L’arte giapponese del Kintsugi

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L’idea di abbracciare le nostre ferite, le nostre frammentazioni si manifesta quasi poeticamente attraverso l’arte giapponese della riparazione di nome Kintsugi.

Letteralmente “riparare con l’oro”. Kin è “oro” e Tsugi significa “riparare”.

Kintsugi è l’arte di riparare ceramica rotta con resina laccata cosparsa o mescolata con la polvere d’oro. Le culture asiatiche hanno una lunga storia in oggetti laccati anche se si maturò in un’arte sofisticata nella dinastia cinese Shang. Il più antico oggetto laccato risale al periodo neolitico della cultura Hemudu fino al 5° millenio a.C. circa. Le delicate varie arti degli oggetti laccati si ramificarono e si espansero in millenni tra cultura, una teoria dice che la storia del Kintsugi sia iniziata nel quindicesimo secolo con il comandante militare giapponese. La storia racconta che il comandante Ashigaka Yoshimasa ruppe uno dei suoi preziosi vasi cinesi da tè. Quindi lui mandò il vaso indietro in Cina per la riparazione, quello che ebbe indietro fu il suo vaso riparato con grosse e brutte graffe metalliche. Allora Yoshimasa incentivò gli artigiani giapponesi di cercare una soluzione con mezzi più estetici.

L’arte del Kintsugi diventò famosa per trasformare oggetti rotti in opere più belle delle originali. La filosofia del Kintsugi segue un termine giapponese con significato più ampio che è il Wabi-Sabi, che non trova la bellezza in idee come la simmetria o la geometria ma in concetti del buddismo di impermanenza e imperfezione. Le fratture su una ciotola di ceramica non indicano la fine della vita dell’oggetto ma piuttosto un momento essenziale nella sua storia. I difetti della sua forma non sono nascosti dai nostri occhi ma sono inclusi con un valore d’oro.

L’arte del Kintsugi è un’arte magnifica ma che sta scomparendo dal mondo come tanti altri lavori manuali ci evidenzia come le fratture diventano  preziose. Si deve tentare di recuperare, è l’essenza della resilienza. Nella vita di ognuno di noi si deve cercare il modo di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di crescere attraverso le proprie esperienze dolorose, di valorizzarle, esibirle e convincersi che sono proprio queste che rendono ogni persona unica, preziosa.

“Il mondo spezza tutti quanti e poi molti sono forti nei punti spezzati.”

Ernest Hemingway

 

Ogni pezzo riparato diviene unico e irripetibile, per via della casualità con cui la ceramica si frantuma e delle irregolari, ramificate decorazioni che si formano.

 

 

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Jaskaran S.

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6 Commenti

  1. Bell’articolo di un argomento che mi affascina da sempre e che cerco di sperimentare su di me, avendo numerose cicatrici dentro e fuori. Dal momento che ci sono i pulsanti, suppongo sia possibile condividere sui Social Network…

    • Certo, potete condividerlo nei vostri social network se lo desiderate 🙂

  2. É davvero molto interessante, non ne avevo mai sentito parlare 🙂 é una forma d’arte che valorizza la riparazione, che rende l’imperfezione una bellezza. Wow

  3. Avevo visto qualche immagine riguardo quest’arte ma non mi ero mai informata, è davvero bellissimo il significato che c’è dietro tutto ciò! 🙂 ti ringrazio per l’articolo, è stato molto interessante

  4. Quest’arte è spettacolare e quei vasi sono bellissimi!

  5. Grazie per aver scritto questo articolo Jaskaran, non sapevo di questa arte, ma credo di aver visto già questi vasi senza sapere che dietro ci fosse questa arte, molto significativa e affascinante. Come in quest’arte anche nella nostra vita dovremmo capire che le nostre ferite possono diventare dei punti forza rendendoci unici e belli così come siamo.

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