Cronache di un ragazzo robusto in una società che non l’ha compreso.

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Quella che vi racconto è una storia del tutto ordinaria e personale, ma che riguarda tantissime persone che come me si sono trovate in situazioni simili. Se oggi la società cerca di aiutare, almeno in parte, le persone “discriminate”, c’è una categoria di persone che viene fraintesa e probabilmente continuerà ad esserlo ancora per un po’ di tempo: i “grassi”. In realtà ci sono tante fasce di persone grasse; io al momento, e per buona parte del mio passato, faccio parte di quella che si può definire “ragazzo robusto”, ovvero sovrappeso, ma senza esagerazioni. C’è poi l’obesità che è classificabile in tre tipologie, ed ovviamente ci sono dei rischi annessi per la salute. Ci tengo innanzitutto a dire che la persona grassa diventa tale per ragioni svariate, ma molti credono che chi è grasso sia una persona con il vizio del cibo, golosa, che non sa trattenere i propri impulsi. Perché una persona è magra o grassa? Il fattore principale, che tutti pensano di conoscere bene, ma a quanto pare non è così, è il metabolismo. Il metabolismo è la capacità corporea di smaltire gli alimenti ingeriti, e può cambiare da persona a persona. Ci sono diverse ghiandole, fra cui la tiroide, che si occupano di far metabolizzare al corpo gli alimenti. Se la massa magra è ben accettata e necessaria, i grassi e gli zuccheri tendono a formare la massa grassa, quella in eccesso e visibile, chiaramente. Una persona più grassa della media mostra non solo il tipico rigonfiamento allo stomaco, ma anche fasce laterali ai fianchi (che bisogna tenere d’occhio per ragioni di salute), volto più gonfio e spalle più larghe, spesso a discapito della muscolatura che invece fa parte della massa magra, che se è presente, viene coperta dall’altra. Detto questo, vorrei evidenziare l’aspetto più importante: una persona robusta od addirittura grassa, non è necessariamente “maniaca” del cibo, non vive di dolci, nonostante tutti i film e le serie tv ci facciano vedere ogni persona grassa mangiare tantissimo, perché nell’immaginario collettivo, è così. Non si tratta di disfunzioni del metabolismo, ma di eccessi. Okay, forse abbiamo presente quei VIP grassi, che vediamo spesso nei ristoranti, ad abbozzarsi nell’ingordigia. Solo perché esistono delle persone così, non significa che tutti facciano lo stesso! Nessuna persona vorrebbe avere problemi di metabolismo, ma voglio raccontare nel dettaglio quanto essere sovrappeso possa rischiare di rovinare la vita alle persone, non tanto per l’aspetto fisico, ma per come la società continua a fare discriminazioni, perfino gli amici stessi, con le spiacevoli battutine. A sei anni ero magro, non magrissimo, ma nella media. Ho praticato nuoto e giocato a calcio per un po’ di tempo, ma non mi piaceva affatto. A sette od ad otto anni ho iniziato a fare pattinaggio artistico. Dicevano in tanti che per un maschio non è uno sport adatto (la tipica discriminazione ignorante), mentre in realtà mi faceva benissimo. D’estate passavo i mesi al mare, nuotavo tutti i giorni, e lo farei tuttora se non abitassi in Piemonte a più di 100 km dal mare. Ma, tornando al passato, non avevo alcun problema, mangiavo di tutto; poi sono iniziate le allergie. Ricordo che un’allergia molto grave è stata quella che mi ha spinto a non poter più mangiare latte, derivati del latte, latticini ed addirittura le uova. Un po’ alla volta ho cambiato la mia alimentazione, ho iniziato a rinunciare ad alimenti che prima per me erano quotidiani. Poco più avanti ho avuto una brutta caduta mentre pattinavo e mi sono rotto il polso, sono stato operato male e dopo 40 giorni di gesso mi hanno dovuto operare di nuovo, rimanendo altri 30 giorni con il gesso, per 70 giorni totali. Era fine maggio e quindi ho passato quasi tutta l’estate al mare senza fare movimento, rimanendo a guardare gli altri bambini che giocavano mentre io non potevo fare movimenti bruschi, non potevo nuotare, è stato veramente brutto. Proprio in quel periodo ho iniziato ad ingrassare, e tutto è cambiato, mai avrei immaginato che l’aspetto fisico potesse contare così tanto al giorno d’oggi, in una società dove l’apparenza fa la differenza. Voglio dire una cosa a difesa di come ero nutrito. Ho sempre pranzato a casa dei miei nonni per sei giorni a settimana su sette. Entrambi i miei nonni sono stati magrissimi per tutta la vita, hanno tre figli, di cui uno magro e palestrato, una figlia normale e l’altro figlio che è ingrassato dopo aver cambiato casa. Quindi se tutti con gli stessi cibi sono cresciuti sani, allora anche per me sarebbe dovuto essere lo stesso, no? Ed invece niente! Devo dire però che ai tempi delle elementari, ho sempre avuto un grande supporto su tutto, avevo dei compagni molto buoni coi quali ero amico, che non mi hanno mai puntato il dito contro per accusarmi. Ho dovuto lasciare pattinaggio, perché in famiglia si continuava a discutere ed incolpare quello sport come se fosse stato uno sport a farmi cadere a terra e rompermi il braccio e star male per tutto quel tempo, quando in realtà, fu un errore medico a farmi tenere il gesso per 70 giorni.

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Alle medie sono iniziate le discriminazioni, nuovi compagni, nuove persone nella scuola che mi ridevano dietro ma anche davanti; crescendo l’età è arrivata anche la cattiveria, gli scherzi, le battutacce, l’apatia dei professori. Essendo più maturo dei ragazzi della mia età, ho iniziato a comprendere che la società bada troppo all’apparenza, si fa mille idee. L’eroe dei film è sempre magro e bello, il grasso di solito è rilegato alle commedie, perché una persona grassa che si muove in maniera goffa fa ridere, non può essere “reale”. Nella realtà chi è sovrappeso è visto come un’anomalia, od una persona che non sa curarsi. Io ho continuato a praticare sport, passando al Karate, ma siccome avevo anche altri interessi nella vita, fra cui imparare a suonare uno strumento musicale, ho dovuto sacrificare quello sport per dedicare il mio tempo ad altro. Provai anche con il basket, ma mi misero nella squadra dei giovani perché “non avevo il fisico adatto”. E quindi non potevo giocare alle partite. Ho vinto una coppa senza mai giocare, ho ancora la foto in casa della coppa vinta senza partecipare. Ovviamente ho lasciato la squadra a fine stagione. In prima superiore ho subito bullismo dalla mia professoressa di italiano, ricordo che non le piaceva la mia postura e mi faceva camminare prima delle interrogazioni portando il libro sulla testa, si divertiva a prendersi gioco di me (eravamo una classe molto ingenua per essere una prima, lei si approfittava di molte persone). Oltre questo, venni quasi “costretto” ad iscrivermi in palestra. La prima palestra che ho frequentato era di pesistica. Mi sono trovato male fin dal primo giorno, vedevo uomini passarsi sostanze dopanti, non avrei mai usato qualcosa del genere. Mi sarebbe piaciuto avere i muscoli, ma mai avrei fatto uso di sostanze del genere. Perciò mi sono trovato male e, con un mio compagno di classe, mi sono iscritto ad un’altra palestra, molto più tradizionale. Attrezzi, pesistica, strumenti per “bruciare grassi” come cyclette e rullo. Lì mi trovavo bene, ma in realtà mi piaceva semplicemente stare in palestra con un amico, appena ha avuto un problema in famiglia, ha dovuto lasciarla, e da allora mi sono trovato male. Anche in quel luogo partivano gli sguardi sul “ragazzo robusto”. Nel frattempo notavo che dovevo fare molti sacrifici a tavola per perdere chili, ma non ero ancora pronto. Parlo un attimo del fattore romantico. Come ogni adolescente anch’io ho avuto delle ragazze che mi piacevano (eh sì, anche più di una allo stesso momento). Però queste erano tutte interessate ad altri tipi di ragazzi, di solito il genere che aveva più successo era il “bel tenebroso”, di poche parole, un po’ arrogante e pieno di sé, ovviamente fumatore, ma non per piacere personale di fumare bensì per farsi notare. Io, ingenuo e cicciottello, non avevo alcuna speranza. E così vedevo queste ragazze che mi piacevano fidanzarsi con altri. In terza superiore mi dichiarai ad una ragazza, facendomi coraggio per dirle cosa provassi per lei, ma venni respinto. Subito dopo lei si fidanzò con quello che prima di essere bocciato era, non solo un mio compagno di classe, ma pure il mio compagno di banco! Praticamente il “destino” aveva creato questa coppia davanti ai miei occhi, come per riderci sopra. Io non sapevo più che fare, ma poteva peggiorare la situazione… ed è peggiorata! Sono arrivati gli insulti, i nomignoli. C’era il boom di popolarità di Dragon Ball Z, all’epoca lo seguivano tutti, e dico tutti. Mi venne affibbiato un soprannome preso da uno dei personaggi, Majin Bu, un mago rosa visibilmente grasso. C’era questo ragazzo di un’altra classe che mi fermava nel corridoio urlando “ehi Majin Bu!”. In realtà gli stavo simpatico, era il suo modo di fare, ma allo stesso tempo mi metteva in imbarazzo. Ricordo che una sera ero uscito con gli amici in città, c’era la tipica “ronda”, ovvero girare le strade del centro… e che succede? Lo ritrovo lì e davanti a tutti urla “ehi Majin Bu!” Di nuovo un altro scherno.

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Voglio però dire una cosa, c’è chi al di là di tutto valuta l’impegno. Penso di aver ammirato molto il mio professore di educazione fisica dei primi anni. Era una persona onesta, un po’ rude, che quando l’Inter perdeva ci puniva facendoci correre il doppio per sfogarsi, e quando l’Inter vinceva allora niente esercizi, ma si giocava a calcio od a pallavolo in palestra. Con lui avevo voti sempre alti, ammirava il mio impegno perché nonostante il mio peso superiore ci mettevo passione e dedizione, volevo imparare, volevo superare me stesso, ed amavo dare il 100% in palestra, a differenza di chi magari aveva un bel fisico ma era svogliato, disinteressato ad ottenere risultati. Purtroppo mi sono trovato in seguito con un professore con la mentalità opposta, che amava premiare in base alle prestazioni, al fisico. Una volta venne dato un voto alto in base al tempo impiegato per superare certe distanze nella corsa. Io, essendo robusto, ho impiegato più tempo degli altri perché avevo il fiatone, ho battuto soltanto un ragazzo magro, ma svogliatissimo. Dalla scuola si apprende una lezione: non importa cosa fai, ma conta come appari. È terribile, ed ho sentito raccontare esperienze identiche alle mie da altre persone robuste, compresa una ragazza con gravi problemi di tiroide che era ben più che sovrappeso, e non ne aveva la minima colpa. Finite le superiori ho scelto di fare la mia prima dieta, ho deciso di porre fine a questo “problema” che mi affliggeva da troppo tempo. Il problema è che mi affidai alla tipica amica di famiglia, e questa era un’estetista che vendeva erbe “naturali”. In realtà oggi si sa che quei prodotti sono estremamente nocivi e potenzialmente possono provocare grosse disfunzioni od addirittura malattie terminali, ma continuano a venderli comunque finché stanno nei margini accettati dalla legge (discorso valido per tantissimi alimenti, basti vedere certi tipi di gelatina). Quindi, io, questo ragazzo robusto che non mangiava dolci, mi sono sottoposto ad una dieta atroce basata sul mangiare pochissimo, ma soprattutto sul dover prendere quelle pillole d’erba “naturali”. Hanno funzionato, eccome se hanno funzionato! In due mesi ho perso il doppio di quanto in una dieta normale avrei dovuto perdere. Il problema è che queste diete con erbe funzionano solo finché vengono seguite, e quando si decide di riprendere a mangiare cibo vero, boom, tutto torna come prima od anche peggio. Ed è stato così. Ho avuto problemi a fegato, milza, stomaco, praticamente mi hanno dilaniato dall’interno. Quindi invito tutti a non fidarsi delle amicizie di famiglia, ai falsi “guru” e dietologi improvvisati, ma di consultare sempre, e dico sempre, dei professionisti. Ci sono persone che vengono pagate per pubblicizzare prodotti per dimagrire, è il loro compito convincere gli amici ed i parenti a comprarli, ragion per cui non significa che dobbiate credere ad una sola parola di quello che dicono. Tornando all’estate in cui ero finalmente magro o meglio circa sugli 80 kg, il peso adatto per uno della mia altezza, tutto era tornato ad essere perfetto, era una sensazione appagante. Al mare la mattina mi alzavo alle 6 ed andavo a correre con un altro ragazzo per le strade alberate, con le palme liguri, era fantastico con le luci dell’alba e quel caldo ancora accettabile. Per me era un sogno, potevo stare a petto nudo senza essere guardato male, perfino le ragazze mi guardavano in modo diverso, ma io stesso ero ancora riluttante a fidarmi troppo dell’aspetto fisico. Non sono mai stato uno che va contro i suoi principi morali, non sono cambiato di carattere per questo cambiamento nell’aspetto. Ma non mi aspettavo che la ricaduta sarebbe stata peggiore. Nel giro di pochi anni sono passato da 80 kg a 120 kg, sarà stato lo stress di prendere il treno presto per andare in università, poi due bus per arrivare in sede, ritornare, farmi la corsa in stazione per prendere il treno puntuale e tante volte lo perdevo… di sicuro non era il panino che mangiavo a pranzo fra una lezione e l’altra, ancora una volta non era un problema di alimentazione. Ma sapete qual è la trappola peggiore? Che più si è pesanti, più si ha fame. Iniziare una dieta seria a quel peso diventa una tortura psicologica e ovviamente è qualcosa a cui mi sono sottoposto. Sono stato da un dietologo stimato, ed infatti era molto abile, non apprezzava l’idea di dover dare una dieta ad una persona che non mangia latte, latticini e uova (ricordo che era per allergia e non per scelta di vita!), ma comunque ha trovato il giusto programma e mi ha fatto abbinare tutto questo con un po’ di attività fisica. Tornare a correre a quel peso era improponibile, perciò mi accontentai della cyclette, anche perché stando fuori tutti i giorni era impossibile per me fare altro di impegnativo. I risultati sono arrivati, ma solo in principio. Ad un certo punto la dieta cominciava a non funzionare, allora il dottore passò alla ‘seconda fase’, ovvero quando una dieta non dà più i risultati sperati si toglie più cibo. Accettai, ma fu un dramma, perché vi dirò la verità, io di notte sognavo di poter mangiare, sentivo dolore allo stomaco, ogni singola notte per me era una disperazione. Avevo accettato di stare lontano da bevande zuccherate, di bere acqua e soltanto acqua (come faccio tuttora dopo anni). Ma era stressante, perché uscivo e non potevo prendere niente, stavo a casa e sentivo il bisogno di certi cibi che non potevo mangiare. “Così si cura il metabolismo”, mi diceva, “si abitua da solo”, ma non era così. Appena ho infranto la dieta, sotto lo stress degli esami, sono tornati i kg. Non sono mai più tornato a 120 kg, ma arrivai a 108 kg.

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Quell’anno fu significativo per me, iniziai un corso specialistico, lontano dall’università, e trovai un nuovo gruppo di amici. Ero felice, e questa felicità mi spinse a fare ancora movimento, sempre con la cyclette che non ho mai amato, ma era un buon modo per scendere di peso. Ci sono riuscito, avevo finalmente il controllo e i chili se ne sono andati, ma niente da fare. È arrivato lo stage, un lavoro stressante, ero sempre in movimento a correre tutto il giorno ed aumentavo di peso. Era tutto stress, è quello che influisce sul metabolismo. Quando poi lo stage si è trasformato in lavoro la situazione è peggiorata perché poteva diventare una tortura, altre persone con quel lavoro avrebbero perso tantissimi chili, io invece li guadagnavo ed un altro collega stressato era parecchio in carne pure lui! Avevo ed ho tuttora una tabella su cui segnare il peso corporeo con aggiornamenti frequenti, in due anni sono passato da 104 kg a 117.9 kg. Tremendo, ero tornato obeso, e non mi andava affatto bene. Dovevo fare qualcosa e con la scadenza del contratto lavorativo (mai stato così felice di aver chiuso un’esperienza, non me ne pentirò mai) mi sono dedicato all’attività fisica. I risultati sono arrivati ed oggi sono nella fascia sovrappeso che indica “robusto” ma non “obeso”. Ovviamente sono intenzionato a tornare ad 80 kg, senza diete particolari, con la sola attività fisica: correre, fare fitness ed esercizi, ogni singolo giorno, senza mai mollare la presa! Sono uno che quando si mette in testa di fare qualcosa non si arrende. Non so ancora quale sia il mio futuro, sono giovane ed ho davanti a me qualsiasi opportunità, ma la verità è che spero di avervi fatto riflettere su come viviamo in una società dove la persona sovrappeso è discriminata di continuo da amici, compagni e colleghi, professori e datori di lavoro, da sconosciuti, in ambito sociale, romantico, ovunque. Finché la persona grassa continua ad essere quella che “fa ridere” allora non ci saranno grossi progressi. Io spero che queste parole vi abbiano fatto riflettere, perché io come tanti, faccio il possibile per combattere un metabolismo difettoso, pigro, che a volte fa prendere chili di sola aria respirata. Non soffro più di stress, pratico meditazione, vado a correre, ma il metabolismo continua ad essere un problema. Questa è una mia battaglia di vita, e forse lo è per alcuni lettori. Tenere un peso forma è utile per la salute, avere chili di troppo non fa bene, ma sicuramente bisogna tenere a mente che la persona grassa non è pigra, non è buffa e non è stupida. Dimenticatevi gli stereotipi perché al giorno d’oggi fra allergie, problemi alimentari e disfunzioni di ghiandole, il metabolismo prende il controllo e rovina la vita di alcune persone. Ma sta a noi rimanere coscienti di poter vincere le nostre battaglie personali nella vita, e di essere più del nostro corpo fisico. Per chiudere, ci tengo a dire che queste discriminazioni devono terminare, troppe persone sono state sottratte della felicità che meritavano di avere. Io almeno posso dire di essere un ragazzo robusto ma felice, che continua a sognare di raggiungere il giusto peso forma, ed oggi non lo vivo come un dramma e non mi causa stress. Continuate a combattere per ciò che desiderate diventare ma siate fieri di chi siete oggi!

HopeCactus

 

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