai passato, non conoscono la sofferenza, la difficoltà che hai avuto ad accettarti, non sanno che ci sono ragazzi e ragazze che vengono buttati fuori casa, che vengo uccisi, picchiati e stuprati perché “é lesbica solo perché non è mai stata con me“ o “vedi come cambia sponda appena trova uno”. Non sanno che anche noi siamo stati deportati ad Auschwitz e ci hanno sottoposto ad esperimenti. Non sanno tutto questo. Pensano sia solo una parola come tutte le altre, anche se negativa. Non sanno chi c’è dietro a quella parola. Quindi per ogni amicizia, per ogni persona devi decidere se dire o meno la fatidica frase “sono gay”, perché non sai chi c’è davanti a te. Non sai se il tuo amico che conosci dalle elementari e con cui hai condiviso tutto, con cui hai pianto quando i tuoi si sono lasciati ti accetterà o ti sputerà in faccia. Non sai se lo devi dire alla persona che hai appena conosciuto e con cui vai molto d’accordo, perché ha appena detto “frocio” e legge il tuo disgusto per quella parola sulla tua faccia; e non sai cosa dire, se ignorare e sperare che si scordi che hai fatto quella smorfia oppure se dirlo subito e pregare che non ti prenda in giro e lo dica al resto della scuola.

Ho scritto tutto questo per condividere la mia esperienza, cosicché le persone possano capire anche in minima parte cosa si prova, nella speranza che nessuno debba passare momenti difficili per colpa del suo orientamento sessuale. Credo molto nell’umanità, e sono convinta che arriverà un giorno dove tutto ciò si realizzerà, se ci impegniamo.

 

Winsaarad

 

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6 Commenti

  1. Grazie Winsasaarad, fare coming out è una delle scelte più difficili che si possano fare. Accettarsi non è facile ma dopotutto se siamo così allora c’è un motivo, forse per insegnare agli altri ad avere rispetto per tutti e superare le differenze. Non solo nell’ambito gay, a volte è difficile per una donna dire al compagno di essere incinta o dirlo ai propri genitori, non sapendo come prenderebbero la gravidanza, le persone che scoprono di avere una malattia incurabile hanno molta fatica a dire agli altri che non vivranno più a lungo. Tutto questo ci accomuna, sapere che qualcosa di te può ferire l’altro, c’è molto da cambiare in questo mondo e molto dipende da noi, dal nostro contributo. Le persone si stanno aprendo sempre di più, io capisco il tuo dolore, avendolo provato anche io sulla mia pelle, ti fa sentire sbagliato, diverso, ti divide dall’altra persona, perché o decidi di vivere mentendo e quindi amato per qualcosa che non sei oppure decidi di affrontare le persone che ami e rischiare di distruggere un’amicizia di lunga durata, pur di essere amato per ciò che sei. Il coming out è un profondo atto di fiducia e se l’altro lo comprende fortificherai moltissimo il rapporto, se non lo comprende lo avrai distrutto. Ma almeno saprai che l’amore di chi resta è sincero.

    • Grazie Alec, è esattamente come dici tu. Non so che altro aggiungere perché tu hai già praticamente detto tutto. Fare coming out è sempre difficile, non importa se è la prima o la 100 volta, perché anche se ti è già successo non sai con sicurezza come l’altra persona reagirà. Devo essere sincera, leggere il tuo commento mi ha emozionato perché mi ha ricordato perfettamente quello che ho sentito quando ho realizzato che ero lesbica, e quando ho fatto coming out con mia madre. Grazie davvero per il commento 🙂

  2. Ti ringrazio per il tuo articolo, e spero che venga letto da molte di quelle persone che non riescono ad accettare tutto ciò che secondo loro è “diverso”, che non hanno mai avuto un briciolo di empatia con gli altri esseri umani. Grazie ad alcuni amici e conoscenti ho capito che essere omosessuali non è una scelta, un’opinione, né nulla di cattivo o discriminabile. E ringrazierò per sempre una mia professoressa delle superiori, che non aveva paura a dichiarare il suo orientamento, a venire in classe con la spilla a forma di triangolo rosa il giorno della Memoria, per ricordare gli omosessuali deportati nei campi di concentramento, e a fare almeno una volta all’anno una lezione sulla discriminazione. Grazie a lei molti studenti hanno imparato il rispetto, molti bulli che cercavano di schiacciare gli altri, cercando di far risaltare la loro millimetrica personalità calpestando le debolezze altrui, sono stati messi a tacere. Ha permesso di riflettere a molti su ciò che significa essere “l’altro”. Per fortuna negli ultimi anni cominciano a diminuire le persone che discriminano. Piano piano la situazione sta cambiando, le persone iniziano a capire un po’ di più, a dare più ascolto all'”altro” senza tapparsi occhi e orecchie, ma cominciando ad aprire il cuore. Buona fortuna a tutti gli omosessuali, fate valere il vostro diritto di essere felici senza dover nascondere il vostro amore 🙂

  3. è molto importante la tua testimonianza, solo parlandone e condividendo le proprie esperienze si può sensibilizzare le persone a dover difendere chi viiene discriminato dalla società.

    • É quello che spero di aver fatto scrivendo la mia esperienza 🙂 cercare di far capire cosa significa essere dall’altra parte quando si urla “frocio” o “checca”, e cosa si prova quando ti chiamano così

  4. Grazie della tua testimonianza e sei stata fortunata a scoprirlo subito ed accettarlo, non è stato così per mio fratello che si è anche sposato ed avuto un figlio ora grande …. Ha chiesto aiuto a me circa 15 anni fa per parlarne in famiglia …. Beh il 1 luglio ci sarà un ricevimento in una splendida villa sul mare ci sarà l’ Unione civile e parteciperà anche il figlio già da qualche anno maggiorenne .

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