Società Moderna: Internet e la produttività

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Si sospetta che l’inabilità di alcune persone a concentrarsi o la mancanza di volontà sia causata da internet e dal flusso continuo di informazioni a cui hanno accesso. Nel TEDx Talk di Gary Wilson[1], lui spiega che diversi studi sulla dipendenza da Internet e i suoi svantaggi continuano a saltare fuori dal 2009. Gary dice: “Finora, tutte le ricerche sul cervello puntano in una sola direzione: novità costante ad un click può causare dipendenza”.Un giorno stavo cercando la pillola magica o il trucco che potesse migliorare la mia produttività, non sapendo che il numero di volte che aprivo Internet influenzasse la mia produttività in modo più rilevante del tempo che ci perdevo sopra. E non mi sorprese che questa capacità di indurre dipendenza è disegnata in molte app. Nir Eyal spiega nel suo libro “Hooked”[2] come siti, app, social network ecc. devono essere disegnati in modo da creare dipendenza nell’utente sennò l’azienda non potrebbe avere un vantaggio competitivo. Questa tecnica per attirare gli utenti si chiama “The hook”. In questo video sommario del libro[3] narrato da Nir Eyal, è spiegato che il “hook” è “Un’esperienza disegnata per connettere il problema dell’utente alla soluzione dell’azienda, con abbastanza frequenza da creare un’abitudine. Il “hook” si divide in 4 parti – un trigger (innesco), un’azione, una ricompensa e un investimento. Tutti gli “hook” iniziano con un trigger esterno, come “Clicca qui” o “Scorri a destra”, oppure un trigger interno. Il trigger interno è fondamentale per l’utente nel creare un’abitudine nell’usare il prodotto dell’azienda. I trigger interni sono quelli che ci dicono cosa fare dopo, non essendo l’informazione contenuta nel trigger, ma formata tramite un’associazione o una memoria nel cervello dell’utente. Quindi, sono le cose che facciamo quando siamo in un preciso posto, situazione, intorno a persone particolari, in una routine e molto frequentemente quando proviamo certe emozioni, a dettare cosa faremo dopo. Le azioni che facciamo con poco o senza un pensiero conscio. A quanto pare i più frequenti trigger interni sono queste emozioni, però, non qualunque tipo di emozione, ma specificamente emozioni negative. La cosa che facciamo quando siamo annoiati, soli, persi, spaventati, incerti o confusi impone la tecnologia che useremo dopo con poco, o senza un pensiero conscio”.

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Come ho scritto prima ho vissuto questa cosa perché qualsiasi cosa stessi per fare, appena mi sentivo un po’ annoiato o altro, accendevo lo smartphone e scrivevo “facebook.com”. Le azioni sono influenzate dai trigger, ma cosa costituisce un’azione? Lo scienziato comportamentale BJ Fogg[4] descrive un’azione come “il più semplice comportamento in vista di una ricompensa” che nel mio caso era un click su Facebook, ma poteva essere anche uno scorrimento su Twitter o qualsiasi altro social network. In pratica è un processo piuttosto semplice: un trigger [sono annoiato] insorge, quindi eseguo una semplice azione [apro facebook] in anticipazione di una ricompensa [un’immagine o video divertente]. Quando parliamo di comportamento umano, molti di noi sospettano che la dopamina neurochimica influenzi le nostre azioni. Questo per la maggior parte è corretto. Tuttavia, la dopamina, è spesso fraintesa come il neurochimico che ci fa sentire bene perché abbiamo fatto qualcosa. In realtà, come spiega Robert Sapolsky[5] in questo estratto[6], “la dopamina viene rilasciata dal cervello in anticipazione di una ricompensa anziché in risposta alla ricompensa stessa”. Non solo il suo livello si alza in anticipazione di una ricompensa, ma raggiunge il picco quando siamo incerti se avremo o no la ricompensa. Dr. Sapolsky parla di un esperimento in cui c’erano delle scimmie che tiravano una leva in anticipazione di una ricompensa. Quando la situazione cambiò da ‘avrai una ricompensa dopo tre tiri’ a ‘magari avrai una ricompensa dopo un po’ di tiri’ potevano vedere un picco altissimo nel livello di dopamina. Come dice lui, “è uno dei più grandi aumenti di dopamina nel cervello, a parte la cocaina”. Questo è molto importante, perché significa che il contenuto che ci offre l’azienda non deve essere neanche buono per far in modo che tu continui a tornare. Deve essere disegnato in una maniera che continui ad anticiparci e a farci cercare ricompense. Per esempio, diamo un’occhiata al feed di Facebook. E’ interessante la foto di quella ragazza carina che conoscevi, che posa da qualche parte? E che ne dici della foto del pranzo di qualcuno che verrà dopo? Nessuna di queste cose ti interessano probabilmente, però il nuovo articolo che ha scritto il tuo amico potrebbe interessarti. Il feed si prende vantaggio di quel picco di dopamina che sperimentiamo grazie all’anticipazione di una possibile ricompensa, quindi continuiamo a scorrere e scorrere, entusiasti della possibilità che vedremo qualcosa di interessante sotto i nostri occhi.

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La parola dipendenza è spesso buttata lì a casaccio in contesti come “Mamma mia, questa cosa crea dipendenza!” tutte le volte. Tuttavia, sentire qualcuno dire “devo fare una terapia per la mia dipendenza” ha una sfumatura del tutto diversa. Usando la parola dipendenza in quel modo ci suggerisce che la dipendenza sta colpendo la loro vita e questo deve essere sistemato. Perché le persone usano le droghe anche se sanno le ripercussioni sociali e legali che avrà il loro utilizzo, lo riassumiamo spesso nel fatto che non sono soddisfatti delle loro vite. Può darsi anche che non siano soddisfatti del loro anno corrente, del mese o del momento che vivono. Le persone seguono il successo nel lavoro, nella salute o nelle relazioni per la maggior parte perché anticipano una ricompensa – spesso una bella emozione che viene con una realizzazione. “Ma perché lavorare per questi tipi di realizzazioni per tanto tempo, quando puoi investire due secondi del tuo tempo a sniffare cocaina o prendere una pillola? Oppure scorrere alcuni profili su tinder.com per sentirti eccitato quando vedi una bella donna, invece che investire il tuo tempo in una vera relazione. Quando vedi tutto da questo punto di vista, l’idea non solo di sostanze, ma anche di comportamenti che creano dipendenza, diventa più plausibile. Come facciamo a notare che internet ci sta influenzando? David Foster Wallace dice una battuta all’inizio del suo discorso per una classe del Kenyon College nel 2005: << “Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: “Salve, ragazzi. Com’è l’acqua?” I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa “Che cavolo è l’acqua?” >>. Gary Wilson menziona la stessa situazione dei pesci nel suo talk show[vedi 1] per dire quanto è difficile per consumatori pesanti di internet realizzare come internet li influenza. Lui spiega come l’unico sintomo che fa comprendere a maschi amanti di porno online, che la cosa ha un effetto su di loro, è la disfunzione erettile. Giovani ragazzi vengono diagnosticati e curati per ADHD, disturbo di ansia sociale e depressione, a causa di sintomi come poco interesse in attività giornaliere, abilità ridotta a concentrarsi e forza di volontà indebolita. Loro vanno da psicologi e psichiatri per trattare questi sintomi, però non capiscono che possono essere alleviati semplicemente cambiando il loro comportamento. Uno studio in Cina[7] mostra come persone dipendenti da Internet, hanno l’abilità di controllo sulla loro funzione esecutiva alterata. Le funzioni esecutive sono “una serie di processi cognitivi – che includono il controllo dell’attenzione, controllo inibitorio, memoria di lavoro e flessibilità cognitiva, così come ragionare, risolvere problemi e pianificazione – che sono necessari per il controllo cognitivo del comportamento: selezionare e monitorare con successo comportamenti che facilitano il conseguimento degli obiettivi scelti.” Se hai abbastanza forza di volontà da smettere subito di scorrere e cliccare su internet allora sei a posto. Ma per molte persone, non è semplice uscire da un’abitudine. L’idea non è quella di smettere completamente di usare queste piattaforme di internet, ma di tirarti fuori da questo ‘hook’ inerente al loro disegno. Non c’è niente di male nel prendere una pausa di dieci minuti dal lavoro che devi fare e qualcosa che ti piace fare. Quando stai inconsciamente spendendo più tempo di quanto intendi, allora lì c’è un problema.

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Come uscire dal hook

La buona notizia è che, capire come il tuo cervello viene manipolato da questo ‘hook’ è stato il primo passo nell’evitarlo. Nel suo TEDMED talk[8], Judson Brewer descrive una tecnica di due fasi che diversi fumatori hanno usato per eliminare con successo la loro abitudine di fumare. L’idea per i partecipanti è solo essere consapevoli di fumare. Che sarebbe – essere consapevoli e veramente pensare come è l’esperienza di fumare – sentire il calore della sigaretta quando ti fai il tiro, di annusare il fumo e sentire il gusto del tabacco.   Un soggetto usò il metodo e velocemente si rese conto che fumare puzza e ha un gusto schifoso. Iniziò ad essere deluso del suo comportamento. L’altra fase della tecnica consisteva nell’essere consapevoli di come si sentivano quando il desiderio di fumare emergeva. Quando desideravano una sigaretta si accorgevano che il loro corpo era sotto tensione, qualche volta il loro cuore cominciava a battere un po’ più velocemente, e si accorgevano che si stavano agitando sulla sedia. Solamente essendo consapevoli di questi aspetti, i soggetti furono in grado di uscire dal loro desiderio ardente e realizzare che cosa fosse veramente facendolo scivolare via. La prossima volta, quando senti l’impulso di vedere Facebook o altri social network, prenditi un momento e pensa perché lo stai facendo. Magari avevi fame e la tua concentrazione è calata. Poi, pensa all’esperienza di Facebook fine a se stessa. Scorrere su quel feed per più di cinque minuti, ti sta veramente coinvolgendo in modo soddisfacente? Sei veramente felice che sei lì da dieci minuti e stai ancora spendendo il tuo tempo su quel feed sperando di vedere un bel post? Ci vorrà un po’ di tempo e pratica, ma imparerai presto ad accorgertene e a ravvederti.

Jaskaran Singh

 

Link

[1]https://singjupost.com/gary-wilson-discusses-great-porn-experiment-transcript/

[2]http://www.nirandfar.com/hooked

[3]https://www.youtube.com/watch?v=hVDN2mjJpb8

[4]http://www.bjfogg.com/

[5]https://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Sapolsky

[6]https://www.youtube.com/watch?v=ZIRZu1dRp8Q

[7]http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0304394011006616

[8]https://amara.org/en/videos/OODWKsx0U4Qk/en/1222186/

 

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4 Commenti

  1. Molto interessanti questi riscontri, non a caso sfruttano lo stesso sistema nelle pubblicità, inducendo la nostra mente a credere che comprando ciò che ci consigliano saremo in un certo modo simili o potremo ottenere ciò che ci mostrano come “cornice” all’oggetto venduto. Quindi vedi gente perfetta con sorrisi giganti innaturali, denti perfetti, drittissimi e bianchi che abbagliano, tutti felici e soddisfatti. Fa ridere e molta gente crede di non cascarci, ma in realtà ne siamo molto succubi di questi meccanismi, ce ne sono veramente tanti, perchè questo sistema lo sfruttano in qualsiasi tipo di business. Grazie per la condivisione di queste infomazioni, è utile avere riscontri di questo tipo per aiutare la gente a comprendere quanto la nostra mente sia facilmente manipolabile e che è possibile uscire da queste dipendenze se ne si prende coscienza.

  2. Mi piace come analizzi e crei questi collegamenti. Leggere questo articolo potrebbe aiutare delle persone che, probabilmente annebbiati proprio da queste dipendenze, faticano a comprendere la situazione in cui si trovano. È verissima anche la frase in cui sostieni che molti disagi e problemi mentali potrebbero essere alleviati semplicemente da un comportamento diverso… I tuoi articoli sono sempre molto stimolanti 🙂

  3. Un’analisi molto profonda, sarebbe da linkare a molte persone ahahaha. Mi dispiace come un like, follow o un semplice numero online possa essere definitivo per giudicare la propria vita o quella di qualcun’altro. Riflettere e studiare come funzionano gli website online e come influenzano le menti delle persone è una cosa che mi piace molto fare e il tempo che io stessa spendo usandoli, lo utilizzo per notare questi comportamenti. Riuscendo a capire come funzionano ricevevo sempre molti seguaci e poco a poco iniziavo a riflettere; perchè questa persona mi ammira e mi fa complimenti di tutti i tipi solo a causa di un numero, io potrei essere una persona che quella proprio odierebbe, invece senza pensarci due volte ricevo complimenti. Per me quelli sono solo numeri disegnati “a matita” su una cosa irreale, potrei perderli da un giorno all’altro, invece per quelli che non si rendono conto della gravità della loro dipendenza, un numero diventa automaticamente segno di rispetto, potere, sottomissione da parte del seguace e tante altre cose che non vorrei neanche scoprire. Vedevo molti coetanei che nonostante avessero pochi seguaci, se mancavano un giorno, subito pubblicavano storie dicendo “scusate se non pubblico ma ho scuola e tanti impegni blabla” (quando nessuno aspetta con emozione i loro post e a nessuno fregava, tanto online ci sei solo per curiosare e farti gli affari degli atri)…ci rendiamo conto.. sentire l’obbligo di scusarsi per non essere presenti per metà giorno nel social, e per di piu tenerlo come peso in testa insieme al lavoro, scuola o altro. Un’altra cosa preoccupante è che molti giovani, le frustrazioni o stress che hanno durante le giornate le sfogano sugli altri nei social, e pur sapendo che non è giusto lo fanno apposta. Tanto sei nascosto dietro uno schermo e puoi mentire quanto vuoi sulla tua vita, dicendo che sei un riccone, che tutti ti amano, sparare offese e ferire l’altro quanto vuoi perchè la tua famiglia non scoprirà mai cosa fai su un sito che neanche sanno che hai. Si sentono meglio commentando cose brutte, anche su persone che neanche conoscono, solo per sentirsi meglio con se stessi, e si notano i paesi tipici dai quali sorgono questi comportamenti. Vorrei che tutti come persone non solo spargessimo coscienza su questo problema, ma anche usassimo il potere che abbiamo (iniziando da un maestro che educa gli alunni a scuola, a qualcuno che ha influenza e per poi finire con chi ha una televisione, libri, potere politico per decidere) per creare qualcosa che davvero cambierà questa situazione, un po di regole; non che ti sottomettono, ma che educano le persone a comportarsi come si deve su questo mondo virtuale.

  4. Questo mi ricorda i metodi che sfruttano molte aziende per guadagnare a discapito dei clienti. C’è un sistema infatti che ci studia senza che noi possiamo rendercene conto. Tutto sta a sfruttare ciò che la modernità offre solamente per i nostri effettivi bisogni. Ciò non è facile ma nemmeno difficile come possa sembrare. Il più è aprire gli occhi. Superato questo scoglio la strada è tutta in discesa!

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